«I gay non sono malati, gli omofobi sì» - ATTUALITA
L'omosessualità non è una malattia. Dovrebbe essere un fatto noto, anche se c'è chi ancora la pensa diversamente.
Hanno fatto notizia le parole di Cesare Prandelli, selezionatore della nazionale di calcio italiana che ha chiesto ai giocatori gay di fare coming out, così come la reazione di Antonio Di Natale, attaccante dell'Udinese che ritiene il tabù incrollabile.
E i dati Istat che danno oltre il 60% degli italiani favorevoli al riconoscimento delle coppie omosessuali hanno trovato forse poco spazio sui media italiani, suscitando l'ira del Gay center.
Ma Gianluigi Gessa, tossicologo e neuroscienziato cagliaritano di fama mondiale, non si è fermato qui: la vera malattia, per lui, è l'omofobia.
«Per l'omosessualità non c'è cura, perché non è una malattia. La cura invece c'è per chi ha avversione verso i gay, li rifiuta e si scatena con aggressioni verbali e fisiche contro di loro».
«ATTRAZIONE LATENTE». La frase del professor Gessa non è solo una presa di posizione a favore dei diritti gay, ma una vera e propria affermazione scientifica.
«Studi scientifici hanno dimostrato che più forte è l'avversione verso gli omosessuali più è latente e inconscia l'attrazione verso di loro se si vive ad esempio in un ambiente particolarmente ostile e conservatore è difficile, a volte impossibile, potersi esprimere. Da qui nascono nevrosi patologiche, stati di infelicità. La psicoterapia può svelarla e aiutare queste persone a vivere meglio e non esprimersi in modo dannoso proprio contro l'oggetto del loro desiderio».
I LUOGHI COMUNI SUI GAY IN UN INCONTRO A CAGLIARI. Il 18 maggio Gessa ha in programma un incontro pubblico a Cagliari, con la presenza del sindaco del capoluogo sardo, Massimo Zedda, in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia.
Il neuroscienziato ha fatto un elenco dei luoghi comuni più radicati e sbagliati sull'omosessualità: è una volgare perversione, è contro natura, è una malattia mentale che può essere curata, un peccato mortale, una scelta da scoraggiare.
«Sono le cinque principali bestialità che albergano nella testa dell'omofobo», ha commentato.




Rispondi Citando
repapelle:
