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    Predefinito Psicogeografia nel cuore di Parigi

    PSICOGEOGRAFIA NEL CUORE DI PARIGI
    Luc Sante / 23 gennaio 2011




    «Non potrebbe venir fuori un film eccitante dalla mappa di Parigi? Dal dispiegamento dei suoi vari aspetti in successione temporale? Dalla condensazione del plurisecolare movimento di strade, boulevard, portici/gallerie e piazze nello spazio di mezz'ora? Fa forse qualcosa di diverso chi vagabonda per la città?».
    Sul momento potreste pensare che il suggerimento di Walter Benjamin sia applicabile a qualsiasi città, ma in quasi tutti gli altri casi la narrazione sarebbe troppo prolissa, sia in senso spaziale sia in senso temporale. Parigi è eccezionale perché si è sviluppata in modo particolarmente concentrato e diretto, e ha mantenuto il vigore dei distretti anche quando non erano più di moda.
    Il più delle volte le città si espandono a macchia d'inchiostro; alcune, come Manhattan, hanno un incremento lineare. Parigi si è allargata in cerchi concentrici, riflessi approssimativamente dalla numerazione a spirale dei suoi arrondissements. Il suo centro neolitico era appropriatamente situato nel l'area che oggi costituisce il Primo (infiltrandosi nel Quarto): le isole, il Louvre, Les Halles, l'Hôtel de Ville. Poi si estese a est fino al Marais, a nord fino alla base di Montmartre, a ovest lungo la Senna, per avventurarsi a sud, oltre il fiume, fino a quello che sarebbe diventato St. Germain-des-Prés. La sua forma grossomodo circolare venne mantenuta attraverso una serie di cinte murarie successive, costruite sotto Filippo Augusto al volgere del XIII secolo, Carlo V nel XIV, gli Esattori Generali alla vigilia della Rivoluzione, e Adolphe Thiers negli anni 40 dell'Ottocento, quest'ultima demolita a cominciare dal 1919. Ma ancora adesso c'è un muro, come evidenzia Eric Hazan. Il raccordo anulare, la Périphérique, completato nel 1973, è anzi anche più efficace dei precedenti nel separare la città dal suo hinterland, il che oggi vuol dire relegare le masse di immigrati negli informi quartieri-alveare di caseggiati popolari, quelle bidonville verticali con nomi dal suono rustico che costituiscono le banlieues.
    The Invention of Paris di Eric Hazan è al tempo stesso uno studio dell'evoluzione dell'idea di Parigi e un tentativo di preservare l'esperienza della sua storia fisica, il significato storico latente accumulatosi in ogni angolo, anche nelle tante scomode crepe che sono state lastricate o sabbiate, o ancora cancellate negli ultimi cinquant'anni e che presto finiranno oltre i confini della memoria. Hazan presta attenzione a tutte quelle sfumature ambientali e quelle demarcazioni che ancora oggi rendono una passeggiata in alcune zone di Parigi un viaggio tra epoche diverse.
    Potremmo definire The Invention of Paris un'opera di psicogeografia, come le mappe realizzate da Guy Debord negli anni 50 (The Naked City; Guida Psicogeografica di Parigi), che mettono in evidenza blocchi di isolati, mostrando le connessioni soggettive o la mancanza delle stesse, con grandi frecce rosse.
    Le tracce del passato di Parigi non sono limitate a vecchie pietre e resti archeologici. Non è necessario essere particolarmente postmoderni per vedere Parigi come un testo, e anche notevolmente allusivo. Il distretto del Marais, per esempio, deve la sua configurazione e i nomi di molte strade a tre grandi possedimenti, scomparsi da secoli (il più noto, ultimo a cadere, nel 1818, fu il Temple, la casa madre dei Cavalieri Templari, dove nel 1792 venne imprigionato Luigi XVI) ma ancora sottilmente presenti a ogni passo. La leggera aura degradata che ancora aleggia in rue de la Gaîté, a Montparnasse, si deve al fatto che un tempo la strada si trovava a ridosso del muro degli Esattori Generali, altrimenti noto come mur d'octroi, cinta daziaria.
    Una delle mercanzie tassate all'ingresso nella città era il vino. Non sorprende che fuori dalle porte murarie nascessero come funghi spacci di vino chiamati guinguettes, dove i prezzi erano più bassi che in città. La loro atmosfera conviviale ispirò café e teatri, alcuni dei quali sopravvivono ancora come vestigia, tra cui il Bobino music hall, aperto nel 1800, dove Josephine Baker si esibì per la prima volta negli anni 20 e per l'ultima volta nel 1975.
    La distinzione che nota Hazan tra i quartiers della parte più antica della città, i faubourgs dell'anello centrale, e i villages degli arrondissements più esterni è particolarmente evidente per questi ultimi. Per quanto diversi siano Belleville e Passy: il primo un tradizionale distretto proletario che ancora oggi beneficia del vigore dei molti gruppi etnici che si sovrappongono, il secondo che è il più ingessato tra i vecchi quartieri ricchi...
    Vi sono tuttavia sopravvivenze meno visibili e più insidiose. «Gli Champs-Élysées furono il principale asse del collaborazionismo parigino, secondo una consolidata tradizione». I lussuosi distretti occidentali prima si arresero felicemente ai prussiani nel 1870, poi «implorarono i prussiani di appoggiarli contro la Comune» nel 1871, dopo di che invocarono lo sterminio dei Comunardi, donne e bambini compresi, durante la "settimana di sangue" del maggio dello stesso anno, poi «acclamarono Hitler nei cinema degli Champs-Élysées a 20 franchi a poltrona» e, infine, durante l'occupazione ospitarono, nutrirono e socializzarono con i più alti gradi tedeschi e i più importanti collaborazionisti. Rue des Saussaies, sede di un importante ufficio della Gestapo, e Rue Lauriston, dove aveva il quartier generale il suo omologo di Vichy, nel ricordo popolare restano macchiati anche se il passante inconsapevole vede solo schive facciate di pietra bianche.
    Nel bene o nel male, queste sopravvivenze non sarebbero possibili senza profonde continuità nella città. La violenza inferta alle sue strutture fondamentali è tanto più scioccante in quanto rompe tali continuità. Parigi può aver subito meno cambiamenti di tante altre città – paragonata a New York, per non parlare di Shanghai, è assai ben conservata – ma sono stati cambiamenti traumatici. Il nome del barone Haussmann, prefetto della Senna tra il 1852 e il 1870, è diventato nell'ambito della pianificazione urbana sinonimo di pesante progettazione urbana. Haussmann demolì le strette stradine sinuose del centro medievale, soprattutto nell'Île de la Cité e nell'area tra il Louvre e il Marais, per costruire una serie di ampi boulevard che riconfigurarono il traffico e il flusso commerciale e, non a caso, erano troppo ampi per costruirvi barricate ma ideali per il passaggio dell'esercito.
    La distruzione si era prospettata ben prima del mandato di Haussmann. «Guerra ai demolitori!» invocava Victor Hugo nel 1832, alla notizia del progetto di costruire un vasto prolungamento di rue de Rivoli che sarebbe arrivato dritto fino a Place du Trône, attraversando alcuni dei più sacri luoghi della città, come la Torre St. Jacques. Non fu mai attuato, di fatto, perché Haussmann «essendo protestante... teme che la distruzione di Saint-Germain-l'Auxerrois sarebbe stata interpretata come una vendetta per la notte di San Bartolomeo, il cui sengale di attacco, si dice, venne dato dalle campane di quella chiesa». Il gigantesco progetto di Haussmann non fu ultimato a causa della guerra contro la Prussia e della fine del Secondo Impero, e le vestigia medievali sopravvissero per quasi un altro secolo.
    Le demolizioni di Haussmann e la distruzione delle Halles sono entrate nella coscienza del mondo perché sono avvenute nel centro della città, accanto ai monumenti e ai palazzi. Ma poche persone fuori Parigi sono venute a conoscenza della sistematica distruzione dei vecchi quartieri proletari in corso da più di un secolo. Prima una grande fetta del faubourg Saint-Antoine, il vecchio distretto artigianale e uno dei centri storici della resistenza, venne cancellato sotto Haussmann, sventrato per l'attraversamento della ventosa Place de la République, poi l'antico faubourg Saint-Marceau – dove si rifugiarono Jean Valjean e Cosette al ritorno in città – già smembrato dai boulevards del XIX secolo, venne completamente distrutto negli anni 60 e 70. Negli stessi decenni di rinnovo urbanistico i quartieri Glacière, Croulebarbe e Maison-Blanche, sulla Rive Gauche, furono progressivamente soppiantati da caseggiati popolari, così che non conservano traccia della loro passata vitalità e indipendenza se non negli evocativi nomi delle strade (come la celebre rue du Château des Rentiers).
    Chiaramente il libro è indirizzato a chi già conosce bene la storia di Parigi e ha percorso in lungo e in largo le sue strade, il che potrebbe scoraggiare i lettori stranieri. Sarebbe un peccato. The Invention of Paris è uno dei più grandi libri sulla città scritti negli ultimi decenni e troneggia in un panorama sovraffollato, col suo tono appassionato e lirico, travolgente e immediato. Hazan, figlio dell'editore di libri d'arte Fernand Hazan, è nato nel 1936, è diventato pediatra e ha lavorato per anni nei campi profughi palestinesi, per poi tornare in Francia e subentrare al padre nella gestione della società, che ha venduto per fondare la casa editrice "impegnata" La Fabrique. Questo è, incredibilmente, il suo primo libro, scritto quando era già nella sessantina inoltrata. Da allora ne ha scritti altri sei.
    (Traduzione di Elisa Comito)
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    pagg. 384 | $ 29,95 The invention of Paris: a history in footsteps, Eric Hazan, Verso;
    pagg. 476, $ 28,95, Parisians: an adventure history of Paris, Graham Robb, Norton.

    PSICOGEOGRAFIA NEL CUORE DI PARIGI - Il Sole 24 ORE

  2. #2
    La Vengeance
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    Predefinito Rif: Psicogeografia nel cuore di Parigi

    Citazione Originariamente Scritto da vanni fucci Visualizza Messaggio
    PSICOGEOGRAFIA NEL CUORE DI PARIGI
    Luc Sante / 23 gennaio 2011




    «Non potrebbe venir fuori un film eccitante dalla mappa di Parigi? Dal dispiegamento dei suoi vari aspetti in successione temporale? Dalla condensazione del plurisecolare movimento di strade, boulevard, portici/gallerie e piazze nello spazio di mezz'ora? Fa forse qualcosa di diverso chi vagabonda per la città?».
    Sul momento potreste pensare che il suggerimento di Walter Benjamin sia applicabile a qualsiasi città, ma in quasi tutti gli altri casi la narrazione sarebbe troppo prolissa, sia in senso spaziale sia in senso temporale. Parigi è eccezionale perché si è sviluppata in modo particolarmente concentrato e diretto, e ha mantenuto il vigore dei distretti anche quando non erano più di moda.
    Il più delle volte le città si espandono a macchia d'inchiostro; alcune, come Manhattan, hanno un incremento lineare. Parigi si è allargata in cerchi concentrici, riflessi approssimativamente dalla numerazione a spirale dei suoi arrondissements. Il suo centro neolitico era appropriatamente situato nel l'area che oggi costituisce il Primo (infiltrandosi nel Quarto): le isole, il Louvre, Les Halles, l'Hôtel de Ville. Poi si estese a est fino al Marais, a nord fino alla base di Montmartre, a ovest lungo la Senna, per avventurarsi a sud, oltre il fiume, fino a quello che sarebbe diventato St. Germain-des-Prés. La sua forma grossomodo circolare venne mantenuta attraverso una serie di cinte murarie successive, costruite sotto Filippo Augusto al volgere del XIII secolo, Carlo V nel XIV, gli Esattori Generali alla vigilia della Rivoluzione, e Adolphe Thiers negli anni 40 dell'Ottocento, quest'ultima demolita a cominciare dal 1919. Ma ancora adesso c'è un muro, come evidenzia Eric Hazan. Il raccordo anulare, la Périphérique, completato nel 1973, è anzi anche più efficace dei precedenti nel separare la città dal suo hinterland, il che oggi vuol dire relegare le masse di immigrati negli informi quartieri-alveare di caseggiati popolari, quelle bidonville verticali con nomi dal suono rustico che costituiscono le banlieues.
    The Invention of Paris di Eric Hazan è al tempo stesso uno studio dell'evoluzione dell'idea di Parigi e un tentativo di preservare l'esperienza della sua storia fisica, il significato storico latente accumulatosi in ogni angolo, anche nelle tante scomode crepe che sono state lastricate o sabbiate, o ancora cancellate negli ultimi cinquant'anni e che presto finiranno oltre i confini della memoria. Hazan presta attenzione a tutte quelle sfumature ambientali e quelle demarcazioni che ancora oggi rendono una passeggiata in alcune zone di Parigi un viaggio tra epoche diverse.
    Potremmo definire The Invention of Paris un'opera di psicogeografia, come le mappe realizzate da Guy Debord negli anni 50 (The Naked City; Guida Psicogeografica di Parigi), che mettono in evidenza blocchi di isolati, mostrando le connessioni soggettive o la mancanza delle stesse, con grandi frecce rosse.
    Le tracce del passato di Parigi non sono limitate a vecchie pietre e resti archeologici. Non è necessario essere particolarmente postmoderni per vedere Parigi come un testo, e anche notevolmente allusivo. Il distretto del Marais, per esempio, deve la sua configurazione e i nomi di molte strade a tre grandi possedimenti, scomparsi da secoli (il più noto, ultimo a cadere, nel 1818, fu il Temple, la casa madre dei Cavalieri Templari, dove nel 1792 venne imprigionato Luigi XVI) ma ancora sottilmente presenti a ogni passo. La leggera aura degradata che ancora aleggia in rue de la Gaîté, a Montparnasse, si deve al fatto che un tempo la strada si trovava a ridosso del muro degli Esattori Generali, altrimenti noto come mur d'octroi, cinta daziaria.
    Una delle mercanzie tassate all'ingresso nella città era il vino. Non sorprende che fuori dalle porte murarie nascessero come funghi spacci di vino chiamati guinguettes, dove i prezzi erano più bassi che in città. La loro atmosfera conviviale ispirò café e teatri, alcuni dei quali sopravvivono ancora come vestigia, tra cui il Bobino music hall, aperto nel 1800, dove Josephine Baker si esibì per la prima volta negli anni 20 e per l'ultima volta nel 1975.
    La distinzione che nota Hazan tra i quartiers della parte più antica della città, i faubourgs dell'anello centrale, e i villages degli arrondissements più esterni è particolarmente evidente per questi ultimi. Per quanto diversi siano Belleville e Passy: il primo un tradizionale distretto proletario che ancora oggi beneficia del vigore dei molti gruppi etnici che si sovrappongono, il secondo che è il più ingessato tra i vecchi quartieri ricchi...
    Vi sono tuttavia sopravvivenze meno visibili e più insidiose. «Gli Champs-Élysées furono il principale asse del collaborazionismo parigino, secondo una consolidata tradizione». I lussuosi distretti occidentali prima si arresero felicemente ai prussiani nel 1870, poi «implorarono i prussiani di appoggiarli contro la Comune» nel 1871, dopo di che invocarono lo sterminio dei Comunardi, donne e bambini compresi, durante la "settimana di sangue" del maggio dello stesso anno, poi «acclamarono Hitler nei cinema degli Champs-Élysées a 20 franchi a poltrona» e, infine, durante l'occupazione ospitarono, nutrirono e socializzarono con i più alti gradi tedeschi e i più importanti collaborazionisti. Rue des Saussaies, sede di un importante ufficio della Gestapo, e Rue Lauriston, dove aveva il quartier generale il suo omologo di Vichy, nel ricordo popolare restano macchiati anche se il passante inconsapevole vede solo schive facciate di pietra bianche.
    Nel bene o nel male, queste sopravvivenze non sarebbero possibili senza profonde continuità nella città. La violenza inferta alle sue strutture fondamentali è tanto più scioccante in quanto rompe tali continuità. Parigi può aver subito meno cambiamenti di tante altre città – paragonata a New York, per non parlare di Shanghai, è assai ben conservata – ma sono stati cambiamenti traumatici. Il nome del barone Haussmann, prefetto della Senna tra il 1852 e il 1870, è diventato nell'ambito della pianificazione urbana sinonimo di pesante progettazione urbana. Haussmann demolì le strette stradine sinuose del centro medievale, soprattutto nell'Île de la Cité e nell'area tra il Louvre e il Marais, per costruire una serie di ampi boulevard che riconfigurarono il traffico e il flusso commerciale e, non a caso, erano troppo ampi per costruirvi barricate ma ideali per il passaggio dell'esercito.
    La distruzione si era prospettata ben prima del mandato di Haussmann. «Guerra ai demolitori!» invocava Victor Hugo nel 1832, alla notizia del progetto di costruire un vasto prolungamento di rue de Rivoli che sarebbe arrivato dritto fino a Place du Trône, attraversando alcuni dei più sacri luoghi della città, come la Torre St. Jacques. Non fu mai attuato, di fatto, perché Haussmann «essendo protestante... teme che la distruzione di Saint-Germain-l'Auxerrois sarebbe stata interpretata come una vendetta per la notte di San Bartolomeo, il cui sengale di attacco, si dice, venne dato dalle campane di quella chiesa». Il gigantesco progetto di Haussmann non fu ultimato a causa della guerra contro la Prussia e della fine del Secondo Impero, e le vestigia medievali sopravvissero per quasi un altro secolo.
    Le demolizioni di Haussmann e la distruzione delle Halles sono entrate nella coscienza del mondo perché sono avvenute nel centro della città, accanto ai monumenti e ai palazzi. Ma poche persone fuori Parigi sono venute a conoscenza della sistematica distruzione dei vecchi quartieri proletari in corso da più di un secolo. Prima una grande fetta del faubourg Saint-Antoine, il vecchio distretto artigianale e uno dei centri storici della resistenza, venne cancellato sotto Haussmann, sventrato per l'attraversamento della ventosa Place de la République, poi l'antico faubourg Saint-Marceau – dove si rifugiarono Jean Valjean e Cosette al ritorno in città – già smembrato dai boulevards del XIX secolo, venne completamente distrutto negli anni 60 e 70. Negli stessi decenni di rinnovo urbanistico i quartieri Glacière, Croulebarbe e Maison-Blanche, sulla Rive Gauche, furono progressivamente soppiantati da caseggiati popolari, così che non conservano traccia della loro passata vitalità e indipendenza se non negli evocativi nomi delle strade (come la celebre rue du Château des Rentiers).
    Chiaramente il libro è indirizzato a chi già conosce bene la storia di Parigi e ha percorso in lungo e in largo le sue strade, il che potrebbe scoraggiare i lettori stranieri. Sarebbe un peccato. The Invention of Paris è uno dei più grandi libri sulla città scritti negli ultimi decenni e troneggia in un panorama sovraffollato, col suo tono appassionato e lirico, travolgente e immediato. Hazan, figlio dell'editore di libri d'arte Fernand Hazan, è nato nel 1936, è diventato pediatra e ha lavorato per anni nei campi profughi palestinesi, per poi tornare in Francia e subentrare al padre nella gestione della società, che ha venduto per fondare la casa editrice "impegnata" La Fabrique. Questo è, incredibilmente, il suo primo libro, scritto quando era già nella sessantina inoltrata. Da allora ne ha scritti altri sei.
    (Traduzione di Elisa Comito)
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    pagg. 384 | $ 29,95 The invention of Paris: a history in footsteps, Eric Hazan, Verso;
    pagg. 476, $ 28,95, Parisians: an adventure history of Paris, Graham Robb, Norton.

    PSICOGEOGRAFIA NEL CUORE DI PARIGI - Il Sole 24 ORE
    Mon Dieu Messer Vanni!iango:iango:iango:iango:
    Mai avrei pensato che durante il mio pensoso percorso terreno, in questo tempo, avrei avuto l'opportunità di incontrare un così profondo conoscitore della MIA ADORATA CITTA'!iango:

    Non solo.
    Mene che meno avrei osato sperare di inciampare, nella Vostra luninosa dissertazione, in certi miei quartieri ove un tempo si rifugiarono alcuni miei adoratissimi amici "figli" del mio Mentore Victor.iango:iango:

    Voi dovete sapere mio curioso amico, che se il corpo esprime le proprie movenze nel Bel Paese, il cuore, la mente e l'anima tutta di Edmond albergano in Rue Balzac!

    Mi reco in pellegrinaggio a Parigi almeno due volte l'anno ed ora, che ho scoperto la comodità dell'uso dell'automobile, ho abbandonato carrozza, cavalli ed aereo (soprattutto l'ultimo) per raggiungerla.

    Infatti la Peripherique in poco meno di quindici minuti mi consegna dalla A6 ad Avenue Foche per Porte Dauphine. Praticamente sotto l'Arc de Triomphe!

    Potrei dire, vista la psicogeografia di Paris con gli occhi di oggi, che l'amatissimo Victor sbagliò a contestare Haussmann.
    Fu l'unico suo errore.:sofico:

    Ma rue Balzac a parte, il quartiere che più mi "intriga" è Saint-Germain.
    Certe stradine come Rue Bonaparte, sono incantevoli e piene di negozietti curiosi.
    Sul Marais, Vi posso dire poco perchè non lo trovo esaltante, eccezion fatta per Place des Vosges (abitazione del Maestro) e per Rue des Filles-du-Calvaire ove dimorava un caro amico con cui condividevo l'antigiacobinismo: Monsieur Gillenormand.

    Messer Vanni, potrei consigliarvi molte brasserie ed altri luoghi di piacere ma ora debbo scappare. Odette, oggi signora Swann, mi attende per l'ora di cena al 68 di Avenue des Champs-Élysées. Da Montecristo.hefico:

    Riprenderò ad un suo cenno le scorribande spazio-temporali parigine.:sofico:
    A bientot mon ami.iaociao:iaociao:
    Ultima modifica di Edmond Dantés; 02-02-11 alle 18:44
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  3. #3
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    Predefinito Re: Rif: Psicogeografia nel cuore di Parigi

    L'8 settembre 2009, dall'alto di un grattacielo di Parigi, è stata presa la fotografia più grande del mondo, almeno per l'epoca, di 26 miliardi di pixel.
    Con questo dispositivo costituito da enormi teleobbiettivi motorizzati è stata scattata una panoramica quasi completa di Parigi.


    Il dettaglio che riesce a raggiungere la fotografia è impressionante, eccone un esempio


    Questa megafotografia è "navigabile" molto facilmente, più o meno come Google Earth, e consente di esplorare strade, tetti, finestre e monumenti di tutta Parigi, con notevole dettaglio; il link all'esplorazione è questo:


    Naturalmente, invece di mettersi alla ricerca degli scorci più caratteristici della Ville Lumiére o dei suoi storici monumenti, cosa avrà pensato la mia mente bacata?
    Vedendo tetti, cortili e finestre di una intera megalopoli, mi son detto: andiamo a cercare un gattone rosso, nero, pezzato, un aristogatto doc, un felino purchessia.
    Come potrà verificare chi si azzarderà a seguirmi in questa folle ricerca, la cosa è tutt'altro che semplice: innumerevoli i comignoli (arancioni), le finestre, i balconi; ma nessuna evidente traccia felina.

    MA A PARIGI CI SONO I GATTI?

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    Predefinito Re: Rif: Psicogeografia nel cuore di Parigi

    Girando con la "manina" la città ti segue docile. sembra quasi di possederla...una sensazione che difficilmente può aver provato chi si è semplicemente limitato ad osservarla dall'alto di un teleobiettivo.
    Con le ali, al buio e nel silenzio da te io volerei.

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    Predefinito Re: Rif: Psicogeografia nel cuore di Parigi

    Parigi a confronto un secolo dopo: la stessa inquadratura nel 1900 e nel 2013
    di Francesca Pierantozzi

    PARIGI - Com’era bella Parigi a colori, la tour Eiffel vestita come una dama della belle Époque, il Moulin Rouge rosso davvero, il tricolore sull’Hotel de Ville nel ‘14 e alla Concorde nel ‘18, le fioraie sulla place de la Madeleine.
    I ricordi della ville Lumière non sono soltanto in bianco e nero. Grazie a un procedimento dei pionieri fratelli Lumière con fecola di patate, e al temperamento umanistico di un facoltoso banchiere d’inizio secolo, Parigi d’antan ha ritrovato i suoi colori originali.
    L’operazione nostalgia è stata un vero successo sulla Rete. Le foto giacevano negli archivi di Albert Kahn, un banchiere pacifista e internazionalista che dopo aver fatto fortuna con la sua banca, e prima del crac del '29 che lo rovinò, creò svariate istituzioni umanistiche tra cui gli “Archivi del Pianeta”, repertorio di immagini per recensire gli aspetti della vita quotidiana nelle diverse culture. A Parigi lavorarono per lui tra il 1907 e il 1930 una squadra di fotografi che usarono il procedimento Autochrome, antesignano del Kodachrome e dell’Agfachrome, messo a punto dai fratelli Lumière e che consentì di scattare i primi cliché a colori. La tecnica si basava su un mosaico di piccolissimi filtri costituiti da granelli di fecola di patate colorati in verde, blu-violetto e arancione.

    IL DOCUMENTO
    Poco tempo fa Nicolas Bonnell, che lavora nel cinema ma ha una vera passione per la storia parigina, ha pubblicato sul suo blog Paris Unplugged una serie di queste rarissime immagini della vecchia Parigi a colori che hanno spopolato sul web, scatenando una vera follia nostalgica.

    PARIS UNPLUGGED
    Now & Then: Paris 1900-2013 in Photos Rue 89 | Apartment Therapy



    Della cosa si sono alla fine occupati anche il Nouvel Observateur e Le Monde. Bonnel, che ormai fa della storia parigina il suo primo lavoro e medita un progetto digitale per il municipio della capitale, non è rimasto sorpreso dal successo della sua iniziativa vintage: «Queste foto – spiega – offrono una vicinanza inattesa con un secolo che l’immaginario ci restituisce sempre in bianco e nero».

    I prati verdi ai piedi di una tour Eiffel ancora giovanissima, le vetrine spettacolari della Samaritaine a Natale del 1930, l’acqua azzurra della Senna dell’inondazione del 1910 e il tricolore bleu-blanc-rouge alla Concorde all’annuncio della vittoria del 1918 hanno commosso i parigini. Tanto che il sito d’informazione Rue 89 ha deciso di andare oltre e ha commissionato a una giovane fotografa di tornare sugli stessi luoghi di quelle immagini, di riprenderle esattamente dallo stesso punto di vista, con la stessa inquadratura. Risultato, una macchina del tempo che grazie a un cursore consente di spostarsi dal 1913 al 2013. Anche qui, iniziativa semplice, immenso successo di pubblico. Tanto che il sito ha deciso di proseguire la sua corsa indietro nel tempo e di continuare a lavorare sugli archivi di Albert Kahn.
    Parigi a confronto un secolo dopo: la stessa inquadratura nel 1900 e nel 2013 - Il Messaggero

 

 

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