Nei giorni scorsi si è parlato molto di un possibile trasferimento di Alessandro Del Piero in Canada. L’ex-capitano della Juve è corteggiato dal Montréal Impact, squadra dove giocano altre stelle del calcio italiano come Matteo Ferrari, Bernardo Corradi e Marco Di Vaio. Il Canada è un paese agli antipodi rispetto all’Italia, ma ha avuto una situazione economica per molti versi simile alla nostra. Due decenni fa viveva una crisi del debito causata dalla spesa pubblica fuori controllo, era in profonda recessione e sull’orlo del default. Secondo il Wall Street Journal il debito crescente stava facendo diventare il Canada un “membro onorario del terzo mondo”. In poco tempo il paese invertì la rotta: taglio della spesa, equilibrio di bilancio, riforme e liberalizzazioni portarono in breve ad un boom economico con conseguente riduzione della disoccupazione e rafforzamento del dollaro canadese che raggiunse la parità con quello USA.
L’Italia venti anni fa era nelle stesse condizioni del Canada e ora la situazione è addirittura peggiore: debito pubblico oltre il 120%, spesa pubblica oltre il 50%, pressione fiscale intorno al 50% e in costante aumento, burocrazia opprimente, niente meritocrazia e zero possibilità per i giovani con il rischio che anche loro, magari insieme a Di Vaio e Del Piero, debbano andare in Québec per trovare lavoro. Il Canada ha avuto per tutta la prima metà del ’900 uno “stato leggero” simile agli Stati Uniti: federalismo fortemente decentralizzato, tasse basse, spesa pubblica contenuta, mercati aperti e capacità di attrarre immigrati ed investimenti. Dagli anni ’60 in poi la politica canadese virò in direzione dello statalismo: aumento della spesa pubblica, innalzamento delle tasse, iper-regolamentazione e nazionalizzazioni. Il sistema iniziò a vacillare con l’aumento dell’inflazione e furono l’avvento della globalizzazione e delle politiche liberali di Reagan e della Tatcher a spingere verso le riforme. Stabilità dei prezzi, riduzione dell’inflazione e smantellamento dell’apparato statale attraverso una grande serie di privatizzazioni: Air Canada nel 1988, Petro-Canada nel 1991, Ferrovie Nazionali Canadesi nel 1995. In totale tra la fine del 1980 e l’inizio del 1990 vennero restituite al mercato circa due dozzine di aziende. Naturalmente, a differenza di quanto è accaduto in Italia, le privatizzazioni sono servite ad abbattere il debito pubblico e a stimolare la crescita economica. Nel ’94, anno in cui in Italia sarebbe dovuta iniziare la “rivoluzione liberale”, il Canada tagliò la spesa corrente del 10% in soli due anni. Si intende la parola “tagli” come riduzione reale di spesa. I tagli canadesi sono veri, non come quelli italiani che indicano solo l’abbassamento dei tassi di crescita e che rimangono aumenti di spesa. I canadesi ridussero fondi per la difesa, i sussidi di disoccupazione, gli aiuti alle imprese, i trasferimenti agli enti locali. Le riduzioni di spesa servirono a massicci tagli delle tasse, sia sul reddito che sulle imprese. Oltre ad aver fatto una “rivoluzione liberale”, uno dei punti di forza del paese nordamericano è il sistema federale. Che non è quel sistema che fa spostare i ministeri da Ottawa a Montréal o a Toronto, ma quell’architettura costituzionale che mette gli enti locali in concorrenza su questioni fiscali ed economiche e che lascia ai territori ampia libertà di perseguire politiche diverse. Dopo le riforme il Canada ha avuto una crescita costante a tassi che l’Italia si sogna, in dieci anni ha abbattuto il debito pubblico dal 102% al 66% (attualmente, causa crisi, è intorno all’85%) e ha raggiunto il pareggio di bilancio ogni anno dal 1998 al 2008, anno in cui è scoppiata la crisi.
A questo punto, come diceva Lubrano, la domanda sorge spontanea: perché in Italia non siamo capaci di fare quello che hanno fatto in Canada? Se è un problema di classe politica una soluzione ci sarebbe, potremmo proporre ai canadesi uno scambio: voi vi prendete Ferrari, Corradi, Di Vaio e Del Piero per migliorare il vostro calcio che è un po’ scadente e noi ci prendiamo la vostra classe politica per riformare il nostro stato indecente e fallimentare. Se proprio i canadesi non volessero privarsi della loro classe dirigente, potremmo almeno proporre loro di prendersi per ogni calciatore anche un leader politico che ha fallito. Per ora sarebbero solo tre o quattro, ma sarebbe già qualcosa…
CHICAGO BLOG » Cari canadesi, facciamo cambio: a voi i nostri calciatori, a noi i vostri politici





Rispondi Citando

