Un paese senza futuro
Oleg Severghin - 19.03.2012, 18:49
Foto: EPA
Esattamente un anno fa, il 19 marzo alle 08.45 ora di Greenwich, gli aerei dell’aeronautica francese hanno attaccato le postazioni delle truppe governative della Libia. Iniziava cosi’ l’operazione “Unified protector” delle forze occidentali. Secondo i comunicati ufficiali, il primo bersaglio colpito dagli aerei della Francia e’ stata un’automobile “di destinazione incerta” che “poteva minacciare” la popolazione civile. Da allora le definizioni come “incerto”, “eventuale” e “probabile” hanno caratterizzato tutta la campagna militare. Oggi si possono applicare anche al futuro della Libia.
Oggi, infatti, non si capisce piu’ di che Libia si stia parlando. “La nuova Libia: una o tre?” – e’ con questo titolo che il portale web “Euronews” ha pubblicato un commento dedicato alla situazione nel paese. I mass media internazionali hanno gia’ informato che giorni fa i capi delle tribu’ della Cirenaica, la regione orientale ricca di petrolio, hanno annunciato la loro intenzione di uscire dal governo provvisorio e proclamare l’autonomia della regione, reclamando anche il diritto di disporre delle risorse petrolifere. Vorrebbe diventare autonoma anche la citta’ di Misurata. Di conseguenza, la Libia potrebbe dividersi in tre parti. Gli esperti ammoniscono che fra le altre cose cio’ potrebbe portare a una nuova ondata della guerra civile. Allora ci chiediamo che cosa, o forse chi, doveva proteggere in Libia il piano “Unified protector”?
La risoluzione 1973, approvata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU il 17 marzo 2011 con 5 astensioni, fra cui la Russia, la Cina e la Germania, autorizzava le potenze occidentali a usare “tutti i mezzi” per proteggere la popolazione civile, tranne le operazioni di terra. Cio’ e’ bastato ai paesi della NATO. Per “proteggere i civili” gli aerei della NATO sono decollati per ben 26000 volte, distruggendo piu’ di 5000 obiettivi di terra. Secondo gli esperti dell’ONU, gia’ nei primi giorni fino a 90 civili hanno perso la vita sotto le bombe.
Eppure il segretario dell’alleanza Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato che in Libia la NATO ha svolto “la migliore operazione della sua storia”, mentre Suzan Rice, ambasciatore degli USA presso le Nazioni Unite, ha giustificato il principio dell’”intervento umanitario”. Belle parole che, pero’, sono in netto contrasto con la realta’ che e’ quella di caos, soprusi e violenze da parte dei vincitori.
Dice il professor Andreas Dittman dell’Universita’ di Gießen:
L’influenza straniera in Libia viene esercitata da tutte le parti. Da un lato ci sono i faccendieri europei che sentono la puzza del petrolio e vogliono assicurarsi degli appalti. Ma non parlano tutti la stessa lingua europea: ognuno bada a se stesso e la concorrenza e’ spietata. Dall’altro lato ci sono i vari gruppi arabi che hanno tutti dei propri interessi. C’e’ poi la Turchia che sta lottando per appalti nel settore edilizio.
Per quanto riguarda la lotta fra le forze libiche, Dittman e’ stato molto cauto, auspicando soltanto che si possa evitare la ripresa della guerra civile. Secondo l’esperto tedesco, la Libia di oggi e’ un paese dal futuro incerto.
Un paese senza futuro; La Voce della Russia






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