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Discussione: La Lega può morire

  1. #61
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    Certamente quanto tu dici sul "federalismo" è essenziale...ma allo stato debitorio attuale non è purtroppo abbastanza per abbassare in tempi relativamente rapidi ed in modo consistente le tasse in Italia...

    occorre dare in gestione a operatori di mercato i beni pubblici per aumentarne la redditività;

    emettere obbligazioni fuori dal perimetro del bilancio pubblico con cui ripagare titoli di debito statale giunti a maturazione, evitando così il loro rifinanziamento e cancellando in tal modo la cifra equivalente di debito;

    vendere i beni con calma, nei momenti migliori di mercato.



    FINANZA/ 1. Pelanda: ecco come abbassare le tasse in Italia | pagina 2


    ...


    :giagia::giagia:
    L'italia è uno stato non riformabile. Occorre dividerla in aree omogenee dal punto di vista antropologico e socio-economico.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #62
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    la lega deve morire, dopo i brillanti risultati ottenuti in 15 anni di governo col nano, credo abbia esaurito la sua utilità avendo raggiunto tutti i risultati che si erano prefissi:
    federalismo, ripresa economica, liberare il nord dalle mafie, liberare il nord dai clandestini e dai terroni.

  3. #63
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    Predefinito Re: La Lega può morire

    Citazione Originariamente Scritto da Aldo Raine Visualizza Messaggio
    Scusate ma quando cavolo è mai nata la lega? per morire bisogna prima nascere giusto? perchè a me risultano solo il nulla, 0 nessun successo, nessun obiettivo raggiunto per gli italiani...

    Quindi che deve morire a fare, più che altro risparmieremo un pò di soldi per questi individui, 20 anni in politica, 20 anni al di fuori della costituzione, 20 anni di cialtronate, buffonate, sistemazione della progenie sono troppi.

    Neanche dovevano esistere, e adesso si applichi la costituzione e si radano al suolo anche le sedi di questo partito.
    scusa,
    gl'altir partiti invece? loro, cos'hanno raggiunto?

  4. #64
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    L'italia è uno stato non riformabile. Occorre dividerla in aree omogenee dal punto di vista antropologico e socio-economico.
    Resta da capire cos'avrebbero di "antropologicamente omogeneo" i cuneesi con (per dire) i vicentini piuttosto che i trevigiani.

    Tu lo sai?

  5. #65
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Resta da capire cos'avrebbero di "antropologicamente omogeneo" i cuneesi con (per dire) i vicentini piuttosto che i trevigiani.

    Tu lo sai?
    Ma io penso basti chiedere cos'avrebbero di antropologicamente diverso per ottenere risposte senza il minimo senso.
    "The gods that we've made are exactly the gods you'd expect to be made by a species that's about half a chromosome away from being chimpanzee." ~ Christopher Hitchens

  6. #66
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    Thumbs up Re: Lega: la fine è politica

    ...a parte "l'antropologico" che mi suona un pò troppo forte, ma può darsi che sia anche un effetto volutamente di "colore" da parte tua...SCUSA SE MI PERMETTO, ma tra ciò che sostengo io, in aggiunta a quanto detto da UGOLUPO che condivido in toto, anche con ciò che sostieni tu, non vedo SOSTANZIALI DIFFERENZE...si tratta forse solo d'intenderci sui termini...


    Ronza: «L'idea delle macroregioni di Formigoni viene da Miglio»


    Robi Ronza, giornalista e saggista, spiega a Tempi.it che cosa c'è di buono nella proposta di Formigoni di accorpare il territorio italiano in tre grandi regione più le cinque autonome: «La proposta è quella di Miglio, che voleva una riorganizzazione radicalmente federale del nostro paese»




    02 Set 2011


    Leggera polemica a distanza tra Roberto Formigoni e il suo vice in Regione Lombardia, il leghista Andrea Gibelli, sulla proposta del governatore della Lombardia, all'interno del dibattito sulla riduzione del debito pubblico, di accorpare le Regioni, trasformandole in macroregioni, per razionalizzane le funzioni dando modo alle casse dello Stato di risparmiare sulla spesa per gli enti locali.

    Gibelli obbietta a Formigoni di fare un ragionamento puramente ragionieristico e che il progetto della Lega, che parte dall'impostazione voluta dal tandem Miglio-Bossi «va dal basso verso l'alto, dai popoli fino ai diversi livelli di governo».

    Su questi temi abbiamo posto qualche domanda a Robi Ronza, giornalista e saggista, tra i primi in Italia a parlare di riforma federalista già dai primi anni '70, curatore nel 2001 della ristampa con prefazione di Roberto Formigoni de "L’asino di Buridano", il pamphlet in cui Gianfranco Miglio aveva rilanciato nel 1999 la proposta delle macroregioni avanzata alcuni anni prima.

    Macroregioni sì, macroregioni no: la questione è seria o è un po’ la proverbiale discussione sul sesso degli angeli?

    La questione è seria, e l’interesse di Formigoni al riguardo non nasce certo adesso. Delle macroregioni Formigoni e Miglio avevano parlato in un’indimenticabile cena, alla quale ho partecipato, nella casa del professore a Domaso. Notoriamente tra le attuali Regioni italiane alcune hanno forte radicamento socio-storico, ma altre sono troppo piccole, troppo eterogenee o entrambe le cose. A Gianfranco Miglio si deve riconoscere il merito di avere per primo posto autorevolmente la questione nel suo "Una Costituzione per i prossimi trent’anni", un saggio davvero preveggente pubblicato da Laterza nel 1990, prima dunque del crollo della “Prima Repubblica” e mentre la Lega Nord stava ancora muovendo i primi passi.

    In seguito, nel cruciale ma breve periodo di stretta collaborazione tra Miglio e Bossi (1990-1994), grazie alla Lega Nord molte idee del professore giunsero alla ribalta della vita pubblica del nostro paese. Tra queste, appunto, l’idea delle macroregioni, in seguito rimasta sullo sfondo anche perché la Lega stessa cessò di occuparsene specificamente, puntando invece tutte le proprie carte sul tema dell’indipendenza della Padania.

    Miglio aveva proposto una riorganizzazione radicalmente federale del nostro paese, che secondo il suo progetto avrebbe dovuto articolarsi in tre grandi macroregioni, più le cinque Regioni a statuto speciale, che dovevano permanere per le loro specificità etno-linguistiche o geografiche.

    A parte le cinque Regioni a statuto speciale, che hanno per definizione una precisa identità, le macroregioni di Miglio, a cui si rifà Formigoni, hanno per così dire un’anima o sono frutto di un calcolo puramente tecnico, ragionieristico?

    Hanno un’anima, o comunque la possono recuperare facilmente, perché a grandi linee si rimodellano sui cinque maggiori Stati pre-unitari, che erano il frutto ragionevole di una lunga evoluzione storica. E anche per questo – aggiungo – se l’Italia unita fosse nata come federazione di tali Stati, invece che per annessione al Regno sabaudo, oggi staremmo molto meglio.

    Tornando a noi, poco più tardi, nel 1992, la Fondazione Agnelli lanciò invece l’idea di una riorganizzazione dell’Italia in dodici Regioni. Che si tratti della proposta di Miglio o di quella della Fondazione Agnelli, l’idea delle macroregioni nasce insomma al di fuori della politica partitica verso la fine della “Prima Repubblica”, quando la Lega Nord era per così dire in fasce, visto che compare per la prima volta in Parlamento con le elezioni del 1987.


    L'eventuale riformulazione della struttura degli enti locali sembra essere uno dei punti qualificanti per evitare all'Italia il default economico…

    Non capisco come mai. Anche in questo settore c’è ovviamente molto da fare, ma la stragrande maggioranza dell’inefficienza e degli sprechi della spesa pubblica è in capo all’amministrazione dello Stato e in particolare alla burocrazia ministeriale romana. Evidentemente però per un ministro è molto più facile proporre la soppressione dei piccoli comuni piuttosto che la riforma generale dell’amministrazione dello Stato, compresa la soppressione di qualche ministero ormai inutile.

    Qualcosa non torna: Formigoni vuole accorpare le Regioni e poi contesta la decisione, ora ritirata dal governo, di accorpare i piccoli Comuni?

    In primo luogo va osservato che i piccoli Comuni, situati per lo più nel Nord, in genere hanno i conti a posto, nonché sindaci e consigli che costano poco o niente; inoltre danno a basso costo dei servizi apprezzabili. A Galliate Lombardo, Comune con meno di mille abitanti dove vivo, d’inverno c’è un servizio di sgombero neve di una tempestività e di un’efficienza che a Milano se la sognano. Se con l’accorpamento si vuol puntare a rimettere ordine in amministrazioni locali che fanno acqua da tutte le parti, allora i primi Comuni da accorpare sarebbero Roma e Napoli, sempre che se ne trovi uno disponibile ad accorparli… Ciò detto, si può anche pensare a delle fusioni di Comuni, ma non lo si può certo fare d’imperio, da Roma, con criteri astratti calati dall’alto in modo indiscriminato. Un Comune vale non solo per la sua attuale popolazione ma anche per il suo territorio, la sua storia e le sue prospettive di sviluppo. Casomai si tratta di non imporre per legge a quelli piccoli il peso di strutture istituzionali e organizzative di cui non hanno bisogno. I più piccoli potrebbero anche avere un sindaco e due assessori elettivi, senza il consiglio ma con l’assemblea dei residenti (come accade in molti casi in Svizzera). Considerazioni analoghe valgono per le Province. Alcune si potrebbero accorpare, ma anche qui il centralismo astratto è un pessimo consigliere. Quella di Trieste ha un minuscolo territorio, ma qualcuno pensa davvero che la si possa far diventare un comprensorio litoraneo della provincia di Gorizia? Quella di Siena ha una popolazione relativamente esigua, ma qualcuno pensa che Siena possa diventare un comune della provincia di Firenze?

    Se la ristrutturazione degli enti locali fosse "cosa buona e giusta" per dare ossigeno ai conti dello Stato, dovrebbe trovare tutti d'accordo. Ma non è così. Lo stesso Formigoni ha invitato al dimagrimento i ministeri, sentendosi però rispondere dal prof. Luca Antonini, presidente della commissione ministeriale sull'attuazione del federalismo fiscale, che i ministeri hanno subito più tagli delle Regioni. Dove sta la verità?

    Può darsi che i ministeri, cui fanno capo in Italia circa tre quarti della spesa pubblica, abbiano in qualche specifico caso subito dei tagli più alti in valore assoluto, ma in forza della suddetta obiettiva proporzione mi sento di escludere categoricamente che ciò possa valere anche solo relativamente. Al di là di questo, osservo che sotto la spinta dell’innovazione tecnologica e delle urgenze della globalizzazione, negli ultimi decenni, nelle città del Nord sono spariti stabilimenti che occupavano quartieri interi. A Roma invece non solo non è stato chiuso alcun ministero, ma quando si entra in uno di essi sembra di essere piombati per magia in un film ambientato nell’Italia di quarant’anni fa. Una seria e rigorosa riforma generale porterebbe a quella riduzione drastica del personale che ha fatto scomparire nel Nord quei grandi stabilimenti di cui si diceva. Certo, sarebbe un’operazione ardua e socialmente difficile. Alla Fiat a Torino, alla Pirelli a Milano, alla Marzotto a Valdagno però l’hanno fatta. Dovrebbero farla finalmente a Roma, in via Nazionale, al Viminale, al Quirinale e così via, ovviamente accompagnandola con ogni doverosa misura di mitigazione e di riorientamento dell’economia romana. Ciò fatto, il taglio della spesa pubblica verrebbe di conseguenza e sarebbe davvero possibile. D’altra parte si andrebbero a togliere posti di lavoro statali non a Camberra o a Brasilia, ma a una città di valore simbolico mondiale e con un tale fascino storico e un tale patrimonio d’arte da motivare, se ben gestiti, un flusso di turismo culturale maggiore di quelli di Parigi e di Londra messi insieme. Con tutto il reddito e tutti i posti di lavoro ad ogni livello che ne deriverebbero.


    ...


    :giagia::giagia:
    Ultima modifica di salvo.gerli; 10-04-12 alle 11:25
    ________________________________


    Impossibilia nemo tenetur

  7. #67
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Resta da capire cos'avrebbero di "antropologicamente omogeneo" i cuneesi con (per dire) i vicentini piuttosto che i trevigiani.

    Tu lo sai?
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  8. #68
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da samba de amigo Visualizza Messaggio
    Ma io penso basti chiedere cos'avrebbero di antropologicamente diverso per ottenere risposte senza il minimo senso.
    Citazione Originariamente Scritto da UnionJak Visualizza Messaggio
    lo stesso numero di dipendenti statali
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  9. #69
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Resta da capire cos'avrebbero di "antropologicamente omogeneo" i cuneesi con (per dire) i vicentini piuttosto che i trevigiani.

    Tu lo sai?
    Sì.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #70
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    :giagia:
    opinioni personali, contro dati di fatto... accidenti! mi arrendo

 

 
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