
Originariamente Scritto da
RAYO
Credo che occorra a ripensare questa visione molto spesso stereotipata e funzionale a certo progressimo di maniera.
LE RADICI MEDIEVALI DEL LIBERTARISMO
Giovedì 02 Dicembre 2010 11:16 |
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di Guglielmo Piombini*
Occorre prendere coscienza che la storia dell’Occidente non è quella, raccontata dai manuali laico-progressisti, di crescente affermazione della libertà parallelamente al consolidarsi dello Stato unitario, visto come forma perfetta di organizzazione politica. Al contrario, è necessario rivalutare una concezione ‘revisionista’ della storia che considera lo sviluppo dello Stato moderno e della democrazia come fasi di crescita abnorme del Leviatano. Questa teoria, inizialmente proposta solo dai pensatori controrivoluzionari e da quelli legati al tradizionalismo cattolico, è stata oggi grandemente arricchita e sviluppata su nuove basi dai teorici del paleolibertarismo, il movimento culturale fondato da Murray N. Rothbard e Llewellyn H. Rockwell all’inizio degli anni Novanta, che intende coniugare il giusnaturalismo libertario con il conservatorismo culturale e con le idee della Old Right americana isolazionista e antirooseveltiana, in polemica con l’antitradizionalismo controculturale dei left-libertarians. Con il linguaggio dell’analisi economica, questo processo degenerativo della civiltà europea è stato descritto in maniera estremamente efficace da Hoppe come un passaggio dalla concorrenza tra diversi produttori di sicurezza e giustizia (medioevo), al monopolio privato di un unico fornitore che si impone con la forza sugli altri (assolutismo monarchico), cui è seguita infine la peggiore situazione del monopolio pubblico nell’attività protettiva e giudiziaria (democrazia).
Si può allora sostenere che quella medievale fosse una società libertaria? In realtà il libertarismo e il liberalismo classico sono dottrine moderne, anche se dal contenuto antimoderno. Esse cioè si sviluppano in funzione ‘reazionaria’ di fronte al dominio statuale, esprimendo la resistenza dei proprietari, delle tradizioni e delle comunità di fronte ad una sovranità che già si pretende assoluta e si appresta a diventare totalitaria. La teoria liberale emerge proprio a difesa della società civile, minacciata e oppressa dal trionfo dello Stato moderno. Se prima della modernità non c’era una teoria liberale non significa che il mondo fosse dominato dalla tirannia e dall’oppressione, ma che di tale teoria non se ne sentiva il bisogno. Non c’era lo Stato come lo conosciamo noi, e quindi non vi era l’esigenza di reagire al suo monopolio. Il Medioevo non era propriamente libertario: era semplicemente libero, o comunque molto più libero di oggi.
Per avvicinarci ad una società libertaria fondata sui diritti di proprietà non occorre inventare nulla di utopistico o rivoluzionario. È sufficiente recuperare gran parte di quelle istituzioni premoderne eclissate nei secoli dall’ininterrotta avanzata dello Stato: non tanto per restaurare improbabili monarchie tradizionali, dato che la loro legittimità storica è stata interrotta e persa per sempre, ma per delegittimare il più possibile il potere arrogantemente esercitato dalle classi politico-burocratiche in nome della democrazia e della sovranità popolare. Dato che la proprietà terriera presenta attualmente un’importanza economica e sociale di gran lunga minore rispetto al passato, è probabile che oggi l’ordine naturale assuma un aspetto molto differente da quello medievale, anche per i profondi cambiamenti tecnologici intervenuti. Al posto di re o principi oggi troveremo più facilmente grandi compagnie assicurative in concorrenza tra loro, e al posto dei Comuni una miriade di privatopie e città private.
*Tratto da “Il Medioevo delle libertà” (Leonardo Facco Editore)
LE RADICI MEDIEVALI DEL LIBERTARISMO