Citazione:
Originariamente Scritto da
Giò91
Nella “Quadragesimo anno” non si faceva riferimento in maniera esclusiva ad un modello teorico ed astratto
E infatti io ho scritto che “si occupava di un modello IN GRAN PARTE teorico”. Di fatto, mancava la sostanza stessa del sistema corporativo, e cioè…..le corporazioni stesse, che quando cominciarono a funzionare (o meglio, a NON funzionare) si rivelarono, come paventato dall’enciclica, un meccanismo burocratico e antisussidiario inefficiente e ridicolo.
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a dei provvedimenti concreti del regime, come il riconoscimento giuridico dei sindacati
….cioè il monopolio dei sindacati fascisti per la rappresentanza di tutti lavoratori, volenti o nolenti, con tanti saluti a una vera libertà associativa e sindacale….
Non c’è poi nemmeno bisogno di dire che i rappresentati…non potevano eleggere i loro “rappresentanti” sindacali…
Si arrivò a volte persino al grottesco, quando i sindacati proponevano di accettare le riduzioni dei salari volute dagli industriali, quale prova di lealismo fascista e di devozione alla Patria da parte dei lavoratori…
Citazione:
l’iscrizione facoltativa ad essi
…con la facoltà di morire di fame, o di diventare dei paria sociali, in caso di non iscrizione….
Tra l’altro, tutti i lavoratori, iscritti o meno, dovevano pagare comunque le relative quote sociali, e la mancata iscrizione equivaleva a essere schedati come “sovversivi” dalla polizia. L’iscrizione al sindacato, similmente alla tessera del Partito e al giuramento di fedeltà al Regime erano veramente, per usare le parole di Pio XI nell’enciclica “Non abbiamo bisogno”: “condizione per la carriera, per il pane, per la vita”.
Ancora nel 1938, in relazione al fatto che ad alcuni fedeli iscritti all’Azione Cattolica era stata tolta la tessera fascista, Pio XI, indignato, disse: "Se toglieranno qualche altra tessera, io interverrò energicamente! Farò uno scandalo! Lo farò sapere al mondo! Togliere la tessera è come togliere il pane. Ed io lo darò il pane a quelli che ne sono stati privati. Ci farà una bella figura il fascismo."
Citazione:
l’esistenza di associazioni professionali di fatto
…che, di fatto, avrebbero contato meno di un beneamato cazzo. Dico avrebbero perchè non mi risulta che poi fossero costituiti o esistessero sindacati non fascisti, che appunto sarebbero stati del tutto inutili. Inoltre, le terribili violenze fasciste del 1931 contro l’Azione Cattolica, furono determinate pure dal semplice sospetto che le associazioni cattoliche potessero svolgere attività parasindacali o paralavoristiche…..
Citazione:
il divieto di sciopero (a cui si aggiungeva il divieto di serrata da parte degli industriali)
….una perfetta equivalenza….molto vantaggiosa per gli industriali, molto meno per i lavoratori…
Il parallelismo è di fatto insussistente, perché, tra l’altro, l’imprenditore non ha bisogno di dichiarare che vuole attuare una serrata per fare pressione sui lavoratori, può sempre accampare motivi di carattere tecnico o economico, quali il rinnovo dei macchinari, la riorganizzazione degli stabilimenti, il ridimensionamento dell’azienda, ecc.
Citazione:
e l’istituzione della Magistratura del lavoro
A parte il fatto che i giudici e gli esperti di tali tribunali non provenivano mai dalle classi lavoratrici, l’articolo 16 della legge istitutiva degli stessi affermava che i tribunali avrebbero formulato le nuove condizioni di lavoro “secondo equità, contemperando gli interessi dei datori di lavoro e quelli dei lavoratori, e tutelando, in ogni caso, gli interessi superiori della produzione”. Nella sua relazione al Senato il senatore Schanzer poteva tranquillamente e spudoratamente affermare: “Basta quest’ultimo criterio a costituire una valida guarentigia per gli interessi degli industriali, in quanto le stesse possibilità economiche dell’industria, valutate dal magistato con l’ausilio dei periti, costituiranno un limite insormontabile alle eventuali concessioni da farsi ai lavoratori. Questa ovvia considerazione dovrebbe valere a tranquillizzare i rappresentanti dell’industria.” E in effetti l’esperienza dei fatti maturata negli anni successivi li tranquillizzò completamente…
Citazione:
Che il sistema corporativo italiano fosse perfetto è cosa che mai nessuno, nemmeno fra i fascisti più accesi, ebbe mai l’ardire di affermare.
Forse perché anche tra i fascisti più accesi permaneva una stilla di senso del ridicolo….
Il corporativismo fascista è stata una delle più grandi pagliacciate concepite nella storia umana, un elefante teorico che ha partorito di fatto un topolino di fogna. Il fascismo battè per anni la grancassa propagandistica, in Italia e persino all’estero, e organizzò decine e decine di Convegni corporativi che servivano a soddisfare la vanità degli pseudo intellettuali di regime, e a vellicare i professori universitari e i giornalisti pennaruli. In confronto agli Atti di quei convegni le discussioni della settecentesca accademia dell’Arcadia erano dei modelli di realismo e concretezza….
Di fatto il magistero cattolico del dopoguerra non solo non fece più alcun riferimento al corporativismo fascista, ma dovette rinunciare pure al corporativismo democratico, proprio per colpa del fascismo.
Citazione:
È invece assai utile per ricordarti come la Chiesa Cattolica e il mondo cattolico italiano giudicassero non solo il Fascismo, ma in particolare la legislazione fascista in materia economico-sociale e corporativa
E’ assai utile ricordare che la Chiesa Cattolica, quando fu libera, condannò il fascismo sia sotto il concetto dell’autoritarismo che sotto quello del totalitarismo. Inoltre proprio l’assassinio del corporativismo fu dovuto al fascismo. Pio XII era convinto della validità del corporativismo democratico e sussidiario, ma non ci fu nulla da fare. Nel dopoguerra inviò un messaggio favorevole al corporativismo alle Settimane sociali dei cattolici francesi: i cattolici francesi protestarono dicendo che voleva reintrodurre una istituzione legata al fascismo. Fece scrivere un articolo apposito sulla Civiltà Cattolica, e furono i cattolici italiani a protestare, per le stesse ragioni dei francesi. Fece scrivere un apposito saggio, “Verso un corporativismo democratico”, cui collaborarono pure Gedda, don Sturzo, Carnelutti, e Brucculeri, ma tutto fu inutile: tutti ormai identificavano il corporativismo con il regime fascista…
Citazione:
Peccato che nel dopoguerra non esista atto del Magistero della Chiesa e dei Pontefici in cui si condanni esplicitamente il Fascismo
Peccato che solo alla fine della guerra, quando cioè la Chiesa e i fedeli cattolici non erano più ostaggi del regime autoritario-totalitario, e quando fu possibile constatare a quale disastro tale regime aveva condotto, quali erano stati i suoi “frutti” avvelenati, poté cominciare a svilupparsi un magistero autorevole su questo tema, magistero che, come ho già ampiamente documentato, ha condannato chiaramente il fascismo sia sotto il concetto dell’autoritarismo che sotto quello del totalitarismo, e che in seguito, con il Concilio Ecumenico Vaticano II, ha giudicato come inumana qualunque autorità che leda i diritti della persona o dei gruppi sociali.
In realtà, già l’enciclica “Non abbiamo bisogno” costituiva una esplicita condanna del fascismo. Ciò che di quella enciclica appare caduco, e cioè legato al suo tempo…è stata proprio la momentanea non-definitività della condanna del fascismo, che è stata poi superata non solo dallo stesso Pio XI (il quale, con riferimento al fascismo, ha affermato che “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, O riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”) ma da tutto il magistero successivo.
Il beato Giovanni Paolo II, in una lettera inviata nel 1983 all’arcivescovo di Ravenna, in occasione del sessantesimo anniversario dell’assassinio di don Giovanni Minzoni da parte dei fascisti, scrive:
“Don Minzoni morì "vittima scelta" di una violenza cieca e brutale, ma il senso radicale di quella immolazione supera di gran lunga la semplice volontà di opposizione ad un regime oppressivo, e si colloca sul piano della fede cristiana, mentre ricava la sua giusta prospettiva da un iter sacerdotale e pastorale di smagliante limpidezza.
Egli attinse alle radici stesse della libertà, cioè a quella dignità umana restituita ed elevata dalla Redenzione di Cristo, e poté quindi scrivere con sicurezza: "La religione non ammette servilismo, ma il martirio". Del resto, lo spirito con cui va incontro al suo martirio è quello mite e paziente di Cristo stesso, spirito di amore per la verità e di perdono per quanti non godono della sua luce. Poco prima della morte egli scriveva: "A cuore aperto, con la preghiera che mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo ".
Fu il suo fascino spirituale, esercitato sulla popolazione, sulle forze del lavoro ed in particolare sui giovani, a provocare l’aggressione; si volle stroncare soprattutto la sua azione educativa diretta a formare la gioventù per prepararla nel contempo ad una solida vita cristiana e ad un conseguente impegno per la trasformazione della società. Per questo gli Esploratori Cattolici sono a lui estremamente debitori.[Esploratori Cattolici che vennero soppressi a causa della pressione esercitata dal totalitarismo fascista…]
Con una personalità umana e sacerdotale tanto ricca, ben si accorda la sua affermazione: "Chi vuole essere un apostolo della nostra idea non può non essere predestinato al martirio". Ed insistendo sul momento emblematico della sua morte, quasi logico traguardo di un cammino sacerdotale tanto coerente, voglio ricordare quanto disse pochi giorni prima di morire: "Sarebbe bello essere ucciso sull’altare".
La morte intravista come approdo di una irrinunciabile difesa della verità e della libertà, assume in lui il senso di un sacrificio estremo "per il trionfo della causa di Cristo"; sacrificio congiunto a quello di Cristo stesso che liberamente si offrì al Padre per affrancare l’uomo da ogni forma di errore e di schiavitù.”
Il Papa condanna quindi esplicitamente il fascismo(che pure, nel 1923, era solo agli inizi della sua evoluzione autoritaria e totalitaria….)come un regime oppressivo caratterizzato da una violenza cieca e brutale, e come una forma di errore e schiavitù.
http://www.baden-powell.it/ritratti/...on-minzoni.jpg
Nel discorso tenuto nella cattedrale di Ljubljana il 17 maggio 1996 il beato Giovanni Paolo II afferma:
“Nelle prove a cui, lungo i secoli, il popolo sloveno è stato ripetutamente sottoposto, i Pastori della Chiesa non hanno mancato di farsi presenti per annunciare il Vangelo della vita e difendere la dignità e gli inalienabili diritti di ogni essere umano. Ciò si è verificato con ancor più grande coraggio in anni a noi vicini, durante il fascismo, il nazismo e il comunismo.”
Il fascismo è esplicitamente parificato al nazismo e al comunismo, i totalitarismi che hanno oppresso e negato la dignità e gli inalienabili diritti di ogni essere umano (ma già Pio XI, con riferimento al fascismo, aveva affermato che “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, O riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”.)
Nell’udienza generale del 7 ottobre 1998 il beato Giovanni Paolo II afferma:
“In Te, Domine, speravi: era questo il motto del Cardinale Alojzije Stepinac, sulla cui tomba ho sostato in preghiera appena giunto a Zagabria. Nella sua figura si sintetizza l'intera tragedia che ha colpito l'Europa nel corso di questo secolo, segnato dai grandi mali del fascismo, del nazismo e del comunismo.”
Il fascismo è di nuovo parificato al nazismo e al comunismo, ed è esplicitamente bollato come un “grande male”.
Il primo gennaio 1999, nel messaggio per la celebrazione della XXXII giornata mondale della pace il beato Giovanni Paolo II scrive:
“La storia contemporanea ha evidenziato in modo tragico il pericolo che deriva dal dimenticare la verità sulla persona umana. Sono dinanzi ai nostri occhi i frutti di ideologie quali il marxismo, il nazismo, il fascismo, o anche di miti quali la superiorità razziale, il nazionalismo e il particolarismo etnico.”
E’ esplicita la condanna dell’ideologia fascista, parificata al marxismo e al nazismo.
Citazione:
perché non attribuì ad esso, in maniera definitiva e vincolante, quelle caratteristiche descritte nel Radiomessaggio natalizio del 1944, nel discorso del 18 marzo 1945, nel discorso del 2 ottobre 1945 e nel Radiomessaggio natalizio del 1945 in riferimento all’ “assolutismo di Stato”, al “cosiddetto totalitarismo” e al “cosiddetto autoritarismo”?
L’attribuzione è chiarissima, e solo un “mistico” fascista in ritardo non può non rilevarla, o piuttosto, fare finta di non rilevarla. La condanna riguarda tutte le forma di governo che ricadono nei concetti di autoritarismo o totalitarismo, e in seguito, con la Gaudium et Spes, di qualunque autorità che lede certi diritti fondamentali. E’ assurdo pretedere una elencazione di governi, regimi o autorità: sono condannati tutti quei governi, regimi o autorità che ricadevano, ricadono o ricadranno in tali concetti. Di sicuro è condannato il fascismo italiano storico (e il fatto che lo neghi evidenzia tutta la tua totale malafede) e tutti i regimi, comunque denominati, esistiti, esistenti o esisturi, compresi nei concetti di autoritarismo e totalitarismo.
D’altronde se lo stesso Pio XII bollava come “male”, ancorchè minore, l’ormai inoffensivo, conservatore, moderato, “democratico” neofascismo del dopoguerra, si può capire la gravità della condanna verso il fascismo antecedente…
Il beato Pontefice Giovanni Paolo II ha infine confermato e sancito le precedenti condanne del fascismo parificando esplicitamente il fascismo stesso al totalitarismo nazista e a quello comunista (e l’ideologia fascista al nazismo e al marxismo) e bollando esplicitamente il fascismo come un "grande male".
Citazione:
A nulla vale ricorrere a spezzoni dei discorsi di Pio XII perché in nessuno di essi si fa esplicitamente riferimento al Fascismo
Non c’è n’è alcun bisogno, perché il riferimento è evidente, anche se non esplicito, come è evidente, anche se non esplicito, il rifermento al fascismo nel radiomessaggio del 1941 da parte di Pio XII…..anche se non nomina mai esplicitamente il fascismo…
Ma tu, da bravo “mistico” fassista fai i ragionamenti a doppio binario: quando ti fa comodo non c’è bisogno della citazione espicita, quando ti fa comodo ce n’è bisogno.
Il beato Pontefice Giovanni Paolo II ha comunque parificato esplicitamente il fascismo al totalitarismo nazista e a quello comunista (e l’ideologia fascista al nazismo e al marxismo) e ha bollato esplicitamente il fascismo come un "grande male".
Citazione:
in quello stesso discorso a cui ti riferisci il cardinale Schuster ribadisse, nonostante le critiche, la sua fiducia in Mussolini
Fiducia molto mal riposta, come hanno evidenziato i successivi avvenimenti storici, le condanne del Magistero nei confronti del fascismo dopo che la Chiesa ebbe riacquistato la piena libertà…..e lo stesso Cardinale Schuster, il quale, ancora nel dopoguerra, disse di considerare Mussolini personalmente responsabile della vicenda del movimento eretico e scismatico di “Crociata italica”.
Nel corso del loro ultimo incontro in Arcivescovado, Mussolini chiese al cardinale Schuster se il rito ambrosiano si accordasse con la Chiesa romana almeno “nei dogmi essenziali”(sic) e Schuster trasecolò, constatando “la scarsa cultura religiosa di un uomo che aveva avuto in mano le sorti della Cattolica Italia.”
Infine Mussolini rifiutò l’offerta di ospitalità e protezione di Schuster. Ancora una volta, non volle ascoltare la voce della Chiesa. Sappiamo come è andata a finire…
Citazione:
È utile ricordartelo, invece, perché troppo spesso sembri dimenticarlo
È utile ricordarti, perché troppo spesso sembri dimenticarlo, che è inutile e ridicolo ripetere a pappagallo che per i conflitti tra fascismo e Chiesa alla fine si trovava una soluzione, visto che la Chiesa si trovava nella necessità di tutelare se stessa e i fedeli cattolici dalla violenza che il regime aveva già esibito all’inizio degli anni ’20, e poi nel 1931.
Citazione:
L’Enciclica “Quadragesimo anno” venne pubblicata nel 1931 e l’articolo di padre Brucculeri sul decennale della “Carta del Lavoro” nel 1937. Questo significa che sei anni dopo la pubblicazione dell’Enciclica sociale di Pio XI e dieci anni dopo la pubblicazione di un documento autorevole ed ufficiale del regime sui principi ispiratori della nuova legislazione nel mondo cattolico ancora si parlava del corporativismo fascista. Indi per cui hai detto l’ennesima inesattezza.
Indi per cui hai detto l’ennesima cretinata, visto che io avevo scritto:
Tornando al corporativismo, è inutile ricordare l’interesse, ma mai privo di critiche, mostrato inizialmente dalla Chiesa per esso, visto che tale interesse venne presto meno, constatando come il corporativismo fascista operasse (o meglio, non operasse…..).
Ho parlato della CHIESA, cioè del magistero, e tu mi tiri in ballo padre Brucculeri. Ma forse tu identifichi padre Brucculeri con la Chiesa e con il magistero….
Di fatto a me non risulta che la Chiesa abbia più manifestato lodi per il corporativismo fascista dopo di allora, e di sicuro non ne manifestò più dopo che tornò ad essere libera dall’oppressione dell’autoritarismo-totalitarismo fascista…
E comunque, a parte il magistero, ti risulta che il tuo beneamato Brucculeri abbia lodato il corporativismo fascista pure nel dopoguerra?
Citazione:
Hai evidenziato malissimo, perché sei anni dopo la pubblicazione dell’Enciclica sociale di Pio XI e dieci anni dopo la pubblicazione di un documento autorevole ed ufficiale del regime sui principi ispiratori della nuova legislazione nel mondo cattolico ancora si parlava del corporativismo fascista in ambito cattolico.
Ma perché vuoi inanellare figure di guano?
Io non ho scritto che dopo di allora il mondo cattolico ha smesso di parlare del corporativismo fascista, ho scritto che tale interesse andò scemando:
Ho già evidenziato come l’interesse della cultura cattolica verso il corporativismo fascista andò rapidamente scemando, tornando a volgersi versi gli scritti di pensatori democratici.
In ogni caso, Brucculeri, sin dall’inizio, non aveva risparmiato critiche e distinzioni, come rileva Danilo Veneruso nel suo saggio “Il seme della pace”, edizioni Studium: “In primis, secondo padre Brucculeri “nella concezione che fu generalmente proposta dai cristiano-sociali, non era esclusa la pluralità sindacale”. Un’altra “notevole differenza” consisteva nel rapporto tra stato e corporazione. Nell’esperimento fascista la corporazione tendeva ad essere un organo dello stato, senza personalità sua propria, mentre “nell’indirizzo dei cristiano-sociali gli organi corporativi erano enti autarchici dotati di autonomie non semplicemente funzionali”. Lo statalismo eccessivo all’interno dell’organizzazione era stato esplicitamente condannato dalla Quadragesimo anno. Non vi era alcun dubbio, secondo padre Brucculeri, che doveva esserci “un limite oltre il quale l’autorità viola la libertà, un punto su cui deve arrestarsi l’azione della prima, perché non si traduca in una invasione del diritto della seconda”. Questo “punto” era di grande importanza in quanto sarebbe stato determinante per l’eventuale successo del nuovo sistema. Brucculeri ammoniva che “tutte le nostre conquiste più splendide, tutte le creazioni del genio politico possono essere poi lievito di egoismo e conseguentemente di regresso”.
“Alla fine il bilancio complessivo risultava deludente. Agli inizi del 1939 il Brucculeri non poteva fare a meno di constatare come sul tema del corporativismo si discutesse assai meno di alcuni anni prima, in quanto l’interesse del regime si era orientato verso l’autarchia, abbandonando il campo del corporativismo.” “I grandi problemi erano rimasti insoluti, sia per il velleitarismo, sia per il provincialismo del regime, per il quale la crisi del capitalismo era occasione solo di evasioni verbali dalla realtà.” “Il Brucculeri notava che l’autarchia tendeva a “protrarsi agli estremi, in guisa da rassomigliare troppo all’isolamento, e da barricare così i popoli sino a renderli dei compartimenti stagni, il che repugna alla realtà economica, all’interdipendenza delle nazioni.”
“Dopo il 1936 l’interesse per il corporativismo che aveva animato La Civiltà Cattolica e, in genere, la cultura cattolica italiana, scemò rapidamente. Il corporativismo fascista era, del resto, finito. Mussolini lo aveva abbandonato fidando nel nuovo verso dell’autarchia, con la quale la dottrina sociale crisitana non intendeva neppure misurarsi, sia per i suoi presupposti guerreschi, sia per il nazionalismo arbitrario che la inficiava. Ciò significava che il pensiero sociale cattolico rifiutava ormai ogni vero dialogo con la parallela cultura fascista. Rispuntavano così i prediletti testi francesi e anglosassoni, cioè i testi delle democrazie. Il quadro, ormai, era chiaro. La scelta dei testi rifletteva una precisa opzione culturale, politica e sociale. Questa scelta significava anche un avvicinamento del pensiero cattolico all’antifascismo. Nel considerare gli elementi moderni del lavoro Brucculeri indagava soprattutto gli aspetti internazionali, con l’ausilio di autori come Goetz Briefs, Etienne Burne e Francois Henry, Victor Serge, Marcel Malcor, Jacques Leclerq, Joannes Messner. Naturalmente non poteva mancare l’inquadramento del sistema economico nella cosiddetta “questione sociale”. Gli autori che fornivano la base della sua posizione erano sempre quelli in qualche modo legati alla causa della democrazia: Antonio Ciampi, don Sturzo, Kleinhappl, Veermesch, Portal, P.Gillet, Ch. Antoine.”
Citazione:
Con quella che tu, banalmente e stupidamente, liquidi come una “frasetta”, Pio XII ribadiva che il regime corporativo potesse assumere forme diverse a seconda dei contesti dei vari paesi.
Con quella frasetta Pio XII era costretto a pararsi…..la schiena (il DVCE aveva detto che era pronto a spolverare i manganelli sulla groppa dei preti….) ma poi ribadiva la dottrina tradizionale, secondo cui le corporazioni devono basarsi innanzitutto sul principio della sana libertà, e affermò che proprio grazie a tale principio nei secoli passati esse avevano procurato al cristianesimo gloria immortale, e alle arti inoffuscabile splendore:
“Essendo poi la socievolezza bisogno naturale dell'uomo, ed essendo lecito con forze unite promuovere quanto è onestamente utile, non si può senza ingiustizia negare o diminuire come ai produttori, così alle classi operaie e agricole, la libertà di unirsi in associazioni le quali possano difendere i propri diritti e acquistare miglioramenti circa i beni dell'anima e del corpo, come pure circa gli onesti conforti della vita. Ma alle corporazioni di tal genere, che nei secoli passati hanno procurato al cristianesimo gloria immortale e alle arti inoffuscabile splendore, non si può imporre in ogni luogo una stessa disciplina e struttura, la quale perciò per diversa indole dei popoli e per le diverse circostanze di tempo può variare; però le corporazioni in parola traggano il loro moto vitale da principi di sana libertà, siano informate dalle eccelse norme della giustizia e dell'onestà e, ispirandosi a queste, agiscano in tal guisa che nella cura degli interessi di classe non ledano gli altrui diritti, conservino il proposito della concordia, rispettino il bene comune della società civile.”
Citazione:
Che io sappia non ve ne sono, ma, comunque, non era più necessario che l’argomento venisse trattato in quanto il sistema che aveva posto in essere il Fascismo era venuto definitivamente meno con la sua caduta.
Infatti: al tragico disastro del regime fascista si accoppiava il tragicomico disastro del regime corporativo fascista…
Citazione:
Sta di fatto che non si sentì affatto il bisogno di condannare, a livello magisteriale, quel sistema
Era un sistema che si era disastrosamente condannato da solo, e la condanna era implicita non solo nel silenzio tombale nel quale fu seppellito dal magistero, non solo nel vano tentativo di rilancio del tradizionale e glorioso corporativismo democratico, ma pure nella valorizzazione del principio sussidiario (già lodato da Pio XI nella stessa “Quadragesimo anno”, in contrapposizione al verticismo centralistico e statalistico fascista) che si fonda sul principio “dal basso verso l’alto”, e costituisce quindi una perenne condanna degli autoritarismi e dei totalitarismi di tutte le risme…
Citazione:
Le altre nazioni erano le altre nazioni e non l’Italia
Verissimo: nelle altre nazioni non era stata sacrificata la libertà sindacale….e la libertà tout court. E i cittadini non vennero trasformati in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
Citazione:
continui attacchi nei confronti non solo dei grandi proprietari terrieri e dei grandi industriali, ma anche dei piccoli proprietari terrieri e dei piccoli industriali
Giuanìn, ma allora te le vai proprio a cercare…
Se c’è stato un regime che ha vessato i piccoli proprietari terrieri e i piccoli industriali, per favorire i grandi industriali e i poteri forti, è stato proprio quello fascista.
Il 17 luglio del 1926 la Confindustria emise un comunicato, nel quale si affermava: “E’ apparsa di recente nella stampa la notizia di una associazione delle piccole industrie.Il Partito Fascista ha chiaramente stabilito che il diritto esclusivo di rappresentare gli industriali di ogni specie spetta solo alla Confindustria, e che perciò nessuna altra organizzazione può essere riconosciuta dal Governo. La Confederazione ricorda quindi ai piccoli industriali che essi debbono entrare a fare parte della loro sezione nella Confederazione.”
La Confindustria, nel sistema fascista, aveva raggiunto tutti i suoi fondamentali obiettivi: distruggere tutte le organizzazioni libere dei lavoratori; scegliere in accordo con il governo i “rappresentanti” dei sindacati fascisti, che inquadravano tutti i lavoratori; consolidare la propria totale indipendenza; assicurare ai suoi dirigenti, cioè ai grandi “baroni”, il monopolio della rappresentanza di tutti gli industriali, anche dei medi e dei piccoli, eliminando qualsiasi pericolo di scissioni o di nascita di associazioni concorrenti.
Citazione:
D’altronde, la libertà sindacale e la libertà non devono essere sinonimi di “libertà di fare ciò che si vuole, secondo il proprio arbitrio”
Ancor meno un governo deve essere sinonimo di annientamento della libertà sindacale….e della libertà tout court….e di trasformazione dei cittadini in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
Citazione:
L’IRI è divenuta un “carrozzone statalista” in epoca democristiana e, tuttavia, nonostante ciò, anche nel secondo dopoguerra ebbe un ruolo utile nello sviluppo industriale del nostro paese.
L’IRI fu da subito un carrozzone statalista, anche se peggiorò soprattutto a partire dagli anni ’60, con il cosiddetto centro-sinistra, e gli “effetti utili” furono più che vanificati dal suo uso clientelare e dalla sua congenita inefficenza, che portò alla fine a un accumulo di più di 5000 miliardi di lire di perdite.
Citazione:
La corruzione e le inefficienze ovviamente non scomparirono del tutto, però anche da questo punto di vista il Fascismo riuscì ad attuare un certo miglioramento.
La corruzione e le inefficenze divennero endemiche, e la demenziale “sacralità” collegata ai cosiddetti servitori dello Stato (“etico, diuretico, lassativo” Edgardo Sogno dixit) fu originata proprio dalla ideologia statalista tipica del fascismo.
La corruzione e l’inefficienza tipici dell’amministrazione pubblica italiana furono una eredità del fascismo. Gli statali fascisti riuscirono a lucrare non solo sulle committenze pubbliche a favore dei grandi industriali, ma persino dai procedimenti di “arianizzazione” inventati dopo il varo delle leggi razziali.
Ad esempio Guido Leto, che era stato per anni a capo dell’Ovra, e che conosceva bene tutti i retroscena del regime, rileva riguardo al sistema corporativo e autarchico: “L’attuazione del nuovo criterio economico dell’autarchia, lasciato in balìa della burocrazia e di pochi non disinteressati sedicenti legislatori, si risolse in un immane castello di permessi, di concessioni, di autorizzazioni che, disgraziatamente, in gran parte tuttora perdura.
La burocrazia, che era stata generalmente onesta, più di quanto non si creda, affascinata dall’immenso potere che le veniva demandato per l’applicazione del nuovo sistema economico, moltiplicava gli uffici, assorbiva nuovo personale, creava nuovi e inutili metodi di controllo e si assideva sovrana su quella piramide di carta, il cui effetto immediato era l’intralcio, e il soffocamento di ogni sana energia, mentre alcune categorie di produttori e di commercianti trovavano, a mezzo di astuti e ben introdotti mediatori, la via più facile per iniziative economiche che spesso si risolvevano in vere e proprie truffe ai danni dello Stato.”
“Cominciò, in dipendenza da questo stato di fatto, a crearsi una vera e propria categoria di "esperti", la cui esperienza consisteva nel trafficare per i ministeri, per facilitare concessioni, per suggerire divieti, per ottenere permessi, con la connivenza di alcuni alti papaveri della burocrazia e col non sempre disceto stimolo, sia della segreteria di Mussolini, sia del partito fascista, sia di alcuni esponenti della classe politica.”
“Corporativismo e autarchia, all’infuori di ogni valutazione teorica, nella pratica attuazione che se ne fece durante il regime fascista, costituirono spesso fonti di malessere, di immoralità, e diciamo pure la frase di moda, di “malcostume”.”
Citazione:
Lo Stato, in quanto arbitro e regolatore dei conflitti sociali ed in base al principio direttivo dell’economia, “può con maggior cura specificare, considerata la vera necessità del bene comune e tenendo sempre innanzi agli occhi la legge naturale e divina, che cosa sia lecito ai possidenti e che cosa no, nell'uso dei propri beni”.
“La pubblica autorità però, come è evidente, non può usare arbitrariamente di tale suo diritto; poichè bisogna che rimanga sempre intatto e inviolato il diritto naturale di proprietà privata e di trasmissione ereditaria dei propri beni, diritto che lo Stato non può sopprimere, perché l'uomo é anteriore allo Stato (enc. Rerum novarum, n. 6), ed anche perché il domestico consorzio è logicamente e storicamente anteriore al civile (enc. Rerum novarum, n. l0).”
Ma la questione è semplicissima: a me non risulta che il magistero abbia approvato le leggi fasciste di socializzazione della RSI, né altri tipi di “socializzazione” forzata e imposte dall’alto. Ma se a te risulta diversamente, non hai che da documentarlo…
Citazione:
A dire il vero, non mi risulta proprio che nei paesi democratici all’epoca vi fosse una efficace repressione dei “conati socialisti” o il divieto di sciopero corrispondente al divieto di serrata o la pacifica collaborazione delle classi o un sistema corporativo in divenire (né dall’alto né dal basso).
A dire il vero, all’epoca, per loro fortuna, nei paesi democratici non c’era il fascismo, cioè non c’era un regime che, oltre a vietare il diritto di sciopero e quello correlativo (sic) di serrata, a varare un sistema corporativo burocratico, inefficiente e ridicolo, a reprimere la libertà associativa e la libertà in generale, trasformava i cittadini in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili, e veniva infine condannato dalla Chiesa, finalmente libera, sia sotto la specie dell’autoritarismo che del totalitarismo.
Citazione:
Ad esempio, le otto ore lavorative furono introdotte nel 1923 in Italia, mentre invece nella “democratica” Francia – figlia della Rivoluzione Francese - esse furono introdotte solamente durante il governo dell’ebreo socialista Leon Blum, nel 1936 (per essere poi revocate).
A parte il fatto che le 8 ore lavorative erano già state conseguite dai lavoratori tedeschi, e pure da quelli inglesi (con l’eccezione di alcuni settori) e da quelli scandinavi, in Italia, prima del fascismo, le otto ore erano già state fissate nei contratti della maggior parte delle categorie, sia agrarie che industriali.
Di fatto la preoccupazione prevalente della legge del 1923 era quella di correggere situazioni contrattuali, conquistate in periodo prefascista, in cui la riduzione dell'orario era ritenuta eccessiva dal regime. E, infatti, la legge prevedeva un tetto per lo straordinario molto alto: l'art. 5 autorizzava “l'aggiunta, alla giornata normale di lavoro, di un periodo straordinario che non superi le 2 ore al giorno e le 12 settimanali, o una durata media equivalente entro un periodo determinato”, prevedendo poi limiti superiori a quelli contenuti in molti contratti pre-fascisti. Lo stesso art. 5 fissa, inoltre, nella paga normale maggiorata del 10% il compenso per lo straordinario: e tale maggiorazione è inferiore a quella stabilita dalla convenzione di Washington (che ammontava al 25%), oltre che a quelle previste dai contratti collettivi pre-fascisti.
I tardi apologisti del regime poi ricordano il R.D.L. 29 maggio 1937, n. 1768, che stabiliva la settimana di 40 ore…ma dimenticano che esso rimase privo di provvedimenti attuativi, perché sospeso appena tre anni dopo, dalla legge n. 1109.
E’ sommamente ridicolo poi fare il confronto con la Francia, perché, a parte i limiti sopraevidenziati, gli italiani pagarono qualche anno di orario ridotto…..con la privazione della libertà sindacale e della libertà in generale, e con la trasformazione in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
Inoltre, né in Francia né nei paesi liberi e democratici esisteva quella incredibile sottrazione di orario, che colpiva la generalità degli italiani, e era dedicata prevalentemente a attività premilitari e post-militari, o alla propaganda politica, denominata “sabato fascista”.
In realtà, e questo evidenzia pure il sotteso laicismo del regime, il sabato fascista sforava pure nella domenica (veniva lasciata completamente libera solo una domenica al mese…) che per i cattolici sarebbe il giorno del Signore, e non il giorno dell’idolatria verso il Duce e il regime.
Assentarsi dal sabato-domenica fascista poteva portare a dure reazioni da parte del regime, come ricorda il grande, e cattolico, Benito Jacovitti, di certo non sospettabile di simpatie sinistrorse: "Per non rimanere indietro col lavoro ho saltato qualche adunata del sabato fascista. Insieme ad altri, i fascisti ci portarono in una stanza, e ci picchiarono di santa ragione."
Citazione:
Ciò non cambiava il fatto che, di per sé, la libertà sindacale non fosse concepita come diritto di tutti, ma esclusivamente nel rispetto dei principi della dottrina sociale della Chiesa.
Ciò non cambiava il fatto che la Chiesa aveva ribadito che, sulla base della sua dottrina sociale, la libertà associativa era un diritto naturale; poi dovette adeguarsi, come in tanti altri campi, e cedere alla prevaricazione e alla violenza del regime autoritario-totalitario, che potè essere condannato solo quando la Chiesa fu di nuovo libera.
Citazione:
Motivo per cui, ad esempio, nella Quadragesimo anno Pio XI elogiò la repressione dei “conati” socialisti da parte del Fascismo.
Questo lo diceva nel maggio del 1931, ma poco più di un mese dopo, nell’enciclica “Non abbiamo bisogno”, svelava la verità sul doppio volto del fascismo, solo superficialmente e apparentemente antisocialista e antimassonico:
“Non possiamo invece Noi, Chiesa, Religione, fedeli cattolici (e non soltanto noi) essere grati a chi dopo aver messo fuori socialismo e massoneria, nemici nostri (e non nostri soltanto) dichiarati, li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano, e fatti tanto più forti e pericolosi e nocivi quanto più dissimulati e insieme favoriti dalla nuova divisa.”
Sei buffo quando tiri fuori la citazione della repressione dei conati socialisti, e non capisci che il fascismo, nascostamente ma intrinsecamente laicista, era molto più interessato a reprimere…..i conati cattolici!
Pio XI nell’enciclica “Non abbiamo bisogno” afferma chiaramente che il fascismo ha messo fuori socialismo e massoneria solo per rafforzarli, cioè per farli rientrare in gioco ancora più forti e pericolosi e nocivi di prima, in quanto più dissimulati, e insieme favoriti dalla nuova divisa fascista, nuova di pacca….
Citazione:
Diritto che però non risulta essenziale in presenza di circostanze particolari che possono determinarne la sospensione o la limitazione, come ad esempio la necessità di reprimere i conati socialisti e il classismo marxista.
Diritto naturale che non può però essere difeso in presenza del fascismo prevaricatore, con il quale si è costretti a scendere a patti per evitare alla Chiesa e ai fedeli mali maggiori, ma che può essere di nuovo proclamato dopo il ritorno alla libertà, insieme alla condanna del regime autoritario-totalitario.
Citazione:
Siamo alle comiche!
No, siamo alle tragedie, quelle originate dal regime fascista, autoritario-totalitatario e intrinsecamente laicista. Un laicismo scaltro, beninteso, e per questo ancora più pericoloso di quello, esplicito, proprio del comunismo e del nazismo. Il fascismo nascondeva dietro all’onore e al rispetto formale per la Chiesa la volontà di strumentalizzarla e di aggiogarla a sé, e di assorbire e sottomettere tutte le sue strutture politiche, sociali, economiche, assistenziali di carattere sussidiario. Le battaglie sulle tematiche scolastico educative, poi, evidenziavano particolarmente l’incompatibilità, rispetto all’educazione cattolica, di quella fascista, basata sullo statalismo, sul nazionalismo, sull’orgoglio etnico e poi razziale, sulla volontà di conquista, sul virilismo, sul militarismo, sul bellicismo, e, naturalmente, sul demenziale e idolatrico culto del DVCE “sempre ragionante”.
Come diceva padre Gemelli, quando era libero di parlare in un ambiente sicuro: “Noi preti cattolici e italiani dobbiamo odiare con tutte le nostre forze il fascismo, perché in esso sono i princìpi dell’ateismo, negatore di Dio e nemico della religione.”
Citazione:
La Chiesa non volle attribuire in definitiva al regime e al partito in quanto tali certe tendenze e azioni che furono considerate incompatibili con la religione cattolica (Enc. Non abbiamo bisogno, 1931).
Hai il cervello pietrificato sugli anni ’30, ma gli insegnamenti della Chiesa non si fermano a quell’epoca, purtroppo per te: alla fine della guerra essa potè constatare a quali esiti nefasti e tragici aveva condotto il fascismo, e condannarlo sotto le categorie dell’autoritarismo e del totalitarismo.
Citazione:
Perciò, se il comunismo era “intrinsecamente perverso” e il liberalismo un tentativo di “accordo fra Cristo e Belial”, il Fascismo
…secondo Pio XI era inumano, secondo Pio XII era un pericoloso bacillo avvelenante la comunità delle Nazioni, e una tirannia suscitata dallo spirito del male che si erge contro lo spirito di Dio, secondo il beato Giovanni Paolo II era un “grande male” parificato a nazismo e comunismo, e secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II era inumano.
Citazione:
Ennesima affermazione tendenziosa: infatti, banche cattoliche come il Banco di Roma rischiavano il fallimento e passarono sotto il controllo dello Stato per evitare che ciò avvenisse.
A parte il fatto che le aziende, dal controllo dello Stato possono, e dovrebbero, tornare liberamente sul mercato, non riesco assolutamente a capire cosa c’entri la vicenda del potente Banco di Roma con i corpi sociali intermedi e sussidiari, che nascono liberamente dal basso, cioè dall’iniziativa dei singoli e delle comunità cattoliche.
Il regime fascista autoritario-totalitario, e intrinsecamente laicista, volle progressivamente colpire, smantellare e assorbire tutti i corpi sociali intermedi e sussidiari, e cioè i circoli culturali, ricreativi e sportivi, i sindacati, le cooperative, le opere caritative, le case del popolo, i patronati, le casse di risparmio, i banchi di mutuo soccorso, le mutue assicurative, le associazioni, i giovani esploratori, insomma, tutti gli enti che il movimento cattolico aveva con fatica e pazienza creato nel clima ostile dell’Italia liberale.
La Chiesa, delle sue innumerevoli grandi associazioni di carattere sociale, potè salvare solo l’Azione cattolica, e comunque la dovette più volte difendere con le unghie e con i denti dagli attacchi del regime, il quale aveva preteso che essa non si potesse occupare di alcun ambito politico, economico o sociale(e nemmeno….sportivo!).
Il Moloch fascista, autoritario-totalitario, e dunque accentratore e anti-sussidiario, non solo aveva minacciato e colpito con la violenza i fedeli cattolici, ma aveva letteralmente spazzato via tutte le splendide e fiorenti associazioni e organizzazioni sociali cattoliche, vera gloria della dottrina sociale cristiana, che persino i governi massonici ottocenteschi, nella loro fase di anticattolicesimo più acuto e bestiale, non erano riusciti a soffocare.
Ad esempio, nei primi anni ’20, il fiorente movimento cooperativo cattolico fu sottoposto a violenze, saccheggi e devastazioni da parte dello squadrismo fascista. Poi, a parte il fatto che la cooperazione non venne nemmeno citata nella retorica e trombonesca “Carta del lavoro”, il movimento cooperativo venne sottoposto al solito ente pubblico statale e burocratico, e ai vertici delle cooperative vennero imposti dall’alto i soliti capoccioni fascisti immanicati con i vertici del regime. Essi concepivano le imprese cooperative cattoliche come dei soggetti potenzialmente pericolosi...soprattutto perché potevano ledere concorrenzialmente gli interessi economici degli imprenditori, che si trovavano nel sistema economico fascista come i topi nel formaggio. Insomma, le cooperative vennero svuotate dei loro caratteri democratici, popolari e sussidiari, cioè di tutte le loro caratteristiche essenziali….
Il vescovo di Vicenza, Rodolfi, non essendo più possibile esprimersi in pubblico senza scatenare la violenza fascista, scriveva in una lettera privata: “In quarant’anni[riferimento al periodo liberal-massonico prefascista] abbiamo attraversato periodo difficili per il ministero pastorale e per l’Azione Cattolica; nessuno però più difficile e più incerto del presente. Clero e Azione Cattolica sono stati costretti a ridurre o sopprimere ogni loro attività pubblica o sociale; si fece magari una processione in più, ma si impedirono perfino le più pure opere di carità cristiana, se sprovviste del marchio del partito….partito che supplirà con le sue feste danzanti.” “Si è resa impossibile la vita, tutta la vita: familiare, civile, professionale, economica, ecc. e….si tace. Per forza, lo so. I nostri giovani, che non siano eroi o indipendenti economicamente, finiscono in altre file. Gli uomini non sanno che fare. Gli scolari sono arruolati d’ufficio. Le madri piangono, spesso. Le ragazze pregano…..e ballano. La moralità si fa pagana. La fede una vernice. La religione un mito imperialista. La carità un monopolio statale.”