

Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .


Chi sono i responsabili di questa crisi?
I grandi banchieri.
Siano loro, non chi produce e lavora, a pagarne i costi!


Concordo e mi pare di averlo già scritto anche in passato. Il titolo del thread serve solo a far riflettere i più.
I governi di tutta Europa sono complici di quanto accade nel mondo dell'imprenditoria e del lavoro.
Vale per questi suicidi tra dirigenti e imprenditori di aziende e vale per le tante, troppe, morti cosiddette bianche che in Italia fanno strage di operai nei cantieri e nelle fabbriche.
"Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza" (firma valida per tutte le stagioni)


Suicidi, Rapporto Eures: una vittima al giorno tra chi ha perso il lavoro, rischi maggiori per esodati e imprenditori | tiscali.notizie
Quello dei suicidi al tempo della crisi è un tema entrato ormai di prepotenza nelle cronache quotidiane italiane e internazionali. Lo testimonia il secondo Rapporto dell'Eures “Il suicidio in Italia al tempo della crisi” in base al quale soltanto nel 2010 sono stati 362 i suicidi dei disoccupati. Nettamente superati i 357 casi registrati nel 2009, che già rappresentavano una forte impennata rispetto ai 270 accertati in media nel triennio precedente (rispettivamente 275, 270 e 260 nel 2006, 2007 e 2008), a riprova della correlazione tra il rischio suicidario e l’integrazione nel tessuto sociale.Il lavoro che non c'è uccide - Tra i disoccupati, informa lo studio, la crescita riguarda principalmente coloro che hanno perduto il lavoro (272 suicidi nel 2009 e 288 nel 2010, a fronte dei circa 200 degli anni precedenti), mentre meno marcato appare l'incremento tra quanti sono alla ricerca della prima occupazione (85 vittime nel 2009 e 74 nel 2010, a fronte delle 67 in media nel triennio precedente). La crescita dei suicidi dei disoccupati tra il 2008 e il 2010 si attesta complessivamente al 39,2% del totale, salendo al 44,7% tra quanti hanno perduto il lavoro. Considerando la sola componente maschile, l'aumento dei suicidi dei senza lavoro appare ancora più preoccupante (da 213 casi nel 2008 a 303 nel 2009 a 310 nel 2010), attestandosi a +45,5% tra il 2008 e il 2010, confermando così la centralità della variabile occupazionale nella definizione dell'identità e del ruolo sociale degli uomini, messo in crisi dalla pressione psicologica derivante dall'impossibilità di provvedere e partecipare al soddisfacimento dei bisogni materiali della famiglia.Imprenditori autonomi: 336 casi nel 2010 - Ma la gelata economica ha i suoi effetti negativi non solo sul lavoro subordinato e sui senza lavoro ma anche nella sfera del lavoro autonomo, inducendo al suicidio anche molti artigiani, commercianti e piccoli imprenditori autonomi: secondo l'Eures nel 2010 questi sarebbero stati ben 336, contro i 343 del 2009. Lo studio definisce infatti "molto alto il rischio suicidario" in questa componente della forza lavoro direttamente esposta all'impatto della crisi.Artigiani e commercianti depressi - In dettaglio, nel 2010 si sono contate 192 vittime tra i lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) e 144 tra gli imprenditori e i liberi professionisti (sono state 151 nel 2009), costituite in oltre il 90% dei casi da uomini, confermando come tutte le variabili legate a fattori materiali presentino "indici di mascolinità superiori a quello già elevato rilevato in termini generali".Rischio maggiore tra imprenditori e disoccupati - Secondo lo studio però i rischi di suicidio nei momenti di difficoltà economica sarebbero più alti tra disoccupati e imprenditori, meno invece tra i dipendenti. Infatti, considerando l'indice di rischio specifico (suicidi per 100 mila abitanti della medesima condizione) sono i disoccupati a presentare l'indice più alto (17,2), seguiti con scarti significativi dagli imprenditori e liberi professionisti (10 suicidi ogni 100 mila imprenditori e liberi professionisti), colpiti dalle fluttuazioni del mercato e, come noto, dai ritardi nei pagamenti per i beni e servizi venduti (in primo luogo da parte della Pubblica Amministrazione) e dalla conseguente difficoltà di accesso al credito. Meno suicidi fra i dipendenti - Seguono i lavoratori in proprio (5,5) e chiudono la graduatoria del rischio i "più tutelati" lavoratori dipendenti (4,5). Soltanto di poco più alto, infine, l'indice di rischio suicidario degli inattivi (pensionati, casalinghe, studenti, eccetera).Più suicidi fra i separati - Lo spettro della povertà è anche alla base di numerosi atti estremi da parte di separati e divorziati, ambito che sarebbe a rischio suicidio 15 volte oltre la media soprattutto tra gli uomini. Non a caso, rileva l'Eures, nel 2010 si sono contati 33,8 suicidi ogni 100 mila abitanti separati o divorziati (66,7 tra gli uomini a fronte di 11,8 tra le donne). Assai distanziati i casi di suicidio che hanno riguardato i vedovi (8,6 casi ogni 100 mila abitanti, che sale a 35,5 tra gli uomini a fronte di 3,6 tra le donne) e, con ampio scarto, dai coniugati (4,2) e da celibi e nubili (4,1).Nella fascia esodati +12,6% - La crisi pesa e l’addio alla vita è sempre più in agguato nella fascia dei cosiddetti esodati, vale a dire tra coloro che hanno tra i 45 e i 64 anni, facendo segnare un incremento di casi del 12,6% nel 2010 rispetto al 2009 e del 16,8% rispetto al 2008. L'incremento dei suicidi in questa fascia di età - sottolinea lo studio realizzato su dati Istat - è legato alla vulnerabilità in termini occupazionali delle persone alle prese con gravi difficoltà di ricollocazione lavorativa. Ma la disoccupazione è anche alla base dei suicidi nelle fasce di età tra 45 e i 54 anni, aumentati del 13,3% rispetto al 2009, e in quella 55-64 anni (+10,5%); il tutto a fronte di una crescita complessiva dell'8,1%. "Ed è proprio in questa fascia che si concentra anche il problema dei cosiddetti esodati - sottolinea Eures - ovvero di quei lavoratori usciti dal mercato del lavoro attraverso canali di protezione sociale e che l'attuale riforma Monti-Fornero del sistema pensionistico (in attesa di interventi correttivi), rischia di lasciare totalmente privi di reddito".Più inclini al suicidio i maschi tra i 45 e i 65 anni - Consistente, tra il 2008 e il 2010, anche l'aumento dei suicidi tra gli over 64 (+6,6%), nella fascia 18-24 (+6,5) e, in misura inferiore, in quella 25-44 anni (+2,3%). Più in generale si conferma la correlazione diretta tra età e 'propensione al suicidio', con un indice pari a 8,5 suicidi ogni 100 mila abitanti tra gli over 64, a 6,6 nella fascia 45-64 anni, a 4,6 in quella 25-44, a 2,6 nella fascia 18-24 e a 0,2 tra i minori. In termini generali, evidenzia l'Eures, il fenomeno del suicidio nel nostro Paese si è declinato nel 2010 in prevalenza al maschile, con 8,2 suicidi ogni 100 mila abitanti, tendenza che è andata rafforzandosi a partire dal 2007 (quando l'indice era pari a 7,7).In Lombardia il record - nel 2010 i suicidi sono notevolmente aumentati nelle regioni del Centro-Nord, ma a livello territoriale il triste primato se lo è aggiudicato la Lombardia (con 496 casi, +3% rispetto al 2009), seguita dal Veneto (320, pari al 10,5% del totale, con un aumento del 16,4% sul 2009) e l'Emilia Romagna (278, 9,1%). Oltre la metà dei suicidi censiti in Italia, informa lo studio, avvengono in una regione del Nord (1.628 casi nel 2010, pari al 53,4% del totale), a fronte del 20,5% al Centro (624 casi) e del 26,1% al Sud (796 casi). Anche in termini relativi il Nord conferma i valori più alti, con 5,9 suicidi ogni 100 mila abitanti, a fronte dei 5,3 del Centro e dei 3,8 del Sud.Valle d'Aosta in cima alla nefasta classifica in termini relativi - Ma è il Centro Italia a registrare nel 2010 la crescita più consistente (+11,2% sul 2009, che sale a +27,3% nel Lazio, con 266 suicidi), a fronte di un +1,8% a Nord e di un calo del 3,5% al Sud. In termini relativi (media 2006-2010) è tuttavia la Valle d'Aosta a guidare la graduatoria del rischio suicidario (con 9,2 suicidi ogni 100 mila abitanti), seguita dal Friuli Venezia Giulia (9) e dalla Sardegna (8,9). A livello provinciale (media 2006-2010) il valore più alto si rileva a Vercelli (15 casi per 100 mila abitanti), Belluno (12,9), Ogliastra e Sondrio (12,7), mentre il valore più basso si rileva a Napoli (1,1).17 aprile 2012
Ultima modifica di Avanguardia; 17-04-12 alle 15:55


vedete.....il liberalismo e' il regime piu' assassino prodotto dall' uomo....esso uccide "indirettamente" ma uccide! chi non si conforma e' morto o escluso dalla societa' edonista e materialista.
"QUANDO BRUCERANNO LE CAPITALI D'OCCIDENTE I TEMPLI DEL DIO DENARO CROLLERANNO E LA GRANDE MELA SARA' SOMMERSA DALL' ACQUA.....ALLORA SARA' LA FINE CIOE' L'INIZIO"




I suicidi figli della crisi
Sono inquietanti i dati resi noti negli scorsi giorni e relativi al suicidio in Italia in questo periodo di crisi economica. Colpiti non solo i disoccupati ma anche gli imprenditori ed i lavoratori autonomi. Il secondo rapporto Eures “Il suicidio in Italia al tempo della crisi” lancia un grido d’allarme per una situazione che sembra essere sfuggita al controllo sociale.
Sono stati 362 nel 2010 i suicidi dei disoccupati; erano 357 i casi del 2009, che già costituivano un forte incremento rispetto ai 270 accertati in media del triennio precedente (275, 270 e 260 nel 2006, 2007 e 2008). Il secondo rapporto Eures evidenzia come la situazione economica non abbia effetti solo sui disoccupati, ma anche fra imprenditori e lavoratori indipendenti, inducendo al suicidio anche artigiani, commercianti e imprenditori in genere. Secondo l’Eures nel 2010 in questa categoria ben 336 persone si sono tolte la vita, contro i 343 del 2009. Ad inizio 2012 già 23 gli imprenditori sono morti suicidi.
Lo studio definisce “molto alto il rischio suicidario” fra i lavoratori direttamente esposti alle conseguenze della crisi. I rischi procurarsi la morte nei momenti di difficoltà economica sarebbero più alti tra disoccupati e imprenditori, meno invece tra i dipendenti. Nel 2010 vi sono state 192 vittime tra i lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) e 144 tra gli imprenditori e i liberi professionisti (151 nel 2009). In oltre il 90% dei casi si tratta di uomini, confermando come tutte le variabili legate a fattori materiali presentino “indici di mascolinità superiori a quello già elevato rilevato in termini generali” e ribadendo la centralità del lavoro nella possibilità di costruire e/o di portare avanti un progetto di vita, soprattutto nella componente maschile della popolazione.
Dopo l’aumento dei suicidi registrato nel 2009 (+5,6% rispetto al 2008), la crescita del fenomeno è proseguita anche nel 2010 (+2,1%). I suicidi accertati in Italia salgono a 3.048 (2.986 nel 2009 e 2.828 nel 2008). L’incremento, che investe trasversalmente la popolazione, coinvolge la componente maschile (+2,4%) in misura maggiore di quella femminile (+0,9%): nel 2010 l’indice di rischio suicidario risulta tra gli uomini quattro volte superiore a quello delle donne (8,2 a fronte di 2,1). Secondo lo studio dell’Eures sono aumentati nel 2010 i suicidi nelle regioni del Centro-Nord. In questa triste classifica in testa vi è la Lombardia (con 496 casi, +3% rispetto al 2009), seguita dal Veneto (320, 10,5% del totale, con un aumento del 16,4% rispetto al 2009) e l’Emilia Romagna (278, 9,1%).
I suicidi figli della crisi | infoinsubria
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Fiaccolata contro la crisi e per i troppi suicidi degli imprenditori
"Bisogna fermare l'escalation dei suicidi"
La pioggia non ha fermato un migliaio di manifestanti che sono scesi in piazza del Pantheon per denunciare gli effetti devastanti della crisi economica sull'imprenditoria. Una fiaccolata per dire "basta ai tanti, troppi suicidi causati dalla crisi economica". Basti pensare alle storie di Mario Frasacco che si è ucciso perché il suo centro di progettazione di alluminio era in fallimento o quella di Pasquale Clotilde, il corniciaio che si è tolto la vita nel suo retrobottega a Centocelle perché non riusciva più a tirare avanti. Si sono riuniti imprenditori e lavoratori, associazioni datoriali e sindacati, rappresentanti di istituzioni dei diversi colori politici e partiti; una iniziativa unica nel suo genere chiamata "Silenziosamente". Oltre mille i partecipanti, secondo il promotore principale della fiaccolata: il presidente della Federlazio, Maurizio Flammini. La richiesta che arriva dalle imprese e "un patto di onore" con gli enti locali per garantire pagamenti regolari ai fornitori; la chiusura dei debiti pregressi; forme di compensazione tra i crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione e i debiti di natura tributaria e contributiva. Il problema principale è infatti il ritardo, a volte anche di anni, dei pagamenti della pubblica amministrazione e degli enti pubblici nei confronti delle imprese privata.
In piazza, accanto agli imprenditori e ai lavoratori manifestano anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Entrambi chiedono di allentare i vincoli del patto di stabilità. "Le piccole e medie imprese - dice Alemanno - sono come dentro una tenaglia, devono pagare le tasse ma i pagamenti non arrivano. C'e bisogno che il governo dia un segnale subito altrimenti è una tragedia". "Se non si modifica il patto di stabilità - sostiene Zingaretti - gli enti locali non possono investire". "Giovedì faremo partire una lettera indirizzata al governo e a tutte le istituzioni locali - annuncia Flammini -. In otto punti chiediamo cosa bisogna fare per salvare le imprese e per salvare l'Italia: la pubblica amministrazione, così come ha stabilito la Commissione Europea, deve pagare entro 30 giorni; la Cassa Depositi e Prestiti ha ingenti somme ferme e potrebbe finanziare lo Stato per saldare i debiti con le imprese; bisognerebbe potenziare il sistema dei confidi". "Lo Stato deve pagare i 70 miliardi di debiti che deve alle imprese italiane - gli fa eco il presidente della Camera di Commercio di Roma Giancarlo Cremonesi -. Rivolgiamo un appello prima al governo e poi alle istituzioni locali: bisogna aiutare le imprese nell'accesso al credito, la pubblica amministrazione deve saldare i suoi debiti".
Fiaccolata contro la crisi e per i troppi suicidi degli imprenditori
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E' uno stillicidio quotidiano oramai.
L'Italia credo sia uno dei pochi paesi al mondo dove si concentrano il maggior numero di morti sul lavoro e suicidi di chi il lavoro invece l'ha perso a causa della crisi. Allucinante! E il governo Monti che fa? Chiacchiera o manda la finanza a rompere tra i negozi e le ditte medio-piccole dove già si fatica ad arrivare a fine mese.


L'insensibilità della casta dirigente è impressionante, gente senza cuore quando siamo alla prova dei fatti , a parte le lacrime pubbliche che sanno più da operazione di pubbliche relazioni.
Se i cittadini non trovano in sé il coraggio di reagire, saranno come un corpo che si lascia divorare dalle larve di mosca.
Ultima modifica di Freezer; 19-04-12 alle 20:47
Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .