12/05/2012
di Maddalena Balacco
La gambizzazione dell’Ad Ansaldo, Adinolfi, ha dato modo alla stampa e ai politici di sfogare la loro innata passione per le revolverate degli anni ’70, quando neri e rossi si menavano vieppiù, tentando di imporre due modelli sociali di cui alla maggioranza del paese non interessava granché.
Anche oggi siamo troppo impegnati a cercare di sopravvivere, per appassionarci troppo alla vincenda, che tuttavia rischia di diventare l’ennesimo macigno sulle nostre spalle. Perché nella paura non si vive, e noi di paure ne abbiamo già tante. Ci mancava quella della Fai, e dei suoi sette attentati previsti prossimamente.
Che sia creata ad hoc come maligna qualcuno, o che sia effettivamente vera, questa minaccia può avere l’effetto collaterale di renderci ancor più vulnerabili di quanto già non siamo. E non possiamo proprio permettercelo, perché gioverebbe a chi in questo momento rappresenta il nostro nemico interno numero uno: noi stessi.
Altra paura non potrà che renderci più vulnerabili al vento della “soluzione-facile-subito”. Non facciamoci ingannare: la nuova era delle pistole servirà solo a chi ha interessi nell’averci impauriti e confusi. Ma in questo particolare momento è l’ultima cosa che possiamo permetterci: questo, perché dobbiamo stare attenti. La paura del nuovo piombo fa un favore a tutti tranne che a noi.
Che dopo tanto tempo, siamo chiamati all’arduo compito di svegliarci e capire un tot di cose fondamentali. Uno, siamo effettivamente – consapevoli o meno – protagonisti e colpevoli della realtà che viviamo. Due, per cambiarla dobbiamo cambiare mentalità. Tre: nella fattispecie, dobbiamo essere meno superficiali nelle nostre considerazioni, e smetterla di pensare che per un problema come questo vi sia una soluzione veloce, a breve termine, efficace e magari anche danarosa. Insomma, ci dobbiamo dare una svegliata.
A chi fa comodo il nuovo piombo?




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