Dopo la “minaccia” degli Stati Uniti di revocare gli aiuti finanziari, lo stato africano Malawi rivedrà il corpus di leggi contro l’omosessualità. La Presidente Joyce Banda ha deciso infatti di abrogare le leggi contro gli omossessuali, suscitando tuttavia sia rabbia che soddisfazione all’interno della popolazione africana.
Il 'ravvedimento' è una conseguenza del monito del Presidente Usa Barack Obama in seguito ad uno spiacevole caso pregresso che ha interessato proprio il Malawi: una coppia gay, Tiwonge Chimbalanga e Steven Monjeza, è stata condannata a 14 anni di carcere per sodomia dopo aver tenuto una cerimonia di fidanzamento tradizionale.
Durante il processo, l’allora presidente Mutharika aveva definito l’omosessualità come “il male, qualcosa di terribile davanti agli occhi di Dio”. Successivamente aveva però 'perdonato' i due uomini, piegandosi sotto il peso delle accuse estere per la gravità della punizione. Barack Obama ha cosi deciso di riconsiderare gli aiuti economici per il Paese in base al rispetto o meno dei diritti dei gay: gli USA hanno dichiarato di voler utilizzare i loro aiuti economici (200 milioni di dollari ogni anno che vengono inviati al Malawi) come strumento di pressione sui Paesi che discriminano i rapporti omosessuali.
La neo presidente Joyce Banda ha dunque prontamente annunciato al Parlamento che il governo abrogherà le leggi che discriminano le persone in base al loro orientamento sessuale, sottolineando che “queste leggi sono innaturali e indecenti”. Se questo avverrà, il malawi sarebbe la prima nazione africana a prendere in considerazione i diritti dei gay dal 1994, poichè il reato di omosessualità è ancora molto diffuso nel continente. In Uganda, ad esempio, è in corso l’approvazione di una legge che prevede la pena di morte per gli atti “contro natura”. La posizione della nuova presidentessa del Malawi potrebbe, però, cambiare la tendenza degli ultimi anni.
Joyce Banda, che ha preso il potere dopo la morte improvvisa del suo predecessore Bingu wa Mutharika, si è dimostrata molto ricettiva nei confronti delle pressioni occidentali sul rispetto dei diritti umani. Questo nonostante la presidente, pur avendo un' estesa maggioranza parlamentare, si veda costretta a fronteggiare le chiese cristiane, ispirate al principio del timor di Dio, ed una popolazione profondamente conservatrice con la sua tradizionale ostilità verso l’omosessualità.
Tale realtà è ancora tabù in molte zone dell’Africa: è illegale in 37 Paesi ed è vista come anti-cristiana e anti-islamica, nonostante le leggi contro i gay siano state introdotte dopo il colonialismo britannico: essere gay, attualmente, è un reato punibile addirittura con la pena di morte in Mauritiana, Sudan e in Nigeria settentrionale.
La presidentessa del Malawi





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