2. Tienanmen e dintorni
2.1 Il mito del massacro di Tienanmen
2.1.1: Gli antecedenti e la situazione sociale

Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.
Horacio Verbitsky
La debolezza del regime cinese inizia, nella visione occidentale con la repressione della rivolta studentesca di piazza Tienanmen del 1989. Tienanmen si inserisce nel contesto del crollo dei regimi socialisti nell'89. Se avessero vinto questi "rivoluzionari" oggi la Cina sarebbe in preda alla mafia, alla disgregazione sociale e territoriale. I nostalgici di Tienanmen sono davvero pochi in Cina, visto com'è andata all'ex-URSS. Nel 2007 la Russia dopo avere venduto quintalate di petrolio è tornata al livello produttivo dell'URSS (dopo 16 anni). La Cina nello stesso tempo ha più che triplicato il PIL e il livello di vita.
I fatti di Tienanamen si inseriscono nel contesto del delicato passaggio della Cina da un sistema pianificato centralmente all’economia di mercato con tutti gli scompensi che ciò porta. La Cina naviga ancora in mare aperto. C’è una carenza di esperienza nel gestire l’economia di mercato. La ventata portata con il sistema di responsabilità famigliare comincia a segnare il passo. Dopo il 1985 il governo abolisce l’acquisto obbligatorio dei cereali che comporta un abbassamento dei prezzi dei prodotti agricoli. Aumentano i prezzi dei fattori produttivi quali fertilizzanti e pesticidi e diminuisce il prezzo delle derrate. I contadini devono dunque dedicarsi ad altri lavori più remunerativi e diversificare la produzione. Comincia soprattutto l’esodo verso le città. Il sistema di incentivazione delle imprese e la maggiore autonomia comportano un aumento dei prezzi con il surriscaldamento dell’economia e un netto aumento dell’inflazione in un’economia che da segni di stagnazione. Il governo non ha ancora affinato gli strumenti di controllo dell’economia. L’inflazione galoppante porta ad un avvertibile disagio in particolare nelle città (Cheek 2007, p. 69). Anche la situazione sul piano della criminalità stava peggiorando. La criminalità economica in particolare era preoccupante. Nel marzo del 1989 i casi di corruzione, sempre perseguiti duramente in Cina, erano in aumento del 27% ed era avvertita in ogni strato della società (Tienanmen papers 2001, p. 49). Le misure di austerità che comportavno un taglio ai finanziamenti di opere infrastrutturali e quindi problemi occupazionali e anche una stretta sui consumi famigliari per combattere l'inflazione, che in effetti rientrò in carreggiata alla fine dell'anno, comportavano un una diminuzione della popolarità del governo, come sovente avviene nei periodi di crisi, soprattutto tra i ceti urbani. A livello popolare si faceva ricadere la colpa su li Peng anche se alcuni riconoscono che le difficoltà era state ereditate dal "temerario programma di sviluppo di Zhao" il segretario del Partito.
Giulio Pecora corrispondente dell'ANSA descrive così le opzioni in gioco:
Da qualche tempo avevano per giunta cominciato a emergere gravi problemi e preoccupanti crepe nell'edificio delle riforme: l'inflazione innanzitutto, alimentata dalla liberalizzazione dei prezzi di molti generi di prima necessità; il crescente divario tra le zone costiere, teatro di una fioritura senza precedenti di attività produttive e di commerci, e le vaste regioni dell'entroterra occidentale, ancora immerse in un'atavica povertà; la corruzione dilagante soprattutto tra la piccola burocrazia statale, abbagliata dal miraggio del guadagno facile e senza fatica. Per il segretario generale, ormai avviato a seguire senza esitazioni le orme della scuola liberista occidentale, si trattava di mali necessari, che si sarebbero automaticamente corretti una volta che la corsa allo sviluppo avesse acquistato un ritmo e una portata tali da permettere all'economia di decollare definitivamente. Insomma, sosteneva Zhao, si accetti un po' di disoccupazione, si lasci correre un po' l'inflazione, si dica ai pastori del Xinjiang di portare pazienza, perché alla fine di questa salita ci sarà, fra qualche anno, un po' di benessere per tutti.
Li Peng, formatosi alla scuola sovietica dei primi anni Cinquanta, tirava la coperta dall'altra parte: reclamava il diritto di occuparsi da solo dell'economia e cercava di attuare un programma diametralmente opposto a quello del capo del partito. Stretta creditizia per frenare gli investimenti eccessivi; riaccentramento del controllo sulle attività produttive e com*merciali, che Zhao avrebbe voluto affidare progressivamente alle singole imprese rendendole responsabili dei loro bilanci; forte limitazione dei consumi delle famiglie per frenare l'inflazione (Pecora 1989, p. 81).
Occorre dire che le preoccupazioni di Li Peng era più che fondate. Ormai l'inflazione aveva raggiunto a metà del 1988, il 40 per cento su base nazionale e, per alcuni beni particolarmente richiesti, arrivava a toccare punte del 100 per cento nelle grandi città costiere. Era un fenomeno fin o allora sconosciuto in Cina e dovuto alla forte espansione dei consumi che contrariamente ad una credenza diffusa sono sempre si sono sempre espansio fortemente negli ultmi 35 anni di riforme. A Shanghai c'era stato un aumento delle vendite del sessanta per cento in un anno. La gente acquistava qualsiasi bene durevole per sottrarsi all'inflazione e nel contempo l'inflazione aumentava per via deglla corsa agli acquisti (Pecora 1989, p. 169).
In ogno caso dividere quando la sinistra radicale dei nostalgici della rivoluzione Culturale farà di Zhao un il proprio eroe forse ignora che Zhao era stato vittima della stessa e che nel dobattito interno non rappresentava propriamente la "sinistra" sebbene non significa con questo che in tante cose non avesse torto.
Comunque fu proprio Zhao che, nel settembre del 1988 "ricevette con grandi onori a Pechino, intrat*tenendosi a lunghissimo colloquio con lui, Milton Friedman, premio Nobel per l'economia e ascoltato consigliere della Casa Bianca. Considerato il portabandiera della più estrema scuola liberista, secondo la quale minori sono i controlli statali sull'economia, più si lascia la briglia sciolta alla concorrenza e all'iniziativa privata e meglio vanno le cose, Friedman consi*gliò ovviamente il segretario generale di insistere con le riforme più audaci, in attesa che la ricchezza generata dal boom economico annullasse i fenomeni negativi, come l'infla*zione e la stagnazione della produzione agricola" . Li Peng, dal canto suo, promuoveva riunioni su riunioni tra i responsabili governativi dell'economia, che avevano messo a punto un piano di severe misure per la restrizione del credito, per drastici tagli agli investimenti e per un ritorno sotto le autorità centrali delle attività economiche che erano state delegate agli organismi periferici dello stato. Fu Li Peng a vincere il confronto e, durante il comitato centrale svoltosi a novembre, Zhao dovette pronunciare una sorta di autocritica, promettendo che non si sarebbe opposto ai duri provvedimenti di austerità approntati dal governo (Pecora 1989, p. 171).

Le teorie neo-liberali di Hayek influenzarono
molto gli intellettuali che diressero il movimento
studentesco cinese negli anni ottanta
La penetrazione di idee liberali portò ad un diffuso fermento politico nei campus delle università. L'economista Li Minqi (poi diventato marxista) che ebbe parte attiva nel movimento ricostruisce bene il clima dei campus. Egli era studente di economia all'Università di Pechino. Infarcito di idee liberiste della "Scuola di Chicago", sul liberismo e sul "governo leggero" che sarebbe stato in grado di risolvere i problemi economici in modo efficiente. La convinzione era che l'economia socialista era ingiusta, oppressiva, e inefficiente con premi per i lavoratori improduttivi dello stato e punizioni per le persone capaci come imprenditori e intellettuali. Le imprese statali per loro natura inefficienti e inefficaci dovevano essere privatizzate e i lavoratori dello stato dovevano essere costretti a porsi sul mercato e coloro che che risultassero pigri dovevano essere abbandonati al loro destino (Li Minqi 2008).
Il 1980 è stato un decennio di eccitazione politica e intellettuale in Cina. L'intellighenzia cinese politicamente attiva si basa sul movimento cosiddetto della "emancipazione di idee " (Jiefang sixiang). La critica al socialismo cinese era ancora all'interno di un discorso marxista. Gli intellettuali dissidenti hanno chiesto più democrazia senza mettere in discussione la legittimità della rivoluzione cinese o dell'economica socialista. Scrive Li Minqi:
Dopo il 1985, tra gli intellettuali, ci fu una brusca svolta a destra. Anche in precedenza, la fase del socialismo maoista cinese è stata vista come un periodo di oppressione politica e di fallimento economico. Il socialismo cinese avrebbe dovuto "fallire", come aveva perso la corsa della crescita economica con il Giappone, la Corea del Sud, Taiwan e Hong Kong. "Molti hanno considerato Mao Zedong stesso era visto come un ignorante, un arretrato contadino cinese che si trasformò in un crudele despota, assetato di potere, che era stato responsabile dell'uccisione di decine di milioni di persone. Gli intellettuali politicamente attivi non si sono più riferiti al marxismo. Al contrario, il liberalismo occidentale classico e il neoliberismo economico, rappresentati da Friedrich Hayek e Milton Friedman, sono diventati la nuova ideologia di moda (Li Minqi 2008).
Questo clima porta alle manifestazioni studentesche del 1986. In quell'anno le manifestazioni sono di piccole dimensioni, se le si confronta con quelle dell’89, ma cominciano a manifestarsi le contraddizioni, tra le varie anime del partito. Con il diffondersi delle manifestazioni, la lotta nel partito risulta intensificata. Il risultato è la rimozione del Segretario Generale del partito, Hu Yaobang. In una relazione ad una riunione del Politburo allargato, Bo Yibo, uno dei veterani o "anziani" del partito, ha spiegato come gli “errori” di Hu abbiano contribuito a gettare le basi per le manifestazioni (Kelly 1992).
Secondo Bo, Hu Yaobang si sarebbe opposto alla lotta contro “l'inquinamento spirituale” in particolare al Quarto Congresso dell'Associazione degli Scrittori nel dicembre del 1984, evitando i riferimenti alla liberalizzazione borghese, compromettendo il lavoro ideologico a livello nazionale. Il movimento contro l'inquinamento spirituale era praticamente morto prima del dicembre 1984. Questa tendenza è andata avanti tra stop and go nel 1985 quando il Comitato permanente del Politburo ha chiesto un’azione di contrasto e nel 1986, quando le riforme politiche sono state attuate. Secondo Bo questa mancata operazione di contrasto avrebbe aperto la strada alle manifestazioni degli studenti a livello nazionale, nell'inverno del 1986. (Kelly 1992). Quando si arriva al XIII° Congresso del Partito (1987), vari elementi di tensione attraversano la società cinese e anche il partito. Voci parlano di una forte polarizzazione dei delegati al congresso. Se questo è vero, non può che indicare una grande quantità di insoddisfazione all'interno del partito. Il partito è già diviso (Kelly 1992).
Il primo gennaio 1987, alcune centinaia di studenti si erano raccolti sulla piazza Tiananmen. Dopo avere percorso in corteo un centinaio di metri, vennero dispersi da un plotone di poliziotti disarmati ma esperti in arti marziali ma con l'inizio delle vacanze invernali ma portò dopo qualche settimana alla caduta di Hu Yaobang.

Hu Yaobang con l'attuale segretario del Partito Hu Jintao
e il primo ministro Wen Jiabao
Il partito era indubbiamente diviso. Una prima tendenza più liberale che finì con il dare corda alle richieste sempre più radicali degli studenti, avrebbe accellerato gli elementi più propriamente capitalistici dell'economia cinese. Di questa tendenza facevano parte il segretario Zhao Zyang, Lu Dingyi (ex responsabile della propaganda del Partito), Wang Li (vicepremier e presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo), Xi Zhongxun (membro della segreteria del Partito e vicepresidente della'Assemblea permanente del Popolo).
Mentre Li Peng (primo ministro), Chen Yun (economista sostenitore della pianificazione), Li Xiannian (capo di stato fino al 1988), Peng Zhen (presidente dell'ANP fino al 1988)), la vedova di Zhou Enlai, Deng Yingchao, gli ideologi Hu Qiaomu, Deng Liqun propugnatori della "civiltà spirituale socialista" e Bo Yibo (vice presidente della Commissione Consultiva del PCC) erano i sostenitori di una linea più indirizzata verso gli elementi socialisti nell'economia cinese. In questa divisione si inserisce ilmovimento studentesco:
Gli intellettuali liberali sono espressi a favore di una "Riforma" orientata verso il capitalismo. Per fare questo, essi erano generalmente inclini a fare affidamento su un'alleanza con l'ala "riformista" del partito che diretta da Zhao Ziyang. I leader studenteschi erano ideologicamente influenzati dagli intellettuali liberali, erano politicamente inesperti e anche molto spinti dalle loro ambizioni politiche personali (Li Minqi 2008)
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