Almeno per le coccole ha tempo? O certe smancerie non fanno per lei?
Dipende dalle coccole. Quelle che si fanno a chi vuole essere consolato no, non le voglio. Mi piacciono le coccole paritarie.
Sa come sono gli uomini: devono sentirsi importanti, col pulcino smarrito al fianco.
Mi rendo conto. Ogni tanto, infatti, faccio finta di esserlo anche io. Ma in generale non mi piacciono le persone che chiedono amore incondizionato. Io voglio che ciascuno sia sempre libero di andarsene.
Molto romantico.
Quando ero piccola pensavo spessissimo al matrimonio, ma poi basta. L’amore ha bisogno della libertà di finire. L’idea poi di portare un cognome che non è il mio, poi… Naaaa, mai.
Se il suo fidanzato Andrea Pezzi s’inginocchiasse con un solitario per chiederla in sposa, risponderebbe picche?
Avrei le palle per farlo, sì. Se cedessi cambierebbe tutto. Ma se la richiesta poi nasconde solo la voglia di organizzare una bella festa, beh, organizziamola.
Siete mondani o pantofolai?
Attivi direi. Quando si decide di fare qualcosa la si fa subito. Lui poi viaggia molto per lavoro, e io lo raggiungo appena posso.
La gelosia è contemplata?
Assolutamente no.
Tra due cervelloni come voi durano più i litigi o l’analisi delle loro motivazioni?
È molto difficile che io arrivi a litigare, ho troppo autocontrollo. Se m’accorgo di assumere un atteggiamento sbagliato mi fermo, e torno soltanto quando mi sono rasserenata.
Si chiama «rifiuto del conflitto».
Ho la tendenza a compiacere, è vero. L’affetto degli altri, anche di uno sconosciuto, trasmette sicurezza. No-o?
Come si trova a Milano?
Non è un colpo di fulmine, diciamo così. Ma ti accoglie pian piano e ha un ritmo funzionale. Si lavora, ci si trova per l’aperitivo e si concludono gli affari. Un modo rilassato per essere concreti e produttivi. Mi piace. La sento mia.
Una trasteverina che parla come una meneghina.
Amo raggiungere gli amici in ufficio e stare con loro, guardare come lavorano. Mi intrigano le riunioni, i briefing.
Cristiana Capotondi, la Emma Marcegaglia del cinema.
E perché no? Sui budget sono brava, tant’è che quando vedo un film capisco subito quanto è costato. Ho una mente razionale, matematica e filosofica.
E iperattiva.
Mi sono laureata in cinque anni, a pieni voti, pur lavorando tutti i giorni. Anzi, mi sa che ora prendo pure la seconda laurea. In filosofia. O psicologia.
Starle vicino è faticoso?
Certo che no! Sono silenziosa, riservata, pacifica. Una che puoi pure pensare che non c’è.
In «La peggiore settimana della mia vita», un cane viene lanciato dentro una betoniera. Ma lei non era testimonial della Lega per la protezione del cane?
Ma quello è un carlino! Il carlino non è un cane!
Quindi non è propriamente un’animalista, lei.
Credo di avere con gli animali un rapporto sereno. Li rispetto. Ma diciamocelo, se in campagna squartano il maiale per una mangiata, faccio festa.