Vedo la coscienza come sintesi del continuo. Il reale sta nella coscienza come una singolarità indivisibile, la mimesi del reale che può realizzare una macchina, una entità virtuale, è invece sempre un passo indietro rispetto alla densità del continuo.
Magari è una idea banale, mi rifaccio alla conversione analogico-digitale: per quanto un campionamento possa essere ficcante, non restituisce mai la pienezza del segnale originario.




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