n clamoroso caso di cui nessuno parla. Proprio in un gravissimo momento di crisi dove si continuano a chiedere sacrifici ai cittadini. E ci sarebbe a portata di mano la possibilità di recuperare soldi preziosi per il fisco. Sono quelli delle slot machine. E non sono pochi spiccioli,a 89 miliardi di euro di sanzioni. Al netto di interessi e di un maxisconto alle casse dello Stato ne spettano due e mezzo. Ma per il momento nessuno segue le indicazioni della Corte di Conti.
La questione comincia nel 2004, quando le slot machine si diffondo a macchia d'olio su tutto il territorio italiano. Bar e tabaccherie, ma anche pasticcerie e negozi di alimentari si trasformano ina una sorta di casinò diffuso, pericoloso anche sotto il profilo della dipendenza da gioco d'azzardo, al contrario dei casinò chiusi con controlli all'entrata. Il sistema è legalizzato, però circa il 60% delle macchinette (quelle in funzione sono più di 400 mila) non è collegata alla rete telematica che registra le giocate. C'è da sottolineare che questo dato non è dovuto ai gestori che rifiutano di collegarsi alla rete, ma a un ritardo dei dieci concessionari responsabili della messa in rete delle slot machine. Sostanzialmente, ai gestori sarebbe risultato impossibile collegarsi alla rete.
Il risultato, comunque, è che lo Stato non ha potuto desumere il gettito fiscale che gli è dovuto. Nel 2007 la Commissione parlamentare e la Guardia di Finanza se ne accorgono. La Corte dei Conti comincia ad occuparsene ed arriva a stabilire 89 miliardi di sanzioni. Il totale è calcolato sommano 50 euro per ogni ora in cui ogni macchinetta resta scollegata dalla rete.
Secondo i gestori le sanzioni sono troppo alte e allora nel 2008 o 50 euro all'ora diventano 5 centesimi. Lo scorso 17 febbraio la Corte dei Conti quantifica il debito delle slot machine in 2,5 miliardi di euro. Lo sconto arriva anche grazie all'applicazione di un calcolo parametrato sull'80% dell'aggio percepito dai concessionari tra il settembre 2004 e il gennaio 2007. Ma questi due miliardi e mezzo le società non li vogliono tirare fuori e hanno aperto un duro scontro legale che si è protratto per quasi cinque anni, con tanto di pioggia di ricorsi al Tar.
Il senatore della Lega Nord Massimo Garavaglia commenta la vicenda con Affaritaliani.it:"Visto che di quattrini non ce ne sono, sarebbe il caso di andare a prendere questi che sono alla portata. La questione è nota, gli importi rilevanti. Certo, magari non si può arrivare ai 90 miliardi che tengono conto di sanzioni, interessi e quant'altro, ma almeno iniziare ad aggredire il problema seriamente sarebbe opportuno. Senza guardare in faccia a nessuno, perché tutti sappiamo che se una parte politica si è occupata di slot machine, un'altra si è occupata di sale Bingo".
C'è poi da dire che i gestori delle slot machine dovrebbero ricevere dallo Stato un rimborso di 140 milioni di euro per eccedenze fiscali, come previsto dal decreto Anticrisi che riconosce un bonus fiscale in base ai parametri di raccolta (nel 2011 le macchinette hanno fatto girare 31 miliardi di euro).
Sull'argomento arriva la puntualizzazione di Gabriele De Carlo, esponente dell'associazione As.Tro (appartenente a Confindustria):
"Noi non riceviamo nessun bonus fiscale. Seguendo una legge di tre anni fa paghiamo un'aliquota provvisoria del 12,60%. Poi a fine anno la Corte dei Conti ricalcola le aliquote e adegua il dato a seconda della produttività. Funziona un po' come il sistema dei conguagli che si pagano a fine anno, nessun bonus insomma". Quello che resta in mano ai gestori non è motlo: "
L'erario prende il 12,60% e ora pare che aumentino ancora le tasse. Noi prendiamo il 5% lordo di quello che viene giocato e al netto di spese e tutto il resto ci resta solo l'1%. Ogni macchina ci costa 3mla euro e comporta una fideiussione di 1500 euro e tra l'altro lo Stato ci obbliga a sostituire le macchine con quelle più moderne con un enorme reinvestimento. E' già successo nel 2008 e dovrebbe risuccedere anche tra qualche mese. Senza contare che furti e rapine sono a nostro carico". De Carlo non vuole che passi un'immagine sbagliata di chi opera nel settore: "
In questo momento è facile sparare contro di noi, ma siamo degli imprenditori che lavorano onestamente".