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Discussione: La Lega può morire

  1. #41
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da Cane di paglia Visualizza Messaggio
    Nei prossimi anni non credo che la tensione tra Nord e Sud sarà all'ordine del giorno. Non lo è più da molto tempo.


    .
    Gli ultimi dibattiti in tv tra politici suggeriscono il contrario, come del resto le discussioni nel forum.

    Si pensava che l'iniezione di " migranti" potesse diluire le tensioni "razziste" tra polentoni e terroni dopo l'invasione del nord degli anni sessanta ( del secolo scorso) e la meridionalizzazione dell'intera penisola.

    Una specie di " chiodo scaccia chiodo", che forse era alla base di politici terroni come Andreotti...

    Lo sbaglio fu quello di credere che l'intoleranza tra nord e sud fosse dovuto a motivi razzisti...

    invece si tratta di motivi di puro interesse, sopiti fino a che la macchina produttiva del nord funzionava alla grande.

    Il polentone era disposto a fare un'ulteriore ora di lavoro in più al giorno per pagare il salasso ed essere lasciato in pace a LAURA'.

    Ora non è più così, trattandosi di questione di sopravvivenza alle razzie dello stato cinico, baro, sprecone e " sborone" e... terrone.
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  2. #42
    Super Troll
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    ...COME AL SOLITO...UN "LUCIDO" SPLENDIDO DAVIDE GIACALONE...alla faccia dei "rimescolatori" di 3d...tanto TENERI quanto ILLUSI...

    repapelle:repapelle:

    iaociao:
    Si ma la Lega non ha fallito sul federalismo perchè l'ha preso sottogamba o perchè non ha lottato abbastanza.

    Diciamo che le ha provate tutte, sia col PDL che con il leader Massimo D'Alema ai tempi del patto delle acciughe ( sempre pesci nel destino di Bossi)

    Diciamo che ha trovato un muro di gomma formato da tutti i partiti e non solo, che nel federalismo vedevano una minaccia.

    Quanto all'unica via suggerita nell'articolo, cioè "l'abbattimento del debito" tramite il controllo degli sprechi, l'unico sistema per attuarlo sarebbe stato quel federalismo oramai pronto, abbandonato da Monti alla soglia dei decreti attuativi.
    Ultima modifica di ugolupo; 09-04-12 alle 22:19
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  3. #43
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo Visualizza Messaggio
    Gli ultimi dibattiti in tv tra politici suggeriscono il contrario, come del resto le discussioni nel forum.

    Si pensava che l'iniezione di " migranti" potesse diluire le tensioni "razziste" tra polentoni e terroni dopo l'invasione del nord degli anni sessanta ( del secolo scorso) e la meridionalizzazione dell'intera penisola.

    Una specie di " chiodo scaccia chiodo", che forse era alla base di politici terroni come Andreotti...

    Lo sbaglio fu quello di credere che l'intoleranza tra nord e sud fosse dovuto a motivi razzisti...

    invece si tratta di motivi di puro interesse, sopiti fino a che la macchina produttiva del nord funzionava alla grande.

    Il polentone era disposto a fare un'ulteriore ora di lavoro in più al giorno per pagare il salasso ed essere lasciato in pace a LAURA'.

    Ora non è più così, trattandosi di questione di sopravvivenza alle razzie dello stato cinico, baro, sprecone e " sborone" e... terrone.
    Basta un aggettivo per riassumere il concetto di uno Stato del genere: "LEGHISTA"

  4. #44
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    Predefinito Re: La Lega può morire

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    Nel senso di precipitare a livelli da prefisso telefonico o scindersi fra veneti e lombardi.

    Il rischio è concreto, la rabbia e la rassegnazione che sento sono forti, non solo fra i moderati ma anche fra lo zoccolo duro, quello più fedele, quello che ci credeva davvero alla buonafede delle mele marce, sono incazzati neri, prevedo un'astensione altissima e ringrazino che sono elezioni amministrative...

    a questo punto o si fa pulizia espellendo tutto l'espellabile, compresi i pezzi grossi tipo Calderoli, Stefani (il nuovo tesoriere), il Trota ovviamente, la Marrone e anche Bossi (perchè sapeva benissimo) oppure i processi si moltiplicheranno, data la mole di prove, confessioni, intercettazioni, e raggiungeranno un stilicidio talmente lungo e massiccio che la Lega come movimento non riuscirà a sopportare, implodendo su se stessa.

    O le purghe o il suicidio.


    è probabileche la parte lombarda entri nel pdl
    e la parte veneta costituisca una Lega veneta

  5. #45
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da Cane di paglia Visualizza Messaggio
    Nei prossimi anni non credo che la tensione tra Nord e Sud sarà all'ordine del giorno. Non lo è più da molto tempo. Non a caso la Lega, negli ultimi anni, si fà ricordare per leggi sull'immigrazione, per la tessera del tifoso, per le TAV, per il Porcellum, per l'affermazione di valori tradizionali di stampo cattolico e per qualche tentativo federalista che non ha mai messo in discussione l'assetto dello Stato e il principio perequativo tra le Regioni (e che poteva essere accettato anche dai nazionalisti più fanatici).

    La Lega, del resto, non è mai stato un partito culturalmente autonomista. Ha sempre usato la cultura e l'identica locale come feticcio, o meglio come arma contundente contro il diverso, in particolare contro gli extra-comunitari. E' stato innanzitutto il partito di una borghesia formatasi a cavallo del boom e del sessantotto, ben distante dall'ultima generazione autenticamente figlia del "genius loci", ancorata volente o nolente alla propria terra, al proprio eco-sistema, al proprio dialetto e alle proprie tradizioni.

    A Nord il trapasso verso la modernità non è stato traumatico e non è mai stato messo in discussione: nessuno ha mai brandito l'arma dell'identità locale contro l'industrializzazione, quel fenomeno che ha davvero cambiato i connotati sociali, economici e culturali della Padania. Per decenni nessuno si è mai opposto al processo di nazionalizzazione delle masse iniziato col fascismo, che del resto è nato al Nord e non a Roma o in Meridione, mentre in Spagna il localismo è sempre stato sinonimo di anti-franchismo.

    Dopo la guerra, forse, c'erano le condizioni soprattutto a sinistra, perché nascesse una resistenza verso una politica culturale che agiva in linea di continuità con il Regime, ma la demarcazione tra comunisti e anarchici era ormai troppo profonda. E, in fin dei conti, erano allora temi marginali rispetto alla ricostruzione, alla Guerra Fredda in cui l'Italia giocava un ruolo strategico, all'industrializzazione del Paese vissuta come destino ineluttabile.

    L'autonomismo lombardo nacque come forma di protesta appena prima di tangentopoli, e fece leva sul tradizionale e atavico disprezzo del Nord verso il Sud per "costruire" uno scenario di sfruttamento del Sud ai danni del Nord avallato dalla classe politica di "Roma". In quegli anni, col crollo del muro, l'autonomismo acquisiva del resto una sua dignità con la nascita di nuovi stati sorti dalla caduta del muro, e anche con alcuni film tra cui "Braveheart", in cui tutti - ricorrendo alla propria identità particolare - potevano facilmente identificarsi.

    Ma la base culturale della Lega rimaneva un'altra: quella conservatrice tradizionale, una borghesia che mai avrebbe combattuto una guerra di secessione perché più portata ad essere l'occupante, l'imperialista, la "redentrice" dei cattivi costumi altrui. Ciò spiega perché la base non ha mai messo in discussione la strategia di alleanze finalizzate a governare l'Italia, con tutto quanto comportava questa scelta in termini di adesione a un sistema costituito, che evidentemente doveva essere modificato, anche con forza, negli interessi del Nord bianco e cristiano, ma non stravolto attraverso rivoluzioni. Le rivoluzioni, in ultima istanza, sono tattiche di sinistra, estremamente utili come bandiera da garrire ma altrettanto pericolose nella misura in cui minano alla base i diritti acquisiti e i privilegi stabiliti.

    Perfino l'europeismo, che nella versione più pura, quella federalista di Ventotene, avrebbe potuto costituire una via di fuga ragionevole e possibile dal giogo italiano, e che avrebbe favorito i legami tra il Nord e l'Austria felix, era troppo "spinto" per un partito geneticamente di destra e dunque ipersensibile al tema della sovranità, dei confini, dell'autarchia culturale.

    Il Nord, ora, potrebbe rimanere orfano non di un partito autonomista (non gliene frega una cippa), ma di un partito di destra conservatrice che, nonostante tutto, non ha mai fatto sul serio, che nonostante tutto non ha mai usato i giovani come carne da macello, limitandosi a usarli per fini legali; un partito la cui ascesa ha relegato in un angolo il DNA neo-fascista della destra italiana, sostituendolo con un populismo provinciale, vittimistico e rinchiuso nei miti delle "piccole patrie".
    La Lega "borghesia del 68...." mamma mia .......tante ne ho sentite , ma frasi come questa indicano che tu della Lega non conosci nulla di nulla.
    Per curiosità , di dove sei ?
    PS : guarda che non è un obbligo parlare di cose che non si conoscono , pena il rischio di fare la figura dell'ignorante (non orante , che non sa parlare o non sa di cosa si sta parlando).

  6. #46
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    La fine è politica


    Il collasso della Lega è politico. L’arma giudiziaria è solo lo strumento che certifica la fine.

    Oggi la Lega si trova all’opposizione, non ha tutele istituzionali, non ha aderito alla chiamata quirinalizia per il sostegno al governo commissariale, il che la rende più vulnerabile (e più maramaldeschi i commenti).

    Ma i due grossi partiti, Pdl e Pd, che si sono uniti nell’appoggiare il governo Monti e nel condividere l’iniziativa politica assunta dal Colle, non credano d’essere per questo immuni.

    La storia segue un tracciato noto: prima la sconfitta politica, poi l’inutilità, quindi il fastidio arrecato ai nuovi equilibri, infine il colpo di grazia.

    Osservate quel che succede nel campo della legislazione del lavoro e dell’imposizione fiscale e considerate la distanza siderale rispetto ai programmi e alle parole di quei partiti, risulterà più facile capire, come qui ripetiamo da mesi, che sono dei morti che camminano.

    La Lega ha perso la sua partita quando ha accettato di mettere il federalismo in secondo piano rispetto al galleggiamento.

    Al contrario della sinistra, che nel 2001 varò una pessima riforma costituzionale (loro, gli stessi che ripetono in continuazione che la Costituzione non si tocca), a me il federalismo istituzionale non è mai piaciuto.

    Ma il federalismo fiscale rispondeva ad una giusta esigenza: portare la riscossione fiscale nelle mani di chi avrebbe dovuto spendere i soldi. Anziché “federalismo” si sarebbe potuto chiamare in modo meno altisonante, ma il principio era giusto.

    Solo che lo si è fallito.

    Lì la Lega ha cominciato a morire, deludendo il proprio elettorato e assimilandosi al mondo contro cui aveva imprecato.

    Il resto è storia d’ordinaria dissoluzione e decadenza, nepotismo compreso.

    Consideriamo la sorte dei due grossi partiti, oramai piegati a politiche recessive e ad una ossessione fiscale che veste i panni del moralismo senza etica.

    Essi hanno convenuto sulla sottrazione di ricchezza e libertà ai cittadini, alle famiglie e alle imprese, per potere meglio cedere sovranità ad organismi europei privi di legittimità democratica.


    Così procedendo sono divenuti inutili, al punto da potere essere sostituiti, con il loro consenso, da un esecutivo che nessuno ha mai votato, ma che è stato prontamente osannato.

    Si trascineranno fin che lo appoggeranno, difatti non hanno il coraggio di sottrarsi a quell’obbligo, ben sapendo di non avere altro da dire ai cittadini e agli elettori.

    In questa condizione basta un’inchiesta, un’accusa, un attacco mosso dalle sedi istituzionali per perderli, dato che non dispongono più dell’unica forza che regge la democrazia:

    il consenso popolare.


    Questo significa che i tecnici governeranno in eterno e il montismo (di cui il protagonista nega l’esistenza) sarà vincente?

    No, lo dimostra la partita del lavoro.

    Tutta giocata sul piano ideologico, tutta concepita nell’equilibrio fra sindacati che non rappresentano i lavoratori e partiti che non rappresentano gli elettori.

    La forza del governo nasce dall’inesistenza politica dei partiti che lo appoggiano e dalla regia sapiente di cui è capace Giorgio Napolitano.

    Ma quando si scodella la sbobba della riforma che dovrebbe cambiare il mondo del lavoro il trucco evapora, perché non c’è una sola persona che conosca le aziende, il mercato e i lavoratori disposta a credere che possa funzionare.

    Quella partita dimostra che la forza è apparente, vive sui giornali, si estrinseca nel vuoto politico, ma diviene debolezza quando si devono fare i conti con la realtà:

    il lavoro resta duale, i giovani restano fregati, i sindacati soddisfatti, il Quirinale garantito dalla rinuncia al decreto, mentre sull’Italia produttiva si scarica ulteriore pressione fiscale, che prima di condurre allo schianto innescherà la reazione.

    Emma Marcegaglia ha trovato tardi e male la voglia di dirlo, ma ha dovuto farlo.

    Chi le succederà è subito giunto in appoggio.

    La disoccupazione crescente e la sofferenza economica dei cittadini saranno più che sufficienti per dimostrare che quello sindacale è solo un apparato autoreferente.

    In queste condizioni neanche il Colle potrà salvare il governo, perché parla ad un mondo e di un mondo che non esiste.

    C’è una via d’uscita diversa, che passa dall’abbattimento del debito, dal taglio della spesa pubblica (si può, eccome!) e dalla diminuzione delle tasse.

    Una via opposta a quella scelta.

    Per imboccarla serve forza politica e consenso.


    Se nessuno dei partiti è in grado d’interpretarla non per questo sopravviveranno, perché faranno tutti la fine della Lega: sconfitti, delegittimati, infine spiedati.

    Il fatto che la giustizia resti una schifezza non funzionante sarà un dettaglio.

    E, del resto, è colpa loro


    ....


    hefico:hefico:
    Diciamo chi è Davide Giacalone che ha scritto questo pezzo:

    Coinvolto in Tangentopoli con l'accusa di avere smistato tangenti per il Partito Repubblicano Italiano,[1] fu arrestato e confessò di avere ricevuto denaro da Giuseppe Parrella, direttore dell'azienda di Stato per i servizi telefonici, e di averle consegnate a Giorgio Medri, chiamando in causa anche Oscar Mammì e Giorgio La Malfa.[2] Nel 2001 fu prosciolto per prescrizione.[3]. E' stato consulente della Fininvest.

    T'è capì ????

    m
    "GUARIREMO ANCHE IL CANCRO!" (Silvio Berlusconi - 20 marzo 2010 Piazza del Popolo, Roma) repapelle:

  7. #47
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    Predefinito Re: La Lega può morire

    Citazione Originariamente Scritto da EURIDICE Visualizza Messaggio
    è probabileche la parte lombarda entri nel pdl
    Ma va la, se dobbiamo spararle cosi grosse (il PDL guidato da Alfano?) è piu probabile che i leghisti si iscrivano tutti al PD allora
    Ultima modifica di C@scista; 09-04-12 alle 23:08

  8. #48
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    Predefinito Re: Lega: la fine è politica

    Citazione Originariamente Scritto da Max69 Visualizza Messaggio
    Diciamo chi è Davide Giacalone che ha scritto questo pezzo:

    Coinvolto in Tangentopoli con l'accusa di avere smistato tangenti per il Partito Repubblicano Italiano,[1] fu arrestato e confessò di avere ricevuto denaro da Giuseppe Parrella, direttore dell'azienda di Stato per i servizi telefonici, e di averle consegnate a Giorgio Medri, chiamando in causa anche Oscar Mammì e Giorgio La Malfa.[2] Nel 2001 fu prosciolto per prescrizione.[3]. E' stato consulente della Fininvest.

    T'è capì ????

    m
    Ecco un modo sbagliato di giudicare le opere di una persona.

    Le opere di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, non sono meno belle perchè dipinte da una mano assassina.
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  9. #49
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    Predefinito Re: La Lega può morire

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Ma va la, se dobbiamo spararle cosi grosse (il PDL guidato da Alfano?) è piu probabile che i leghisti si iscrivano tutti al PD allora
    se Lega e PD dovessero allearsi sfioreremmo la guerra di secessione, sarebbe un'Italia quasi perfettamente divisa in due.

    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  10. #50
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    Predefinito Re: La Lega può morire

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    se Lega e PD dovessero allearsi sfioreremmo la guerra di secessione, sarebbe un'Italia quasi perfettamente divisa in due.
    Mi pare che il PD sia già impegnato con la sua alleanza con il PDL e l'UDC
    Ultima modifica di C@scista; 09-04-12 alle 23:17

 

 
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