Credo sia il caso di porsi il problema se la legislazione antiusura sia stata utile al fine che si proponeva o se, visto i continui casi che emergono, in realtà non si tratti di un fucile scarico ,se non peggio. Mi riferisco al fatto che vengano posti dei limiti alla differenza tra tassi bancari attivi e passivi qualificando come usurai quelli che si collocano al di fuori di detta forbice. In questo modo le banche tendono ancor più che per il passato a dare prestiti solo a quelle aziende che diano il massimo delle garanzie possibili ( fenomeno ovviamente ancor più accentuato in un periodo come l’attuale di scarsa liquidità) escludendo automaticamente quelle che prestano problemi di rischio più o meno elevati. Solo un tasso remunerativo , e pertanto in grado di compensare il più alto numero di insolvenze, può spingere a far prestiti a chi si trova in situazione di debolezza. Del resto , immaginare che gli istituti di credito non scalettino i tassi dei loro prestiti in funzione dell’aleatorietà dei rientri significherebbe far pagare le aziende sane dei costi per i prestiti erogati a quelle maggiormente a rischio;cosi, in definitiva, si finirebbe con l’indebolire anche ciò che è competitivo . Si tratta di vedere se sia il caso di continuar a favorire in tal modo il fenomeno per il quale, per non pagare qualche punto di interesse in più alle banche, molte persone finiscano col rivolgersi a quelli che sono, essi sì, autentici strozzini con tutti i drammi che questo comporta. Se proprio non ci si fida del sistema bancario ( ormai assistiamo, come ad un fatto normale e senza proteste, a convegni parlamentari sull’usura con il volto di Ezra Pound nella locandina ) si creino degli istituti finanziari controllati dalle regioni ( istituti finanziari di questo tipo se non erro già esistono per altri motivi e potrebbero, in tal caso, essere delegati ad allargare il loro campo di attività) e si affidi loro tale tipo di attività finanziaria a maggior rischio. Ma si colga anche l’occasione, di una tale eventuale discussione sull’usura, per porre altresì il problema della scarsa educazione non dico finanziaria ma anche semplicemente computistica di tanta parte dei cittadini, micro operatori economici compresi. Parte dei drammi dell’usura sono anche frutto dell’incapacità di operare con un minimo di razionalità economica le proprie scelte, cosa dire quando assistiamo al dramma di persone che per non capire che è giunto il momento di vendere un bene di proprietà, finiscono poco alla volta con il mangiarsi tutto quello che hanno, o quando persone finiscono con l’accedere ai prestiti degli usurai senza rendersi conto che perché dalla loro attività possa scaturire un reddito in grado di compensarlo dovrebbero essere in grado di avere profitti molto più alti di quelli medi di mercato o di essere in grado di introdurre innovazioni strabilianti ( quando non pensano di risolvere il tutto con l’evasione fiscale o con comportamenti altrettanto illeciti) .
Che poi a tanti politici abbia fatto, o faccia ancor oggi, comodo che i cittadini non abbiano i minimi rudimenti di economia per poter svolgere meglio le loro tele demagogiche è altro discorso. Certamente a quanti hanno continuato a credere come vere le chiacchiere di mister sorriso sull’euro che poteva essere introdotto a 1.500 lire ( quando tutti gli altri paesi aderenti lo pagavano al controvalore di circa 2.000 lire), a quanti continuano a credere che basti calare i tassi d’imposta per avere la felicità dietro l’angolo, a quanti credono alle congiure internazionali contro l’Italia, va anche bene credere che il sistema bancario non dia prestiti solo perché cattivo ed interessato unicamente ad investire in titoli di stato ( salvo poi accusarlo di non averli sottoscritti per contribuire alla congiura contro il satrapo di Arcore). Per quanti credono nel valore dell’educazione , forse un pensierino sulla gravità di questa assenza di educazione economica nella formazione dei cittadini potrebbe anche essere occasione di preoccupazione




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