
Originariamente Scritto da
Numa
Su cosa sia l'intelligenza il dibattito è aperto - basta vedere questo forum ...
L'antropologia giovanile è un caso particolare dentro un problema generale. Qualcosa d'interessante c'è in un libro di trent'anni fa, Lettere luterane, manco a farlo apposta di PP Pasolini.
Sono d'accordo, comunque, sulla scarsità di motivazioni e sul disinteresse, che credo motivati sostanzialmente da due fattori: il degrado culturale nel quale entrano a vivere i ragazzi, che prospetta un "premio" sociale molto basso all'impegno intellettuale; gli effetti psichici della "civiltà audiovisiva", che implica una devianza verso la ricezione passiva. La scuola, che subisce invece di combattere queste tendenze, fa il resto, anche perché soffre di una fatale incertezza: non più umanistica e non ancora pragmatica, insegue un modello anglosassone - come tu hai detto - senza averne né gli strumenti, né la tradizione, né l'habitat sociale coerente. Un fenomeno, questo, che si ritrova anche nella "modernizzazione" piuttosto ridicola che si è voluta attuare in campo politico, con un grottesco bipolarismo, con la personalizzazione, il leaderismo, alcuni conati di presidenzialismo in sedicesimo e altra robetta marginale.
Del resto, credo che abbia un certo significato il fatto che negli USA, paese tra i più nuovi, si ha una grande cura verso quei pochi straccetti di tradizione che possiedono, e verso quei pochi reperti archeologici, per altro quasi tutti pertinenti ai nativi. Noi, a cominciare dai ragazzi, poco ci manca che sputiamo sopra ricchezze artistiche e paesaggistiche delle quali siamo gli indegni eredi. La vera incultura è questa - mancare di ogni senso della storia, dell'appartenenza, della continuità intellettuale, cedendo all'orgoglio dell'idiota che si crede "ceativo" solo perché reinventa ogni volta l'acqua calda, e si crede "libero pensatore" perché incapace di amore.