Le riforme per il cambiamento
Il serrato dibattito in corso tra le forze politiche che compongono l'arco costituzionale ha permesso un sereno e rispettoso confronto su alcune tematiche fondamentali come le riforme istituzionali e le riforme economiche sociali al fine di conseguire la crescita e lo sviluppo dell'Italia. Esse infatti rappresentano il propulsore di una innovazione che rappresenta il punto cardine del programma elettorale della Casa delle Libertà. Al fine di varare le riforme è però necessario rammentare che è doveroso nonché opportuno perseguire la strada del dialogo tra le varie componenti politiche rappresentate nelle sedi istituzionali e tra le forze sociali, in tal modo da creare una sinergia virtuosa all'enucleazione e all'approvazione delle riforme istituzionali ed economiche sociali, ma qualora il dialogo non si dimostrasse virtuoso è però doveroso nell'interesse dei cittadini italiani che le riforme siano esse di carattere generale o meno vengano varate dall'attuale coalizione governativa. Le riforme istituzionali che costituiscono il fulcro programmatico e innovativo del programma della Casa delle Libertà sono essenzialmente due: la prima riforma mira a ridefinire le competenze principali ed esclusive degli enti governativi modificando così l'attuale assetto politico e organizzativo dello Stato Italiano; Il federalismo (o devolution) prevede, infatti, il trasferimento della potestà legislativa in via esclusiva alle Regioni in materie essenziali come la sanità, l'istruzione e la sicurezza. Il progetto federale deve essere sostenuto però da un principio intrinseco ovvero la sussidiarietà sia orizzontale (dal pubblico al privato) che verticale (dallo Stato alle Regioni). Il federalismo infatti rappresenta un processo che non mira a ridurre lo Stato, ma mira a ridurre lo statalismo. La questione federale infatti dopo l'avvento dell'economia globale è la questione centrale della politica futura e si evolve in piena sintonia con i principi fondamentali della Costituzione Italiana. La seconda riforma che assume anch'essa un carattere strutturale nonché istituzionale e che è strettamente connessa alla prima, consente una rivisitazione dell'attuale ordinamento costituzionale e dell'attuale forma di governo vigente. Le forme di governo che rappresentano il quadro istituzionale, in discussione nelle opportune sedi istituzionali si articolano principalmente in due soluzioni: il semi-presidenzialismo (modello francese) o il premierato (modello inglese). Entrambe si propongono di raggiungere lo stesso fine: rispettare maggiormente la volontà degli elettori e dotare il Governo di strumenti più efficaci per lavorare al servizio del Paese. Il premierato che costituisce il modello governativo vigente nel Regno Unito implica l'elezione diretta del Primo Ministro nominato dal Presidente della Repubblica, il quale gode di ampi poteri, infatti, ha la facoltà di nomina e di revoca dei Ministri che compongono l'esecutivo e ha il potere di proporre in modo vincolante lo scioglimento delle Camere. I vantaggi del premierato sono principalmente due. Il primo è che non tocca il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, che molti ritengono irrinunciabile. Il secondo è che richiede un ritocco molto limitato della Costituzione Italiana, riformulando solo due articoli e integrandone un terzo, poiché si configura come una modifica l’assetto attuale e non come un cambiamento totale. Il federalismo ed il semi-presidenzialismo o il premierato costituiscono dunque un processo riformista tale da bilanciare l'assetto istituzionale poiché attraverso il federalismo vi è un' evoluzione del sistema che avvicina maggiormente le istituzioni alla realtà delle identità e delle articolazioni territoriali e sia attraverso il semi-presidenzialismo sia con il modello inglese vi è un trasferimento di ampi poteri alla figura del Presidente della Repubblica (semi-presidenzialismo) o del Primo Ministro (premierato).




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