User Tag List

Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Settarismo

  1. #1
    chi è l'uomo?
    Data Registrazione
    31 Jan 2011
    Località
    hirpinia
    Messaggi
    3,866
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Settarismo

    Uno dei giudizi espressi dalle maggioranze del mondo religioso e non, indirizzato alle minoranze cristiane di ogni tempo, è quello di avere uno spirito settario, intendendosi con ciò, nella migliore delle ipotesi, una certa intransigenza faziosa nel concepire, nel sostenere un'idea, un principio.

    E' chiaro che spesso queste accuse risultano infondate, ma ciò non toglie, ad esempio, che possano generare forme di diffidenza, dubbio, pregiudizio e chiusura, appunto, verso realtà che nei fatti risultano caratterizzate da una semplice, genuina e libera professione di fede cristiana.

    Questo thread si propone di dare spazio a chi ritiene, per utile pubblico, di poter dire qualcosa per meglio combattere e smascherare quelle logiche settarie che, per loro stessa natura, risultano di poco ausilio al progresso della testimonianza dell'evangelo della grazia offerta indistintamente a tutti gli uomini.

    Giovanni 10:9
    Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.
    ........ma il dono di Dio è la vita eterna, in Cristo Gesù, nostro Signore.
    (Romani 6:23)

    chiese e comunità cristiane evangeliche

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Forumista junior
    Data Registrazione
    08 Feb 2012
    Messaggi
    29
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Settarismo

    Citazione Originariamente Scritto da nomeutente Visualizza Messaggio
    Uno dei giudizi espressi dalle maggioranze del mondo religioso e non, indirizzato alle minoranze cristiane di ogni tempo, è quello di avere uno spirito settario, intendendosi con ciò, nella migliore delle ipotesi, una certa intransigenza faziosa nel concepire, nel sostenere un'idea, un principio.

    E' chiaro che spesso queste accuse risultano infondate, ma ciò non toglie, ad esempio, che possano generare forme di diffidenza, dubbio, pregiudizio e chiusura, appunto, verso realtà che nei fatti risultano caratterizzate da una semplice, genuina e libera professione di fede cristiana.

    Questo thread si propone di dare spazio a chi ritiene, per utile pubblico, di poter dire qualcosa per meglio combattere e smascherare quelle logiche settarie che, per loro stessa natura, risultano di poco ausilio al progresso della testimonianza dell'evangelo della grazia offerta indistintamente a tutti gli uomini.

    Giovanni 10:9
    Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.

    Caro fratello, nel leggerti mi sembra di scorgere uno spirito libero che è poi quello che, secondo me, ognuno di noi dovrebbe avere.
    Con questo voglio semplicemente dire che, come l’Evangelo annuncia, la Chiesa di Cristo è una indipendentemente dal colore cui essa si identifica. Dio sa chi sono i suoi figli sparsi in tutto il mondo religioso e, per l’appunto in qualsiasi ambito si professi il nome di Cristo per la salvezza di ognuno che crede.
    Ovviamente, le difficoltà intrinseche in questo campo ci torturano per così dire, in una scelta non sempre facile su quale comunità o assemblea seguire. Io sinceramente sono per una libertà di espressione ovunque essa si trovi e di qualunque religione si tratti. Se esse conducono a Cristo, la Sua grazia e misericordia, la Sua salvezza, il Suo piano di grazia per l’uomo, non abbiamo nulla da temere; “se abbiamo accettato il Cristo come personale salvatore, siamo figli dell’iddio altissimo” ovunque ci troviamo!
    Non è semplice per i ragionamenti umani ma, è molto semplice per il nostro Dio!
    Le barriere, e quindi in parte il “settarismo”, chiudono il REGNO DEI CIELI AI SEMPLICI.

    Che Iddio nella Sua misericordia possa dare ad ognuno di noi quel discernimento che ci conduca a Lui direttamente anche con un sentiero tortuoso da affrontare.

    La pace sia con te e con tutti coloro che seguono questo forum.

    Sono sempre più convinto di un Dio molto, molto personale!!!

  3. #3
    Forumista
    Data Registrazione
    23 Jan 2012
    Messaggi
    138
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Settarismo

    Citazione Originariamente Scritto da nomeutente Visualizza Messaggio
    Uno dei giudizi espressi dalle maggioranze del mondo religioso e non, indirizzato alle minoranze cristiane di ogni tempo, è quello di avere uno spirito settario, intendendosi con ciò, nella migliore delle ipotesi, una certa intransigenza faziosa nel concepire, nel sostenere un'idea, un principio.

    E' chiaro che spesso queste accuse risultano infondate, ma ciò non toglie, ad esempio, che possano generare forme di diffidenza, dubbio, pregiudizio e chiusura, appunto, verso realtà che nei fatti risultano caratterizzate da una semplice, genuina e libera professione di fede cristiana.

    Questo thread si propone di dare spazio a chi ritiene, per utile pubblico, di poter dire qualcosa per meglio combattere e smascherare quelle logiche settarie che, per loro stessa natura, risultano di poco ausilio al progresso della testimonianza dell'evangelo della grazia offerta indistintamente a tutti gli uomini.

    Giovanni 10:9
    Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.
    SETTE E SETTARI

    Credondo che il presente documento, sarà utile per chi leggerà, sono stato spinto a pubblicarlo, dopo attenta riflessione.

    Per esaminare l’argomento delle ‘sette’ e dei ‘settari’, credo sia utile dare uno sguardo ai due termini (gr. hairesis = dottrina di una scuola, partito, setta, eresia e hairetikos = eretico o settario) che ha il N.T. Anche se il N.T. non ha tante referenze (basta pensare che per hairesis ci sono 9 referenze e per hairetikos, solamente una), nondimeno, l’esame di questi testi, visti soprattutto nei loro contesti, potrà farci capire meglio l’argomento.
    I testi che hanno hairesis, sono: (Atti: 5:15; 15:5; 24:5,14; 26:5; 28:22; 1 Corinzi 11:18; Galati 5:20; 2 Pietro 2:1); mentre l’unico passo che ha hairetikos, è quello che si trova in Tito 3:10 (Per la storia dei concetti e lo sviluppo semantico dei termini hairesis e hairetikos, cfr. H. Schlier, GLNT, Vol 1, col 485-495 e G. Baumbach, in Dizionario Esegetico del N.T. Vol. 1, col. 105-107).
    ESAME DEI TESTI
    a) hairesis
    1) Atti 5:17: “Allora si alzarono il sommo sacerdote e tutti coloro che erano con lui, cioè la setta (hairesis) dei sadducei, ripieni di invidia,” (N. Diodati, N. Riveduta e CEI, traducono il termine gr. hairesis, setta). Si capisce chiaramente che gli hairesis, in questione erano i sadducei.

    Il termine Sadducei, (sempre al plurale nel N.T.), viene riportato 14 volte; 11 dei quali nei sinottici e 5 volte degli Atti. Conoscere un po’ la storia di questa ‘setta’ (visto che il N.T. li definisce tali), gioia soprattutto per capire meglio quel poco che il N.T. ha da dirci intorno ad essi, anche se per farlo dobbiamo ricorrere ad altre fonti.

    La caratteristica più saliente, è la loro appartenenza all’aristocrazia, come Giuseppe Flavio sottolinea a più riprese: «Essi guardavano alla loro causa solo i benestanti». «Questa dottrina ha raggiunto soltanto pochi, ma si tratta di persone della più alta condizione» (Cfr. Giuseppe Flavio, Ant. 13,10,6 (298); 18,1,4). Giuseppe è pienamente coerente con la sua tendenza a presentare il Fariseismo e il sadduceismo come orientamenti filosofici. I Sadducei erano aristocratici, benestanti e persone di elevata condizione sociale, il che significa che, per lo più, appartenevano o erano associati al sacerdozio. In effetti, dall’inizio del periodo greco e finanche di quello persiano, furono i sacerdoti e i loro alleati aristocratici laici a governare lo stato giudaico. Il N.T. e Giuseppe attestano più che a sufficienza come le famiglie dei sommi sacerdoti appartenessero al partito dei Sadducei (Cfr. Atti 5:17; Ant. 20,9,1 (199).

    Il termine ‘Sadducei’, al detto quasi all’unanimità degli studiosi, lo si fa derivare dal sommo sacerdote Sodac, che risale a Eleazaro, il figlio primogenito di Aaronne.

    L’ultimo sommo sacerdote legittimo prima degli Asmonei, l’Aronnita Alcimo, con la sua politica dura e riformistica screditò presso i ‘giusti’ il sacerdozio Aronnita. Poiché tra tutti gli Aronniti quelli che vantavano una tradizione particolarmente solida erano i figli di Sadoc, avvenne probabilmente una trasposizione dell’immagine storica nel senso che l’infausta fine degli Aronniti fu riferita globalmente ai figli di Sadoc e gli appartenenti alle altre classi sacerdotali, che in passato erano resi colpevoli di qualche errore, furono definiti di tendenza ‘sadochita’, in altri termini furono chiamati Sadducei.

    Per quanto riguarda l’aspetto religioso, i Sadducei, secondo Flavio Giueseppe, non accettavano la heimarmene, cioè un particolare aspetto della provvidenza divina: Dio non interviene nella storia del mondo né si cura dell’individuo. Pertanto bene e male, felicità e infelicità, sono effetto esclusivo della libera volontà umana. Il sadduceismo appare quindi come un atteggiamento dottrinale che, pur senza negare teoricamente l’esistenza di Dio, finisce in un ateismo pratico. È significativo che Flavio Giuseppe paragoni i Farisei agli Stoici e gli Esseni ai Pitagorici, ossia ad indirizzi filosofici d’ispirazione religiosa (vit. 12; Ant. 15, 371), e accosti invece i Sadducei agli Epicurei. Essi infatti, secondo Ant. 10, 278, si ingannano credendo che non esista la provvidenza e che Dio non si curi in alcun modo dell’universo che sta fuori di lui.

    I Sadducei negavano l’esistenza di un’anima immortale (Ant. 18,16) e rifiutavano il dogma della risurrezione dei morti (Matteo 22:23; Marco 12:18; Luca 20:27, asserendo che non ci sono: “angelo e spirito” (Atti 23:8).

    Per quanto riguardava la concezione della legge, i Sadducei credevano solamente a quello che era scritto nella legge di Mosè e rifiutavano la tradizione orale dei Farisei. Per avere un panorama completo sui Sadducei, (cfr R. Meyer, in GLNT, Vol. XI, col. 1107-1156) ed E. Schürer, Vol. 2 pagg. 487-500)

    2) 15:5: “Ma alcuni della setta (haireseōs) dei Farisei che avevano creduto si alzarono, dicendo: Bisogna circoncidere i gentili e comandar loro di osservare la legge di Mosè” (N. Diodati; N. Riveduta e CEI, hanno tradotto il termine (haireseōs) = setta).

    Dal momento che i Farisei vengono definiti setta, al pari dei Sadducei, anche per loro sarebbe utile tracciare l’ampia storia che li caratterizza. Per fare ciò, bisognerebbe esaminare le tante cose che Giuseppe Flavio ci ha tramandato, e, questo significherebbe, addentrarsi su un campo così vasto, che solo gli studiosi sarebbero in grado di seguirci. Pertanto, ci limitiamo solamente a riportare una definizione sintetica, di come sono stati definiti i Farisei, per dare più spazio ai testi del N.T., in base ai quali possiamo conoscere le caratteristiche che delineavano questa categoria di persone.

    «Secondo Giuseppe Flavio, i Farisei si preoccupavano con particolare rigore dell’interpretazione e dell’osservanza del Torà, non risparmiando alcuno sforzo per adempiere la legge in ogni dettaglio. «Sono considerati interpreti precisi delle leggi».«Si vantano dell’interpretazione esatta delle leggi dei padri». «Non fanno alcuna concessione alle mollezze». In altre parole, erano persone che cercavano con serietà e costanza di mettere in pratica l’ideale proposto dagli studiosi della Torà di una vita vissuta in piena conformità con la Torà; come dire che erano i rappresentanti classici dell’indirizzo preso dal giudaismo nel suo sviluppo interno durante l’epoca postesilica. Tutto quello che vale in generale per questa tendenza del giudaismo, vale anche in particolare per i Farisei. Il loro partito era il nucleo della nazione, distinguibile dal resto soltanto per la sua rigorosità e consequenzialità. Alla base di tutti i loro sforzi vi era la Torà, in tutta la complessità conferitale dal secolare lavoro degli studiosi. Metterla in pratica con puntiglio: questo era il principio e il fine di tutto il loro impegno.

    La posizione dei Farisei come gruppo minoritario importante e altamente influente entro il corpo del giudaismo palestinese è stata sottolineata con chiarezza da Morton Smith, ‘Palestinian Judaism in the First Century’, in M. Davis (ed.), Israel: Its Role in Civilization (1956), pp. 67-81. Le sue conclusioni sono abilmente riepilogate da J. Neusner: «I Farisei erano un piccolo gruppo all’interno del giudaismo palestinese. Sentendosi in possesso della ‘Torà orale’ di Mosè, aspiravano a governare tutti i Giudei, facendo riferimento a una lista di maestri, risalivano fino a Mosè... Nel loro ambiente, tuttavia, i Farisei erano molto simili a ogni altra scuola o setta filosofica ellenistica» (From Politics to Piety [1973], p. 11). La tradizione rabbinica e quel settore della ricerca moderna che non si è mai interamente liberato dalle pastoie della tradizione tendono a ritenere che giudaismo postesilico, Fariseismo e giudaismo rabbinico siano meri sinonimi. Tale quadro nasce da una valutazione retrospettiva, ovvero da una visione del passato formulata in base al trionfo, a Javne e Usha, della scuola di pensiero farisaica. Nel periodo del secondo tempio, i Farisei costituivano un gruppo rilevante, ma non si identificavano con la comunità. Detto questo, conviene concludere che «il giudaismo, nella forma oggi nota, inizia con i Farisei dei due secoli precedenti la distruzione di Gerusalemme e del tempio nel 70 d.C.» (Neusner, From Politics to Piety, p. 11). Per una recente riaffermazione del punto di vista giudaico tradizionale, secondo cui il Fariseismo rappresenta il «giudaismo normativo», anche se il partito farisaico era costituito da soli 6.000 capifamiglia, cfr. H.D. Mantel, ‘The Sadducees and the Pharisees’, in World History of the Jewish People VIII, p.117».

    Per avere un quadro generale e completo di tutti quei particolari che caratterizzavano il movimento dei Farisei, (cfr. E. Schürer, Storia del popolo Giudaico al tempo di Gesù Cristo, Volume secondo, pagg. 411-433; 462-487; R. Meyer, H.F. Weiss, GLNT Vol XIV, col. 857-956).

    Il termine Farisei (plurale) ricorre nel N.T. 88 volte, ripartito nel seguente ordine: Matteo 29 volte; Marco 12; Luca 21; Giovanni 20 e Atti 6. Mentre al singolare, è menzionato 12 volte, tra Matteo. Luca, Atti e Filippesi.

    Attraverso tutti questi passaggi che il N.T. contiene, si può ricostruire un quadro generale di quello che era il comportamento e il modo di vivere dei Farisei, nonché la loro tendenza a imporsi sulla coscienza della vita delle persone, sia per quanto riguardava l’esattezza dell’interpretazione della legge di Mosè e di tutte le tradizioni dei padri, di cui spesso facevano riferimento, per provare che il loro modo di valutare le cose, era in fin dei conti, consone con quello che gli altri prima di loro (sempre nel ramo farisaico), avevano sostenuto.

    COME VENGONO DEFINITI I FARISEI NEL N.T. E LE TENDENZE CHE LI CARATTERIZZANO

    Attraverso le tante citazioni che si possono leggere nel N.T., si può ricostruire un quadro generale intorno ai Farisei e notare come vengono definiti e le tendenze che li caratterizzano.
    Le parole di Giovanni Battista e quelle di Gesù, contenute in (Matteo 3:7 e 23:33) in cui i Farisei vengono definiti “Razza di vipere”, non lasciano nessuna incertezza sulla loro pericolosità. Le vipere sono serpenti velenose, e, quando mordono, se non c’è l’intervento miracoloso di Dio (cfr. Atti 28:3-6), si muore facilmente.

    L’affermazione che viene fatta in (Matteo 12:34): “Razza di vipere! Come potete dir cose buone, essendo malvagi?”, è una di quelle ferme e categoriche che non possono essere cambiate. Se una persona è malvagia, nel senso che la sua malvagità è certa, non può dire con le sue ‘parole’ cose buone, (anche se le parole spesso possono fare apparire una diversa realtà di quella che realmente è, specie quando dette ipocritamente), per il semplice fato che: “La bocca parla dall’abbondanza del cuore” . Se si vuole un frutto buono, bisogna avere anche un albero buono. Un albero ‘malvagio’ (sicuro riferimento all’uomo in genere, per non parlare dei Farisei, dato che il contesto parla di loro), fa frutti malvagi, dal momento che è il frutto che determina se l’albero è buono o cattivo. Luca che riporta le parole di Gesù in un contesto diverso, precisa che: “non c’è albero buono che faccia frutto cattivo, né albero cattivo che faccia frutto buono. ...non si raccolgono fichi dalle spine e non si vendemmia uva da un rovo” (Luca 6:43,44).

    I Farisei non approvavano che Gesù mangiasse con i pubblicani e i peccatori e li accogliesse (cfr. Matt 9:11; Marco 2:16; Luca 15:2). Questo perché, secondo loro, quella categoria di persone, essendo corrotta e malvagia, non solo non meritava nessuna attenzione, ma c’era anche il rischio che la loro l’impurità potesse facilmente infettare coloro che si avvicinavano a loro. Cristo, l’inviato del Padre, non poteva condivide questa loro posizione per il semplice fatto che era in netto contrasto col Suo ministero che prevedeva: “cercare e salvare ciò che era perduto” (Luca 19:10). Se i pubblicani e i peccatori, e anche le prostitute, erano persone perdute, Gesù era venuto, non per condannarli, ma per salvarli.

    Quando Gesù scacciava i demoni, i Farisei, lungi dal rallegrarsi per quello che Egli faceva nel liberare le persone dai legami di Satana, affermavano addirittura che se Gesù faceva quel tipo di miracolo, lo faceva “con l’aiuto del principe dei demoni” o “per virtù di Belzebub” (Matteo 9:34; 12.24; Luca 11:15, anche se (Marco 3:22), dice che era gli ‘scribi’ che diceva ciò. Attribuire il potere di schiacciare i demoni al principe dei demoni, Belzebub, era lo stesso come se Gesù fosse un mago o uno stregone. Erano infatti i maghi e gli stregoni che agivano col potere di Satana, quando compivano certe opere miracolose che, il popolino privo di discernimento, attribuivano a Dio. Questo tipo di valutazione che i Farisei facevano, oltre ad esprimere tutta la loro ostilità nei confronti di Gesù, denotava anche il disprezzo che essi avevano per Lui. Questo, naturalmente, era un vero bestemmiare.

    L’interrogazione che gli scribi e i Farisei fecero a Gesù, quando gli dissero: “Maestro, noi vorremmo vedere da te qualche segno” (Matteo 12:38), fu seguita subito da una affermazione, che aveva il senso di una definizione: “Ma egli, rispondendo, disse loro: «Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona” (v. 39). Il brano evangelico conclude col dire: “Così avverrà anche a questa generazione malvagia»” (v. 45).
    La prima osservazione che va fatta, è la seguente: Se furono gli scribi e i Farisei a chiedere a Gesù di vedergli fare un segno, la logica più stringente e la risposta più diretta che Gesù avrebbe potuto dare, sarebbe stata quella di dire: “A voi non do nessun segno, se non quello del profeta Giona”. Ma nel dire: “Questa malvagia e adultera generazione...”, equivaleva a ‘definire’ gli scribi e i Farisei tali, cioè, malvagi e adulteri. Se questa categoria di persone non erano considerati, ‘malvagi’ e ‘adulteri’ (nel senso morale, ovviamente), da tutto il popolo giudaico, era perché, dal punto di vista umano e religioso, erano guardati e riconosciuti come ‘giusti’ e ‘pii’, cioè dati tutti a Dio e consacrati al Suo servizio. Ma davanti a Gesù, il Figlio di Dio, Colui che ha gli “occhi come fiamma di fuoco” (Apoc. 1:14), cioè che sa penetrare là dove l’uomo non può raggiungere, erano considerati malvagi e adulteri, cioè peccatori come tutti gli altri uomini, bisognosi di salvezza.

    Quando si analizza il capito 15 di Matteo, in cui viene trattato l’onore dei genitori, cioè in quinto comandamento secondo (Es. 20:12) e la posizione che tenevano i Farisei su qual punto, il quadro si allarga e la visione si delinea con maggiore precisione. Si comincia col dire che sono persone che “trasgrediscono ed annullano i comandamenti di Dio a motivo della loro tradizione” (era la tradizione dei padri, vale a dire quella dei vari rabbini che erano vissuti prima di loro (v. 3,6). Un’interpretazione rabbinica, infatti, (che poi si tramandava come una tradizione da osservare), stabiliva che, la quota stabilita da un figlio per il sostentamento dei proprii genitori, se veniva devoluta “come offerta a Dio, egli non era più obbligato a onorare suo padre o sua madre. Così facendo, (ribadisce Gesù), voi avete annullato il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione” (v. 5,6).

    Una delle spiccate caratteristiche che i Farisei ci tenevano a mettere in evidenza, non era solamente il vanto di sapere interpretare giustamente la legge di Mosè, ma consideravano anche la tradizione orale, alla pari della parola scritta. In pratica voleva dire che se una tradizione orale stabiliva una cosa, si doveva rispettare quella, anziché cercare una diversa interpretazione.

    Giustamente Gesù, nel considerare questa loro posizione, li definisce ‘ipocriti’; gente che si accosta a Dio con la bocca, lo onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da Lui; gli rende un culto invano, “insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini” (vv. 7-9; cfr. Isaia 29:13). Sarà poi il capito 23 di Matteo che calcherà la mano, definendo i Farisei per ben sette volte, ‘ipocriti’ e rivolgendogli quel famoso ‘guai’.

    Davanti allo stupore dei discepoli, che avevano riferito a Gesù che i Farisei si erano scandalizzati di lui, a seguito di come li aveva definiti, Gesù precisò: “Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa” (v. 12,14; Luca 6:39). Certo, definire i Farisei ciechi, non era poco a dire il vero; ma considerando come essi travisavano la Parola di Dio e la insegnavano in quel modo al popolo, Gesù non poteva coprire questa loro ipocrisia, perciò esortò i suoi discepoli a “guardarsi dal lievito dei Farisei”, che era la loro ‘dottrina’ (Matteo 16:6,12; Marco 8:15; Luca 12:1).

    I Farisei erano degli abili teorici; erano persone che insegnavano, che dicevano le cose, ma non li facevano (Matteo 23:2,3). Facevano le “loro opere per essere ammirati dagli uomini” (v. 5). Erano anche persone che: “Chiudevano il regno dei cieli davanti agli uomini, né entravano loro, né lasciavano entrare coloro che stavano per entrare” (13). Non contenti di ciò, sapevano ben “colare il moscerino e inghiottire il cammello” (v. 24). Persone che pulivano l’esterno, mentre l’interno era pieno di rapina e di intemperanza (v. 24; Luca 11:39). Erano anche persone che rassomigliavano a sepolcri imbiancati, belli di fuori e pieni di putridume di dentro (v. 27). Per finire, secondo il capitolo 23 di Matteo, erano persone che davanti agli uomini apparivano giusti; ma dentro erano pieni di ipocrisia e d’iniquità (v. 28). E per concludere, Matteo dice che i Farisei consideravano Gesù un ‘seduttore’ (27:63).

    Davanti a questa panoramica piuttosto allargata che l’evangelista Matteo fa dei Farisei, non sapremmo con quale altre parole si potrebbero descrivere queste persone. Se questo quadro che Matteo ha dipinto non fosse completo, crediamo che con quello che hanno da dirci Marco, Luca, Giovanni e gli Atti, si completerà.

    Se il gruppo dei Farisei e tutti i Giudei in genere, non mangiano se prima non si siano lavate le mani con gran cura, non lo fanno per questioni puramente igieniche, ma per “attenersi alla tradizione degli anziani” (Marco 7:3). Infatti, erano stati gli anziani che avevano stabilito questa norma, e, i Farisei, in modo particolari, quali sostenitori di queste tradizioni orali, ci tenevano, non solo a crederle come norme vincolanti, ma anche ad insegnarle con vigore, a che tutto il popolo giudaico si conformasse a queste normative. Presso gli Ebrei, quindi, non c’era la sola normativa di lavarsi le mani prima di mangiare, ma anche di ‘purificarsi’ (attraverso il lavamento di tutto il corpo) ritornando dalla piazza. Inoltre, lavare le “coppe, le brocche, i vasi di rame e i letti”, rientrava nelle tradizioni degli anziani (v. 4).

    Vedendo che i discepoli di Gesù non si conformavano a queste usanze tradizionali, “i Farisei gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?»” (v. 5). La risposta che Gesù diede, mette in effetti in evidenza, una precisa posizione interiore della vita dei Farisei. “«Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labra, ma il loro cuore è lontano da me” (v. 6; Isaia 29:13). Applicare ai Farisei la profezia di Isaia: “Ben profetizzò Isaia di voi...”, (Gesù in quel momento stava parlando con i Farisei), rappresenta l’interpretazione più autorevole ed attuale che si possa pensare. Dal momento che si accetta che la profezia isaiana, riguardava in maniera particolare i Farisei (e non vediamo come si possa capire in maniera diversa), il fatto che Cristo dica che quelle persone ‘onorano Dio con la bocca, mentre il loro cuore è lontano da Lui’, non parla solamente di un ‘rivelare’ un qualcosa di ‘interiore’, ma rivela nella stesso tempo, la reale posizione dei Farisei davanti a Dio, per ciò che riguardava l’adorazione’. In altre parole Gesù voleva dire: Voi che accusate i miei discepoli di cominciare a mangiare senza lavarsi prima le mani, non vi rendete conto che pur osservando la tradizione degli anziani, nel lavare le mani e tutto il resto, lo fate solamente per far vedere agli atri che siete rispettosi ed osservanti di tanto gli altri hanno stabilito; nello stesso tempo però, non vi rendete conto che l’adorazione che offrite a Dio, è solamente di labbra e non di cuore. Tenendo presente che i Farisei curavano più l’esterno anziché l’interno, i rilievi che fa Marco, non sono marginali, hanno la loro importanza, perché appunto mettono in risalto la parte interiore della vita umana nei confronti di Dio. Infine, il giudizio che Gesù formula nei confronti dei Farisei, non è un giudizio umano, ma un giudizio divino, cioè veritiero.

    L’evangelista Luca, riporta una discussione tra Gesù e le folle intorno a Giovanni Battista, allorquando Gesù chiese: “«Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? Un uomo vestito con morbide vesti? Un profeta? Sì, vi dico, ancor più di un profeta. Egli è colui del quale è scritto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, il quale preparerà la tua strada davanti a me. Perché io vi dico che fra i nati di donna, non vi è alcun profeta più grande di Giovanni Battista; tuttavia il minimo nel regno di Dio è più grande di lui»” (Luca 7:24-28). Subito segue questa affermazione: “Ma i Farisei e i dottori della legge respinsero il disegno di Dio per loro e non si fecero battezzare” (v. 30).

    Respingere un disegno divino per la propria vita, significa in pratica, rifiutare volutamente quello che Dio vuole donare all’uomo. I Farisei era questo tipo di persone. Erano anche persone che “trascuravano la giustizia e l’amore di Dio” (Luca 11:42); e persone che amavano il denaro (Luca 16:40). Per ciò che riguarda l’aspetto religioso quando andavano nel tempio, erano persone che innalzavano loro stessi, mettendo in mostra quello che facevano, come si comportavano e disprezzavano gli altri. La parabola del fariseo e del pubblicano narrata in (Luca 18:9-14), è abbastanza eloquente. Anche se a volte manifestavano sentimenti di cordialità, specie quando invitavano a mangiare Gesù a casa loro (cfr. Luca 7:36-50; 11:37; 14:1), non lo facevano per manifestare il loro apprezzamento per quello che Gesù faceva e diceva, ma per ‘osservare’ come si comportava in quelle circostanze.

    Giovanni, dal canto suo, dice che i Farisei, quando si trovavano a corti di ragionamenti, o che si vedevano in difficoltà, se ne uscivano col sentenziare: “Questa plebaglia, che non conosce la legge, è maledetta” (Giovanni 7:49). Se poi qualcuno si permetteva di fare qualche rilievo che “Dio non esaudisce i peccatori, ma se uno è pio verso Dio e fa la sua volontà, egli lo esaudisce” (Giovanni 9:31), non avevano nessuna difficoltà ad apostrofarlo con le parole: “Tu sei nato completamente nei peccati e vuoi insegnare a noi?” (v. 34). Infine erano persone che non credevano che Gesù fosse da Dio (v. 16).

    Ritornando al libro degli Atti, là dove abbiamo interrotto il nostro esame, cioè al testo di (Atti 15:5), c’è da mettere in evidenza che, nonostante il gruppo della setta dei Farisei, viene presentato come persone che avevano creduto, cioè avevano aderito al cristianesimo, non intendevano però rinunciare alla circoncisione e all’osservanza della legge di Mosè. Quello che maggiormente sarà stata la preoccupazione degli apostoli, degli anziani e degli altri credenti, convocati in seduta straordinaria a Gerusalemme, non sarà stato tanto l’intervento che questi Farisei fecero in quel consesso, quanto la maniera con cui volevano imporre ai gentili la circoncisione e l’osservanza della legge di Mosè, in forma dogmatica. Il termine ‘Bisogna’, che venne usato, esprime tutto il peso e l’importanza che essi davano a quell’argomento. Il fatto stesso che gli apostoli e gli anziani non accettarono quella proposta nella forma dogmatica come veniva presentata, non solo ci induce a pensare che l’assemblea non era disposta ad accettare quel tipo di soluzione a quello spinoso problema che era stato sollevato, ma anche e soprattutto perché ci andava di mezzo la salvezza per grazia mediante la fede in Cristo Gesù, senza l’aiuto della circoncisione e l’osservanza della legge di Mosè.

    Quelli che insegnavano nella chiesa di Antiochia, “discesi dalla Giudea” che “se non si era circoncisi secondo il rito di Mosè, non si poteva essere salvati” (v. 1), appartenevano con ogni probabilità al gruppo dei Farisei. Erano infatti essi che sostenevano una simile tesi, forti soprattutto della giustezza della loro convinzione che si era profondamente radicata nel passato, e che, nonostante avessero creduto nella dottrina cristiana, volevano continuare a sostenerla ancora. Se in quella assemblea generale non fosse intervenuto lo Spirito Santo, che rimise a posto le cose, sarebbe sorta la prima ‘deviazione’ dal puro evangelo e la chiesa sarebbe stata minata nel suo fondamento.

    3) 24:5: “Noi abbiamo trovato che quest’uomo è una peste e suscita sedizioni fra tutti i Giudei che sono nel mondo, ed è capo della setta [haireseōs] dei Nazareni” (N. Diodati, N. Riveduta e CEI, hanno tradotto haireseōs = setta).

    Qui sono i Giudei che affermano che Paolo, non è soltanto un aderente dei Nazareni, cioè degli abitanti di Nazareth (chiaro riferimento a Gesù, che per tanto tempo è abitato in quel luogo e che veniva considerato il fondatore di questo movimento religioso), ma che addirittura era diventato capo dei Nazareni. Quindi, Tertullo, che perorava la causa dei Giudei davanti al governatore Felice, concludeva nell’affermare, assieme a tutti gli altri Giudei, che Paolo aderiva a un movimento ereticale, cioè era membro di una setta.

    4) 24:14: “Ma questo ti confesso che, secondo la Via che essi chiamano setta [hairesin], io servo così il Dio dei padri, credendo a tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti” (N. Diodati, N. Riveduta e CEI, hanno tradotto il termine hairesin = setta).

    Dopo che Paolo ascoltò l’accusa che Tertullo aveva formulata nei suoi confronti davanti al governatore Felice, quando gli venne dato il permesso di parlare, l’Apostolo precisò che la ‘Via’ (la CEI ha dottrina) che essi chiamano setta, non è un sentiero eretico, come essi credono, ma rappresenta la maniera ideale per servire il Dio dei padri, credendo a tutte le cose che si trovano scritte nella legge e nei profeti. Questo significa in effetti che egli non sta camminando nell’eresia, come Tertullo e tutti quelli che erano al suo seguito affermavano, ma sta servendo l’Iddio dei padri, sulla base di quello che si trova scritto nella legge e nei profeti. Per Paolo che si era convertito a Gesù Cristo, la legge e i profeti che egli leggeva, (come del resto facevano anche tutti i Giudei), gli parlavano di Gesù, il Messia promesso. Il fatto poi che gli accusatori di Paolo non trovarono il modo di confutare le sue affermazioni, prova non solo che l’accusa era infondata, ma le stesse Scritture che essi leggevano, rimanevano velate davanti ai loro e non gli permetteva di vedere la luce Divina, per illuminarli nella conoscenza di Cristo Gesù.

    5) 26:5: ”Essi mi hanno conosciuto fin d’allora e possono testimoniare, se lo vogliono, che son vissuto come fariseo, secondo la più rigida setta [hairesin] della nostra religione” (N. Diodati, N.Riveduta e CEI, hanno reso hairesin = setta).
    .
    La testimonianza di Paolo resa davanti al re Agrippa, al governatore Festo e a quanti si trovavano presente in quel giorno in quell’aula del tribunale di Cesarea, è significativa per il fatto che l’Apostolo rivela quale era stata la sua posizione prima della sua conversione a Gesù Cristo. Il fatto poi che nessuno dei Giudei presenti in quel luogo, contesti a Paolo quello che egli afferma, è una prova che nell’ambito farisaico, le cose stavano esattamente in quel modo.

    6) 28:22: “Ma desideriamo sapere da te ciò che pensi perché, quanto a questa setta, [haireseōs] ci è noto che ne parlano male ovunque” (N. Diodati, N.Riveduta e CEI, traducono setta, l’haireseōs di questo testo).

    Per i Giudei che abitavano a Roma e quelli che abitavano in Palestina, non c’era nessuna differenza, per il semplice fatto che la pensavano tutti nella stessa maniera. Per loro era setta, il movimento religioso che Paolo seguiva; anche se non sapevano niente di quest’uomo, ma solo a sentirlo parlare di Gesù, in base a tutte le informazioni che avevano ricevuto, stentavano a credere che le cose stessero nella maniera come Paolo le diceva. Ma dopo che l’Apostolo cercò di illuminarli intorno a Gesù, a mezzo della legge di Mosè e dei profeti, ci furono quelli che si lasciarono persuadere, mentre altri rimasero nelle loro posizioni.
    È sempre stato così e sempre sarà: quando la luce delle Scritture non è sufficiente per illuminare e convincere una persona, non ci sarà nessun’altra cosa che potrà convertire una persona a Gesù. Anche se è vero che lo Spirito Santo convince gli uomini di peccato, di giustizia e di giudizio (Giovanni 16:8), è anche pur vero che le Scritture rimangono il punto fermo per far conoscere la verità.

    7) 1 Corinzi 11:18,19: “prima di tutto, perché sento dire che quando vi riunite in assemblea vi sono fra voi delle divisioni; e in parte lo credo. È necessario infatti che si siano anche delle fazioni [haireseis] tra voi, affinché siano manifestati tra voi quelli che sono approvati”. (N. Rveduta e CEI, hanno tradotto haireseis = divisioni; G.Diodati l’ha reso eresie e G. Luzzi sette).

    Secondo Sergio Rostagno, sette è traduzione esagerata, mentre per Leon Morris, non ha un senso peggiorativo. La cosa certa è che nella chiesa di Corinto c’erano dei partiti, di conseguenza, l’unità della chiesa era seriamente minacciata dalle lacerazioni interne. La necessità delle fazioni o delle eresie in mezzo alla chiesa, non deve essere intesa come se Dio approvasse un simile atteggiamento e si compiacesse per certuni che lo avevano preso; serve essenzialmente per ‘manifestare’ quello che è vero da quello che è falso; quello che è sincero da quello che in realtà non lo è.

    8) Galati 5:20: “idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette” [haireseis] (N.Diodati e N. Diodati hanno tradotto sette, mentre la CEI ha tradotto fazioni).

    L’elenco che Paolo fa nei vv. 20 e 21, è senza dubbio la descrizione delle ‘opere della carne’. È infatti la carne che produce questi frutti. I Galati erano particolarmente funestati dal terribile male delle fazioni, venutesi a creare con la formazione di gruppi «paolini» e «giudaisti». L’esortazione che l’Apostolo fa di: “camminare secondo lo Spirito e non adempiere i desideri della carne” (v. 16), mira a far notare a non farsi trasportare dalla carne. Siccome le divisioni e le sette, stanno sullo stesso piano per ciò che riguarda le ‘opere della carne’, quali: l’adulterio, la fornicazione, l’impurità, la dissolutezza, l’idolatria, la magia, le inimicizie, le contese, le gelosie, le ire, le risse, le invidie, gli omicidi, le ubriachezze e le ghiottonerie, conviene starsene alla larga.

    9) 2 Pietro 2:1: “Or vi furono anche dei falsi profeti fra il popolo, come pure vi saranno fra voi dei falsi dottori che introdurranno di nascosto eresie [haireseis] di perdizione e, rinnegando il Padrone che li ha comprati, si attireranno addosso una fulminea distruzione” (N. Diodati, N. Riveduta e CEI, rendono il termine greco haireseis = eresie).

    Questo è l’unico passo nel N.T. che il termine haireseis, ha il senso di dottrina, intesa naturalmente come falsa dottrina. Pietro menzione profeti e dottori in questo passaggio, i primi come portatori della parola di Dio e i secondo come portatori di insegnamenti atti a capirla. La presenza del vero profeta, non esclude quella del falso; allo stesso modo il dottore che insegna rettamente la parola di Dio, non esclude quelli che la possono falsificare.

    Per conoscere un falso profeta, non solo bisogna metterlo al vaglio della regola biblica (Deut. 18:22), ma bisogna anche considerare il fine a cui mira (cfr. Deut. 13:2). Per conoscere un falso insegnamento, si deve conoscere quello vero, naturalmente; quello cioè che non palesa contraddizioni. Il vero insegnamento o la vera dottrina, ha come fondamento, la Bibbia, la Parola di Dio. A questo punto bisogna fare una precisazione. Tutti gli spacciatori di false dottrine, citano la Bibbia per provarle. Le dottrine vere, si conoscono come tali, dal fatto che si armonizzano in pieno con tutta la Scrittura, senza dover ricorrere a strategie particolari, come per esempio: stralciare i testi e leggerli in un contesto diverso, che in tal modo farebbero dire alla Bibbia quello che essa non vuole dire.

    Gioca anche un ruolo importante e determinante l’interpretazione, che non deve contenere elementi di parte, cioè non deve essere adattata al convincimento personale e circoscritta nell’ambito denominazionale. Un’interpretazione corretta e scevra di errori, non deve tenere presente solamente le regole dell’ermeneutica, deve anche rispecchiare la trasparenza obbiettiva e coerente, anche se va contro le stesse idee e le stesse convinzioni di colui che la propone. I preconcetti personali e le valutazioni indiscriminati, portano a formulare giudizi severi che a volte sono il frutto o il risultato di certe prese di posizioni unilaterali, che mancano di seria obiettività. Agendo in questo modo, è molto facile scivolare nell’errore e andare a finire nel campo dell’eresia. L’eresia infatti, in se stessa, è ‘errore assai grave; sbaglio madornale, falsità, esagerazione, assurdità’; non è ‘scissione, rottura dell’unità dottrinale’, ma produce le scissioni e le rotture dell’unità dottrinale.

    b) hairetikos

    “ Evita l’uomo settario [hairetikos], dopo la prima e una seconda ammonizione” (Tito 3:10) (N. Diodati e N. Riveduta, hanno settario, mentre la CEI ha fazioso)

    Prima di esaminare il nostro testo, diamo la definizione linguistica del termine ‘settario’.

    «Chi appartiene a una setta religiosa o, in senso generico, è seguace di una religione diversa da quella della maggioranza. Chi fa proprio un ideale, lotta per esso e lo diffonde. Partigiano di una consorteria, aderente a una fazione politica o anche affiliato a una società segreta. Sovversivo, rivoluzionario, cospiratore».

    L’esortazione che viene rivolta dall’Apostolo a Tito di “evitare l’uomo settario”, mira a salvaguardare l’integrità e l’ortodossia della dottrina cristiana, intesa come ‘fede vera’, cioè quella che Paolo ha insegnato, visto che ci sono in giro falsi insegnamenti e false dottrine. Guardando da vicino il nostro testo, si può notare facilmente che il settario o il fazioso, si trova in mezzo alla comunità in cui Tito è il responsabile. Il fatto stesso che si parli di una prima e una seconda ‘ammonizione’, di per sé è un chiaro segno che ci porta a pensare a un membro della comunità, che è stato sedotto dagli spacciatori di false dottrine.

    Tito quale capo di una comunità, nell’esercizio della sua funzione pastorale, ha fatto bene a richiamare la persona che aveva deviato dalla vera fede, sperando che un simile intervento avesse potuto riportare al ripensamento. Nonostante che questa azione di Tito, (che poi non è stata una semplice esortazione, ma un provvedimento disciplinare), si sia ripetuta per due volte, senza ottenere il risultato desiderato, non poteva continuare all’infinito. Qui si impone un provvedimento più severo, perché l’eretico non abbia a procurare altri danni alla comunità. Il provvedimento che Paolo suggerisce è quello di ‘evitare’ il settario, cioè non andare dietro a lui; rompere quella relazione che c’era una volta, visto che la persona in questione, non ha fatto tesoro delle ammonizioni ricevute, o per essere più precisi, non si sia ravveduta. In termini pratici questa azione disciplinare equivale ad una vera e propria espulsione dalla comunità.

    Si discute se questo tipo di provvedimento di ‘evitare il settario’, riguardava solamente la persona di Tito o doveva essere esteso anche alla comunità. Da un punto di vista della coerenza tra responsabile e comunità, quello che vale per l’uno, vale anche per l’altro. Se il responsabile della comunità deve ‘evitare il settario’, ne consegue che lo deve fare anche la comunità, per salvaguardare la fede e la sana dottrina che viene professata.

    CONCLUSIONI
    Tirando le somme di quanto abbiamo detto, risulta chiaramente che:

    1. Il termine gr. hairesis, viene applicato:
    a) ai Sadducei (Atti 5:17);
    b) ai Farise (Atti 15:5);
    c) ai Nazareni, cioè ai seguaci di Gesù di Nazareth (24:5,14; 26:5; 28:22);
    d) senza nessuna specificazione (1 Corinzi 11:18);
    e) come frutto della carne (Galati 5:20);
    f) eretici in genere (2 Pietro 2:1).
    2. Il termine gr. hairetikos
    Viene applicato ai settari o eretici in genere (Tito 3:10).

    Visto che il N.T. definisce i Sadducei e i Farisei ‘setta’, ne consegue che il sadduceismo e il fariseismo, devono essere considerati sette, nel senso che non hanno niente in comune col cristianesimo.

    Tutte le caratteristiche che risultano propri dei Sadducei e dei Farisei, (secondo quello che abbiamo esposto sopra) se si dovessero notare in mezzo al cristianesimo, (non importa in quale settore, o per essere più specifici: in qualsiasi denominazione), deve essere considerato e classificato per quello che è, cioè: sadduceismo e fariseismo.

    Gesù e gli apostoli, non vennero mai a compromessi con i Sadducei e con i Farisei, e, la stessa raccomandazione che Cristo fece ai suoi giorni, è valida anche ai nostri giorni: “Guardatevi dal lievito dei Farisei e dei Sadducei” (che era ed è la loro ‘dottrina’ (Matteo 16:6,12; Marco 8:15; Luca 12:1).

    L’ipocrisia che caratterizzava la vita dei Farisei: ‘davanti agli uomini giusti’, ma davanti a Dio come ‘sepolcri imbiancati’; che facevano le loro ‘opere’ per farsi ‘vedere’ dagli uomini; che si reputavano e si credevano più santi degli altri, che colavano il moscerino e inghiottivano il cammello, come Cristo la condannò ai suoi giorni, allo stesso modo la devono condannare i suoi seguaci. Il disprezzare gli altri come persone che non ‘conoscono la legge di Dio’, o reputarsi come gli unici che sappiano giustamente interpretare (allora era la legge di Mosè) oggi è la Parola di Dio scritta, è fariseismo, e come tale non gli si può dare credito, perché è puro fanatismo.

    I Sadducei e i Farise di allora, si possono trovare in mezzo alla cristianità di ogni denominazione; bisogna guardarsi da loro, perché allora come oggi, visto che sono ciechi, se guidano altri ciechi come loro (e quelli che li seguono sono anch’essi ciechi), finiranno che ambedue cadranno nella fossa. Non c’è nessuna denominazione (chiunque essa sia) che può vantare di avere ‘l’esclusiva’ di conoscere tutta la verità. I membri del corpo di Cristo, hanno bisogno gli uni degli altri; e nessuno può arrogarsi la presunzione di dire di non avere bisogno di nessuno.

    Quando l’orgoglio accieca la vita delle persone, (non importa se sono capi di movimenti religiosi), si possono manifestare le diverse cose, come per esempio: Mancanza di rispetto per gli altri, presunzione di conosce tutto, disprezzare e giudicare gli altri, (come se nessuno ‘cammini nella verità’). Dire che gli altri sono orgogliosi, vanagloriosi e piene di sé, rappresenta un modo per nascondere il proprio orgoglio, la propria presunzione e la vanità della propria vita.

    Essere un settario significa, prendere le difese di una setta, di una eresia e seguirne le orme, gli esempi e gli orientamenti. Sono i settari quelli che credendosi e reputandosi meglio degli altri, si escludono da tutti, perché pensano che potranno contrarre la contaminazione degli altri. Il vero seguace di Gesù, può trovarsi a mangiare ‘assieme ai pubblicani e i peccatori’, come fece il Maestro, non per partecipare alla loro empietà, ma per portare luce e conoscenza ai fini della loro salvezza e liberazione. Non c’è cosa più bella e significativa, anche sotto l’aspetto di una buona testimonianza cristiana, che i seguaci di Gesù sappiano amare gli uni e gli altri e sappiano mantenere quel legame di vera comunione fraterna reciproca. La ‘verità’, non ha bisogno di difensori, si difende da sé. Amen!

  4. #4
    Christianity Under Fire
    Data Registrazione
    24 Feb 2003
    Messaggi
    3,239
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    11

    Predefinito Re: Settarismo

    Post utile di Domenico che aiuta a mettere le cose in prospettiva.
    Non condivido comunque del tutto che il "fariseismo" non abbia niente in comune col Cristianesimo, in quanto la sostanza dei "Tempi e la Legge" è ancora validi oggi - benché non nelle medesime modalità.
    L'affermazione di questa presunta "totale incompatibilità" spesso ricorre negli ambienti della "Replacement Theology" - teologia che personalmente condivido solo in parte dal momento che il Nuovo Patto (Ger.31) non è stato fatto coi Gentili bensì solo con Giuda ed Israele.
    Il fatto che i Gentili siano stati "innestati" non autorizza a rimpiazzare Israele. Semmai - e qui è la possibile parte positiva ed utile della "Replacement Theology" - l'Israele "nella carne" pur godendo di attenzioni e fedeltà da parte di Dio a motivo dei Padri, non potrà conservare neppure i suoi più elementari diritti e privilegi - incluso quelli relativi al possesso della Terra d'Israele - se nell'arco della propria esistenza terrena non rientrerà nei termini del Nuovo Patto. Quando un Giudeo riceve Gesù Cristo in senso evangelico egli già fa parte del "Commonwealth" d'Israele.
    Quando l'intero Israele riceverà Gesù Cristo nei termini di Ger.31 allora sarà il tempo della Pienezza e della Resurrezione. L'obiettivo della fusione in una unica entità e quella dell'Uomo Nuovo...

    Il termine "Eretico" in senso stretto non può essere usato per i veri cristiani, ma in senso largo tutti più o meno potremmo non essere sufficientemente rispondenti ai requisiti di "Tutto il Consiglio di Dio" e dunque gli aspetti eretici vanno filtrati e risolti con la Verità.

    Quando il termine "Eretico" viene utilizzato in senso secolare o da parte delle "Sette Maggiori" che credono di poter giudicare le minori in base all'assunzione della propria autorità spirituale... io non me ne preoccuperei affatto se non semplicemente nel senso di restar tranquilli ed umili nel dar conto della propria fede e della propria dottrina. Tale resoconto non sarà il più delle volte benvenuto e spesso - a seconda del livello civile e democratico della circostanza e del luogo - potrà dar luogo a persecuzioni sia fisiche che sociali, culturali e psicologiche - per non dire psichiatriche.
    Oggi questo avviene nei paesi non occidentali dove i martiri raggiungono ogni anno cifre da capogiro ed anche presso le nazioni occidentali dove la fabbrica del tessuto civile e democratico si sta sfaldando a causa di conflitti ideologici, della crisi del Giudeocristianesimo e delle gravi crisi economiche che vedono spesso i "conservatori/fondamentalisti" quali perfetti capri espiatori, senza alcuna discriminazione tra veri e falsi colpevoli e conservatori.

    Parlo con quel che si suol dire "cognizione di causa".
    Ultima modifica di david777; 02-05-12 alle 03:42

  5. #5
    Forumista
    Data Registrazione
    23 Jan 2012
    Messaggi
    138
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Settarismo

    Citazione Originariamente Scritto da david777 Visualizza Messaggio
    Post utile di Domenico che aiuta a mettere le cose in prospettiva.
    Non condivido comunque del tutto che il "fariseismo" non abbia niente in comune col Cristianesimo, in quanto la sostanza dei "Tempi e la Legge" è ancora validi oggi - benché non nelle medesime modalità.
    L'affermazione di questa presunta "totale incompatibilità" spesso ricorre negli ambienti della "Replacement Theology" - teologia che personalmente condivido solo in parte dal momento che il Nuovo Patto (Ger.31) non è stato fatto coi Gentili bensì solo con Giuda ed Israele.
    Il fatto che i Gentili siano stati "innestati" non autorizza a rimpiazzare Israele. Semmai - e qui è la possibile parte positiva ed utile della "Replacement Theology" - l'Israele "nella carne" pur godendo di attenzioni e fedeltà da parte di Dio a motivo dei Padri, non potrà conservare neppure i suoi più elementari diritti e privilegi - incluso quelli relativi al possesso della Terra d'Israele - se nell'arco della propria esistenza terrena non rientrerà nei termini del Nuovo Patto. Quando un Giudeo riceve Gesù Cristo in senso evangelico egli già fa parte del "Commonwealth" d'Israele.
    Quando l'intero Israele riceverà Gesù Cristo nei termini di Ger.31 allora sarà il tempo della Pienezza e della Resurrezione. L'obiettivo della fusione in una unica entità e quella dell'Uomo Nuovo...

    Il termine "Eretico" in senso stretto non può essere usato per i veri cristiani, ma in senso largo tutti più o meno potremmo non essere sufficientemente rispondenti ai requisiti di "Tutto il Consiglio di Dio" e dunque gli aspetti eretici vanno filtrati e risolti con la Verità.

    Quando il termine "Eretico" viene utilizzato in senso secolare o da parte delle "Sette Maggiori" che credono di poter giudicare le minori in base all'assunzione della propria autorità spirituale... io non me ne preoccuperei affatto se non semplicemente nel senso di restar tranquilli ed umili nel dar conto della propria fede e della propria dottrina. Tale resoconto non sarà il più delle volte benvenuto e spesso - a seconda del livello civile e democratico della circostanza e del luogo - potrà dar luogo a persecuzioni sia fisiche che sociali, culturali e psicologiche - per non dire psichiatriche.
    Oggi questo avviene nei paesi non occidentali dove i martiri raggiungono ogni anno cifre da capogiro ed anche presso le nazioni occidentali dove la fabbrica del tessuto civile e democratico si sta sfaldando a causa di conflitti ideologici, della crisi del Giudeocristianesimo e delle gravi crisi economiche che vedono spesso i "conservatori/fondamentalisti" quali perfetti capri espiatori, senza alcuna discriminazione tra veri e falsi colpevoli e conservatori.

    Parlo con quel che si suol dire "cognizione di causa".
    Se mi sono permesso di affermare che il “fariseismo” non ha niente in comune col Cristianesimo, l’ho fatto con riferimento a tutto quello che il Nuovo Testamento riferisce su di esso. Il giudizio severo che Gesù formulò su questa classe di religiosi giudaici, non lascia spazio ad una diversa valutazione. Se Egli esortò esplicitamente i Suoi discepoli, quando disse loro: "State attenti e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei!" (Matteo 16:6), che, essenzialmente riguardava la loro dottrina, non vedo come il cristianesimo possa avere a che fare con loro, non per ciò che concerne l’aspetto umano, ovviamente, bensì sulla loro dottrina, che non combacia con quella di Gesù. I tanti testi che ho passato in rassegna, parlano eloquentemente.

    Qui non si tratta di fare riferimento, alla cosiddetta teoria della “sostituzione”, perché io personalmente, nolo non credo a questa “teologia”, ma non vedo neanche come possa conciliarsi con quello che la Bibbia afferma su Israele, secondo la carne. È, infatti, fuori d’ogni discussione, che le promesse che si leggono nella Bibbia, riferite ad Israele, sono per loro e non riguardano i gentili, cioè i popoli al di fuori di loro.

 

 

Discussioni Simili

  1. settarismo e coalizioni
    Di paolotsl nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 22-08-10, 21:49
  2. Manifestazioni di settarismo e apoliticismo animalesco
    Di Myrddin-Merlino nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 02-04-07, 18:55
  3. A proposito di becero settarismo...
    Di Iunthanaka nel forum Padania!
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 20-06-05, 17:49
  4. il settarismo ci ammazzerà
    Di Peder (POL) nel forum Padania!
    Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 17-06-05, 21:02
  5. Il settarismo
    Di Red River nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-08-02, 22:11

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226