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Discussione: La Lega può morire

  1. #31
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo Visualizza Messaggio
    Troverò sempre uno straccio di simbolo di un partito del nord, fosse pure quello fondato dal "trota".:giagia:

    Ti illudi forse che in Italia vietino i partiti federalisti e SECESSIONISTI, oppure che chiudano la Lega come si chiudono i siti internet?
    Di simboli nordisti ne troverai tre o quattro... alla fine vi dissolverete.
    Salviamo ogni albero come se fosse l'ultimo. Vento fresco tra i capelli.

  2. #32
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    Predefinito Re: La Lega può morire

    Citazione Originariamente Scritto da Aldo Raine Visualizza Messaggio
    Scusate ma quando cavolo è mai nata la lega? per morire bisogna prima nascere giusto? perchè a me risultano solo il nulla, 0 nessun successo, nessun obiettivo raggiunto per gli italiani...

    Quindi che deve morire a fare, più che altro risparmieremo un pò di soldi per questi individui, 20 anni in politica, 20 anni al di fuori della costituzione, 20 anni di cialtronate, buffonate, sistemazione della progenie sono troppi.

    Neanche dovevano esistere, e adesso si applichi la costituzione e si radano al suolo anche le sedi di questo partito.
    Il problema è che lo sfruttamento coloniale del nord continua , anzi , con questo governo si accentua.
    Per cui , se non è la Lega , deve essere per forza qualcun altro.

  3. #33
    Ex Donald ed ex Max50
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da bator Visualizza Messaggio
    Di simboli nordisti ne troverai tre o quattro... alla fine vi dissolverete.
    Vale anche per te la risposta che ho dato all'altro :la consapevolezza di essere sfruttati e schiavi , e umiliati culturalmente non è facile da eliminare.....

  4. #34
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    Predefinito Re: La Lega può morire

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Ne dubito molto di questo. La dinamica elettorale semmai è sempre stata finora al contrario elettore deluso del PDL intercettato dalla Lega e raramente il flusso è stato inverso(il PDL ha piu l'apparenza di partito di interessi e clientelare per come è fatto ed è quindi molto poco adatto ad un elettorato ideologico e populista come quello leghista) : è molto piu facile che i voti persi dalla Lega (e voti persi ci saranno certamente) andranno al Movimento 5 stelle di Grillo che stavolta potrebbe avere un "exploit"
    Vero.
    Probabilmente il voto si disperderà fra M5S, altri movimenti localistici tipo la neonata Unione Padano-Alpina o il FIL (se c'è ancora...), potrebbero esserci degli smottamenti di sindaci e consiglieri...
    e poi verso l'astensione.

    Mi riesce difficile capire come un ex leghista possa votare PDL cioè finire dalla padella alla brace...
    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo Visualizza Messaggio
    Il PDL ha smesso di esistere quando Fini è diventato comunista per convenienza.
    Ma chi se ne frega...
    il PDL è morto quando si è rimangiato la parola di abbassare le tasse e non ha fatto la rivoluzione liberale.
    Fini è l'ultimo dei problemi...
    cioè è il primo dei problemi a chi nel PDL era interessato a mantenere governo e poltrone...

    ma al popolo non gliene può fregar di meno.
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  5. #35
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da Noir Visualizza Messaggio
    ma tu non sei federalista, sei berlusconiano dentro, per questo voterai pdl
    Insomma, tu sogni che io diventi tuo alleato tramite un voto a Berlusconi, inciuciato col PD:sofico:
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  6. #36
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da bator Visualizza Messaggio
    Di simboli nordisti ne troverai tre o quattro... alla fine vi dissolverete.
    Non illuderti di farla franca.

    Le tensioni tra nord e sud potrebbero aumentare a causa della crisi e delle rapine di stato.

    Quanto agli altri partiti... per Monti sono pezze da piedi.
    Ultima modifica di ugolupo; 09-04-12 alle 20:57
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  7. #37
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo Visualizza Messaggio
    Insomma, tu sogni che io diventi tuo alleato tramite un voto a Berlusconi, inciuciato col PD:sofico:
    Io sogno che tu la smetta di farti prendere per il culo da tutti
    per la tua canina fedeltà nei confronti di fancazzisti ladri.
    Ultima modifica di Proteus; 09-04-12 alle 20:55

  8. #38
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da Proteus Visualizza Messaggio
    Io sogno che tu la smetta di farti prendere per il culo da tutti
    per la tua canina fedeltà nei confronti di fancazzisti ladri.
    Se non hai nulla da dire, pussa via!
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  9. #39
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo Visualizza Messaggio
    Non illuderti di farla franca.

    Le tensioni tra nord e sud potrebbero aumentare a causa della crisi e delle rapine di stato.

    Quanto agli altri partiti... per Monti sono pezze da piedi.
    Nei prossimi anni non credo che la tensione tra Nord e Sud sarà all'ordine del giorno. Non lo è più da molto tempo. Non a caso la Lega, negli ultimi anni, si fà ricordare per leggi sull'immigrazione, per la tessera del tifoso, per le TAV, per il Porcellum, per l'affermazione di valori tradizionali di stampo cattolico e per qualche tentativo federalista che non ha mai messo in discussione l'assetto dello Stato e il principio perequativo tra le Regioni (e che poteva essere accettato anche dai nazionalisti più fanatici).

    La Lega, del resto, non è mai stato un partito culturalmente autonomista. Ha sempre usato la cultura e l'identica locale come feticcio, o meglio come arma contundente contro il diverso, in particolare contro gli extra-comunitari. E' stato innanzitutto il partito di una borghesia formatasi a cavallo del boom e del sessantotto, ben distante dall'ultima generazione autenticamente figlia del "genius loci", ancorata volente o nolente alla propria terra, al proprio eco-sistema, al proprio dialetto e alle proprie tradizioni.

    A Nord il trapasso verso la modernità non è stato traumatico e non è mai stato messo in discussione: nessuno ha mai brandito l'arma dell'identità locale contro l'industrializzazione, quel fenomeno che ha davvero cambiato i connotati sociali, economici e culturali della Padania. Per decenni nessuno si è mai opposto al processo di nazionalizzazione delle masse iniziato col fascismo, che del resto è nato al Nord e non a Roma o in Meridione, mentre in Spagna il localismo è sempre stato sinonimo di anti-franchismo.

    Dopo la guerra, forse, c'erano le condizioni soprattutto a sinistra, perché nascesse una resistenza verso una politica culturale che agiva in linea di continuità con il Regime, ma la demarcazione tra comunisti e anarchici era ormai troppo profonda. E, in fin dei conti, erano allora temi marginali rispetto alla ricostruzione, alla Guerra Fredda in cui l'Italia giocava un ruolo strategico, all'industrializzazione del Paese vissuta come destino ineluttabile.

    L'autonomismo lombardo nacque come forma di protesta appena prima di tangentopoli, e fece leva sul tradizionale e atavico disprezzo del Nord verso il Sud per "costruire" uno scenario di sfruttamento del Sud ai danni del Nord avallato dalla classe politica di "Roma". In quegli anni, col crollo del muro, l'autonomismo acquisiva del resto una sua dignità con la nascita di nuovi stati sorti dalla caduta del muro, e anche con alcuni film tra cui "Braveheart", in cui tutti - ricorrendo alla propria identità particolare - potevano facilmente identificarsi.

    Ma la base culturale della Lega rimaneva un'altra: quella conservatrice tradizionale, una borghesia che mai avrebbe combattuto una guerra di secessione perché più portata ad essere l'occupante, l'imperialista, la "redentrice" dei cattivi costumi altrui. Ciò spiega perché la base non ha mai messo in discussione la strategia di alleanze finalizzate a governare l'Italia, con tutto quanto comportava questa scelta in termini di adesione a un sistema costituito, che evidentemente doveva essere modificato, anche con forza, negli interessi del Nord bianco e cristiano, ma non stravolto attraverso rivoluzioni. Le rivoluzioni, in ultima istanza, sono tattiche di sinistra, estremamente utili come bandiera da garrire ma altrettanto pericolose nella misura in cui minano alla base i diritti acquisiti e i privilegi stabiliti.

    Perfino l'europeismo, che nella versione più pura, quella federalista di Ventotene, avrebbe potuto costituire una via di fuga ragionevole e possibile dal giogo italiano, e che avrebbe favorito i legami tra il Nord e l'Austria felix, era troppo "spinto" per un partito geneticamente di destra e dunque ipersensibile al tema della sovranità, dei confini, dell'autarchia culturale.

    Il Nord, ora, potrebbe rimanere orfano non di un partito autonomista (non gliene frega una cippa), ma di un partito di destra conservatrice che, nonostante tutto, non ha mai fatto sul serio, che nonostante tutto non ha mai usato i giovani come carne da macello, limitandosi a usarli per fini legali; un partito la cui ascesa ha relegato in un angolo il DNA neo-fascista della destra italiana, sostituendolo con un populismo provinciale, vittimistico e rinchiuso nei miti delle "piccole patrie".

  10. #40
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    La fine è politica


    Il collasso della Lega è politico. L’arma giudiziaria è solo lo strumento che certifica la fine.

    Oggi la Lega si trova all’opposizione, non ha tutele istituzionali, non ha aderito alla chiamata quirinalizia per il sostegno al governo commissariale, il che la rende più vulnerabile (e più maramaldeschi i commenti).

    Ma i due grossi partiti, Pdl e Pd, che si sono uniti nell’appoggiare il governo Monti e nel condividere l’iniziativa politica assunta dal Colle, non credano d’essere per questo immuni.

    La storia segue un tracciato noto: prima la sconfitta politica, poi l’inutilità, quindi il fastidio arrecato ai nuovi equilibri, infine il colpo di grazia.

    Osservate quel che succede nel campo della legislazione del lavoro e dell’imposizione fiscale e considerate la distanza siderale rispetto ai programmi e alle parole di quei partiti, risulterà più facile capire, come qui ripetiamo da mesi, che sono dei morti che camminano.

    La Lega ha perso la sua partita quando ha accettato di mettere il federalismo in secondo piano rispetto al galleggiamento.

    Al contrario della sinistra, che nel 2001 varò una pessima riforma costituzionale (loro, gli stessi che ripetono in continuazione che la Costituzione non si tocca), a me il federalismo istituzionale non è mai piaciuto.

    Ma il federalismo fiscale rispondeva ad una giusta esigenza: portare la riscossione fiscale nelle mani di chi avrebbe dovuto spendere i soldi. Anziché “federalismo” si sarebbe potuto chiamare in modo meno altisonante, ma il principio era giusto.

    Solo che lo si è fallito.

    Lì la Lega ha cominciato a morire, deludendo il proprio elettorato e assimilandosi al mondo contro cui aveva imprecato.

    Il resto è storia d’ordinaria dissoluzione e decadenza, nepotismo compreso.

    Consideriamo la sorte dei due grossi partiti, oramai piegati a politiche recessive e ad una ossessione fiscale che veste i panni del moralismo senza etica.

    Essi hanno convenuto sulla sottrazione di ricchezza e libertà ai cittadini, alle famiglie e alle imprese, per potere meglio cedere sovranità ad organismi europei privi di legittimità democratica.


    Così procedendo sono divenuti inutili, al punto da potere essere sostituiti, con il loro consenso, da un esecutivo che nessuno ha mai votato, ma che è stato prontamente osannato.

    Si trascineranno fin che lo appoggeranno, difatti non hanno il coraggio di sottrarsi a quell’obbligo, ben sapendo di non avere altro da dire ai cittadini e agli elettori.

    In questa condizione basta un’inchiesta, un’accusa, un attacco mosso dalle sedi istituzionali per perderli, dato che non dispongono più dell’unica forza che regge la democrazia:

    il consenso popolare.


    Questo significa che i tecnici governeranno in eterno e il montismo (di cui il protagonista nega l’esistenza) sarà vincente?

    No, lo dimostra la partita del lavoro.

    Tutta giocata sul piano ideologico, tutta concepita nell’equilibrio fra sindacati che non rappresentano i lavoratori e partiti che non rappresentano gli elettori.

    La forza del governo nasce dall’inesistenza politica dei partiti che lo appoggiano e dalla regia sapiente di cui è capace Giorgio Napolitano.

    Ma quando si scodella la sbobba della riforma che dovrebbe cambiare il mondo del lavoro il trucco evapora, perché non c’è una sola persona che conosca le aziende, il mercato e i lavoratori disposta a credere che possa funzionare.

    Quella partita dimostra che la forza è apparente, vive sui giornali, si estrinseca nel vuoto politico, ma diviene debolezza quando si devono fare i conti con la realtà:

    il lavoro resta duale, i giovani restano fregati, i sindacati soddisfatti, il Quirinale garantito dalla rinuncia al decreto, mentre sull’Italia produttiva si scarica ulteriore pressione fiscale, che prima di condurre allo schianto innescherà la reazione.

    Emma Marcegaglia ha trovato tardi e male la voglia di dirlo, ma ha dovuto farlo.

    Chi le succederà è subito giunto in appoggio.

    La disoccupazione crescente e la sofferenza economica dei cittadini saranno più che sufficienti per dimostrare che quello sindacale è solo un apparato autoreferente.

    In queste condizioni neanche il Colle potrà salvare il governo, perché parla ad un mondo e di un mondo che non esiste.

    C’è una via d’uscita diversa, che passa dall’abbattimento del debito, dal taglio della spesa pubblica (si può, eccome!) e dalla diminuzione delle tasse.

    Una via opposta a quella scelta.

    Per imboccarla serve forza politica e consenso.


    Se nessuno dei partiti è in grado d’interpretarla non per questo sopravviveranno, perché faranno tutti la fine della Lega: sconfitti, delegittimati, infine spiedati.

    Il fatto che la giustizia resti una schifezza non funzionante sarà un dettaglio.

    E, del resto, è colpa loro


    ....


    hefico:hefico:

    ...COME AL SOLITO...UN "LUCIDO" SPLENDIDO DAVIDE GIACALONE...alla faccia dei "rimescolatori" di 3d...tanto TENERI quanto ILLUSI...

    repapelle:repapelle:

    iaociao:
    ________________________________


    Impossibilia nemo tenetur

 

 
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