







Ultima modifica di Eridano; 24-02-12 alle 12:52
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Della tua si riempirebbe l'universo.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


TITOLO: Il giorno piu' lungo dell' Ingegnere, con il baciamano ai due magistrati DA MILANO A REGINA COELI - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . E buio e tirano raffiche di vento in via Moscova a Milano quando la Croma scura targata Torino si ferma davanti al portone, spalancato e illuminato, della caserma dei carabinieri. L' autista apre lo sportello posteriore, ne scende Carlo De Benedetti con un borsone di cuoio: dall' altro lato scende l' avvocato Marco De Luca. Sono le 4.30. De Benedetti viene a costituirsi. Nel borsone ha tre vestiti (un principe di Galles, un doppiopetto blu, un abito marrone), tre camicie, tre cravatte, capi di biancheria, un rasoio elettrico, un flacone di dopobarba. Nell' androne gli va incontro un ufficiale, il maggiore Paolo La Forgia: "Buongiorno, ingegnere. Prende un caffe' ?" lo saluta. Con quel caffe' in un bicchierino di carta, dalla macchinetta nel corridoio della caserma di via Moscova, inizia il giorno piu' lungo del presidente della Olivetti. Ore 5. Sbrigate le formalita' di legge De Benedetti e il suo avvocato vengono fatti salire su una Lancia Delta bianca con targa civile, un' auto blindata. A bordo con loro solo il militare alla guida e il capitano Antonio Bolognani. Davanti e dietro due "gazzelle" di scorta. La piccola colonna si avvia a tutta velocita' verso l' imbocco dell' autostrada. Ore 10. La Delta e la scorta transitano senza arrestarsi al casello Roma Nord. Ore 10.45. Le auto, da via della Lungara e a sirene spiegate, imboccano via San Francesco di Sales dirette alla porta carraia di Regina Coeli. Qui e' in attesa una folla di almeno una cinquantina tra giornalisti e fotografi: il "piano" dell' autocolonna e' quello di fendere la folla a tutta velocita' . Ma il diavolo ci mette la coda ed e' il caos. Proprio all' arrivo della Delta, dalla porta carraia sta uscendo un pullmino delle guardie carcerarie: la strada e' stretta e affollata, e' impossibile far manovra. Il pullmino e l' autocolonna si bloccano l' uno contro l' altra. Fotografi e operatori ne approfittano per bersagliare i vetri scuri e spessi della Delta che mostrano soltanto la vaga ombra d' una testa. Tra scatti, urla, lampi dei flash e sirene ululanti l' auto bianca viene inghiottita dal carcere. Ore 10.50. De Benedetti viene immatricolato. E la procedura penitenziaria prevista dalla legge alla quale sono sottoposti tutti i "nuovi giunti". Prima le generalita' , poi le impronte digitali. "Adesso si spogli, per favore" dice gentilmente un maresciallo. De Benedetti resta in mutande: un agente gli perquisisce i vestiti, poi la visita medica. "Si rivesta" dice il maresciallo. Gli lasciano cravatta e cintura ma gli tolgono, dando regolare ricevuta, gli oggetti preziosi (tra cui il Rolex d' oro), i contanti, il libretto di assegni. I preziosi vengono conservati nella cassaforte dell' istituto. L' ultimo atto della procedura di immatricolazione e' un breve colloquio con la psicologa del carcere: De Benedetti lo supera "brillantemente". Ore 11.40. Arriva al carcere di via della Lungara il giudice per le indagini preliminari Augusta Iannini, pochi minuti dopo giunge anche il secondo legale di De Benedetti, Giovanni Maria Flick. Alla presenza dei due avvocati il giudice inizia l' interrogatorio dell' imputato, che si e' messo il principe di Galles, una camicia blu, una cravatta rosso azzurra. Quando la Iannini entra nella stanza del colloquio De Benedetti si alza e le bacia galantemente la mano. Ore 12.10. Arriva a Regina Coeli anche il Pm Maria Cordova. De Benedetti ripete il baciamano, l' interrogatorio entra nel vivo. Ore 14.30. I due magistrati escono dal carcere, termina la prima parte dell' interrogatorio. De Benedetti viene condotto in una cella del primo braccio, in isolamento. Gli portano la dotazione prevista: una gavetta e un piatto d' alluminio, una forchetta e un cucchiaio, una saponetta, una coperta. Arriva anche il pranzo, quello della cucina del carcere: rigatoni al sugo, due polpette, insalata e una mela. Lui assaggia di tutto. Ore 17.30. Riprende l' interrogatorio, che dura fino a tarda sera. Il maresciallo del primo braccio mette sulla brandina di De Benedetti, nella cella d' isolamento, un materassino nuovo. "Un piccolo riguardo" dice.
De Benedetti agli arresti domiciliari
Non che ci sia rimasto molto in cella.
Ultima modifica di Ilùvatar85; 24-02-12 alle 12:56
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.


già .... peccato che nella stessa richiesta d'arresto firmata da cordova ci fosse anche il nome di gianni letta ....
" su De Benedetti ci sono elementi nuovi "
ma questa ormai è pura accademia .... solo ai babbioni come lei sono SFUGGITE queste cose ... :giagia:


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.

