Mai frequentati tranne l'inevitabile però mi aveva colpito il titolo dell'articolo.
Leggendo si capisce che questi grandi artisti e inveterati ribelli ("il rock è critica sociale") rivolgono niente popò di meno che un appello a chi?
A Monti
Contro chi?
Contro i corrotti e l'alta finanza speculativa.
di Gioia Giudici
MILANO - La rabbia rock delle origini, quella di brani come 'El diablo' o 'Cangaceiro', torna a farsi sentire nel nuovo album dei Litfiba, 'Grande nazione', il primo dalla reunion del gruppo, avvenuta nel 2010 dopo 11 anni di separazione. "Sono stato io a fare il primo passo - ammette il chitarrista Ghigo Renzulli - mandandogli un sms di auguri per il compleanno". Da quel primo approccio sono passati anni, in cui Piero e Ghigo hanno ritrovato quella comunicazione persa ai tempi di 'Infinito', che aveva sancito il loro addio.
Nel 2010 sono nati due inediti, raccolti nel live 'Stato libero', primo capitolo di una trilogia dedicata agli Stati, di cui 'Grande nazione' è la seconda parte. "La nostra tradizione è quella di progetti di ampio respiro e non di album che esistono solo per sé", ricorda Pelù, occhi bistrati, capelli lunghi e pantaloni di pelle, approfittandone per annunciare che "i Litfiba sono tornati per restare: abbiamo già fatto un errore nel '99 e non lo ripeteremo''. Grazie a 10 anni di esperienza musicale e umana più di allora, è nato un lavoro che "é la somma del passato remoto dei Litfiba e del passato prossimo delle nostre esperienze". Se i suoni sono quelli di una "tempesta elettrica", i testi sono una forte critica politica e sociale all'Italia di oggi, ma rispetto a quelli degli inizi sono dotati di una certa ironia "necessaria quando si ha la nostra età e si vive un periodo difficile come questo".
A fronte del panorama contemporaneo, 'Grande nazione' rimane comunque uno schiaffo in faccia: "Le rockstar nazionali si sgolano per stabilire chi è la più bella del reame, ma il rock - sottolinea Pelù - è critica sociale". Così 'Fiesta tosta' racconta l'Italia del bunga bunga, 'Squalo' è un'immersione nei bassifondi della finanza, 'Tutti buoni' è un attacco alla casta dei politici bravi e buoni solo in tempo di elezioni, mentre 'Grande nazione' descrive la repubblica come 'il paese dei balocchi per i ricchi', tra mafie e massoni, furbate e raccomandazioni. La scrittura risale a un anno fa, "e non ci aspettavamo che Berlusconi potesse cadere così rapidamente, anche se il berlusconismo procede, come visto ieri con Cosentino e l'abolizione del referendum su porcellum e Mattarellum". Nonostante la brutta fama di cui godiamo all'estero ("da spaghetti e mandolino siamo diventati il bordello d'Europa"), i Litfiba non nascondono un certo orgoglio per il nostro paese: "abbiamo una grande storia, potremmo avere un grande presente nonostante la crisi".
Per questo Pelù rivolge un appello a Mario Monti: "Se vogliamo che nasca la terza Repubblica si deve togliere dai piedi i corrotti e i mafiosi e tutti coloro che hanno fatto arrivare l'Italia a questo stato preoccupante politico e sociale". "Vorrei che la gente dicesse 'mi piace Monti perche' è fuori dai giochi politicì ma - sottolinea - ce lo deve dimostrare". Ciò che è sicuro è che - racconta il singolo 'Lo squalo' - "il potere cambia faccia, vestito, ma non lascia ciò che è riuscito a conquistare". L'antidoto alle brutture del presente rimangono ballate come il nuovo singolo 'La mia valigia' e inni anticonformisti come 'Brado' e 'Anarcoide', in grado di risvegliare anche le coscienze più intorpidite, soprattutto dal vivo, dove i Litfiba promettono di travolgere il pubblico con una tempesta elettrica che debutterà il 2 marzo a Firenze per fare tappa a Milano il 6, a Roma il 10 e sconvolgere poi l'Europa intera. Per avere un'idea di come sarà il tour, nel Litfiba day del 16 gennaio verrà presentato il documentario 'Cervelli in fuga - Europa live 2011', girato da Pelù nelle tappe europee del 2010, aperte dalla lettura della lista delle famiglie mafiose locali.




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