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Verona. «Abbiamo perso il Berto Barbarani dei nostri tempi». La notizia della scomparsa di Dino Coltro ha scosso città e provincia. L'assessore alla Cultura Erminia Perbellini ricorda il poeta e scrittore contadino con grande affetto: «Una perdita grave per la città e per la nostra cultura. Dino Coltro è stato in grado di tener vive le nostre radici e le nostre tradizioni, incarnando la cultura che per secoli è stata alla base del modo di lavorare nel nostro territorio. Con i lunari lui riusciva a tramandare una cultura fondamentale per il lavoro dei contadini».
Il Comune prenderà in queste ore contatto con la famiglia di Dino Coltro: «Vogliamo ricordarlo nel modo migliore, come si conviene a uno dei grandissimi protagonisti della cultura cittadina, come Gino Beltramini, Angelino Sartori, Berto Barbarani, custode della cultura popolare, agricola e dialettale. E nonostante questo», aggiunge, «Dino Coltro era un personaggio molto conosciuto e riconosciuto ben oltre la provincia veronese, con la laurea honoris causa nel 2005 e la medaglia d'oro conferitagli dal Presidente della Repubblica al merito educativo e culturale».
Grande cordoglio anche a San Giovanni Lupatoto dove tutti in paese conoscevano lo scrittore del mondo contadino. Chi non lo conosceva per le sue opere lo aveva avuto, da scolaro, come direttore didattico della scuola elementare Cangrande che aveva diretto per quasi due decenni.I funerali saranno celebrati domani, martedì 7 luglio, alle 16 nella chiesa di San Giovanni Battista.
Coltro era il monumento vivente della storia della civiltà e della cultura contadina veneta. I suoi libri, raccolte di poesie, lunari, proverbi, testi teatrali sono una rappresentazione viva della vita dei campi fino agli anni Cinquanta, quella che ha segnato intere generazioni. Il sindaco di San Giovanni Lupatoto Fabrizio Zerman esprime tutto il cordoglio e il dolore della comunità: «Se n'è andata una parte importante della storia del nostro paese» afferma. «Dino Coltro era un personaggio e uno studioso noto a livello regionale nazionale che dava lustro alla nostra comunità per il suo riconosciuto valore di storico della civiltà contadina, scrittore e poeta. Aveva il suo carattere e non era sempre facile andare d'accordo ma era comunque innamorato della sua gente e del suo paese».
Continua Zerman: «L'ho incontrato l'ultima volta una paio di mesi fa. Lui non aveva preso bene la vicenda dell'abbattimento dei capannoni dell'ex Ricamificio, che considerava l'ultimo reperto di civiltà industriale locale da salvaguardare ad ogni costo come memoria storica e testimonianza dello sviluppo del paese. Aveva in mente la Fabbrica delle Idee e il centro di aggregazione culturale da ricavare nel vecchio manufatto. Voleva che intervenissimo, come amministrazione, in questa direzione. Lo avevo rassicurato in questo senso ed avevamo concordato di vedere insieme il progetto non appena disponibile».M.B. e R.G.




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