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Discussione: Operazione Barbarossa

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    Predefinito Operazione Barbarossa

    Fino alla sua morte, nel Luglio 1996, Adolf von Thadden (foto) era un personaggio di spicco e rispettato nei circoli della “estrema destra” tedesca o “nazionalista” (conservatrice). Nel suo ultimo libro, questo prolifico scrittore spiega in modo conciso e convincente perché Hitler fu costretto, sia per ragioni politiche che militari, a lanciare l’attacco preventivo contro l’Unione Sovietica, quando e come lo fece. “ La Trappola di Stalin “ è anche il suo ultimo lascito alle future generazioni, una specie di testamento per i giovani tedeschi.
    Per decenni l’opinione dominante e più o meno ufficiale negli Stati Uniti e in Europa è stata che un Adolf Hitler ossessionato dalla razza, senza preavviso e senza essere provocato, tradì un fiducioso Josif Stalin dando il via ad un attacco a tradimento a sorpresa contro un’Unione Sovietica completamente impreparata il 22 Giugno 1941. Il libro di von Thadden, basato in gran parte su prove scoperte di recente negli archivi russi, su dichiarazioni dello stesso Stalin e su nuove rivelazioni di esperti militari russi, smonta questa opinione in modo convincente.
    Molti documenti sovietici sequestrati dai tedeschi durante il corso della guerra, nonché relazioni del controspionaggio tedesco sul riarmo sovietico nel 1941, giustificano ampiamente la decisione di Hitler di attaccare. Presentata davanti ad un tribunale imparziale, questa prova avrebbe sicuramente scagionato la dirigenza politica e militare tedesca. Purtroppo tutti questi documenti furono confiscati e trattenuti dagli Alleati vincitori.
    Nel suo lungo discorso dell’11 dicembre 1941 durante la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti, Hitler descrisse in dettaglio la minaccia sovietica, la quale veniva sostenuta e favorita dalla Gran Bretagna e dagli ancora ufficialmente neutrali USA. Nel suo storico discorso al Reichstag, il leader tedesco disse:
    “ Già nel 1940 diventava sempre più chiaro, mese dopo mese, che i piani degli uomini del Cremlino miravano al dominio, e quindi alla distruzione, di tutta l’Europa. Ho già informato la nazione del riarmo della potenza militare russo-sovietica nell’Est durante un periodo nel quale la Germania aveva solo poche divisioni nelle province confinanti con la Russia sovietica. Solo un cieco poteva non vedere che era in corso un potenziamento militare di dimensioni uniche nella storia del mondo. E questo non avveniva per difendere qualcosa che stava per essere minacciato, ma piuttosto per attaccare ciò che sembrava incapace di qualsiasi difesa. Quando divenni consapevole della possibilità di una minaccia ad Est del Reich nel 1940 tramite rapporti (segreti) dalla Casa dei Comuni britannica e osservando i movimenti delle truppe russo-sovietiche ai nostri confini, ordinai immediatamente la costituzione di molte nuove divisioni corazzate e di fanteria motorizzata. Ci accorgemmo chiaramente che non potevamo assolutamente permettere al nemico l’opportunità di attaccare per primo. Tuttavia, la decisione, in questo caso, fu molto difficile. Ora è disponibile un impressionante quantità di documentazione autentica che conferma l’intenzione di un attacco russo-sovietico. Siamo anche certi di quando questo attacco dovrebbe avvenire. In considerazione di questo pericolo, della cui portata ne siamo al corrente forse solo ora, posso solo ringraziare il Signore Iddio che mi ha illuminato in tempo e mi ha dato la forza di fare ciò che va fatto. Milioni di soldati tedeschi potranno ringraziarlo per le loro vite e l’Europa tutta per la sua esistenza. Oggi posso dire questo: se all’’ondata di oltre 20.000 carri armati, centinaia di divisioni, decine di migliaia di pezzi di artiglieria, assieme a oltre 10.000 aerei , non fosse stato impedito di muovere contro il Reich, l’Europa sarebbe stata perduta”.
    Durante il processo di Norimberga del 1945-1946, ex funzionari di alto rango del Terzo Reich testimoniarono sui retroscena dell’operazione Barbarossa, descrivendo la minaccia sovietica del 1941 e l’impressionante quantità di materiali bellici che incontravano dopo che le loro forze armate penetrarono in territorio sovietico. Ma questa prova fu bruscamente rigettata dai giudici del Tribunale nominati dagli Alleati.
    Von Thadden cita, ad esempio, la testimonianza a Norimberga di Hermann Goering: “Venimmo a conoscenza molto rapidamente, grazie ai nostri stretti rapporti con la Yugoslavia, dei retroscena del colpo di stato del Generale Simovic (Belgrado, 27 Marzo 1941). Subito dopo fu confermato che l’informazione dalla Yugoslavia era corretta e cioè che esisteva una forte influenza politica russa, nonché un importante assistenza finanziaria da parte dell’Inghilterra per questa impresa, della quale trovammo più tardi le prove. Era chiaro che questa impresa era diretta contro la politica amichevole verso la Germania del precedente governo jugoslavo. Il nuovo governo jugoslavo, ovviamente e al di là di qualsiasi dubbio, stava chiaramente in stretti rapporti con i nemici che avevamo a quell’epoca e cioè: l’Inghilterra e, al riguardo, con la Russia. L’affare Simovic fu l’ultimo e decisivo fattore che dissipò gli ultimi scrupoli del Fuehrer circa l’atteggiamento russo e lo portò a prendere misure preventive in quella direzione in tutte le circostanze“.
    Come riferisce anche von Thadden, il generale Alfred Jodl, uno dei consiglieri militari più vicini a Hitler, testimoniò in modo simile davanti al Tribunale di Norimberga in merito all’Operazione “Barbarossa”: “Era innegabilmente una guerra puramente preventiva. Ciò che scoprimmo in seguito fu la certezza di una gigantesca preparazione militare russa davanti ai nostri confini. Vi dispenserò dai dettagli, ma posso solo dire che sebbene riuscimmo in una sorpresa tattica sia nel giorno che nell’ora, non fu però una sorpresa strategica. La Russia era totalmente preparata alla guerra“.
    Le autorità alleate a Norimberga negarono agli imputati tedeschi l’accesso ai documenti che li avrebbe scagionati. I leaders militari e politici furono impiccati, si suicidarono o vennero deportati in Unione Sovietica per essere fucilati o andare ai lavori forzati. Ne derivò che il compito di sistemare gli avvenimenti storici fu lasciato ad altri, inclusi studiosi russi e americani, nonché a dei tedeschi rispettabili come von Thadden.
    Ulteriori prove citate da von Thadden circa lo scontro russo-tedesco furono fornite da Andrei Vlassov, un importante generale sovietico che era stato catturato dai tedeschi. Durante un colloquio nel 1942 col Generale delle SS Richard Hildebrandt, gli fu chiesto se Stalin intendeva attaccare la Germania e quando. Hildebrandt riferì in seguito: “Vlassov rispose dicendo che l’attacco era pianificato per Agosto-Settembre 1941. I russi stavano preparando l’attacco fin dall’inizio dell’anno e ci volle parecchio tempo a causa dello stato penoso nel quale versava la rete ferroviaria russa. Hitler aveva indovinato la situazione in modo corretto e colpì direttamente al cuore della macchina bellica russa. Questo, disse Vlassov, è la ragione per i grandi successi iniziali tedeschi“.
    Nessuno ha fatto più di Viktor Suvorov (Vladimir Rezun), un ex ufficiale del controspionaggio militare sovietico, per dimostrare che Stalin stava preparando l’attacco alla Germania e all’Occidente come parte del progetto a lungo termine di sovietizzazione globale e che Hitler non aveva nessuna altra alternativa razionale se non quella di sferrare un suo attacco. Nel libro “Stalin’s Trap“, von Thadden discute e conferma l’analisi di Suvorov, citando anche le scoperte di altri storici militari russi i quali, lavorando in archivi resi accessibili solo dal 1990, sostengono ed elaborano l’opera di Suvorov. Tra loro il Colonnello in pensione sovietico Aleksei Filipov che scrisse “The Red Army’s State of War Preparedness in June 1941” (“Lo stato di preparazione alla guerra dell’Armata Rossa nel Giugno 1941”), un articolo pubblicato nel 1992 nella rivista militare russa Voyenni Vestnik, e Valeri Danilov, un altro colonnello sovietico in pensione che scrisse “Did the General Staff of the Red Army Plan a Preventive Strike Against Germany?“ (Lo Stato Maggiore dell’Armata Rossa progettava un attacco preventivo contro la Germania?) che fu pubblicato prima su un giornale sovietico e, più tardi, tradotto, nella stimata rivista militare austriaca Oesterreichische Militaerische Zeitschrift.
    Nel 46° anniversario della fine della guerra in Europa, l’accreditato quotidiano moscovita Pravda dell’8 Maggio 1991, scriveva: “Piani sovietici irrealistici di natura offensiva furono stesi prima della guerra in conseguenza ad una sopravalutazione delle nostre stesse capacità e ad una sottovalutazione di quelle del nemico. In base a questi piani iniziammo a dispiegare le nostre forze sul confine occidentale. Ma il nemico ci anticipò“.
    Di recente, due importanti storici europei, uno tedesco ed uno austriaco, hanno presentato ulteriori prove dei preparativi sovietici per un attacco alla Germania. Il primo di questi è Joachim Hoffmann che per molti anni è stato uno storico presso il noto Centro di Ricerche Storiche e Militari di Friburgo. Egli presenta le sue prove nel libro “Stalins Vernichtungskrieg, 1941-1945” (“La guerra di sterminio di Stalin, 1941-1945”), un’opera di circa 300 pagine che è stata pubblicata in almeno tre edizioni. Il secondo è Heinz Magenheimer, un membro dell’Accademia della Difesa Nazionale a Vienna e editore della rivista militare austriaca “Oesterreichische Militaerische Zeitschrift”. Il suo libro dettagliato è stato di recente pubblicato in inglese col titolo “Hitler’s War: German Military Strategy, 1940-1945” (“La guerra di Hitler: strategia militare tedesca, 1940-1945)”– Londra: 1998.
    Von Thadden recensisce anche una serie di articoli del settimanale tedesco Der Spiegel circa i piani sovietici, elaborati dal Generale Georgi Zhukov, per attaccare il nord della Germania e la Romania agli inizi del 1941. Commentando ciò, il Colonnello Vladimir Karpov ha affermato: “Immaginate soltanto se il piano di Zhukov fosse stato accettato e realizzato. All’alba di un giorno di Maggio o Giugno migliaia di nostri aerei e decine di migliaia di pezzi d’artiglieria avrebbero sfondato verso forse nemiche densamente concentrate, le cui posizioni erano note fino a livello di battaglione. Sarebbe stata una sorpresa ancora più incredibile dell’attacco tedesco su di noi“.

    I DISCORSI DI STALIN
    Von Thadden presenta lunghe citazioni di diversi discorsi di Stalin e di un ordine emesso dallo stesso Stalin nel 1943. Secondo l’autore, tutto ciò dimostra che Stalin, come il suo predecessore Lenin, considerava sempre la guerra come il mezzo fondamentale per promuovere la rivoluzione comunista mondiale e introdurre la dittatura globale del proletariato.
    Forse il discorso più significativo è quello fatto da Stalin ad un incontro col Politburo il 19 agosto 1939. Fatto davanti ad una intima cerchia di soci, esso dimostra la sua astuta, ma completamente cinica valutazione delle forze politiche e rivela la sua furba lungimiranza. (A quanto ne sia a conoscenza lo scrivente, nessuno storico americano ha finora pubblicamente divulgato il suo discorso).
    Stalin fece questo discorso proprio mentre funzionari sovietici stavano negoziando con rappresentanti britannici e francesi una possibile alleanza militare con Gran Bretagna e Francia, e mentre funzionari tedeschi e sovietici stavano discutendo un eventuale patto di non aggressione fra i loro paesi. Quattro giorni dopo questo discorso, il Ministro degli Esteri tedesco von Ribbentrop si incontrò con Stalin al Cremlino per firmare il patto tedesco-sovietico di non aggressione.
    E’ importante sottolineare che Stalin avrebbe potuto evitare la guerra nel 1939 concordando il suo sostegno alla Gran Bretagna e alla Francia nella loro “garanzia” di sostenere la Polonia, oppure annunciando che l’Unione Sovietica si sarebbe fermamente opposta a qualsiasi violazione del territorio polacco da parte della Germania. Decise invece di dare a Hitler “luce verde” per attaccare la Polonia, prevedendo in pieno che la Gran Bretagna e la Francia avrebbero dichiarato guerra alla Germania, trasformando un conflitto locale in una guerra europea su vasta scala.
    In questo discorso Stalin espose la sua opinione accorta e calcolatrice della situazione europea: “La questione della guerra o della pace è entrata in una fase critica per noi. Se concludiamo un patto di mutuo soccorso con Francia e Gran Bretagna, la Germania si ritirerà dalla Polonia e cercherà un modus vivendi con le potenze occidentali. La guerra verrebbe evitata, ma strada facendo gli eventi potrebbero diventare pericolosi per l’URSS. Se accettiamo la proposta tedesca e concludiamo un patto di non aggressione con essa, invaderà sicuramente la Polonia e l’intervento della Francia e dell’Inghilterra sarà inevitabile. L’Europa Occidentale sarà attraversata da gravi disordini e sollevamenti. A queste condizioni, avremmo una grande occasione di rimanere fuori dal conflitto e potremmo prenderci il tempo necessario per decidere quando entrare in guerra. L’esperienza degli ultimi 20 anni ha dimostrato che in tempo di pace il movimento comunista non è mai sufficientemente forte per prendere il potere. La dittatura di tale partito diventerà possibile solo come conseguenza di una guerra. La nostra scelta è chiara. Dobbiamo accettare la proposta tedesca e mandare a casa cortesemente la missione anglo-francese. Il nostro vantaggio immediato sarà quello di prenderci la Polonia fino alle porte di Varsavia, e anche la Galizia ucraina. Per realizzare questi piani è essenziale che la guerra continui il più a lungo possibile e che tutte le forze, con le quali siamo attivamente coinvolti, vengano indirizzate verso questo obiettivo. Consideriamo una seconda possibilità e cioè una vittoria della Germania. E’ ovvio che la Germania sarà troppo occupata altrove per venire contro di noi. In una Francia conquistata, il partito comunista francese sarà molto forte. La rivoluzione comunista scoppierà inevitabilmente e noi saremo in grado di sfruttare venendo in aiuto della Francia e farcela nostra alleata. Inoltre, tutte le nazioni che cadono sotto la “protezione” di una Germania vittoriosa diverranno anch’esse nostre alleate. Ciò ci fornisce un ampio campo d’azione nel quale sviluppare la rivoluzione mondiale. Compagni! E’ nell’interesse dell’URSS, la patria dei lavoratori, che la guerra scoppi fra il Reich ed il blocco capitalista anglo-francese. Bisogna fare di tutto perché questo si trascini il più a lungo possibile al fine di indebolire ambo le parti. Per questa ragione è imperativo che noi concludiamo il patto proposto dalla Germania e che poi operiamo affinché questa guerra, che un giorno verrà dichiarata, venga condotta dopo che sia trascorso il più lungo tempo possibile“.
    Il coraggioso calcolo del leader sovietico di usare la Germania come “rompighiaccio” per la guerra, affermò von Thadden, era la “Trappola di Stalin”.
    Una versione di questo discorso era conosciuta fin dal 1939, ma per decenni era sempre stata liquidata come una menzogna. Tuttavia, nel 1994, storici russi ne trovarono un autorevole testo in un archivio sovietico speciale e lo pubblicarono subito su un accreditato giornale accademico russo, nonché in una pubblicazione accademica dell’Università di Novosibirsk. Subito dopo questo discorso dell’agosto 1939, von Thadden afferma che Stalin ordinò un piano di mobilitazione militare di due anni, un piano gigantesco che sarebbe culminato nell’estate del 1941 con potenti forze sovietiche pronte a colpire verso occidente contro la Germania ed il resto dell’Europa.
    Il 5 maggio 1941, appena sette settimane prima dell’attacco tedesco, Stalin rilasciò un altro importante discorso, questa volta ad un banchetto cerimoniale al Cremlino per ufficiali dell’Accademia Militare Frunze. Partecipavano anche membri della “cerchia interna” di Stalin, inclusi Molotov e Beria. Von Thadden riferisce che durante la guerra i tedeschi ricostruirono il testo di questo discorso basandosi sul ricordo di ufficiali sovietici catturati e che avevano partecipato al banchetto.
    Come afferma von Thadden, un certo numero di storici hanno prevedibilmente negato la sua autenticità, definendolo come un prodotto della propaganda di disinformazione tedesca. Tuttavia, diversi anni fa, lo storico russo Lev Bezymensky trovò il testo di una parte del discorso, redatto per la prevista pubblicazione, negli archivi del Cremlino. Egli pubblicò questo testo in un numero del 1992 del giornale accademico “Osteuropa” (“Europa dell’Est”).
    In questo discorso Stalin sottolinea che la recente politica di pace dello stato sovietico aveva esaurito il suo compito. (Con questa politica, l’Unione Sovietica aveva esteso ampiamente i suoi confini verso occidente nel 1939 e nel 1940, inglobando circa 30 milioni di persone). Ora Stalin annunciava con chiarezza che era il tempo di prepararsi alla guerra con la Germania, un conflitto che sarebbe iniziato presto. Egli citò l’enorme riarmo della potenza militare sovietica, sia in quantità che in qualità, durante gli ultimi anni. La recente “occupazione” della Bulgaria ed il trasferimento di truppe tedesche in Finlandia, continuò, sono “motivi di guerra contro la Germania”.
    Stalin disse: “Il nostro piano di guerra è pronto. Possiamo dare inizio alla guerra con la Germania entro i prossimi due mesi. C’è un trattato di pace con la Germania ma è un inganno, o piuttosto un paravento, dietro al quale possiamo apertamente operare. La politica di pace ha garantito pace al nostro paese. Ora comunque, con nostro esercito riorganizzato e tecnologicamente ben preparato per la guerra moderna, e ora che siamo forti, dobbiamo passare dalla difesa all’attacco. Nel difendere il nostro paese, siamo costretti ad agire sull’offensiva. Ci spostiamo da una politica di difesa ad una politica militare di azione offensiva. Dobbiamo riorganizzare la nostra propaganda, la sobillazione e la nostra stampa in uno spirito offensivo. L’Armata Rossa è un esercito moderno ed un esercito moderno è un esercito offensivo. Il motto di una politica pacifica del governo sovietico è ormai datato ed è stato superato dagli eventi. E’ iniziata una nuova era nello sviluppo dello stato sovietico, l’era dell’espansione dei suoi confini e non, come prima, grazie ad una politica di pace, ma piuttosto con la forza delle armi. Il nostro paese ha tutte le condizioni necessarie per farlo. I successi dell’esercito tedesco sono dovuti al fatto che questi non ha incontrato avversari ugualmente forti. Alcuni comandanti sovietici hanno sopravvalutato i successi dei tedeschi. Propongo quindi un brindisi alla nuova era che è sorta per lo sviluppo della nostra patria socialista. Lunga vita all’attiva politica offensiva dello stato sovietico!“.
    Alla luce di tutte le nuove prove rese disponibili nei recenti anni, von Thadden qui controbatte che sarebbe ovviamente necessario riesaminare l’interpretazione ufficiale di lunga data della guerra.
    Per sostenere l’opinione “di regime” messa in difficoltà sullo scontro tra Hitler e Stalin, un gruppo di studiosi interessati si incontrarono ad una conferenza internazionale a Mosca nel 1995. Storici provenienti dall’Europa, Israele, Stati Uniti e Canada incontrarono le loro controparti russe per coordinare una “linea ufficiale”, da tenere sia in Russia che in Occidente, sulla guerra russo-tedesca e le sue origini. Questi storici hanno semplicemente ignorato la maggior parte delle abbondanti e sempre maggiori prove portate da parte revisionista circa questo capitolo di storia, inclusi i discorsi di Stalin e altre prove citate da von Thadden, e anche i recenti ed importanti ritrovamenti da parte di storici russi.
    Per dimostrare che persino i ricercatori “di regime“ possono cambiare opinione su questo capitolo di storia, von Thadden cita lo storico francese Stéphane Courtois. “Sto lavorando per la rivalutazione di Stalin. Fu il più grande criminale di questo secolo. Ma, allo stesso tempo, fu anche il più grande politico del secolo, il più competente e il più professionale. Egli capì meglio di qualunque altro come utilizzare tutti i mezzi per raggiungere gli scopi. Dal 1917 in avanti, egli aveva una visione globale e, attenendosi al suo piano, la realizzò. Ovviamente è facile asserire che Hitler scatenò la guerra, ma le prove della responsabilità di Stalin sono schiaccianti. Stalin voleva sradicare chiunque si opponesse all’ordine sociale marxista-leninista“.
    “Per via della resistenza opposta dai soldati tedeschi“, conclude von Thadden, i “liberatori” russi e anglo-americani non si incontrarono nell’Europa Occidentale, ma sulle rive dell’Elba nel centro della Germania “.
    Note
    Von Thadden scrisse numerosi articoli e saggi e fu coeditore del mensile di Coburg Nation and Europe. Altri suoi libri sono: Zwei Angreifer: Hitler und Stalin (Due aggressori: Hitler e Stalin) del 1993, Adolf Hitler del 1991, Die verfemte Rechte (I diritti proscritti), del 1984, Guernica: Greuelpropaganda oder Kriegsverbrechen? (Guernica: propaganda inventata o crimine di guerra?)
    L’autore della recensione, Daniel W. Michaels è andato in pensione dopo aver prestato servizio per 40 anni nel Dipartimento della Difesa americano. E’ laureato alla Columbia University (Phi Beta Kappa, 1954), e ha fatto parte del programma di scambio studentesco Fullbright nel 1957. Scrive dalla sua casa a Washington, D.C.

    (Stalins Falle: Er Wollte den Krieg – La trappola di Stalin: lui volle la guerra – di Adolf von Thadden.
    Rosenheim: Kultur und Zeitgeschichte/Archiv der Zeit, 1996 – Cultura e storia contemporanea/Archivio dell’epoca, 1996. Rilegato. 170 pagine. Foto. Bibliografia.)
    Tratto da: Institute for Historical Review
    (New Evidence on the 1941 'Barbarossa' Attack -- Why Hitler Attacked Soviet Russia When He Did (review))
    Fonte: The Journal of Historical Review, Maggio-Giugno 1999 (Vol. 18, N° 3), da pag. 40 in poi
    Recensito da Daniel W. Michaels
    Traduzione di Gian Franco Spotti

    http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=15155
    Ultima modifica di Ringhio; 05-06-12 alle 18:03
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa

    quindi la storia del lebensraum è tutta una palla....

    hitler costretto ad attaccare la polonia

    hitler costretto ad attaccare l'unione sovietica

    in realtà se ne sarebbe rimasto tranquillo nei confini del 18 se non fosse stato per quei cattivoni degli anglo-sovietici
    Ultima modifica di -----; 23-06-12 alle 10:17
    morfeo and amaryllide like this.
    Continuare a scrivere su TP e' collaborazionismo

  3. #3
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa

    Citazione Originariamente Scritto da xxxx Visualizza Messaggio
    quindi la storia del lebensraum è tutta una palla....

    hitler costretto ad attaccare la polonia

    hitler costretto ad attaccare l'unione sovietica

    in realtà se ne sarebbe rimasto tranquillo nei confini del 18 se non fosse stato per quei cattivoni degli anglo-sovietici
    overo Hitler, costretto ad invadere, sterminare e distruggere. Povero Hitler, costretto a diventare anche antisemita.

    Meno male che c'è Rinascita e Sinistra Nazionale che ci raccontano la verità circostanziata dei fatti.
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    e come possiamo escludere l'ipotesi che i druidi fossero migliori medici dei medici odierni? (darksunshine)

  4. #4
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    overo Hitler, costretto ad invadere, sterminare e distruggere. Povero Hitler, costretto a diventare anche antisemita.

    Meno male che c'è Rinascita e Sinistra Nazionale che ci raccontano la verità circostanziata dei fatti.
    Una continua guerra difensiva con un infausto destino.

    Pensa se poi Hitler e la germania avessero avuto mire di egemonia europee e mondiali e non avesse avuto freni nel trattare le popolazioni sottomesse.
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  5. #5
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa

    Considerando che l'URSS prevedeva di essere pronta ad una guerra con la Germania nell'estate del 1942, l'ipotesi che la scatenasse nell'autunno del 1941 è parzialmente irrealistica, anche se avessero pensato di attaccare da "impreparati". Le divisioni corazzate russe non avevano ancora ricevuto che una piccola parte dei carri armati pesanti (T-34, KV-1) che dovevano avere in linea, e la maggior parte dei corazzati erano leggeri e spesso non all'altezza dei compiti. Un attacco russo nel 1941 avrebbe certo penetrato in Polonia e nei Balcani, forse anche nella Prussia Orientale, ma i limiti della macchina bellica sovietica (rifornimenti, pessimi comandanti, attrezzature in buona parte inferiori) avrebbero favorito un deciso contrattacco tedesco verso est, essendo invece la Wehrmacht al massimo del suo potenziale e molto vicina alle sue basi di rifornimento. Paradossalmente avrebbe potuto essere una catastrofe ben superiore a quella, già enorme, avvenuta nell'estate-autunno 1941 con l'attacco tedesco ad est.

    P.s.: guarda tu la coincidenza. ieri era il 22 giugno. :sofico:
    Ultima modifica di Halberdier; 23-06-12 alle 17:10
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  6. #6
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa

    Citazione Originariamente Scritto da xxxx Visualizza Messaggio
    quindi la storia del lebensraum è tutta una palla....

    hitler costretto ad attaccare la polonia

    hitler costretto ad attaccare l'unione sovietica

    in realtà se ne sarebbe rimasto tranquillo nei confini del 18 se non fosse stato per quei cattivoni degli anglo-sovietici
    Eh certo, sovietici povere vittime repapelle:
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  7. #7
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa

    La verità sull’Operazione Barbarossa
    ________________________________________
    Venerdi 10 Luglio 2009 – 89 – Gian Franco Spotti


    Il Giorno “M” è un libro scritto da Vladimir B. Rezun (alias Viktor Suvorov), tradotto dal russo in tedesco da Hans Jaeger. Stoccarda. Ed. Klett-Cotta, 1995, 356 pagine

    Quando Hitler lanciò l’“Operazione Barbarossa” contro l’Unione Sovietica il 22 Giugno 1941, i dirigenti tedeschi giustificarono l’attacco definendolo preventivo al fine di contrastare un imminente invasione della Germania e del resto dell’Europa da parte dei sovietici.
    Dopo la guerra i responsabili politici e militari più importanti, ancora in vita, furono condannati a morte a Norimberga con l’accusa di avere, tra le altre cose, progettato e condotto una “guerra aggressiva” contro l’Unione Sovietica.
    Il Tribunale di Norimberga rifiutò di accettare le tesi della difesa che definiva “Barbarossa” un attacco preventivo.
    Nei decenni successivi, storici, uomini di governo e opere scritte sull’argomento negli Stati Uniti, in Europa e in Urss, hanno mantenuto la versione che fu Hitler a venire a meno agli accordi con i sovietici lanciando il suo attacco traditore a sorpresa, motivato dalla bramosia per le risorse naturali russe e ucraine, dalla ricerca dello “spazio vitale” e da quel pazzesco piano che mirava alla “conquista del mondo”.
    In questo studio dettagliato, ben argomentato e documentato, uno specialista russo ha presentato abbondanti prove che, in sostanza, confermano la tesi tedesca.
    L’autore, il cui vero nome è Vladimir Bogdanovich Rezun, fu addestrato come ufficiale dell’esercito sovietico a Kalinin e a Kiev. Più tardi, dopo l’espletamento di servizi nel personale da ufficio e dopo aver completato gli studi all’Accademia Diplomatica Militare nel 1974, prestò servizio come ufficiale del controspionaggio militare sovietico (Gru), lavorando per quattro anni a Ginevra sotto copertura diplomatica. Disertò nel 1978 e gli fu concesso asilo politico in Gran Bretagna.
    Il suo primo libro sull’argomento, “Il Rompighiaccio”, fu inizialmente pubblicato in lingua russa (in Francia) nel 1988, poi seguirono edizioni in altre lingue, incluso l’inglese.
    Fece scalpore negli ambienti del controspionaggio e militari, specialmente in Europa, perché documenta attentamente la natura offensiva del massiccio ammassamento militare sovietico alla frontiera tedesca nel 1941.
    Nel libro “Il Giorno M” Suvorov aggiunge sostanzialmente prove e argomenti presentati ne “Il Rompighiaccio”.
    Sviluppando l’argomento, Suvorov evidenzia l’importanza centrale riguardante il piano di Stalin dello stratega militare Boris Shaposhnikov, Maresciallo e Capo di Stato Maggiore. La sua opera più importante, “Mozg Armii” (Il Cervello dell’Esercito), fu per decenni una lettura obbligatoria per ogni ufficiale sovietico.
    Stalin non solo rispettava l’acume militare di Shaposhnikov ma, insolitamente, gli era simpatico.
    Fu il solo uomo al quale Stalin si indirizzava pubblicamente usando il suo nome patronimico (Boris Mikhailovich), in Russia una personale forma di riferimento, meno che formale ma sicuramente rispettosa. Stalin chiamava chiunque altro col suo cognome preceduto dalla parola “compagno” (esempio: Compagno Zhdanov). L’ammirazione di Stalin derivava dal fatto che sul suo tavolo teneva sempre una copia del libro di Shaposhnikov (Mozg Armii).
    Il piano di mobilitazione di Shaposhnikov, fedelmente perfezionato da Stalin, evidenziava un chiaro e logico programma di due anni (Agosto 1939 – Estate 1941) che sarebbe inesorabilmente e volutamente culminato in una guerra.
    Secondo Suvorov, Stalin annunciò la sua decisione di perfezionare questo piano ad una riunione del Politburo il 19 Agosto 1939, quattro giorni prima della firma del patto di non aggressione germano-sovietico, (fu a questa riunione del Politburo, dopo che Stalin ebbe concluso le sue draconiane purghe di militari e politici “inaffidabili”, che il leader sovietico ordinò al Generale Georgi Zhukov di attaccare e sconfiggere, col sistema classico della guerra lampo, la Sesta Armata giapponese a Khalkhin-Gol in Mongolia).
    Tredici giorni dopo il discorso di Stalin, le truppe tedesche lanciano l’attacco alla Polonia e, due giorni dopo il 3 settembre 1939, la Gran Bretagna e la Francia dichiarano guerra alla Germania.
    Come parte del loro programma di mobilitazione di due anni, Stalin e Shaposhnikov arrivarono a più che raddoppiare il numero di uomini sotto le armi, arrivando a oltre cinque milioni.
    Durante questo periodo, Agosto 1939 – Giugno 1941, Stalin mise in campo 125 nuove divisioni di fanteria, 30 nuove divisioni motorizzate, 61 nuove divisioni corazzate e 79 nuove divisioni aeree, un totale di 295 divisioni organizzate in 16 armate. Il piano Stalin-Shaposhnikov prevedeva anche una mobilitazione di ulteriori sei milioni di uomini nell’estate del 1941 da distribuirsi in ulteriori divisioni di fanteria, motorizzate, corazzate e aeree.
    Fra il Luglio del 1939 e il Giugno del 1941, Stalin aumentò il numero delle divisioni corazzate sovietiche da zero a 61, con altre dozzine in allestimento. Per il mese di Giugno 1941 la “neutrale” Unione Sovietica aveva allestito più divisioni corazzate di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme, una possente forza che poteva effettivamente essere impiegata solamente in operazioni offensive.
    Nel Giugno del 1941 Hitler gettò all’attacco dieci divisioni meccanizzate, delle quali, ognuna, aveva più di 340 carri medi e leggeri. Sull’altro versante, Stalin aveva 29 divisioni meccanizzate, ognuna con 1031 carri leggeri, medi e pesanti. Mentre è vero che non tutte le divisioni sovietiche erano a pieno regime, va fatto notare che una singola divisione meccanizzata sovietica era militarmente più forte di due divisioni tedesche messe insieme.
    Quando Hitler attaccò la Polonia il I settembre 1939, la Germania aveva un totale di sei divisioni corazzate.
    Se questa forza tutto sommato leggera può considerarsi una prova determinante della volontà di conquista del mondo (o almeno dell’Europa) da parte di Hitler, che cosa possiamo dedurre, chiede Suvorov, dal riarmo di Stalin che portò alla creazione di 61 divisioni corazzate fra la fine del 1939 e la metà del 1941, con altre dozzine in allestimento?
    Alla metà del 1941, l’Armata Rossa era la sola forza militare al mondo dotata di carri anfibi.
    Stalin, di questi mezzi bellici offensivi, ne aveva ben 4.000. La Germania nessuno.
    Nel Giugno del 1941 i sovietici avevano aumentato il numero delle loro divisioni paracadutiste da zero a cinque ed il numero dei loro reggimenti da artiglieria campale da 144 a 341, in ogni singolo caso molto di più di tutti gli eserciti del mondo messi assieme.
    Allo scoppio della guerra nel Settembre del 1939, la Germania aveva una flotta di 57 sottomarini, anche questo un fatto che viene spesso citato come prova delle intenzioni aggressive di Hitler.
    Nel contempo però, afferma Suvorov, l’Unione Sovietica ne possedeva più di 165.
    Questi sottomarini non erano dei mezzi mediocri, ma di buona qualità. Nel Giugno 1941 la marina sovietica aveva più di 218 sottomarini in servizio e altri 91 in costruzione. Stalin comandava la flotta sottomarina più grande al mondo, una forza creata per una guerra aggressiva.
    Come fa notare Suvorov, all’epoca dell’attacco di Hitler del 1939 contro la Polonia, nessuno in Germania o nell’Europa Occidentale considerava questo come lo scoppio di una “guerra mondiale”.
    Perfino la dichiarazione di guerra contro la Germania da parte dell’Inghilterra e della Francia due giorni dopo, il 3 settembre 1939, non portava alla considerazione di una “guerra mondiale”.
    Fu solo molto più tardi, guardando a ritroso, che la campagna tedesco-polacca venne considerata l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Solo a Mosca, scrive Suvorov, fu ben chiaro fin dall’inizio che era scoppiata una guerra mondiale.
    Riprendendo le conclusioni di storici del calibro di A.J.P. Taylor e David Hoggan, Suvorov precisa che Hitler non volle e non pianificò un conflitto su scala europea nel 1939.
    Furono le dichiarazioni di guerra britanniche e francesi contro la Germania che trasformarono un conflitto locale fra Germania e Polonia in un conflitto esteso all’Europa.
    Inoltre Hitler non autorizzò la conversione dell’economia della sua nazione in una economia di guerra. Il capo del GRU sovietico Ivan Proskurov informò dettagliatamente Stalin che l’industria tedesca non era improntata ad una guerra su ampia scala. In effetti la Germania non trasformò la sua industria a vocazione bellica fino al 1942, due anni dopo l’Unione Sovietica. Ma mentre la produzione di armi e mezzi militari sovietici raggiunse il suo picco nell’estate del 1941, la Germania ci arrivò soltanto nel 1944, tre anni più tardi. Troppo.
    Suvorov presenta un enorme quantità di prove a dimostrazione che Stalin stava preparando una massiccio attacco a sorpresa contro la Germania da lanciarsi nell’estate del 1941. (Suvorov ritiene che l’attacco fosse previsto per il 6 Luglio 1941). A preparazione di ciò, i sovietici avevano dispiegato enormi forze proprio sulla frontiera tedesca, incluso paracadutisti, campi di volo, una vasta serie di armamenti, munizioni, carburante e altri rifornimenti.
    Nell’aprile del 1941 l’Armata Rossa ordinò un massiccio spiegamento di pezzi d’artiglieria e di munizioni alla frontiera, il tutto ammassato all’aperto. Solo questo prova, scrive Suvorov, prova l’intenzione di Stalin di attaccare perché questo armamento andava usato prima dell’autunno quando le piogge annuali sarebbero cominciate.
    Ammassare le munizioni all’aperto nel 1941 significava che un attacco si sarebbe dovuto avverare nello stesso anno. “ una diversa interpretazione di questo fatto non sarebbe plausibile “, scrive.
    Suvorov riassume: “Studiando la documentazione d’archivio e le pubblicazioni ufficialmente disponibili, arrivai alla conclusione che il trasporto (nel 1941) verso la frontiera di milioni di stivali, munizioni, pezzi di ricambio e lo spiegamento di milioni di soldati, migliaia di carri armati e di aerei, non poteva essere una svista o un errore di calcolo, ma piuttosto doveva essere il risultato di una politica ben meditata. Tutto questo aveva come scopo di preparare l’industria, il sistema dei trasporti, l’agricoltura, il territorio dello stato, la popolazione sovietica e l’Armata Rossa ad intraprendere la guerra di “liberazione” nell’Europa centrale e occidentale. In poche parole questo modo di procedere viene chiamato mobilitazione. Fu una mobilitazione segreta. La dirigenza sovietica preparava l’Armata Rossa e l’intero paese per la conquista della Germania e dell’Europa occidentale. La conquista dell’Europa occidentale fu la ragione principale per la quale l’Unione Sovietica scatenò la Seconda Guerra Mondiale.
    La decisione finale di iniziare la guerra fu presa da Stalin il 19 Agosto 1939. Il piano sovietico, spiega Suvorov, prevedeva un attacco su due fronti importanti: il primo, ovest e nord-ovest, esattamente verso la Germania, ed un secondo, anch’esso potente, verso sud-ovest in Romania per impossessarsi velocemente dei pozzi di petrolio.
    L’invasione si sarebbe composta di tre fasi strategiche principali. La prima fase consisteva di 16 armate d’invasione e diverse dozzine di corpi e divisioni per incursioni ausiliarie composte da professionisti dell’Armata Rossa addestrati ad irrompere nelle linee tedesche.
    La seconda fase strategica, costituita da sette armate di truppe di inferiore addestramento (inclusi molti prigionieri dei gulag), avrebbe assicurato e allargato gli sfondamenti della prima fase.
    La terza fase, costituita da tre armate principalmente composte da truppe dell’NKVD, avrebbe garantito l’occupazione sovietica. Essa avrebbe colpito qualsiasi potenziale resistenza, circondando e uccidendo l’elite militare, politica e sociale tedesca come era già stato ampiamente messo in atto negli stati Baltici e nella Polonia orientale (vedi massacro di Katyn).
    Come principale aereo da attacco Stalin scelse il modello “Ivanov” (uno dei sopranomi di Stalin), più tardi denominato Su-2, un bombardiere da attacco molto efficiente che fu prodotto e utilizzato in grande quantità. Stalin ordinò la costruzione di oltre 100.000 Su-2 e l’addestramento di 150.000 piloti. Dal peso di 4 tonnellate, l’Su2 aveva una velocità massima di 486 Km/h, un raggio d’azione di 1200 Km. ed una capacità di carico di 400-600 Kg. di bombe.
    Simile ma superiore al bombardiere da picchiata tedesco JU-87 “Stuka”, assomigliava molto al giapponese Nakajima B-5N2 che fu il principale aereo da guerra usato nell’attacco a Pearl Harbor.
    Per decenni gli storici di regime hanno mantenuto la versione che Stalin si fidava di Hitler.
    Quest’immagine di uno Stalin fiducioso e di un Hitler traditore viene largamente e ufficialmente accettata negli Stati Uniti e in gran parte dell’Europa.
    Suvorov sfida questa versione e, anzi, afferma che fu Hitler a sottovalutare fatalmente l’astuzia di Stalin durante almeno 15 mesi, finché fu troppo tardi.
    Mentre Hitler riuscì a sventare il grande piano di invasione di Stalin, il leader tedesco sottovalutò drammaticamente la magnitudo e l’aggressività della minaccia sovietica.
    Suvorov scrive: “Hitler comprese che Stalin stava preparando un invasione ma non riuscì a stimare l’entità dei preparativi di Stalin. A Hitler non era chiaro quanto grande e quanto vicino fosse il pericolo”.
    Gli storici, puntualizza Suvorov, non spiegano in modo adeguato perché Hitler decise di attaccare l’Unione Sovietica in un momento in cui la Gran Bretagna non era ancora soggiogata, impegnando quindi la Germania in una pericolosa guerra su due fronti.
    Spesso danno come spiegazione la bramosia di Hitler pe il cosiddetto Lebensraum (spazio vitale). Addirittura, l’autore russo scrive: “Stalin non diede altra alternativa a Hitler. La mobilitazione segreta sovietica era di così enormi dimensioni che sarebbe stato difficile ignorarla. Essa si estese ad un punto tale che non sarebbe stato più possibile mascherarla. Per Hitler l’unica possibilità rimastagli era un attacco preventivo. Hitler batté Stalin in due settimane”.
    Stalin non aveva bisogno che di avvisare dell’attacco Churchill, Roosevelt o la spia sovietica Richard Sorge. Egli aveva già predisposto i suoi preparativi per sistemare la Germania. Ma avendo preparato le sue forze per una guerra offensiva, Stalin non fece niente per un’eventuale azione difensiva.
    I tedeschi, scrive Suvorov, ebbero il temporaneo vantaggio della sorpresa perché furono in grado di posizionare e lanciare le loro forze d’attacco due settimane prima del previsto sfondamento dell’Armata Rossa, cogliendoli così completamente impreparati. La sorpresa fu più che grande perché Stalin non credeva che i tedeschi avrebbero aperto un secondo fronte a Est mentre si trovavano ancora impegnati contro gli inglesi. Ciò che contribuì anche allo spettacolare ed iniziale successo germanico fu il coraggio e la professionalità del soldato tedesco.
    Suvorov scrive: “La sconfitta sovietica all’inizio della guerra (Giugno-Settembre 1941) era dovuta al fatto che la Wehrmacht tedesca lanciò il suo attacco a sorpresa proprio nel momento in cui l’artiglieria sovietica stava per essere spostata sul confine. L’artiglieria non era preparata ad affrontare una guerra difensiva e alla data del 22 Giugno essa non era ancora in grado di andare all’offensiva”.
    Siccome la Germania mancava delle risorse naturali per sostenere una guerra di lunga durata, Hitler poteva avere la meglio solo se fosse riuscito a soggiogare la Russia completamente nel giro di quattro mesi, cioè, prima dell’arrivo dell’inverno.
    In questo egli sbagliò. Durante l’estate e l’autunno del 1941 Hitler spaccò ma non distrusse la macchina militare sovietica. Fra l’altro, i tedeschi riuscirono ad ottenere uno stupefacente iniziale successo utilizzando i magazzini di rifornimento sovietici, catturati durante quei primi mesi.
    Nell’Operazione Barbarossa, Hitler impiegò 17 divisioni corazzate contro i russi. Dopo tre mesi di combattimenti, di questi carri armati ne rimase solo un quarto, mentre le fabbriche di Stalin non solo producevano molti più carri ma anche di migliore qualità.
    Durante i primi quattro mesi dell’Operazione Barbarossa, le forze dell’Asse distrussero forse il 75% della capacità bellica di Stalin, eliminando così l’immediata minaccia all’Europa. Tra il Luglio e il Novembre del 1941, le forze tedesche catturarono o misero fuori uso 303 stabilimenti di munizioni, granate, polvere da sparo che producevano annualmente l’85% dell’intera produzione sovietica di munizionamenti. […]
    Dalla pubblicazione del libro “Il Giorno M”, gli studiosi russi hanno ricercato ulteriori prove dagli ex archivi sovietici che confermino le tesi di Suvorov ed obblighi ad una radicale riscrittura della storia della Seconda Guerra Mondiale.
    Mentre è probabile che molti documenti siano stati rimossi o distrutti, sono state ritrovate alcune carte rivelatrici. Uno dei più importanti documenti, nascosto per lungo tempo, è il testo completo del discorso segreto di Stalin del 19 Agosto 1939. Per decenni i principali esponenti sovietici negarono che Stalin avesse rilasciato queste dichiarazioni, insistendo addirittura che in quella data non si tenne alcuna riunione del Politburo. Altri hanno affermato che il discorso era una falsificazione.
    La storica russa T.S. Bushuyeva trovò una versione del testo fra i documenti segreti degli Archivi Speciali dell’Urss e la pubblicò insieme ad un commento, sull’importante giornale russo Novy Mir (N. 12, 1994). Lo scrittore tedesco Wolfgang Strass parla di questo, e di altre recenti scoperte da parte di storici russi, nell’edizione dell’aprile 1996 del mensile tedesco Nation und Europa.
    In base alle conoscenze di questo critico, nessun storico americano ha mai divulgato pubblicamente il testo del discorso.
    Va tenuto in considerazione che il discorso fu rilasciato proprio mentre i dirigenti sovietici stavano negoziando con i rappresentanti francesi e britannici circa una possibile alleanza militare con la Gran Bretagna e la Francia, e mentre i dirigenti sovietici e tedeschi stavano discutendo di un possibile patto di non aggressione fra i loro paesi. Quattro giorni dopo questo discorso, il ministro degli esteri tedesco Von Ribbentrop si incontrò con Stalin al Cremino per firmare il patto di non aggressione russo-tedesco.
    In quel discorso Stalin dichiarava: “La questione della guerra o della pace per noi è entrata in una fase critica. Se concludiamo un patto di mutua assistenza con Francia e Gran Bretagna, la Germania si ritirerà dalla Polonia e cercherà un modus vivendi con le potenze occidentali. La guerra verrebbe evitata ma su questa strada le cose potrebbero diventare pericolose per l’Urss. Se accettiamo la proposta tedesca e concludiamo un patto di non aggressione fra di noi, la Germania invaderà la Polonia e l’intervento armato della Francia e dell’Inghilterra sarà inevitabile. L’Europa occidentale sarebbe soggetta a seri sconvolgimenti e disordini. A queste condizioni sarebbe per noi una grande opportunità restarcene fuori dal conflitto e potremmo programmare il momento opportuno per entrarvici.
    L’esperienza degli ultimi 20 anni ha dimostrato che in tempo di pace il movimento comunista non è sufficientemente forte da prendere il potere. La dittatura di questo partito potrà diventare possibile solo come risultato di un conflitto esteso.
    La nostra scelta è chiara. Dobbiamo accettare la proposta tedesca e mandare a casa cortesemente la delegazione francese e inglese. Il nostro immediato vantaggio sarà quello di prenderci la Polonia fino alle porte di Varsavia, nonché la Galizia ucraina”.
    Nel suo articolo su Novy Mir la Bushuyeva scrive del dolore che i russi dovranno ora patire apprendendo che gran parte di ciò che per decenni cedettero fosse la “Grande Guerra Patriotica” è falso. Essa fa notare che i giovani nati dal 1922 al 1925, che furono mandati in guerra da Stalin, solo il 3% sopravvisse al conflitto. Scrive la Busheyava: “la gravità della tragedia che investì il nostro esercito di cinque milioni di uomini nel Giugno del 1941 deve essere investigata a fondo. Il male che i dirigenti sovietici avevano programmato su altri, improvvisamente, per via di un destino imperscrutabile, ha colpito il nostro proprio paese”.
    Sarebbe facile, continua la Bushuyeva, maledire coloro che “riscrivono” la storia e continuare a credere ai miti ed ai simboli che richiamano al nostro orgoglio nazionale, al patriottismo del popolo russo: “sì, si potrebbe continuare come prima”, scrive la storica, “se non fosse per una circostanza particolare. L’uomo è fatto in modo che, la verità, per quanto dolorosa, alla fine è più importante della falsa gioia di vivere nella menzogna e nell’ignoranza”.
    Suvorov afferma altresì che molti russi lo disprezzano per le sue rivelazioni. Egli scrive: “Ho sfidato la sola cosa sacra alla quale il popolo russo è ancora attaccato: il loro ricordo della ‘Grande Guerra Patriotica’. Ho sacrificato ogni cosa a me cara per scrivere questi libri. Sarebbe stato intollerabile morire senza aver rivelato al mio popolo ciò che avevo scoperto. Disprezzate i libri! Disprezzate me! Ma cercate almeno di capire”.
    Un altro studioso che partecipava, V.L. Doroshenko, disse che nuove prove evidenziano che “Stalin provocò e scatenò la Seconda Guerra Mondiale”.
    Affermando che Stalin ed il suo regime avrebbero dovuto essere processati a Norimberga, Doroshenko spiega: “non tanto perché Stalin aiuto Hitler ma perché era nell’interesse di Stalin che la guerra iniziasse.
    Primo per via del suo obiettivo generale di conquistare il potere in Europa e, secondo, per via dell’immediato vantaggio acquisito distruggendo la Polonia e impossessandosi della Galizia. Ma il motivo più importante per Stalin era la guerra stessa. Il collasso dell’ordine europeo gli avrebbe reso possibile instaurare la sua dittatura su tutta l’Europa.
    Per questo, Stalin volle momentaneamente starsene fuori dalla guerra, con l’intenzione di entrarvi solo al momento opportuno. In altre parole, il patto di non aggressione liberò le mani a Hitler ed incoraggiò la Germania a scatenare una guerra in Polonia. Come Stalin firmò il patto, era già determinato a infrangerlo. Fin dall’inizio, quindi, egli non intendeva affatto evitare il conflitto ma, al contrario, tuffarvisi nel momento più adatto”.
    Fa meravigliare il coraggio mostrato da questi storici russi nella loro determinazione nel venire a patti con questo capitolo di storia carico di emozioni. Essi dimostrano un maggiore franchezza e apertura mentale nel confrontarsi con i tabù della storia del XX secolo, di quanto faccia la loro controparte in Europa occidentale e negli Stati Uniti. […]
    Secondo Wolfgang Strass, le nuove rivelazioni circa il discorso di Stalin per lungo tempo tenuto nascosto e la reazione all’argomento da parte di storici russi più giovani, costituiscono una vittoria per il revisionismo europeo e rappresentano un importante passo vanti nella ricerca storica.

    Fonte: Insitute of Historical Review (Usa)
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  8. #8
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa



    La reazione di Stalin all'improvvisa invasione tedesca nel giugno del 1941 è uno dei capitoli più discussi e controversi della storia contemporanea. Secondo alcuni, il dittatore fu colto di sorpresa, precipitò in una crisi depressiva e fu per dieci giorni del tutto incapace di dirigere la resistenza del paese contro il micidiale attacco congiunto della Wehrmacht e della Luftwaffe. Secondo altri, Stalin sapeva che la guerra sarebbe scoppiata e si preparava a farla lui stesso nel 1942, non appena le forze sovietiche fossero state pronte a prendere l'iniziativa. Ma i suoi piani furono sconvolti dalla mossa d'anticipo di Hitler e l'unica difesa possibile, in quelle circostanze, fu quella di contenere, con qualche misura di ripiego, l'avanzata del nemico. Oggi, grazie alle ricerche di Constantin Pleshakov negli archivi sovietici, il quadro è più chiaro. Stalin preparava la guerra per il 1942 e fu effettivamente sconcertato da un evento che non aveva previsto; per 48 ore si assentò dal Cremino e stentò poi, per qualche tempo, a regolare il passo delle sue decisioni sui tempi di un'operazione travolgente che permise ai tedeschi di penetrare per 550 chilometri nel territorio dell'Urss. Da quel momento il paese, sia pure con grande lentezza cominciò a dare segni di ripresa.

    Il silenzio di Stalin. I primi dieci tragici giorni dell'Operazione Barbarossa - Pleshakov Constantine - Libro - IBS - Corbaccio - Collana storica
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  9. #9
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio


    La reazione di Stalin all'improvvisa invasione tedesca nel giugno del 1941 è uno dei capitoli più discussi e controversi della storia contemporanea. Secondo alcuni, il dittatore fu colto di sorpresa, precipitò in una crisi depressiva e fu per dieci giorni del tutto incapace di dirigere la resistenza del paese contro il micidiale attacco congiunto della Wehrmacht e della Luftwaffe. Secondo altri, Stalin sapeva che la guerra sarebbe scoppiata e si preparava a farla lui stesso nel 1942, non appena le forze sovietiche fossero state pronte a prendere l'iniziativa. Ma i suoi piani furono sconvolti dalla mossa d'anticipo di Hitler e l'unica difesa possibile, in quelle circostanze, fu quella di contenere, con qualche misura di ripiego, l'avanzata del nemico. Oggi, grazie alle ricerche di Constantin Pleshakov negli archivi sovietici, il quadro è più chiaro. Stalin preparava la guerra per il 1942 e fu effettivamente sconcertato da un evento che non aveva previsto; per 48 ore si assentò dal Cremino e stentò poi, per qualche tempo, a regolare il passo delle sue decisioni sui tempi di un'operazione travolgente che permise ai tedeschi di penetrare per 550 chilometri nel territorio dell'Urss. Da quel momento il paese, sia pure con grande lentezza cominciò a dare segni di ripresa.

    Il silenzio di Stalin. I primi dieci tragici giorni dell'Operazione Barbarossa - Pleshakov Constantine - Libro - IBS - Corbaccio - Collana storica
    Grazie per il prezioso e CIRCOSTANZIATO CONTRIBUTO STORICO.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  10. #10
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    Predefinito Re: Operazione Barbarossa

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    overo Hitler, costretto ad invadere, sterminare e distruggere. Povero Hitler, costretto a diventare anche antisemita.

    Meno male che c'è Rinascita e Sinistra Nazionale che ci raccontano la verità circostanziata dei fatti.
    Questo è il tuo livello, questa è la tua dimensione, la tua e quella di quelli come te, siete senza speranza, qui non E' RINASCITA o RINGHIO, o i FASCISTI il problema, non siamo noi che vi raccontiamo le cose, sono gli STORICI che lo fanno attraverso un percorso scientifico rigoroso, suffragato da documenti, contesti e circostanze.
    Gli ambasciatori sono del tutto secondari, ma, non avendo nulla di concreto e di storicamente valido da portare a smentita di quanto in parola, da bravo ANPI dipendente fai l'unica cosa che sai fare, l'unica cosa che ti hanno insegnato, tenti d'invalidare il percorso scientifico, attaccando dei meri ambasciatori.
    Invece di lanciare li le tue perle di saggezza effimera, visto il contesto in cui ti trovi, rispondi utilizzando gli stessi percorsi che utilizziamo noi.
    Era facile e bello quando non avendo nessun contraddittorio ve la cantavate, ballavate e suonavate, oste come è il vino, BONOOOOOOOOOOOOOOOOO.
    LA RICREAZIONE E' FINITA.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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