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  1. #31
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    Predefinito Riferimento: Ennesimo leader-bucciotto del Pd...

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Sarà, ma la pretende per lui.
    Vedi la grande assurdità che quell'omino piccino picciò rappresenta?

    COmunque certi discorsi fanno ridere.
    Nel PdL come hanno eletto il leader?
    perchè leo è un essere razionale repapelle:
    Dannato Barone Rosso.

  2. #32
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    Predefinito Riferimento: Ennesimo leader-bucciotto del Pd...

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio


    Immagine direttamente tratta dal congresso del PdL.
    magari....
    PER L'EUROPA NAZIONALE, CATTOLICA, REPUBBLICANA, POPOLARE
    Unica speranza per noi cittadini e lavoratori poveri è un vero governo di destra, che ripristini il potere di governo, riorganizzi l'economia, diffonda moralità, legge ed ordine. \o

  3. #33
    bronsa querta
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    Predefinito Riferimento: Ennesimo leader-bucciotto del Pd...

    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    magari....
    ...Ma sono comunisti mangiabambini atei (e quindi pedofili), leo.
    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

  4. #34
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    Predefinito Si è svegliato dall'oltretomba, torna Veltroni e la vocazione minoritaria

    ROMA - "L'ambizione giusta per il Pd è la vocazione maggioritaria: o c'è la vocazione maggioritaria nel Pd o non c'è il Pd". Usa parole chiare Walter Veltroni, nel suo discorso in chiusura della manifestazione "Il Lingotto 2 anni dopo", definendo "paradossale" che si metta in discussione la vocazione maggioritaria del partito.

    E insiste: "Abbandonare il bipolarismo e tornare ai governi di coalizione che fanno i partiti dopo il voto significa imboccare la strada dell'inferno. Il rifiuto del bipolarismo è la tomba del riformismo, perché l'Italia ha bisogno di stabilità".

    Presentando il suo rientro sulla scena politica dopo mesi di silenzio, Veltroni aveva avvertito: "Non aspettatevi la nascita di una corrente". Oggi pomeriggio l'ex segretario democratico ha organizzato una tavola rotonda che ha voluto chiamare "La nuova Italia dei democratici". A due anni dal Lingotto Veltroni si è ritrovato al fianco di molti volti "nuovi" (Francesca Barracciu, il neoeuroparlamentare David Sassoli, Debora Serracchiani) e nomi noti come quello di Sergio Chiamparino. In una Roma travolta dal nubifragio pomeridiano: un fulmine blocca l'audio della sala, proprio mentre parla il sindaco di Torino.

    Uno striscione ha accolto Veltroni: "Bentornato Walter". In sala vi sono alcuni dei volti nuovi portati in politica da lui, come Massimo Calearo, Achille Serra e Marianna Madia, nonchè altri parlamentari da sempre vicini all'ex segretario del Pd. In sala anche Silvio Sircana, che fu portavoce di Romano Prodi nonchè diversi parlamentari ex Ds, come Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Roberta Pinotti, Marina Sereni e Cesare Damiano. Tra i rutelliani spiccano Roberto Giachetti, Luigi Zanda e Paolo Gentiloni, che è uno dei relatori.

    La tavola rotonda arriva il giorno dopo la presentazione ufficiale di Pierluigi Bersani e in attesa che Dario Franceschini renda nota la sua idea di un partito che porterà al congresso e che punta a guidare.

    Oggi, dopo le polemiche suscitata da una sua intervista a Repubblica, la Serracchiani ha smussato i toni delle sue affermazioni, riconfermando il suo appoggio a Franceschini: "Si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi". E ancora, dal palco: "No al partito degli ex". Al fianco di Franceschini si schiera anche l'ex segretario Ds, Piero Fassino: "Franceschini vuole scommettere sull'innovazione in ogni campo, non nuovismo mediatico dell'ultima ora. Per questo non basta proporre quello che si è fatto fin qui, serve coraggio".

    Chi invece resta alla finestra è Chiamparino. Dopo aver rinunciato a candidarsi, il sindaco di Torino, si chiama fuori dalla sfida: "Non faccio parte di nessuna delle due squadre in campo. Il mio unico impegno attivo nel partito adesso è a livello locale, per la piattaforma attorno all'attuale segretario regionale. L'anno prossimo abbiamo le regionali e più si è uniti meglio è".

    Ancora da capire le intenzioni dei 'quarantenni' del Lingotto. Volevano Chiamparino e non ci sono riusciti. Ma non rinunciano all'idea di scendere in campo. magari puntando su Giuseppe Civati, giovane dirigente del Pd lombardo conferma di stare "lavorando alla terza soluzione. E questa terza soluzione ci sarà. E nei prossimi giorni questa proposta si manifesterà, in associazione con la nostra campagna di adesione, che abbiamo chiamato 'Contiamoci!'" in programma l'11 luglio.

    http://www.repubblica.it/2009/06/sez...-incontro.html
    "Il PDL prenderà il 45%"

  5. #35
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    Predefinito Riferimento: Si è svegliato dall'oltretomba, torna Veltroni e la vocazione minoritari

    Citazione Originariamente Scritto da cyber81 Visualizza Messaggio
    ROMA - "L'ambizione giusta per il Pd è la vocazione maggioritaria: o c'è la vocazione maggioritaria nel Pd o non c'è il Pd". Usa parole chiare Walter Veltroni, nel suo discorso in chiusura della manifestazione "Il Lingotto 2 anni dopo", definendo "paradossale" che si metta in discussione la vocazione maggioritaria del partito.

    E insiste: "Abbandonare il bipolarismo e tornare ai governi di coalizione che fanno i partiti dopo il voto significa imboccare la strada dell'inferno. Il rifiuto del bipolarismo è la tomba del riformismo, perché l'Italia ha bisogno di stabilità".

    Presentando il suo rientro sulla scena politica dopo mesi di silenzio, Veltroni aveva avvertito: "Non aspettatevi la nascita di una corrente". Oggi pomeriggio l'ex segretario democratico ha organizzato una tavola rotonda che ha voluto chiamare "La nuova Italia dei democratici". A due anni dal Lingotto Veltroni si è ritrovato al fianco di molti volti "nuovi" (Francesca Barracciu, il neoeuroparlamentare David Sassoli, Debora Serracchiani) e nomi noti come quello di Sergio Chiamparino. In una Roma travolta dal nubifragio pomeridiano: un fulmine blocca l'audio della sala, proprio mentre parla il sindaco di Torino.

    Uno striscione ha accolto Veltroni: "Bentornato Walter". In sala vi sono alcuni dei volti nuovi portati in politica da lui, come Massimo Calearo, Achille Serra e Marianna Madia, nonchè altri parlamentari da sempre vicini all'ex segretario del Pd. In sala anche Silvio Sircana, che fu portavoce di Romano Prodi nonchè diversi parlamentari ex Ds, come Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Roberta Pinotti, Marina Sereni e Cesare Damiano. Tra i rutelliani spiccano Roberto Giachetti, Luigi Zanda e Paolo Gentiloni, che è uno dei relatori.

    La tavola rotonda arriva il giorno dopo la presentazione ufficiale di Pierluigi Bersani e in attesa che Dario Franceschini renda nota la sua idea di un partito che porterà al congresso e che punta a guidare.

    Oggi, dopo le polemiche suscitata da una sua intervista a Repubblica, la Serracchiani ha smussato i toni delle sue affermazioni, riconfermando il suo appoggio a Franceschini: "Si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi". E ancora, dal palco: "No al partito degli ex". Al fianco di Franceschini si schiera anche l'ex segretario Ds, Piero Fassino: "Franceschini vuole scommettere sull'innovazione in ogni campo, non nuovismo mediatico dell'ultima ora. Per questo non basta proporre quello che si è fatto fin qui, serve coraggio".

    Chi invece resta alla finestra è Chiamparino. Dopo aver rinunciato a candidarsi, il sindaco di Torino, si chiama fuori dalla sfida: "Non faccio parte di nessuna delle due squadre in campo. Il mio unico impegno attivo nel partito adesso è a livello locale, per la piattaforma attorno all'attuale segretario regionale. L'anno prossimo abbiamo le regionali e più si è uniti meglio è".

    Ancora da capire le intenzioni dei 'quarantenni' del Lingotto. Volevano Chiamparino e non ci sono riusciti. Ma non rinunciano all'idea di scendere in campo. magari puntando su Giuseppe Civati, giovane dirigente del Pd lombardo conferma di stare "lavorando alla terza soluzione. E questa terza soluzione ci sarà. E nei prossimi giorni questa proposta si manifesterà, in associazione con la nostra campagna di adesione, che abbiamo chiamato 'Contiamoci!'" in programma l'11 luglio.

    http://www.repubblica.it/2009/06/sez...-incontro.html

    Poveraccio, ancora ci crede!ostridicolo:
    Difensore dell'Ambiente.
    Mari Puliti e Spazio Vitale!

    Collezionista Disneyano

  6. #36
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    Predefinito MA FRANCESCHINI E' SOLO SIMPATICO?

    riporto qui un delle migliori, secondo me analisi dell'intervista di miss frangetta 2000, fatta da un mio compagno, che condivido in pieno a parte le ultime righe



    Mercoledì mattina, mentre Bersani si accingeva finalmente, dopo anni da gregario di lusso e famosi passi indietro, ad ufficializzare la sua candidatura per il prossimo congresso, Debora Serracchiani, intervistata da Curzio Maltese su Repubblica, gli intimava (ironia della sorte) di cedere il passo al nuovo che avanza, impersonato nell’occasione (ironia della sorte anche questa) dall’attuale segretario del Partito Democratico. Dalla sua, secondo l’avvocato udinese, Franceschini avrebbe l’indiscutibile pregio di essere “più simpatico”. Le reazioni, non proprio positive, alla “densa e pensosa” intervista della Serracchiani, si sono concentrate soprattutto su questo agghiacciante passaggio. Ma in quell’intervista c’è persino di peggio.

    Innanzitutto c’è un atteggiamento verso alcuni dirigenti e compagni di partito che è assolutamente inaccettabile: non si possono trattare, su un quotidiano nazionale, Bersani, D’Alema e tutti quelli a loro implicitamente associati, come dei cospiratori intenti da anni a tramare alle spalle dei restanti componenti del partito (“da una parte c’è il progetto del Pd d’all’altra c’è D’Alema), e dei suoi elettori e simpatizzanti (“partiamo sfavoriti al congresso, ma poi c’è il voto delle primarie, se non provano ad abolirle come qualcuno vorrebbe”). Soprattutto se si tratta di persone che, insieme a Franceschini e a chi a questo congresso, legittimamente, lo sosterrà, hanno lavorato per questo partito, dedicandogli il loro studio e il loro tempo mentre Debora se ne stava ancora al bar a chiacchierare utilizzando lo stesso tono e lo stesso linguaggio che la ha resa famosa e che si guarda bene dall’abbandonare.

    Non si tratta di attenzione all’etichetta o di protezione dell’apparato, perché basta un minimo di onestà intellettuale per riconoscere che gli argomenti usati non sono solo falsi e offensivi, ma sono anche il simbolo dell’atteggiamento che rischia di trasformare questo congresso in una battaglia che impedirà allo sconfitto di continuare a contribuire al futuro del partito. Come quando si sceglie il terreno della disputa vecchio-nuovo per relegare l’avversario al di fuori delle magnifiche sorti e progressive di questo Pd delle facce nuove che viene invocato sostenendo l’alleanza degli ex-segretari. Invece di parlare di politica (“piattaforma programmatica è un’espressione che non si può sentire”) si segna il campo sulla base di astratti valori sempre più inafferrabili, producendo spaccature difficili da colmare, e continuando sulla strada che sta portando (quella sì, altro che la litigiosità) il Pd sempre più lontano dagli italiani. Se d’altronde si guardano i temi che la Serracchiani ha indicato come prioritari (questione morale, conflitto di interessi, laicità), si ha la conferma di come a questa ricerca dell’identità lontano dalla politica, nell’ambito dei valori, si riduca la sua ricetta per costruire un’alternativa di governo.

    La battuta secondo cui Franceschini sarebbe il candidato migliore in quanto “più simpatico” resta, comunque, il simbolo dell’intervista. Perché rappresenta, appunto, questo tentativo di ridurre Bersani a residuo di un “apparato” da smantellare. Ma anche per un’altra ragione, che non mi sembra sia stata sufficientemente messa in luce. E questa ragione è che Franceschini è più che un politico simpatico. Volendo, a suo modo, fargli un complimento, Debora Serracchiani ha scolpito in una frase le ragioni per cui l’attuale segretario del Pd non può e non deve accettare di farsi dettare la linea da Veltroni e dai “giovani di Repubblica”. Franceschini viene dall’esperienza della Democrazia Cristiana, ed è portatore di quella cultura del cattolicesimo democratico che costituisce un pilastro del Pd. Neanche due mesi fa, ha tenuto un bellissimo discorso su Berlinguer e l’eredità della tradizione del comunismo italiano, riconoscendo non soltanto l’importanza del Pci nella storia dell’Italia democratica, ma anche l’imprescindibilità di quella storia nell’identità del Pd. Esattamente il contrario, ad esempio, di quanto sosteneva domenica Scalfari nel suo editoriale, nel quale ribadiva la sua idea secondo cui il Pd non può sorgere se non dalla constatazione che le tradizioni politiche che erano confluite per dargli vita avessero esaurito la loro funzione storica.

    È vero, nel video con cui ha presentato la sua candidatura, Franceschini ha senza dubbio scelto l’impostazione vecchio-nuovo: “non posso, non posso lasciare il partito a quelli che c’erano prima di me”, ha scandito, anche se le dichiarazioni contenute in quel video sono state stemperate nei giorni successivi, ed è stato molto significativo l’intervento di Franco Marini alla Direzione Nazionale del Pd, nel quale l’ex-segretario del Ppi si scagliava contro il “nuovismo senza cultura”. Ed è vero che l’appoggio di quella parte del partito che invoca un taglio netto con il passato e il ritorno allo “spirito del lingotto” non è comunque trascurabile in un congresso in cui ci si conterà non una, ma due volte. Ma è vero anche che tra chi sostiene la candidatura di Franceschini al congresso di ottobre non c’è solo chi la pensa come la Serracchiani sull’eliminazione dell’“apparato” e la rimozione di centocinquant’anni di cultura politica. Non la pensa così la maggior parte dei popolari, che ha già mostrato una certa insofferenza all’idea, e lo stesso Franceschini non è certo ascrivibile a questa cultura. Le reazioni all’intervista di mercoledì non sono state, quindi, gli anticorpi dell’“apparato” che si autoperpetua: sono state un piccolo sussulto di quello che resta della politica in questo partito, e che si trova, per fortuna, anche nel campo di chi al congresso starà con l'attuale segretario.

    Adesso sta a Franceschini prendere le distanze da questa impostazione. Da quest’idea della politica, innanzitutto, perché questa è la sfida che veramente il Pd a questo congresso non può permettersi di perdere. Da quest’idea di partito come intralcio all’espressione spontanea della volontà popolare, che si vorrebbe ridurre ad una plebiscitaria illusione di partecipazione. Sta a Franceschini spostare il dibattito congressuale lontano dal piano dei valori e delle etichette, e scegliere di confrontare sul piano della politica il Pd che ha in mente con quello che Bersani ha disegnato nel suo discorso all’Ambra Jovinelli. È il modo migliore per ricondurre il dibattito congressuale entro un binario che consenta, dopo il congresso, di riprendere tutti insieme il lavoro per costruire un’Italia migliore e più giusta, perché poi è quello il motivo per cui ci impegniamo in un partito. Da centocinquant’anni.
    Dannato Barone Rosso.

  7. #37
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    Predefinito Riferimento: MA FRANCESCHINI E' SOLO SIMPATICO?

    adesso ho capito leggi troppo Polito

  8. #38
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    Predefinito Riferimento: MA FRANCESCHINI E' SOLO SIMPATICO?

    Ma poi, c'è qualcuno qui che conosce Dario, da poter confermare la sua simpatia?
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  9. #39
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    Predefinito Riferimento: MA FRANCESCHINI E' SOLO SIMPATICO?

    per essere più simpatici del vero candidato alternativo dalema ci vuole poco

  10. #40
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    Predefinito Riferimento: MA FRANCESCHINI E' SOLO SIMPATICO?

    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    adesso ho capito leggi troppo Polito
    mi spiace, il riformista è uno di quei giornali che abolirei, rappresenta quel idea di opposizione compiacente e arrendevole, che piacerebbe tanto a berlusconi, nella quale non mi identifico.
    Dannato Barone Rosso.

 

 
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