Sarà l'aria quaresimale che respiriamo, il suo aspetto sempre serio, con solo l'intermezzo di qualche timido occasionale sorriso. Sarà che, quando appare in televisione, quando inizia a parlare, assume l'atteggiamento di chi, su un altare, inviti ad un riflessivo "oremus". Sarà quel tono di voce tipico di un'orazione, di un sermone, caratteristico dei giorni prepasquali, tutto ispirato alla presa di coscienza dei propri peccati. Sarà per l'esortazione alla sofferenza, in attesa di un paradiso che lascia intravvedere, anche se molto all'orizzonte. Sarà che, quando finisce, induce ad un comune automatico "amen". Sarà per queste sensazioni che, Monti, mi appare come l'immagine di un alto prelato. Non è il Papa, occupata già da altri questa carica, m qualcuno che gli siede vicino, qualcuno che ne è diretta espressione. Credo che si sia portati ad accettarlo, imposto da una condizione di gravità, di disagio nazionale. Credo si sia costretti ad accettarlo, perchè sapientemente raccomandatoci come unico mezzo di salvezza generale, ultima speranza. Questo comporta l'atteggiamento, quasi generale, di acriticità, di rassegnazione alle sue parole, alle sue iniziative, all'imposizione delle sue pene, inferteci dopo averci convinto che sono necessarie per la redenzione. E' un cardinale laico, Monti, forse il più importante, il più potente della nostra chiesa, quello che ha il compito di riabituarci alle perdute virtù. Non gli si può opporre pensiero diverso, si rischierebbe pericolosa eresia. Perchè i fedeli italici, la storia insegna, quando proclamano il "santo", guai a chi non ne bacia la veste. Perchè noi, italici, siamo fatti così: peccatori finchè possiamo, ma, quando servisse, penitenti per delirio collettivo...




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