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  1. #1
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    Predefinito LE SOFFERENZE DELLE BANCHE. E QUELLE DELLE IMPRESE

    di Carlo Milani17.05.2012


    I dati segnalano una continua crescita dei crediti bancari in sofferenza. Le banche rispondono, da una parte, con politiche di accantonamento meno rigorose rispetto al passato; dall'altra, con restrizioni del credito. Imprese solide, ma illiquide, vengono così portate al fallimento in un circolo vizioso che, alla fine, incrementa ancora le sofferenze bancarie. Fondamentale che i banchieri tornino a selezionare con giudizio chi è meritevole di essere finanziato, perché ha un progetto imprenditoriale valido, e chi, invece, non ha più possibilità di competere sul mercato.


    Continua inarrestabile la crescita dei crediti bancari in sofferenza. I dati relativi allo scorso marzo segnalano che le gravi inadempienze delle imprese nel rimborsare i finanziamenti bancari sono cresciute di quasi il 15 per cento su base annua (vedi il grafico 1).

    L'ANDAMENTO DELLE SOFFERENZE

    Il rallentamento registrato rispetto al mese scorso, in cui la crescita era stata del 17 per cento circa, e nei confronti di un anno prima, quando si era osservato un incremento che sfiorava quasi il 50 per cento, non è però di molto conforto. La flessione della dinamica dei crediti non rimborsati fa da contraltare alla flessione della consistenza dei finanziamenti erogati alle imprese. Ne consegue che il rapporto tra sofferenze, al lordo delle svalutazioni apportate dalle banche per tener conto dei presumibili mancati introiti, e gli impieghi erogati è andato ulteriormente crescendo: a marzo 2012 ha toccato il livello dell’8,2 per cento, un punto percentuale in più rispetto a un anno prima (vedi grafico 2).

    Grafico 1

    Anche sul fronte delle famiglie consumatrici le dinamiche sono del tutto analoghe a quelle delle imprese, con la differenza però che l’incidenza dei crediti insoluti sul totale dei finanziamenti è ben più bassa: 5 per cento a marzo, circa mezzo punto percentuale in più rispetto a un anno prima.

    LA RISCHIOSITÀ DEL CREDITO NEI BILANCI DEI PRINCIPALI GRUPPI BANCARI

    Il continuo deterioramento del portafoglio crediti sta minando lo stato di salute dei bilanci di molte banche italiane. In particolare, la Banca d’Italia, nel suo ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria, ha posto in evidenza come, per i primi cinque gruppi bancari, i crediti vantati verso quei prenditori di fondi che hanno mostrato negli ultimi mesi alcune difficoltà nello stare al passo con i rimborsi (cosiddetti crediti deteriorati), al netto delle rettifiche di valore, sono ammontati al 65 per cento del patrimonio di vigilanza, un valore di tre punti percentuali più alto rispetto a un anno prima. Inoltre, per evitare di aggravare ulteriormente il risultato del conto economico, già particolarmente depresso dalle svalutazioni del portafoglio titoli e delle partecipazioni azionarie nonché dell’avviamento, questi stessi istituti di credito hanno attuato politiche di accantonamento su crediti dubbi meno rigorose rispetto al passato. Il tasso di copertura, pari al rapporto tra la consistenza delle rettifiche e l’ammontare lordo delle sofferenze, nel dicembre del 2011 è stato pari a circa il 57 per cento, contro il 63 per cento del triennio 2006-2008. Di fatto si è creato, quindi, il paradosso contabile per cui il giudizio delle banche circa la possibilità di recuperare i propri crediti dubbi è migliore rispetto a quello del periodo precedente la recessione economica. Tralasciando il fatto che la gravità della situazione attuale, per il principio della sana e prudente gestione, dovrebbe portare ad attuare criteri di contabilizzazione dei crediti più severi rispetti al passato, la Banca d’Italia stima in 5 miliardi e mezzo l’ammontare degli ulteriori accantonamenti necessari per riportare i banchieri dei principali gruppi italiani verso quel grado di prudenza che avevano adottato prima della crisi.

    Grafico 2


    La reazione dei grandi gruppi sembra, invece, essere quella di restringere i cordoni del credito per evitare un ulteriore peggioramento del loro portafoglio crediti. Ciò che sta avvenendo, quindi, è che imprese, soprattutto di minore dimensione, sono ritenute più rischiose in quanto hanno forti problemi di liquidità. Il sistema dei finanziamenti destinati a queste imprese,basato soprattutto sulla possibilità di rivalersi sulle garanzie reali e personali offerte dal titolare dell’impresa stessa, non funziona più in questa fase in cui è molto difficile rendere liquidi gli investimenti immobiliari e dove i patrimoni finanziari si sono notevolmente deprezzati. Il basso livello della domanda internazionale e, soprattutto nazionale, sta poi depauperando le risorse che prima giungevano alle imprese attraverso l’autofinanziamento.
    Succede quindi sempre più spesso che imprese solide, ma illiquide, vengano portate al fallimento dalla chiusura dei rubinetti del credito, mettendo in moto un circolo vizioso che coinvolge fornitori e clientela delle aziende fallite e facendo in ultima istanza incrementare ulteriormente le sofferenze bancarie. Sarebbe invece fondamentale, nell’attuale fase economico-sociale del nostro paese, che i banchieri italiani tornassero a selezionare con giudizio chi è meritevole di essere finanziato, in quanto dispone di un progetto imprenditoriale valido, e chi, invece, non ha più le possibilità per competere sul mercato.



    Lavoce.info - ARTICOLI - LE SOFFERENZE DELLE BANCHE. E QUELLE DELLE IMPRESE
    Ultima modifica di King Z.; 22-05-12 alle 11:45
    Regressista amante della pucchiacca.

  2. #2
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    Predefinito Re: LE SOFFERENZE DELLE BANCHE. E QUELLE DELLE IMPRESE

    Questo è un problema gravissimo.

    Nonostante quello che si pensi, io, che in una banca ci lavoro, so benissimo che il credito (quello vero ed all'economia reale) è la cinghia di trasmissione dell'economia.

    E se si blocca questo circuito, le banche possono pensare quanto vogliono di "vivere di finanza" o di rendimenti di Titoli di Stato o di altro, alla fine crepano per forza, d'inedia.
    Le banche, nei settoristi e nei responsabili crediti devono entrare nelle aziende, nei bilanci e comprendere quali siano le potenzialità dell'azienda. E' troppo comodo trincerarsi dietro "rischiamo le sofferenze". Qui si rischia tutti, il sistema reale balla e la banche dovrebbero capirlo per prime.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  3. #3
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    Predefinito Re: LE SOFFERENZE DELLE BANCHE. E QUELLE DELLE IMPRESE

    dei banchieri si può dire di tutto ma non che siano stupidi.
    se restringono il credito, rinunciando a spread molto alti, è perchè ci sono degli ottimi motivi per farlo.
    oltre a questi ci sono anche i vincoli legali posti dalle nuove regole di basilea3.
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

    SILENDO LIBERTATEM SERVO

 

 

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