Tutte le volte che vedo un cantiere edile per una nuova costruzione mi viene l’orticaria: l’Italia ne è piena, crisi o non crisi, e la cosa che mi costringe, praticamente, a viaggiare avvolta in una nuvola di talco mentolato.
Avete idea di quanto è vasto il patrimonio edile già esistente e abbandonato, di quanti sono gli alloggi vuoti? Il recupero di questo mare di cemento creerebbe posti di lavoro, contribuirebbe al rilancio virtuoso dell’economia.
Non risultano dati ufficiali sul cemento inutilizzato – Comuni e Regioni pensano piuttosto ad urbanizzare nuove aree e a costruire ancora – e dunque ha provveduto il Wwf (benemerita iniziativa) lanciando la campagna “RiusiAMO l’Italia” per trasformarlo in strutture di utilità sociale e a misura d’uomo. Ecco la situazione.
In Italia su un totale di quasi 29 milioni di abitazioni, quasi 5 milioni risultano o seconde case o non occupate. Nella sola Milano ci sono 3,5 milioni di metri cubi di uffici pubblici e privati non più utilizzati, di cui circa 880mila sono uffici sfitti.
Le linee ferroviarie inutilizzate sono pari a 5.535 chilometri, più 502 chilometri di tratti incompiuti e 940 chilometri di linee con tratta variata. Totale, 6.977 chilometri di binari più le infrastrutture connesse: case cantoniere, stazioni e relativi piazzali, parcheggi, depositi…
Quanto agli edifici industriali, nella sola Saline Ioniche (Reggio Calabria) esiste un impianto con una superficie totale di 700 mila metri quadrati, mai entrato in funzione. I capannoni e loro pertinenze occupano in Italia più di 2 mila chilometri quadrati, 20 volte l’estensione della città di Napoli.
Neanche il Wwf riesce a dire quanti sono vuoti. Però basta guardarsi intorno nelle sterminate periferie urbane.
Eppure si continua a costruire: la superficie urbanizzata in Italia si è moltiplicata negli ultimi 50 anni di 3,5 volte ovvero è aumentata di quasi 600 mila ettari, equivalenti all’intera regione del Friuli Venezia Giulia, pari ad oltre 33 ettari al giorno e oltre 366,65 metri quadrati a persona.
I governanti, poi, sono appassionati di mattone e cazzuola. Il Primo Programma delle infrastrutture strategiche, derivanti dalla legge Obiettivo, in 10 anni è più che triplicato per numero di opere e in valore: dalle 115 opere per 125,8 miliardi di euro previste nel 2001 si è passati alle 390 opere per 367 miliardi di euro previste nel 2011.
Le infrastrutture strategiche previste interferiscono con 84 aree protette pari al 7% di tutte le aree tutelate; con 192 Siti di Interesse Comunitario (pari all’8% di tutti i SIC italiani) e con 64 International Bird Area, pari al 30% del totale.
Invece di continuare a costruire, è ora di riciclare, ridurre, riusare. Le “tre R” dell’ecologia valgono anche per il patrio suolo. E pensate a quanto ci sarebbe da lavorare.
Riusare l'Italia. Combattere la crisi recuperando gli edifici abbandonati | Blogeko.it




Rispondi Citando
