
Originariamente Scritto da
Perseo
Ho il negozio da 14 anni e prima del negozio accompagnavo mio padre a fare i mercatini. Quindi posso dire di essere nel commercio al minuto fin dagli anni ottanta e di avere una visuale a lungo termine, mi basta andare a leggere i registri degli anni precedenti e confrontare il volume di entrate e uscite. Poi ho tutte le conoscenze con altri negozianti di altri rami, e tutti mi dicono la stessa cosa. Dagli anni ottanta a oggi gli acquisti sono scesi in maniera lenta ma costante, cioè la gente per strada ha avuto sempre meno in tasca da spendere.
Si pensa sempre alla cosiddetta crisi come a un cambiamento improvviso da un giorno all'altro. Non è così, c'è, ma agisce negli anni.
Ho ancora l'attività, ma prendo meno di quando ho cominciato e so che alla prossima patrimoniale o aumento dell'IVA potrei dover chiudere.
E in quel caso già poter chiudere è un privilegio, i meno fortunati, magari con debiti da pagare, sarebbero costretti a continuare l'attività evadendo e quindi rischiando un crollo ancora più grosso quando fossero individuati come evasori.
Mio fratello lavorava con un piastrellista suo amico, ma ora l'amico non può più permettersi un aiuto esterno perchè i clienti non lo pagano.
Un altro conoscente ha un capannone nel quartiere industriale. Il suo vicino avrebbe bisogno di soldi e insiste per vendergli anche il capannone adiacente, con appartamento al piano di sopra. Ma il conoscente dice che se aumentasse la sua metratura e risultasse pure proprietario di un altro appartamento finirebbe rovinato. Quindi non compra e non espande la sua attività, perchè evidentemente non c'è un numero maggiore di clienti che compenserebbe la perdita in tasse.
Dunque, la crisi non è una corda che si spezza all'improvviso, ma una che viene tesa e si consuma nel tempo, un pochino di più ogni giorno.
Non si è ancora spezzata, ma è solo questione di tempo se la tendenza rimane quella di questi ultimi vent'anni e non avviene qualche cambiamento profondo.