La crisi del GOP
Il conservatorismo americano è un estremismo?
Quando il Senatore Repubblicano dell'Arizona Barry Goldwater, nella campagna elettorale del 1964, lanciò il suo celebre slogan: «L’estremismo in difesa della libertà non è un vizio, la moderazione nel perseguire la giustizia non è una virtù» mise probabilmente termine alle sue già ridotte possibilità di vittoria in quanto la parola estremismo iniziò a rimbalzare da tutti i media restando appiccicata alla sua figura per il resto della sua vita. Naturalmente Goldwater non era un nazista come lo dipingeva l'opposizione radicale americana, tantomeno un fascista come si ritenne, a torto, in Europa. Il padre del Conservative Movement era semmai un libertario, termine col quale noi europei spesso identifichiamo gli ultimi alfieri del liberalismo classico ottocentesco, campioni di un individualismo ruvido e fuori moda, ma che negli USA ha un'accentuazione particolarmente radicale, quasi anarchica.
I libertarians sono le wild nuts della destra americana e le loro intemperanze filosofiche e caratteriali hanno spesso messo in subbuglio il compito mondo conservatore. William F. Buckley fu costretto a cacciare letteralmente dal movimento gli atei seguaci della filosofa oggettivista Ayn Rand, la quale da par suo si dissociò sempre dalla linea liberal-conservatrice della National Review; il tradizionalista Russell Kirk - che li conosceva bene, avendo subìto in gioventù l'influsso di un liberale anarchico quale Alfred J. Nock - finì addirittura col dire che i libertari erano dei pazzi con i quali era impossibile poter dialogare.
Da allora fino ad oggi i libertarians pur spesso collaterali alle vicende della politica mainstream costituiscono sempre la coscienza profonda del conservatorismo USA, che si risveglia prepotentemente nei periodi di crisi dei Repubblicani. E' avvenuto durante il Watergate, quando l'intero partito sembrò finire stritolato dalle accuse rivolte a Nixon; è accaduto negli anni di Bush Senior in opposizione alla Guerra del Golfo e al ruolo imperiale dell'America; si ripete oggi dopo che il neoconservatorismo di Bush Junior ha letteralmente sparigliato le carte nella vecchia destra americana.
Il libertarismo è quella componente peculiare del conservatorismo USA che manca totalmente al suo corrispettivo europeo. Se ne sono accorti perfettamente i due commentatori inglesi - John Micklethwait e Adrian Wooldridge - che hanno fotografato l'ascesa della New Right e quindi del Bushismo nel fortunato reportage The Right Nation (La guerra giusta, nella traduzione Mondadori). I due giornalisti, vicini tra l'altro a un think tank conservatore britannico, pur simpatizzando per molti versi con la sterzata a destra della politica americana, si sono premurati di mettere in evidenza i punti di disaccordo con la tradizione classica anglosassone e più generalmente europea, sottolineando come la Right Nation fosse profondamente segnata dal lascito di un liberalismo radicale estraneo alla tradizione tory.
Ma non è solo l'anarchismo libertario a confliggere col torismo e il moderatismo, c'è un secondo aspetto fortemente caratterizzante della destra USA che inquieta i suoi omologhi europei: il tradizionalismo religioso. L'evangelicalismo politico e altre associazioni religiose militanti hanno occupato la tenda del GOP a partire dagli anni ottanta, grazie anche al peso preponderante assunto dal neoconservatorismo nell'età reaganiana. Nella destra religiosa convivono posizioni più o meno radicali, ma non c'è dubbio che questa abbia spinto nel complesso il conservatorismo USA su posizioni oggi molto più estremiste rispetto a quelle di solo venti-trenta anni fa. Lo stesso Goldwater prese le distanze da quello che considerava un corpo estraneo al vero conservatorismo e così hanno fatto molti politici e commentatori di autentica fede repubblicana attivi durante la Presidenza Nixon. Una folta schiera di personalità storicamente associate al GOP ha addirittura voltato le spalle all'ultimo candidato del partito in totale disaccordo con l'operato della Presidenza Bush e soprattutto in seguito alla scelta - imposta dai neocons e dalla destra religiosa - di puntare sulla figura controversa di Sarah Palin per la Vice Presidenza.
Sarah Palin, governatrice dell'Alaska, ha ottenuto l'ambivalente risultato di mobilitare gli hard-core conservatives facendo definitivamente allontanare dal GOP il centro moderato che ha appoggiato convinto il candidato democratico Barack Obama. La Palin ha mostrato doti apprezzabili di leadership catturando il fervore di una base per molti versi demoralizzata, ma è rimasta vittima del personaggio che le è stato assegnato - la hockey mom - e che ha impersonato con toni perfino macchiettistici. Il bambino down spupazzato ad ogni convention, il fucile ancora fumante dalla caccia alle alpi, la pettinatura a cofana e i vestiti firmati, interviste imbarazzanti... Un'immagine oltremodo divisiva in un'America lacerata dalla montante crisi economica e desiderosa di unità e di un recupero di credibilità nazionale.
E' da sottolineare il fatto che per la prima volta dai tempi di Reagan il ticket repubblicano sia stato scelto da correnti estranee alla linea principale del conservatorismo USA. John McCain ha puntato sulla sua identità di maverick slegato dalle correnti, facendo appello al voto indipendente e sui delusi di Bush; Sarah Palin aveva dalla sua l'imponente sostegno della destra religiosa e i neoconservatori di Bill Kristol. Il celebre columnist del Weekly Standard, longa manus neoconservatrice all'interno del Partito Repubblicano, ha perseguito ancora una volta una strategia particolare che lo ha portato spesso a servirsi di candidati culturalmente poco attrezzati (Quayle, Bush Junir, Palin) oppure di frangia (McCain) per i suoi scopi di rifondazione di quel movement di cui non è mai stato parte integrante.
Non a caso il prescelto dalla National Review, espressione del conservatorismo mainstream, era Mitt Romney, un candidato classico per l'elettorato repubblicano, che aveva buone frecce per il suo arco: un aspetto decisamente presidenziale, ottimi rapporti col mondo del business, una visione moderata del conservatorismo non soggetta a radicalismi. Purtroppo per lui ha pesato negativamente la sua affiliazione alla Chiesa mormone, considerata dalla base evangelical alla stregua di una setta pericolosa. Nonostante il suo profilo fosse del tutto alieno da visioni teocratiche, Romney ha dovuto lottare all'interno di un partito ormai prono a spiriti bellicisti e afflitto da masochismo intellettuale che gli imputava di non essere un conservatore doc. Il che oggi in America sembrerebbe voler dire in pratica una bestia affamata di carne liberal.
L'esempio più emblematico del deragliamento avvenuto nel conservatorismo USA è attualmente offerto da una figura bizzarra collaterale alla politica, che ha occupato recentemente il ruolo vacante di leadership tra i Repubblicani. E' il caso del noto commentatore radiofonico Rush Limbaugh, una sorta di Michael Moore della destra che ha il solo merito di essere un po' più moderato di figure ancor più radicali e altrettanto influenti come Ann Coulter.
Qualche anno fa Limbaugh definì Micklethwait e Wooldridge, non particolarmente teneri verso la destra religiosa di gente tipo Ashcroft, come due socialisti europei. A questo punto, il fatto che l'opera documentaristica di due giornalisti inglesi simpatizzanti conservatori venga tacciata dall'attuale campione della destra USA di filo-socialismo è il sintomo dell'involuzione di un mondo sedicente conservatore ma in realtà radicale, avvitato in se stesso e del tutto indifferente a qualsiasi tipo di relazione con il resto del mondo.
Non c'è dunque da stupirsi se la massima parte dei conservatori e dei moderati europei ha scelto di puntare sul cavallo Obama non fidandosi più dei Repubblicani. Sono ormai lontani i tempi di Ronald Reagan e di George H. Bush in cui il repubblicanesimo si identificava in una dottrina di conservatorismo fiscale e moderatismo sociale. Oggi il Partito Repubblicano ha perso il suo centro di gravità e si è consegnato alle tendenze più radicali, siano esse di segno libertario, teocon oppure neocon. Negli ultimi decenni i conservatori hanno dimenticato la virtù della prudenza che era il loro tratto più caratteristico e con essa, forse, l'identita. Chissà se il già annunciato ritorno sulla scena di Romney, nel 2012, potrà restituirgliela.
Mr. Right




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