Jakov Sverdlov la vita intensa di un rivoluzionario
Jakov Sverdlov nacque il 23 maggio 1885 (4 giugno con quello attuale) nella vecchia città russa di Nizhnij Novgorod sulle sponde del fiume Volga, in un periodo in cui niente sembrava preannunciare il crollo dello zarismo, del potere dei capitalisti e dei latifondisti. Il paese era governato dal violento Alessandro III, sostenuto dall’esercito e da un violento apparato poliziesco. Quindi come è molto facile da intuire ogni movimento rivoluzionario veniva ferocemente represso. La stessa Nizhnij Novgorod era la tipica città russa, colma di commercianti e di mercanti caratterizzata dal trascorrer dei giorni lenti e tranquilli. Ma anche in quella tranquilla città comparvero dei significativi mutamenti, infatti faceva la sua comparsa nel tessuto urbano la figura del proletario dato che in uno dei suoi sobborghi, a Sormovo, erano stati costruiti un cantiere navale di notevole dimensione e diverse imprese con villaggi operai. Ciò dette un’impronta indelebile alla placida città di mercanti. Sverdlov crebbe in una famiglia numerosa, il cui il padre l’incisore Mikhail Sverdlov riusciva appena a mantenere la numerosa prole. Il giovane Jakov frequentò per 4 anni il ginnasio, ma la sua intelligenza dediderosa di apprendere non trova sfogo nel programma educativo statale, tanto che volse la sua attenzione ai libri, alle opere letterarie cercandovi risposte per le sue numerose domande. I libri a cui rivolse maggiori attenzioni, erano quelli che trattavano dei combattenti per la libertà e la giustizia, come Spartaco di Raffaello Giovagnoli. Purtroppo per Sverdlov il periodo scolastico non durò molto; infatti nel 1900 moriva la madre, le già precarie condizioni economiche peggiorarono, costrigendo il ragazzo poco più che quindicenne ad abbandonare gli studi per guadagnarsi da vivere col proprio lavoro. Svolge numerose mansioni da commesso in una farmacia, a trascrittore di parti per il teatro locale a correttore di bozze. Il contatto con alcuni detenuti politici, la lettura delle opere dei rivoluzionari democratici russi, la conoscenza degli scritti di Marx convincono il giovane Sverdlov a prendere una decisione chiara, ferma ed irrevocabile: dedicare tutta la propria vita alla lotta rivoluzionaria. Quindi come primo e obbligato passo aderisce nel 1901 all’organizzazione clandestina socialdemocratica operanre nella propria città. Ad attenderlo vi è la vita del rivoluzionario di professione , colma di dure prove, di sacrifici e di sofferenze. Ma nonostante ciò il giovane non desidera un altro tipo di vita, aspira alla lotta. Intanto il comitato cittadino socialdemocratico gli assegna le prime mansioni, diffonde volantini, dirige e organizza i circoli marxisti ai quali aderisce la gioventù operaia. Di lì a poco farà personalmente la conoscenza dei gendarmi, dato che venne arrestato per avere partecipato ad una manifestazione di protesta, nel 1901, a seguito dell’espulsione dalla città del poeta Gorkij. Tornato in libertà riprende immediatamente la sua attività rivoluzionaria, organizzando nel villaggio operaio di Sormovo, una tipografia clandestina per la stampa di volantini rivoluzionari, palesando delle straordinarie capacità organizzative e osservando rigorosamente le regole cospirative. Lavorava duramente durante la notte per stampare i sottili volantini rivoluzionari che il giorno seguente venivano distribuiti tra gli operai nelle fabbriche di Sormovo e di Nizhnij Novgorod. Il 1° maggio 1902 si tenne a Sormovo una storica manifestazione operaia che è entrata nella storia del movimento rivoluzionario russo, tanto che venne descritta nel suo romanzo La madre da Gorkij. Sverdlov fu uno dei manifestanti più attivi. Naturalmente la polizia e l’esercito sciolsero e repressero duramente questa manifestazione arrestando i dirigenti e gli organizzatori. Il giovane rivoluzionario varcò nuovamente le porte del carcere, ma ne uscì dopo due settimane, anche se la polizia politica da quel giorno non perse più nessun suo movimento. Comunque questo non rappresentò un grande problema, poichè spesso e con grande abilità riusciva a seminare i poliziotti che lo pedinavano. Questa sua particolare abilità gli fu utile in seguito, durante la sua interminabile odissea per le carceri e i luoghi di confino, da cui fuggì cinque volte per riprendere subito la lotta rivoluzionaria. Nel 1904 entra in clandestinità, lascia la sua città svolgendo la sua attività sovversiva a Kostroma. Nell’autunno del 1905 parte Ekaterinburg, dove in poco tempo diviene il capo degli operai della regione degli Urali. Qui conobbe anche sua, Klavdija Novgorodtseva. Ma il 1905 fu anche l’anno della prima rivoluzione russa, che arrivò anche in quella grande zona industriale della Russia, dove da tempo gli operai si stavano preparando a sostenere scontri decisivi con lo zarismo. Sverdlov subito si mise al lavoro con un energia e entusiasmo, aiutò a sviluppare una ampia agitazione tra gli operai di tutte le fabbriche, intervenne in numerosi cominizi spiegando al popolo lavoratore i compiti della lotta rivoluzionaria contro il capitale autocratico dello zar, organizzò la propaganda presso la locale guarnigione, patrocinò la creazione di gruppi armati.... Ma i colpi della repressione zarista spezzarono l’insurrezione armata e il governo cominciò a reprimere duramente i rivoltosi, le carceri divennero stracolme, migliaia di persone sotto scorta furono tradotte per le lande desolate della Siberia orientale. Così lo zarismo cercava di affogare nel sangue la rabbiosa voglia delle masse popolari di libertà e giustizia sociale.
La polizia politica dello zar cercò subito di catturarlo ma il compagno Jakov riuscì a sfuggire per circa sei mesi, ma riuscì ad arrestarlo nel giugno del 1906, trascorse due di carcere preventivo a Perm e successisivamente condannato ad altri due anni di prigionia. Colse l’occasione per approfondire i suoi studi leggendo Marx, Engels e Lenin e nelle pur difficili condizioni del carcere riuscì a dar vita a dei circoli marxisti, difendendo strenuamente gli interessi dei detenuti davanti alla direzione del carcere. Esce dal carcere nel 1909 e subito il Comitato Centrale del partito lo incarica di riorganizzare a Mosca le forze che si erano ormai disperse, ma nel dicembre denunciato da una spia viene nuovamente arrestato e confinato ancora nella lontana Siberia. Ma il suo confino dura appena quattro mesi, poichè riesce a fuggire e a raggiungere Pietroburgo, dove Lenin gli ordina di partecipare attivamente alla stampa del giornale bolscevico legale Zvezda, ma nel 1910 viene nuovamente incarcerato e condannato a quattro anni di confino nella stessa regione da dove era fuggito. Ancora una volta nel dicembre del 1912 riesce a fuggire, ma ancora una volta viene arrestato e deportato nella sperduta regione di Turukhansk, nella Siberia orientale dove è impossibile fuggire. Nonostante ciò i suoi ideali comunisti e il suo invincibile ottimismo rivoluzionario non vennero mai meno e quando ebbe notizia della rivoluzione democratico-borghese, dell’abbattimento del regime dello zar, si mise subito in cammino per Pietrogrado rivoluzionaria. Alla fine di marzo era già nella capitale dove prepara e partecipa alla VI conferenza panrussa del POSDR, che approva il piano leninista di sviluppo della rivoluzione e elegge il nuovo CC, tra cui Sverdlov. Viene eletto al Soviet dei deputati degli operai e dei soldati della capitale, dove combatte aspramente i menscevichi e la politica antipopolare del governo provvisorio. I giornali della borghesia lo chiamano “il diavolo nero d’acciaio” i compagni “Il braccio destro di Lenin”. Sverdlov assieme a Stalin è alla testa della macchina organizzativa del partito ed è grazie allo zelante lavoro di questi due uomini che il partito bolscevico si compatta e riesce a superare le numerose crisi e mortali portati dal potere borghese. I giorni fatidici dell’Ottobre stavano per arrivare ed era importante conquistare la maggioranza dei Soviet , dimostrare alle masse popolari che il governo provvisorio era un’emanazione del potere borghese che stava continuando la politica reazionaria e imperialista dello zar. I bolscevichi rappresentavano la vera spina del fianco per il governo provvisorio, una schiera di avnguardie proletarie rivoluzionarie da estirpare con la forza. L’occasione gli fu data dalla fallita insurrezione di luglio voluta da Lenin, subito la repressione si fece violenta e fu grazie a Sverdlov e a Stalin che Lenin riuscì ad evitare l’arresto. Fu soprattutto grazie a questi due zelanti praktiki che il tessuto organizzativo del partito riuscì a salvarsi. Nei gloriosi giorni della rivoluzione bolscevica Sverdlov prese parte attivamente all’insurrezione armata riuscendo a realizzare il sogno della sua vita, ovvero creare il primo stato degli operai e dei contadini. Il 21 novembre 1917 viene nominato presidente del Comitato centrale panrusso. Subito cominciò la guerra civile e la guerra contro le forze controrivoluzionarie che vide Sverdlov in prima linea in questa cruenta fase politica. Egli guidò le organizzazioni clandestine bolsceviche nelle regioni occupate dai tedeschi e dalle guardie bianche, diresse personalmente la repressione delle rivolte controrivoluzionarie. Purtroppo un immatura morte pose fine alla vita del generoso rivoluzionario, infatti contrasse il virus della spagnola che uccise il giovane rivoluzionario il 16 marzo 1919. Venne sepolto il 18 marzo sulla Piazza Rossa, presso le mura del Cremlino dinanzi ad un enorme folla
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DANKO L'INDOMABILE PORGE LE CONDOGLIANZE E INOLTRA SALUTI ROSSI E IMMENSI A TUTTO IL PROLETARIATO,CHE IN QUESTE ORE HA SUBITO L'ENNESIMO ATTACCO DA PARTE DELLA BORGHESIA IMPERIALISTA IIN QUEL DI VIAREGGIO....




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