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Discussione: GRILLI parlanti

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    Predefinito GRILLI parlanti

    Durante la Guerra Fredda gli Stati da Occidente e da Oriente si accusavano reciprocamente di impedire l’affermarsi, nelle rispettive “sfere di influenza”, di una compiuta Democrazia: la “Cia” e lo “imperialismo” da una parte, il “Kgb” e il “comunismo reale” dall’altra. Poi si dette la colpa ai “monopoli”, specie quelli “internazionali”. Si passò successivamente ad individuare nella “criminalità” e nella “mafia” il nemico che, manovrando un enorme massa di denaro derivante dai traffici di armi e di droga, intralciava la strada alla piena rappresentanza della “volontà popolare”.

    Venne infine la stagione di “mani pulite” che, portando alla luce gli intrallazzi tra affari e politica, facilmente dimostrò che erano proprio i democratici i peggiori nemici della Democrazia, ma che presto sarebbero stati rimessi in riga con la minaccia del Codice Penale. Proprio in quella temperie e impeto di “moralizzazione della politica” fu approvata una legge che prevedeva l’aumento del finanziamento pubblico dei partiti, per contrastare, si disse, i fenomeni di corruzione e di concussione!

    Furono anche “organizzati” il fenomeno chiassoso e “sovversivo” del secessionismo padano e la “discesa in campo” del Berlusca, con grande strillio di eterodosse frasi ad effetto e abbondante sfoggio, appunto, di sentimenti “antipolitici”. Sappiamo come è andata a finire.

    Oggi la moda di stagione - ancora più cretina delle precedenti - è dire che fra il Popolo, indistinto, e la sua ambizione civile e garanzia di progresso e benessere, che starebbe appunto nella sua espressione democratica, si frappone una “casta” di privilegiati composta dalle molte migliaia di appartenenti agli apparati dei partiti e dei sindacati ufficiali. Questi si ingrassano a spese del “cittadino che paga le tasse”, fanno solo i loro interessi e “non governano”. Elencare nella banda di mantenuti i prelati di tutte le Chiese, evidentemente, non è “politicamente corretto” nemmeno per i giullari del regime.

    Il tutto è solo una riedizione, in farsa, della teoria sbilenca della burocrazia-classe, tipica dell’anarchismo e del trotzkismo, che vuol far credere ai proletari, ridotti a generici cittadini, che le loro condizioni dipendono non dalla divisione della società in classi e dalla legge del profitto, ma dall’appropriazione indebita di una “ricchezza comune” da parte di generici ladroni, senza una minima riflessione su come questa ricchezza viene creata e distribuita.

    Si, i “potenti” rubano ai lavoratori, ma non sono i giullari del regime che si preoccupano di difenderli. Nessuno imposta davvero una serrata lotta alla precarietà, contro i contratti atipici e a termine, condanna di un’intera generazione di giovani lavoratori. La precarietà rimane sotto tutti i governi perché le ferree leggi del capitale lo impongono, perché nella società moderna il profitto è necessario alla sua sopravvivenza. Nessuno combatte gli effetti negativi del capitalismo sulla classe operaia: figuriamoci metterne in discussione le cause.

    Quel che accomuna tutti questi grilli, grandi e microscopici, ufficiali o apparentemente outsider, sono le loro evidenti stimmate borghesi è la loro fedeltà, totale e incondizionata, alla società capitalista e al suo pestilenziale mito fondante, appunto la democrazia. La purezza di questa Dea immacolata, il cui cadavere è ormai sepolto da quasi un secolo in tutti i paesi del Mondo - ed il cui nauseante spettro è evocato, fra “maggioranza” ed “oppositori”, solo nei trivi dei talk televisivi - sarebbe un bene comune di tutte le classi e mezze classi, e anche da tutte le classi da dover difendere da quella sequela di malvagi violentatori.

    In realtà non è affatto vero che lo Stato non funziona: funziona benissimo. Lo dimostra, per esempio, quando riesce in modo quasi del tutto indolore (per loro) a peggiorare le pensioni dei lavoratori e il precariato, con la studiata e tempestiva collaborazione di tutti suoi apparati governativi, sindacali, mediatici. Nella sua vera e unica funzione, che è l’inganno, il contenimento e la repressione della classe operaia, lo Stato borghese, ahinoi, per adesso mostra ancora tutta la sua efficienza.

    Che i borghesi siano imbroglioni è inevitabile perché tale è la loro economia, come è inevitabile che i “Palazzi” del suo potere siano abitati da individui spregevoli e mostruosi, come sempre è stato nelle epoche di tardo Impero. Ma la condanna comunista alla società borghese non si fonda su giudizi morali e individuali: saremmo ugualmente comunisti ed anti-capitalisti anche nell’ipotesi, improbabile ma non esclusa in teoria, che i governanti fossero di specchiata onestà e in tutto e solo dediti al pubblico bene, che resterebbe il bene della borghese società presente.

    Se il capitalismo, il sistema economico che ha ormai messo radici in tutto il pianeta, fosse governato da persone “senza precedenti penali” e retti da una morale “cristo-talebana” potrebbe forse sfuggire alle guerre permanenti, ai crac finanziari ai disastri ecologici e alla continua e crescente precarietà che flagella il proletariato? Ovviamente no. Lo sfruttamento di classe, salariati da una parte, capitale dall’altra, esisterebbe comunque, e la guerra, strumento essenziale per la classe dominante, anche, i disastri ambientali pure...

    Politici e funzionari hanno una sola responsabilità storica: sono borghesi o rappresentanti della classe borghese, vivono nei piani alti del regime capitalista, ne sono parte integrante e collaborano, onestamente o disonestamente non importa, al furto quotidiano che viene compiuto sul lavoro operaio.

    È la classe lavoratrice infatti che produce tutto quanto rende comoda la vita degli sfruttatori e dei loro servi ai vari livelli, dai mezzi busti dei politici e dei portaborse, fino all’ultimo poliziotto o all’ultimo mafioso. È la classe lavoratrice che è costretta a vivere con salari di mera sopravvivenza per mantenere la classe dei borghesi e dei fondiari i quali, anche se “onesti”, intascano profitti e rendite da capogiro. Certo la politica borghese ha i suoi costi e grandi privilegi hanno i parlamentari e gli apparati istituzionali, ma questi non sono che una piccola parte di quanto “costa” alla classe operaia la sottomissione al Capitale in termini di quotidiano sopralavoro.

    Questa infinita sequela di fenomeni da baraccone è volta a compensare nei lavoratori la inevitabile sfiducia e rassegnazione verso quello che è chiamato il “mondo della politica”. Sensazioni di impotenza e insicurezza crescono tra i lavoratori, la mancanza di una valida prospettiva di difesa collettiva e la perdita del fondamentale riferimento alla propria classe agevolano la diffusione di atteggiamenti individualisti che, alimentati dalle leggi del mercato, accentuano la competizione tra i salariati, sospinti a pensare che il nemico è il salariato della porta accanto, nascondendo il vero male, il capitale le sue leggi economiche.

    Pensare di opporsi alla criminalità e alla corruzione mantenendo in vita questo regime non solo è una pia illusione ma piuttosto è un espediente per cercare di sviare le classi sfruttate dal loro compito storico, la lotta di classe: proletariato da una parte, borghesia, che ha in mano i mezzi di produzione, dall’altra, culminante nell’abbattimento rivoluzionario di questo regime, putrido oggettivamente e non “moralmente”, e l’instaurazione della dittatura comunista del proletariato.

    ■tratto da "Il Partito Comunista n.325"

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    Predefinito Re: GRILLI parlanti

    ...Se il capitalismo, il sistema economico che ha ormai messo radici in tutto il pianeta, fosse governato da persone “senza precedenti penali” e retti da una morale “cristo-talebana” potrebbe forse sfuggire alle guerre permanenti, ai crac finanziari ai disastri ecologici e alla continua e crescente precarietà che flagella il proletariato? Ovviamente no. Lo sfruttamento di classe, salariati da una parte, capitale dall’altra, esisterebbe comunque, e la guerra, strumento essenziale per la classe dominante, anche, i disastri ambientali pure...

 

 

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