
Originariamente Scritto da
Defender
Se ci mettiamo a fare l'esegesi dell'oggettivamente contro-rivoluzionario, dubito seriamente che rimanga qualcuno oltre a chi non ha mai proposto nulla di concreto. Farsi i film perché gli eredi, quali si è tutti, meno i camerati diretti dei caduti, di quella storia presenziano e non rivendicano l'irrivendicabile non è da paranoidi, ma ci si avvicina dal lato sbagliato.
E comunque non si sfugge: se come dici Ramelli aveva delle idee - e senza alcun dubbio ce le aveva ben chiare, per militare a Milano negli anni Settanta - anche Enrico Pedenovi ce le aveva, così come, approfondendo ulteriormente il solco, ce le aveva Nicola Pasetto. Queste idee non sono quelle "nazionalrivoluzionarie".
Orbene, le scelte politiche di Pasetto sono note, era deputato di Alleanza Nazionale da due legislature, e nemmeno morì sul campo dell'onore, sebbene la sua vita sia stata uno specchio di onorevole onestà: morì in un incidente stradale. Eppure tutti coloro che si sentono tanto eredi, quanto depositari della medesima idea che professava Pasetto si stringono commossi nella sua commemorazione. Tutti, almeno negli anniversari particolarmente significativi: da FLI ai più radicali gruppi veneti.
Su quale base ci si stringe attorno alla memoria di Pasetto e, per estensione, ci si dovrebbe stringere intorno alla memoria dei Caduti? Sulla base dell'appartenenza, intima e personale, non a una comunità, ma a una storia comune. Questa storia comune, ovviamente, non presuppone che si possa fare un minimo sconto sulle reciproche posizioni politiche ma, altrettanto ovviamente, presuppone che le reciproche posizioni politiche vengano accantonate e lasciate in disparte fino a dopo la commemorazione, in quanto non sono esse a determinare la presenza alla commemorazione, ma è la storia comune a farlo.
Storia comune che si è vissuta (nel mio esempio il padre di Pasetto, che combattè nelle fila della Monterosa, e dei suoi camerati del Fronte della Gioventù) e storia comune alla quale ci si richiama (tutti coloro che hanno meno di 40 anni). Ma, a meno che tu non disponga del modo di sondare i pensieri e le opinioni, bisogna dare atto di buona fede a coloro che vi partecipano, che siano imbolsiti parlamentari del PdL (che però magari in quegli anni in una sezione del Fronte ci hanno passato un po' di tempo) o che siano ragazzi di 14 anni che vengono iniziati a questo tipo di cerimonie.
Certamente non ha senso che vi partecipi chi ha espresso il ripudio di questa storia comune, chi si è inutilmente dichiarato antifascista, ma non ha nemmeno senso che si levino gli scudi contro chi la camicia nera, per citare una corrente del PdL, l'ha riposta ben piegata in un cassetto.
In uno sforzo di mandare avanti una tradizione, che poi vuol dire trasmettere, e trasmettere una storia comune.