
Originariamente Scritto da
Kobra
Siamo, con tutta evidenza, punto e d'accapo.
Il governo dei tecnocrati che doveva portare la nave fuori dalle secche sta dimostrando ogni giorno che passa che non è più in grado di assolvere il mandato ricevuto.
Il comandante, sempre più nervoso e strambo, sta progressivamente perdendo lo smalto e l'autorevolezza dei primi giorni, i secondi e gli ufficiali in plancia sgomitano e litigano fra di loro, i marinai ai remi che spingono la galea lanciano sempre più spesso segnali di ammutinamento.
Dobbiamo tornare a votare. E questo governo bisogna che si rassegni ad andare a casa.
La cosiddetta politica, o meglio, il teatrino della politica superato il periglioso vortice di Scilla, ovvero le amministrative di due settimane fa, sta cercando di riprendersi per tentare di evitare Cariddi, il risucchio grillino che la potrebbe fagocitare.
Arrivano segnali e richieste di voti anticipati. Arrivano accuse reciproche e reciproche smentite.
Nessuno si azzarda a dire che le elezioni ad ottobre potrebbero, forse, arrestare o contenere l'avanzata travolgente del nulla pentastellato. Pure lo si percepisce dalle mezze frasi, dai retroscena: la politica che conosciamo HA PAURA.
In questo gioco del cerino tutte le fazioni propongono o promettono la riforma elettorale: in realtà nessuno la vuole perché la legge porcata fa comodo a tutti. Anche, e soprattutto, alla sinistra.
Naturalmente sono discorsi fatti per niente semplicemente perché non c'è più il tempo materiale per una nuova legge elettorale che accontenti tutti. Né, tantomeno, la sempre promessa e rimandata riduzione dei parlamentari.
Noi, da sempre, sosteniamo che il bene del Paese lo si può ottenere solo con governi stabili: non a caso riferiamo spesso ai governi Craxi e Berlusconi.
Qualcuno obietterà che non è la durata che garantisce la qualità di governo. Vero, ma l'azione di quel governo sarà stata indubbiamente migliore dei cosiddetti governi balneari di nove mesi di media cui eravamo abituati nella Prima Repubblica.
E allora come si fa ad avere governi stabili dal momento che abbiamo provato col maggioritario e i collegi uninominali e abbiamo fallito, abbiamo provato con le liste bloccate e ancora abbiamo fallito. Dunque dove sta il problema?
A mio avviso in due aberrazioni costituzionali ormai obsolete che se non le modifichiamo non riusciremo mai a migliorare la governabilità di questo Paese: l'azione senza vincolo di mandato dei parlamentari e il finanziamento ai gruppi politici in Parlamento.
Il deputato che per sue ragioni non si riconosce più nel partito di appartenenza si dimetta, gli sia liquidato ciò che gli spetta e torni dagli elettori e il suo posto venga occupato da chi è in graduatoria dopo di lui. In questo modo, anche se la lista è bloccata, la maggioranza di governo non viene intaccata.
E' ignobile, malsano, vergognoso, indecente, poi, che un minimo di 10 senatori e 20 deputati, magari fuoriusciti dai loro partiti entrando a far parte vuoi del Gruppo Misto, vuoi di gruppi di nuova formazione non votati dagli elettori, abbiano il diritto di ricevere finanziamenti dalle rispettive camere di appartenenza si badi bene, IN AGGIUNTA, al normale e già vergognoso rimborso elettorale.
Se non riusciremo a modificare queste norme - e non ci riusciremo perché dovrebbero decidere gli interessati che ne sarebbero penalizzati - continueremo a sentirci la solita litania di discorsi vuoti e retorici: "Il Paese vuole...", "Il Paese chiede..."
Il Paese è stanco. E non si fida più di voi.