Si arriva alle elezioni con recessione (-1% di crescita, corretto dal -2% grazie alle infrastrutture), pressione fiscale elevatissima, il panorama politico in decomposizione. In Grecia ha vinto Tsipras, che non è uscito dall'euro ma ha negoziato uno scadenzamento dei debiti greci più lungo, un ulteriore haircut, l'abbassamento del tasso d'interesse dovuto ai soci europei e misure più leggere sui salari, grazie alla mediazione di Hollande e all'ostinazione di DIMAR e Verdi per tenere il paese nell'Euro.
Si è varata una riforma costituzionale che ha ridotti deputati e senatori a 500 e 250, diversificato le funzioni delle Camere, oltre a introdurre il premierato (sfiducia costruttiva, indicazione sulle schede elettorali, potestà sui ministri).
La legge elettorale, dopo lungo battagliare, è un pateracchio immondo:
Proporzionale con sbarramento al 5% e Metodo D'Hondt con collegi provinciali (quindi lo sbarramento reale è attorno all'8%). I capilista sono bloccati, ma c'è una preferenza. La parità dovrebbe essere garantita da una proporzione massima di eletti di ogni sesso per circoscrizione: superata quella soglia, vengono eletti esponenti dell'altro sesso in ordine di preferenza. Il primo partito ottiene un premio di maggioranza del 7%, il secondo del 3%. Il 2% dei seggi è riservato ai partiti che abbiano ottenuto almeno l'1% ma non abbiano superato lo sbarramento.
Grillo ride come un matto.




Rispondi Citando
