Nel quattordicesimo secolo il filosofo arabo Ibn Khaldun scriveva:
Dovrebbe essere ben noto che nei primi anni di potere di una dinastia di sovrani, l'imposizione fiscale permette di ottenere un elevato gettito con basse aliquote e che, alla fine della dinastia, l'imposizione fiscale permette, invece, di ottenere poche entrate con grandi aliquote. ...
Quando la dinastia arriva al potere grazie alla maggioranza (politica), essa ha, inizialmente, un atteggiamento di riconoscenza e, pertanto, si comporta con gentilezza, umiltà e rispetto verso la proprietà altrui e non mira ad appropriarsene, ad eccezione di casi rari.
Le imposte sono basse cosicché gli individui hanno l'energia e la voglia di agire; le iniziative culturali crescono e si sviluppano e, a sua volta, lo sviluppo delle iniziative fa aumentare i contributi fiscali dei singoli individui e, di conseguenza, il gettito fiscale totale, cioè la somma totale delle imposte (individuali).
Se la dinastia continua a governare, cioè a sovrani della dinastia succedono sovrani della stessa, essa diventa via via più esigente. Le caratteristiche tipiche dei Beduini e la loro semplicità perdono importanza e scompaiono le qualità della moderazione e della ristrettezza tipiche dei Beduini.
Di conseguenza aumentano le imposte su ciascun individuo e gli oneri sui contadini, sugli agricoltori e su tutti gli altri contribuenti.
Le aliquote aumentano in misura notevole, il gettito fiscale totale diviene via via maggiore e vengono introdotte tasse sul consumo dei beni. I graduali aumenti delle aliquote si succedono l'uno all'altro, in base al graduale aumento dei lussi e delle innumerevoli esigenze di spesa della dinastia. Alla fine di tale processo le imposte costituiranno un onere notevole per i singoli cittadini, fino a diventare pressoché insopportabili.
Tuttavia esse continueranno a essere considerate un obbligo e una consuetudine, dal momento che gli aumenti avvengono in modo graduale e nessuno sa veramente a chi si debbono tali aumenti.
Le imposte aumentano, però, oltre i limiti dell'equità e, perciò, diminuisce l'interesse dei sudditi ad intraprendere iniziative, poiché quando essi confrontano le spese e le imposte con i guadagni, i profitti attesi sono bassi. Di conseguenza molti di loro cessano qualunque attività e il gettito fiscale diminuisce.
Infine, il processo di civilizzazione si arresta, giacché viene eliminato qualsivoglia incentivo a realizzare innovazioni culturali ed è la dinastia stessa a essere danneggiata da tale situazione, non ottenendo più i profitti delle attività culturali.
*From the Muqaddimah: An Introduction to History, tradotto dall'arabo da Franz Rosenthal, 1958,1967. Princeton University Press.




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