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  1. #1
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    Predefinito Intervista a Freda su Sette

    Ebbene sì, pare ci sia un'intervista a Freda su Sette - Corriere della sera magazine, precisamente questa:


    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  2. #2
    SMF
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    Letto, niente di che sinceramente.
    Da notare però l'atteggiamento diverso verso Casa Pound.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #3
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Letto, niente di che sinceramente.
    Da notare però l'atteggiamento diverso verso Casa Pound.
    Potresti postare il testo per favore?
    L'abolizione del denaro in origine era legata alle necessità urgenti della nostra guerra di liberazione....Nel futuro...Dipenderà dal nostro popolo...Ma finora il nostro popolo non ha ancora visto la necessità di tornare all'uso del denaro.
    Pol Pot

  4. #4
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    Franco Freda, neofascista, coinvolto nelle stragi più nere dell’Italia, condannato nell’82 per associazione sovversiva, ora editore, si racconta in un’intervista ad Andrea Pasqualetto. Apre le porte di casa sua ad Avellino che sono anche quella della sua casa editrice, Edizioni di Ar, con cui pubblica i maestri del pensiero negativo, Schopnenauer, Heidegger, Nietzsche. “Le opinioni di casa Pound non sono una minaccia, sono schiette e coraggiose. Salutari. Non sono convenienti e opportunistiche. I mostri di oggi sono altri: la morte dell’anima, la mancanza di prosepettive di spazio per l’ottimismo. Non si è mai stati meno liberi di oggi”.
    “Se potessi salvare un solo libro sarebbe ‘L’anticristiano” di Nietzsche”. E oggi salva Saviano, Michela Murgia, Antonio Scurati, Antonio Pennacchi, Veronica Tomassini.

    (Andrea Pasqualetto, pag, 32, Sette, 19-1-12)
    I LIBRI DI FRANCO FREDA.
    Ultima modifica di Troll; 19-01-12 alle 14:33

  5. #5
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    L'altra volta però (certo sempre nel quadro di una risposta alla criminalizzazione di CPI) lo sfotteva l'ottimismo sociale :sofico:
    Ultima modifica di Troll; 19-01-12 alle 14:38

  6. #6
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    Beh, se salva quella gente lì davvero, Freda, e lo dico!, si è rincoglionito del tutto
    "L'ordine economico va organizzato in modo che l'uomo sincero prosperi più di qualunque altro". Silvio Gesell

  7. #7
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    Schopnenauer.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    La definizione "pensiero negativo" fa molto Cacciari, mi immagino l'aria corrucciata "beh che c'è?" "è il pensiero negativo"
    Ultima modifica di Troll; 19-01-12 alle 14:42

  9. #9
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    Testo integrale:

    Ti stringe la mano che sembra una morsa, ti studia, ti guata [sic]. Giorgio Freda detto Franco non guarda, no: prende la mira. Eccolo, giacca scura e capelli bianchi, nel suo quartier generale che è questo palazzo del Settecento nella piazza centrale di Avellino. Tre piani di librerie e tavoli dove spuntano testi da brivido, come il "Mein Kampf" di Hitler o "L'anticristiano" di Nietzsche. In queste stanze dense di cameratismo Freda ha vissuto a lungo nel silenzio circondandosi solo di strettissimi collaboratori. Ora le apre per la prima volta dopo quarant'anni a un'intervista, proprio nei giorni freddi dei rigurgiti xenofobi e antisemiti di Roma e Firenze, dalla strage di senegalesi del militante di Casa Pound ai progetti neofascisti di Militia, un gruppo che si ispira anche a questi suoi libri.
    "Dopo i processi e la clausura credo di poter ora dedicarmi al mio 'amore del lontano', a questa repubblica delle lettere...".
    Freda parla da intellettuale ma è soprattutto l'uomo delle trame nere, il teorico della disintegrazione del sistema, colui che per la giustizia italiana è responsabile con Giovanni Ventura di 21 attentati, per i quali è stato condannato a 15 anni di reclusione. E' l'anima nera d'Italia. E ora che Ventura è morto, è anche l'ultimo depositario delle verità su quelle bombe e sulla strategia della tensione culminata con la strage di Piazza Fontana che il 12 dicembre 1969 fece 17 morti e 84 feriti. Una strage, quest'ultima, per la quale è stato assolto in via definitiva anche se l'ultima sentenza della Cassazione, in un passaggio, lo ha ritirato in ballo come probabile organizzatore della stessa. "La verità, la verità...Shakespeare diceva che i segreti si affidano al cuore, non alla lingua. Voi volete la verità, ma lei vi vuole? Vi vuole quella verità che per Nietzsche è impastata del terribile e del violento?". Cita, glissa, allude, provoca. Dei senegalesi pensa "che non sia stata una strage razzista ma un'irruzione nevrotica. L'idea di razza può essere un farmaco nel momento in cui la coltivano i Greci, interpretata da un individuo balordo può diventare veleno".
    Ancora l'idea della razza, ancora adesso che di anni ne ha 70. Possibile? Possibile che possa ancora oggi considerare un uomo diverso perché ha una pelle o origini diverse? "E quando la discriminazione avviene per il colore delle idee? Lo sa quanto può essere subdola la scure del moralismo ideologico?".

    Il pensiero negativo

    Su questi piani Freda ha portato di recente la sede delle edizioni di Ar e dell'Adel Libreria Ar, le sue creature, migliaia di testi ispirati ai filosofi del pensiero negativo, Schopenhauer, Nietzsche, Heidegger, Kierkegaard, ma anche Evola e alcuni testi classici del nazionalsocialismo. Qui, fra questi volumi, è tornato a chiamare a raccolta un gruppo di intellettuali italiani contrari al sistema, una decina di sodali che arrivano da tutta Italia: Avellino, Napoli, Padova, Torino, Milano, Verona, per un rito che ricorda quello delle letture "accensive" degli anni Settanta, a Padova, nella libreria di via Patriarcato dove si ritrovavano i fascisti di allora.
    "Ruminiamo qualche pagina notevole, cerchiamo di trovare e offrire buoni motivi per stare al mondo". La vicinanza con Casa Pound e con Militia sembra scontata. "Legami organizzativi con loro non ne ho ma se nelle librerie di questi giovani trovate il mio 'Platone. Lo Stato secondo giustizia', allora è probabile, sì, che siano miei camerati. Le opinioni di Casa Pound, comunque, non sono una minaccia, sono schiette e coraggiose. Salutari. Non sono convenienti e opportunistiche. I mostri di oggi sono altri: la morte dell'anima, la mancanza di prospettive, di spazio per l'ottimismo. Non si è mai stati meno liberi di oggi".

    La mansarda è borghese

    In questo elegante palazzo lui stesso abita all'ultimo, dominante e mansardato piano: "Mansarda?! Direi soffitta, mansarda è borghese, suvvia". Antiborghese, anticristiano, antidemocratico, anti tutto. Freda passeggia e passeggiando ascolta in silenzio le domande; riflette sempre prima di rispondere, poi respira a fondo e vibra. E' come se avesse dentro di sé un fuoco sempre acceso che talvolta gli sale fino agli occhi caricandoli di furore: "Appartengo alla razza dei fanatici, una razza in via di estinzione". Detesta e demolisce. "Non mi interesso di gente asservita soltanto a logiche commerciali. Si va in giù, verso lo squallido, il misero, il morboso, anziché andare in su, verso il grande stile". E le stragi? E gli attentati? Piazza Fontana è grande stile? Sono un atto cavalleresco le vittime e i feriti? Provi a dirlo a quelle famiglie. "Tre tribunali hanno sancito definitivamente la mia non responsabilità per Piazza Fontana, non si deve prendere neanche in considerazione chi vuole discutere la verità del giudicato". Fuori dalla finestra c'è piazza della Libertà con le luci del Natale. Non esiste per lui cosa più distante della festa cristiana: "Se potessi salvare un solo libro sarebbe 'L'anticristiano' di Nietzsche". Guarda fuori e dice che la vita "è una guerra", che "la pace è impossibile", che "tutto è guerra".
    Saliamo al piano superiore, il piano del suo ufficio. Altri libri, enciclopedie, una scrivania e due sedie. "Prego". Come editore dice di salvare solo qualche artista, qualche scrittore, "coloro che concorrono al bello, alla grande passione, a Dioniso e che rifuggono la mediocrità". Sorpresa, fra questi spuntano Che Guevara e, più vicino, Roberto Saviano: "Vigoroso, dominato da un grande sdegno. Ma ci sono anche altri autori valenti, oggi. Mi vengono in mente Michela Murgia, Antonio Scurati, Antonio Pennacchi, Veronica Tomassini, le eresie di Pietrangelo Buttafuoco, il fuoco e gli abissi di Antonio Moresco, l'ironia di Giuseppe Culicchia, la deliziosa insolenza di Silvia Valerio. Grazia espressiva ce n'è in giro".
    Saliamo ancora e finiamo nella sua cigolante soffitta. In queste stanze fredde e geometriche prepara un caffè con un vecchio filtro napoletano: "Qui possiamo dirci tutto, senza riguardi. E' rimasta qualche curiosità?" Piazza Fontana. "E Piazzale Loreto?", ghigna. "Ognuno ha le sue memorie. Avevo 7 anni nel giorno dell'attentato a Togliatti e il corteo dei comunisti ha aggredito mio padre mentre stavamo passeggiando insieme. Lo hanno preso a calci in testa senza badare a me che ero vicino...". Chissà se è lì la culla delle stragi. "I segreti si affidano al cuore, non alla lingua". Gelo.

    Andrea Pasqualetto (Sette, 19/12/2012, pp. 32-33)
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  10. #10
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    Predefinito Rif: Intervista a Freda su Sette

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Testo integrale:

    Ti stringe la mano che sembra una morsa, ti studia, ti guata [sic]. Giorgio Freda detto Franco non guarda, no: prende la mira. Eccolo, giacca scura e capelli bianchi, nel suo quartier generale che è questo palazzo del Settecento nella piazza centrale di Avellino. Tre piani di librerie e tavoli dove spuntano testi da brivido, come il "Mein Kampf" di Hitler o "L'anticristiano" di Nietzsche. In queste stanze dense di cameratismo Freda ha vissuto a lungo nel silenzio circondandosi solo di strettissimi collaboratori. Ora le apre per la prima volta dopo quarant'anni a un'intervista, proprio nei giorni freddi dei rigurgiti xenofobi e antisemiti di Roma e Firenze, dalla strage di senegalesi del militante di Casa Pound ai progetti neofascisti di Militia, un gruppo che si ispira anche a questi suoi libri.
    "Dopo i processi e la clausura credo di poter ora dedicarmi al mio 'amore del lontano', a questa repubblica delle lettere...".
    Freda parla da intellettuale ma è soprattutto l'uomo delle trame nere, il teorico della disintegrazione del sistema, colui che per la giustizia italiana è responsabile con Giovanni Ventura di 21 attentati, per i quali è stato condannato a 15 anni di reclusione. E' l'anima nera d'Italia. E ora che Ventura è morto, è anche l'ultimo depositario delle verità su quelle bombe e sulla strategia della tensione culminata con la strage di Piazza Fontana che il 12 dicembre 1969 fece 17 morti e 84 feriti. Una strage, quest'ultima, per la quale è stato assolto in via definitiva anche se l'ultima sentenza della Cassazione, in un passaggio, lo ha ritirato in ballo come probabile organizzatore della stessa. "La verità, la verità...Shakespeare diceva che i segreti si affidano al cuore, non alla lingua. Voi volete la verità, ma lei vi vuole? Vi vuole quella verità che per Nietzsche è impastata del terribile e del violento?". Cita, glissa, allude, provoca. Dei senegalesi pensa "che non sia stata una strage razzista ma un'irruzione nevrotica. L'idea di razza può essere un farmaco nel momento in cui la coltivano i Greci, interpretata da un individuo balordo può diventare veleno".
    Ancora l'idea della razza, ancora adesso che di anni ne ha 70. Possibile? Possibile che possa ancora oggi considerare un uomo diverso perché ha una pelle o origini diverse? "E quando la discriminazione avviene per il colore delle idee? Lo sa quanto può essere subdola la scure del moralismo ideologico?".

    Il pensiero negativo

    Su questi piani Freda ha portato di recente la sede delle edizioni di Ar e dell'Adel Libreria Ar, le sue creature, migliaia di testi ispirati ai filosofi del pensiero negativo, Schopenhauer, Nietzsche, Heidegger, Kierkegaard, ma anche Evola e alcuni testi classici del nazionalsocialismo. Qui, fra questi volumi, è tornato a chiamare a raccolta un gruppo di intellettuali italiani contrari al sistema, una decina di sodali che arrivano da tutta Italia: Avellino, Napoli, Padova, Torino, Milano, Verona, per un rito che ricorda quello delle letture "accensive" degli anni Settanta, a Padova, nella libreria di via Patriarcato dove si ritrovavano i fascisti di allora.
    "Ruminiamo qualche pagina notevole, cerchiamo di trovare e offrire buoni motivi per stare al mondo". La vicinanza con Casa Pound e con Militia sembra scontata. "Legami organizzativi con loro non ne ho ma se nelle librerie di questi giovani trovate il mio 'Platone. Lo Stato secondo giustizia', allora è probabile, sì, che siano miei camerati. Le opinioni di Casa Pound, comunque, non sono una minaccia, sono schiette e coraggiose. Salutari. Non sono convenienti e opportunistiche. I mostri di oggi sono altri: la morte dell'anima, la mancanza di prospettive, di spazio per l'ottimismo. Non si è mai stati meno liberi di oggi".

    La mansarda è borghese

    In questo elegante palazzo lui stesso abita all'ultimo, dominante e mansardato piano: "Mansarda?! Direi soffitta, mansarda è borghese, suvvia". Antiborghese, anticristiano, antidemocratico, anti tutto. Freda passeggia e passeggiando ascolta in silenzio le domande; riflette sempre prima di rispondere, poi respira a fondo e vibra. E' come se avesse dentro di sé un fuoco sempre acceso che talvolta gli sale fino agli occhi caricandoli di furore: "Appartengo alla razza dei fanatici, una razza in via di estinzione". Detesta e demolisce. "Non mi interesso di gente asservita soltanto a logiche commerciali. Si va in giù, verso lo squallido, il misero, il morboso, anziché andare in su, verso il grande stile". E le stragi? E gli attentati? Piazza Fontana è grande stile? Sono un atto cavalleresco le vittime e i feriti? Provi a dirlo a quelle famiglie. "Tre tribunali hanno sancito definitivamente la mia non responsabilità per Piazza Fontana, non si deve prendere neanche in considerazione chi vuole discutere la verità del giudicato". Fuori dalla finestra c'è piazza della Libertà con le luci del Natale. Non esiste per lui cosa più distante della festa cristiana: "Se potessi salvare un solo libro sarebbe 'L'anticristiano' di Nietzsche". Guarda fuori e dice che la vita "è una guerra", che "la pace è impossibile", che "tutto è guerra".
    Saliamo al piano superiore, il piano del suo ufficio. Altri libri, enciclopedie, una scrivania e due sedie. "Prego". Come editore dice di salvare solo qualche artista, qualche scrittore, "coloro che concorrono al bello, alla grande passione, a Dioniso e che rifuggono la mediocrità". Sorpresa, fra questi spuntano Che Guevara e, più vicino, Roberto Saviano: "Vigoroso, dominato da un grande sdegno. Ma ci sono anche altri autori valenti, oggi. Mi vengono in mente Michela Murgia, Antonio Scurati, Antonio Pennacchi, Veronica Tomassini, le eresie di Pietrangelo Buttafuoco, il fuoco e gli abissi di Antonio Moresco, l'ironia di Giuseppe Culicchia, la deliziosa insolenza di Silvia Valerio. Grazia espressiva ce n'è in giro".
    Saliamo ancora e finiamo nella sua cigolante soffitta. In queste stanze fredde e geometriche prepara un caffè con un vecchio filtro napoletano: "Qui possiamo dirci tutto, senza riguardi. E' rimasta qualche curiosità?" Piazza Fontana. "E Piazzale Loreto?", ghigna. "Ognuno ha le sue memorie. Avevo 7 anni nel giorno dell'attentato a Togliatti e il corteo dei comunisti ha aggredito mio padre mentre stavamo passeggiando insieme. Lo hanno preso a calci in testa senza badare a me che ero vicino...". Chissà se è lì la culla delle stragi. "I segreti si affidano al cuore, non alla lingua". Gelo.

    Andrea Pasqualetto (Sette, 19/12/2012, pp. 32-33)
    Grazie
    L'abolizione del denaro in origine era legata alle necessità urgenti della nostra guerra di liberazione....Nel futuro...Dipenderà dal nostro popolo...Ma finora il nostro popolo non ha ancora visto la necessità di tornare all'uso del denaro.
    Pol Pot

 

 
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