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  1. #1
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    Predefinito rubrica a letto con Marx

    E' arrivato. Mascherato dalla non-del-tutto-veritiera unanimità (film visto e rivisto) del voto in Direzione nazionale, ma e' arrivato. Come un fiume carsico, fin dalla fondazione del Pd è rimasto sottotraccia, ha permeato in maniera trasversale schieramenti congressuali, è emerso con plastica evidenza, è rimasto accennato e abbozzato, è esploso per brevi periodi in tutta la sua forza. Il momento del redde rationem del Partito Democratico, la sfida tra socialdemocratici e liberali, tra nostalgici della vecchia e cara sinistra e fautori di quella del ventunesimo secolo. Tra quelli del "nessun nemico a sinistra" e quelli dell'adeguamento della cultura politica di centrosinistra ai mutamenti della realtà produttiva, costi quel che costi. L'Armageddon del Partito democratico, incompiuta bellissima invenzione della politica italiana, ha i volti professorali di Mario Monti ed Elsa Fornero. E si chiama riforma del mercato del lavoro.

    Non sono pochi, né eccessivamente trascurabili, i punti dove la proposta del Governo può essere affinata e resa più funzionale all'obiettivo generale. Nessun riformista si straccerebbe le vesti se anche la disciplina dei licenziamenti individuali per motivi economici fosse ricondotta alla scelta del giudice per quanto concerne l'alternativa tra reintegro e indennizzo, non fosse altro per il fatto che sia i giudici che i lavoratori interessati si esprimono per il reintegro su poche decine di casi su decine di milioni di appartenenti alla forza lavoro. Vale la pena uno sforzo ulteriore per reperire le risorse per l'"ultimo miglio" della copertura universale di nuovi ammortizzatori sociali. E manca, a mio parere l'aspetto più grave, una parallela riforma del pezzo più importante del welfare to work: la formazione professionale, che oggi è un'attività che serve alle clientele lottizzate dei formatori, e non a coloro che devono essere formati per trovare un nuovo lavoro.

    Ciononostante, l'avvio di quello che si appresta ad essere un lungo e appassionato dibattito di primavera/estate, non è stato dei più esaltanti. A molti è parso di intravedere il re-make del film andato in onda in occasione dei referendum del giugno scorso, quando si riuscì nel capolavoro comunicativo di far passare un referendum per l'abolizione dell'obbligo di gara nei servizi pubblici a rilevanza economica in un referendum a favore o contro la proprietà privata dell'acqua. Anche stavolta, nelle ore immediatamente successive alla prima conferenza stampa del governo, hanno cominciato a circolare le prime leggende metropolitane sulla trasformazione del nostro mercato del lavoro in una giungla liberista dove ai padroni veniva data piena libertà di licenziare qualcuno perché tifa Inter (in fondo, non necessariamente una cattiva idea). E' dovuto intervenire addirittura il Presidente della Repubblica a stoppare sul nascere la disinformazione. Salvo essere accusato di "rinnegare la propria storia e il proprio passato".

    In verità, nell'ipotesi che la realtà delle proposte sia riconosciuta dalla politica come fattore rilevante nell'orientare il dibattito pubblico su tematiche così politically valutable, la proposta del governo contiene praticamente tutte le istanze auspicate da centrosinistra e sindacati negli ultimi quindici anni. Differenziazione marcata delle aliquote contributive, in modo che il lavoro precario costi più di quello stabile. Abolizione (stage gratuiti, dimissioni in bianco, lavoro dipendente mascherato da partita IVA, associazione in partenariato) o deciso ridimensionamento (co.co.pro. , part.time, lavoro intermittente) di quelle che nella prassi erano divenute vere e proprie forme di sfruttamento dei giovani, con l'istituzione dell'apprendistato regolato come modalità di ingresso prevalente nel mercato del lavoro. Estensione sia sul margine intensivo (l'ammontare) che estensivo (la platea di beneficiari) degli ammortizzatori sociali, eliminando l'utilizzo distorto di cassa integrazione e mobilita' come prolungato accompagnamento al prepensionamento (altro strumento distorsivo) e quindi all'impossibilita reale di ricollocare il lavoratore.

    Attenzione speciale, con risorse aggiuntive, ai lavoratori over-50 espulsi dai processi produttivi. La parte meno ideologizzata del dibattito non nega questi fattori, ma li considera un'inezia rispetto ai licenziamenti selvaggi che a loro dire la nuova disciplina sull'art.18 imporrebbe. Dimenticando, senza dubbio involontariamente, che sui licenziamenti sui quali il giudice accerta un motivo discriminatorio rimane l'obbligo di reintegro, così come sui licenziamenti disciplinari che il giudice valuti ingiustificati o non in violazione di specifici obblighi contrattuali. L'indennizzo e' previsto per i licenziamenti individuali per motivi economici fino a 4 unita', sebbene su questo punto siano auspicabili interventi che - quantomeno - specifichino meglio che non si intende la possibilità di licenziare ad libitum un lavoratore al mese, o che introducano la possibilità di una valutazione di merito da parte del giudice.

    Comunque vada a finire, qualunque compromesso venga trovato dalle forze crepuscolari del ventennio della Seconda Repubblica, il modo in cui verrà condotto il dibattito sul mercato del lavoro determinerà la matrice culturale delle forze riformiste di questo Paese. Forse non di quelle attuali, ma sicuramente di quelle future.


    Il lavoro è l'Armageddon del Pd - qdR magazine

  2. #2
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    Predefinito Re: rubrica a letto con Marx

    Quel magazine è pessimo.
    VOTA NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE
    UN NO COSTITUENTE PER LA DEMOCRAZIA CONTRO L'AUSTERITA'
    http://www.sinistraitaliana.si/ - http://www.noidiciamono.it/

  3. #3
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    Predefinito Re: rubrica a letto con Marx

    mi sarei preoccupato se la pensavi diversamente

  4. #4
    email non funzionante
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    Predefinito Re: rubrica a letto con Marx

    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    mi sarei preoccupato se la pensavi diversamente
    hahahahahahahah :sofico:
    Ultima modifica di Ted; 31-03-12 alle 12:39

 

 

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