MOGADISCIO - Sette decapitati dalle milizie islamiche vicine ad Al Qaeda in Somalia. "Erano cristiani e spie", hanno detto gli estremisti di Al Shabab alla gente terrorizzata di Baidoa, 135.000 abitanti a 250 chilometri dalla capitale Mogadiscio. "Così vuole la sharia", la legge coranica.
Al Shabab - che in arabo vuol dire "gioventù" - è il braccio armato di Al Qaeda in Somalia. Ha già eseguito condanne a morte in altre parti del Paese, ma quelle di oggi rappresentano il maggior numero di decapitazioni in un solo giorno.
Qualche settimana fa le stesse milizie avevano ucciso con un'autobomba il ministro per la sicurezza nazionale, Omar Haji Aden, esponente di punta del governo transitorio nazionale. E qualche giorno prima, un colpo di mortaio aveva colpito una moschea provocando almeno 13 vittime. Proprio poche ore dopo l'ennesima battaglia tra i vicoli di Mogadiscio in cui era morto il capo della polizia, il colonnello Alì Said.
In Somalia si sta consumando uno degli scontri più cruenti degli ultimi anni. Le forze del governo transitorio nazionale, guidate dall'ex capo delle Corti islamiche e oggi presidente della Somalia, lo sceicco Sharif Sheick Ahmed, cercano disperatamente di erodere sacche di territorio alle milizie degli Al Shabab, legate ad Al Qaeda e dirette dallo sceicco Hassan Dahir Aweys, ormai padrone dei due terzi del Paese. Si lotta corpo a corpo per conquistare fette di quartieri di Mogadiscio.
Oltre 120 mila persone sono già fuggiti da una città trasformata in terra di nessuno, dove infuriano battaglie improvvise. E coloro che ancora non hanno abbandonato le loro case, vivono nel terrore. Nessuno è al sicuro in Somalia.
da la repubblica...
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