Le false partite Iva sono in Italia una triste realtà, non per scelta, ma sempre più spesso imposta dal datore di lavoro.
I perchè sono molto semplici: un lavoratore con partita Iva, che risulta autonomo, costa al datore di lavoro molto meno, circa la metà di un lavoratore dipendente e meno anche di un lavoratore con contratto a progetto.
Una imposizione che spinge il lavoratore e diventare un lavoratore di serie B rispetto ai suoi colleghi con contratto, poichè non è tutelato, non riceve contributi e non è coperto da assicurazione.
Sicuramente una pretesa ignobile da parte del datore di lavoro, che chi cerca lavoro, in questo periodo in cui proprio non c’è, è costretto ad accettare per bisogno più che per scelta.
La riforma Fornero e la stretta
La riforma del lavoro che il ministro Elsa Fornero vuole, cercherà di porre dei paletti a questa forma di lavoro, che viene definita “malata”, per cercare di scoraggiarla sempre più, per fare in modo che se un lavoratore percepisce più del 75% dei ricavi complessivi, o se il rapporto di lavoro supera i 6 mesi, allora non si è più di fronte a rapporti di collaborazione, ma di vero e proprio lavoro dipendente.
E a questo punto occorre il contratto.
Questa realtà sul lavoro rappresenta sicuramente un abuso nei confronti del lavoratore.
Ovviamente non si parla di liberi professionisti, o di lavoratori autonomi, ma di persone che per svolgere un lavoro precario devono aprire per obbligo una partita Iva, senza nessuna garanzia, con la paura continua di perdere il lavoro da un momento all’altro.
Le partite Iva in Italia
In Italia, rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, le proporzioni di questo fenomeno sono davvero spropositate, arrivando a sfiorare quasi i 9 milioni di unità.
Almeno 2 milioni di queste partite Iva però risultano inattive ed entro la fine di marzo saranno chiuse, ma resta il fatto che le partite Iva intestate a persone, anzichè a società, in Italia restano oltre 5 milioni e mezzo, ovvero un quarto della popolazione attiva del nostro Paese.
Ciò può significare che un lavoratore italiano su 4 è costretto ad aprire una partita Iva per poter lavorare in modo precario e senza essere tutelato in nulla.
Il lavoratore autonomo
Il lavoratore autonomo è colui che svolge la propria attività senza vincoli di subordinazione, quindi il committente non ha potere decisionale sui tempi, modi e mezzi che serviranno al lavoratore per svolgere il lavoro assegnato.
L’unico obbligo che resta al lavoratore autonomo è quello di portare a compimento l’opera nei tempi concordati con il committente.
Queste peculiarità invece mancano a coloro che, invece, lavorano con le false partite Iva (o anche con le cosiddette Gestioni separate), poichè i lavoratori in questioni non sono lavoratori autonomi nel senso stretto del termine, ma soltanto lavoratori dipendenti che non hanno diritto a nulla, neanche a malattia, ferie, tredicesima e straordinari, con in più la possibilità di poter perdere il lavoro in qualsiasi momento.
Infatti molte delle persone fisiche, titolari della partite Iva in questione, determinano addirittura col “datore di lavoro” l’orario in cui svolgere la propria opera.
Come si è arrivati a questo?
nel 1996 i lavoratori autonomi sono stati obbligati per legge a versare i contributi alla Gestione separata dell’Inps; inizialmente l’aliquota da versare era del 10%, ma col passare degli anni è arrivata ad essere del 27%.
Queste spese, che per due terzi dovevano essere sostenute dall’azienda, sono risultate troppo alte da pagare per le aziende che, a questo punto, hanno preferito trasformare i vari contratti co.co.co e le collaborazioni a progetto in false partite Iva per fare in modo che tutti i contributi restassero sulle spalle dei lavoratori e non più in larga parte sull’azienda.
Con la riforma del Governo Monti si vorrebbe porre un freno a questo stato delle cose, per riequilibrare il mercato del lavoro, facendo in modo che i finti lavoratori autonomi diventino di nuovo quello che in realtà già sono, ovvero lavoratori dipendenti, che però possano godere di tutti i diritti che la loro situazione lavorativa gli offre.