







Se la lettera è un falso dovrebbe essere eliminata dalla rete.
"...L'altra questione sulla quale sono in disaccordo con te, è quella del trattamento dei prigionieri. Non sono per niente feroce, come tu sai. Sono umanitario quanto te, o quanto può esserlo una dama della Croce Rossa. La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso la Unione Sovietica, è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi e ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantista del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il milgiore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popola la convinzione che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l'avvenire d'Italia...".
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Del resto, va ricordata un'ulteriore sostanziosa realtà. Non si trattò infatti di fatti ambientali. La voluta persecuzione morale e ideologica si esercitò a carico dei prigionieri italiani con un altro mezzo, cioè con le Scuole di comunismo installate nei campi di concentramento. Nell'immediato dopoguerra, uno degli «insegnanti» di questi corsi di addottrinamento coatto, Edo, ossia Edoardo D'Onofrio, divenuto segretario della Federazione comunista di Roma, fu condannato con testimonianze inoppugnabili da un Tribunale italiano. I corsi finivano spesso con il trasferimento di prigionieri ribelli o indocili in campi di concentramento di maggiore asprezza e con spietate fucilazioni.
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Ritornando alla lettera, quali furono comunque le ragioni di tanto cinismo in Togliatti? Gli altri dirigenti del partito presenti a Mosca condivisero questo atteggiamento? E' vero che il leader del PCI non avrebbe potuto, anche volendo, scrivere parole diverse, dal momento che anche la sua corrispondenza era ancora sotto il vaglio della polizia segreta? Vi sono infatti serie prove sul fatto che, dal 1939 in poi, Togliatti sia stato indagato dalla polizia politica sovietica.
Oppure la lettera, come sostengono alcuni, era solo un'espressione della sua spregiudicatezza, di quel cinismo appunto che contraddistinse la sua azione politica e che lo portò sempre a privilegiare la convenienza politica a quella affettiva e morale? Si temeva ad esempio il ritorno dei prigionieri dell’Armir perché si temeva che potessero testimoniare sulla situazione in Unione Sovietica, su cosa era davvero il comunismo.
Chi fu veramente responsabile della scelta si trattenerli in URSS: le autorità sovietiche o i comunisti italiani che, come per esempio Paolo Robotti ed Edoardo D'Onofrio, diretti da Palmiro Togliatti, avevano cercato di indottrinarli nei campi di prigionia?
Perché dopo tanti anni, ancora nel 1992, questo argomento ha suscitato così tanta polemica? Quali sono precisamente gli eventi che accaddero in quel lontano 1943 e che sembrano ancora così vivi da suscitare cinquanta anni dopo una così aspra polemica?
L'Archivio "storia - history"
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Tra l`aprile e il maggio del 1943 fecero ritorno in Italia, su poche tradotte ferroviarie, gli scampati all`accerchiamento sovietico. Mentre la diffusione tra la popolazione delle notizie sulla disfatta, insieme all`angosciosa interruzione dei contatti epistolari, contribuiva al definitivo tracollo della condizione psicologica del paese. Coloro che mancavano, secondo i dati archivistici più recenti, erano circa 95.000 tra caduti,, dispersi e prigionieri dell`Armata Rossa. Questi ultimi dovettero affrontare una seconda e altrettanto drammatica odissea. Dei circa 70.000 prigionieri italiani in Unione sovietica solo 10.030 furono i rimpatriati al termine del conflitto. Gli altri, uccisi dalle marce verso i campi e dalle condizioni di prigionia, insieme ai 25.000 caduti in combattimento o stroncati dalla ritirata, costituirono il prezzo pagato dal paese per una tra le pagine più disastrose della guerra voluta dal fascismo.
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"Perché qui l'orrore dei gulag, dove si moriva di fame e di stenti, sottoposti al lavaggio del cervello dei kapò italiani (comunisti esuli in Unione Sovietica più spietati dei russi) appartiene a quelle pagine meno conosciute della storia che furono volontariamente taciute per decenni.
Resta sullo sfondo, amletica e sinistra, la figura di Togliatti.
CORRIERE DELLA SERA
Urla dal silenzio sovietico: gli italiani che non tornarono - YouTube
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Il maldestro revisionismo dei "servi" di Repubblica.
ECCO IL VERO CARTEGGIO SUI SOLDATI DELL' ARMIR - Repubblica.it » Ricerca
ECCO IL VERO CARTEGGIO SUI SOLDATI DELL' ARMIR
15 febbraio 1992 — pagina 4
(Sviolinata iniziale)
MOSCA Si prova un brivido di emozione, aprendo la cartellina che contiene le lettere di Palmiro Togliatti e Vincenzo Bianco: sembra di entrare nella Storia, a bordo di una macchina del tempo che ci riporta indietro di quasi mezzo secolo. Ma si prova anche un senso di imbarazzo, di disagio, come a frugare nella corrispondenza privata di qualcuno che non c' è più: hai l' impressione di penetrare abusivamente nella cameretta di Ufà, sugli Urali, dove Togliatti era stato evacuato durante l' avanzata nazista; e nella povera stanza di Mosca in cui viveva Bianco, il rappresentante del Pci presso il Comintern.
(La "dolorosa" ricerca di un'altra Verità e di una giustificazione...)
Eppure bisogna leggere, e leggere tutto, per capire il "caso" scoppiato sui prigionieri di guerra italiani in Urss. L' estratto pubblicato inizialmente da Panorama non solo conteneva errori, ma era molto breve. Manca un passaggio Mancava, per esempio, un passaggio in cui Togliatti spiega perchè, a suo giudizio, se "un buon numero" di prigionieri fosse morto in conseguenza delle "durezze di fatto", lui non ci trovava niente da dire. "Non c' è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dall' ideologia (...) del fascismo", scrive Ercoli. "Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma". E' in questo senso che se "la guerra di Mussolini" si conclude con una tragedia personale, essa sarebbe "il più efficace degli antidoti".
(Sensibilizzare e "democratizzare")
Sfogliando il "carteggio", ci si accorge comunque che l' interesse di Togliatti per i prigionieri non svanisce mai. Il 27 marzo ' 43, in un' altra lettera a Bianco, Togliatti lamenta che L' Alba, il giornale per i prigionieri italiani, è "poco vivace, poco interessante". Auspica che si usi un linguaggio più semplice, con maggiori richiami a "sentimenti (...) generali". Propone di pubblicare fotografie del Duomo, di villaggi siciliani, di vedute di Firenze. E' chiaro che spera di sensibilizzare e democratizzare i soldati e gli ufficiali italiani, per servirsene dopo la guerra, in Italia, come del resto auspicava già nella lettera del 15 febbraio.
(Il migliore si interessa della salute dei suoi connazionali...)
Chiede giudizi su "orientamento e stato d' animo" dei prigionieri: "Invece di questo non ricevo nulla". Non sembra proprio l' atteg-giamento di un uomo interessato a sopprimere l' Armata d' Italia. Il primo maggio, torna sul tema in una nuova lettera a Bianco: "Sui prigionieri, a tutt' oggi, io non ho ricevuto una pagina seria, dove mi si dica qualcosa di utile".
(Utile in che senso, migliore...??? Vuoi assicurarti che il processo di annientamento della volontà si sia concluso e che siano sufficientemente addomesticati?)
(qui comincia l'aspetto farsesco della "ricostruzione")
E il 12 maggio Bianco gli risponde in tono misterioso: "Sui prigionieri. Tutto quanto ho avuto (...) te l' ho spedito tutto. Se non ho di più, non è colpa mia. Dovrei farti un romanzo, ma è meglio non parlarne..."
Ma c' è un altro punto molto strano nelle lettere dell' archivio.
Il 15 febbraio, Togliatti rifiuta di intervenire sulle autorità sovietiche per migliorare il trattamento dei prigionieri italiani, come gli chiedeva Bianco. Il 20 marzo, Bianco sembra accettare, sia pure a malincuore, l' atteggiamento del suo capo: "Sulla questione (...) non ho intenzione di aprire una discussione, nè con te, nè con altri", scrive. "Ma mettere una croce sulla massa lavoratrice, tu sai meglio di me cosa significhi, ed io so molto bene che tu non pensi una cosa simile".
Passa qualche giorno, e il 24 marzo Bianco disobbedisce platealmente agli ordini del suo capo: scrive, in russo, a Dimitrov, il Segretario Generale del Comintern. Di ritorno da una visita in un campo di prigionia, Bianco lamenta vigorosamente le condizioni degli italiani: al freddo, senza giubbotti di pelo, senza scarpe, picchiati "crudelmente" dalle guardie. E' possibile che Bianco, il quale esprime più volte nelle sue lettere un affetto e un ammirazione sconfinati per Togliatti, avesse preso una iniziativa simile senza l' autorizzazione di "Ercoli"? Prima o poi, Togliatti sarebbe certamente venuto a saperlo. E se fosse stato contrario, avrebbe preso provvedimenti. Invece continua a fidarsi di Bianco, ad affidargli missioni e incarichi importanti, anche dopo essere tornato a Mosca. Significa che Togliatti autorizzò segretamente Bianco a protestare presso Dimitrov? Magari attraverso un "corriere", con un messaggio verbale, anzichè per lettera, per sfuggire al controllo dello spionaggio sovietico? E' solo un' ipotesi, ma non del tutto inverosimile.
(Le ipotesi sono ipotesi, non fatti corroborati da prove. Ma qui i servi di Repubblica non hanno dubbi.)
(L'analisi calligrafica di un individuo freddo e calcolatore che viene descritto alla fine come privo di reali poterii)
Una calligrafia minuziosa Togliatti scrive a mano, con una calligrafia chiara, ordinata, minuziosa, su foglietti di carta dura, rettangolare, larghi una decina di centimetri. E' sintetico, preciso, usa quasi sempre un tono ragionevole. Solo ogni tanto si lascia sfuggire una punta di esasperazione. Come quando, davanti alle troppe domande di Bianco, nota: "Per tutte le questioni che non possono trovare una soluzione diretta a Ufà, io sono la quinta o sesta ruota del carro..."
(Gli strafalcioni di Bianco, le sue suppliche e la pusillanimità del servo di Stalin)
Bianco scrive a macchina, fitto fitto, su una carte esile, ingiallita dal tempo. Fa molti errori di battitura, e anche di ortografia e sintassi. Talvolta appone una dicitura a mano in testa alla lettera: "Strettamente personale". Sì, ci sono le grandi trame segrete della Politica e della Guerra, dentro la cartellina che leggo nella sala lettura del Centro di Studio della Storia Contempranea, l' ex-Istituto del Marxismo-Leninismo, dove sono conservati gli archivi del Comintern. Ma c' è anche il "privato" di vite spericolate e difficili, in cui manca tutto, e tutto è prezioso. Scrive Bianco: "Dobbiamo risolvere in un modo o in un altro il problema di fare stampare, e bisogna uscire dalla nostra dolorosa situazione. Tu manda subito il Manifesto del Partito Comunista..." Risponde Togliatti: "Sul ' Manifesto dei Comunisti' , io non mando niente, perchè ne ho una copia sola, e se la mando, è perduta..." - e f
Il "vero carteggio" ci restituisce l'immagine di un individuo privo di alcuna pietà o compassione verso i suoi connazionali, cinico e calcolatore, che vorrebbe usare i prigionieri come un'arma propagandistica ad uso e consumo della sua ideologia.
Quanti di questi poveri uomini si sono "democratizzati" e hanno potuto ritornare a casa?
Non lo sapremo mai.
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QUESTO E' STATO TOGLIATTI...... compagni dai campi e dalle officine...
Il 19 febbraio 2003, Rai Tre, in prima serata mandava in onda con il
programma "Enigma", una serata dedicata a Togliatti. Riporto per intero
quanto ebbe modo di scrivere il giorno dopo su "Il Giornale", Massimo
Caprara:
Il terzo canale televisivo della Rai ha mandato ieri sera in onda, in prima
serata, una puntata della trasmissione Enigma, dedicata a Togliatti. Essa
costituisce un'iniziativa apprezzabile perché il leader comunista è in
genere assai citato, ma poco studiato e approfondito.
Si è trattato, innanzitutto, della famigerata lettera scritta di pugno da
Togliatti nel 1943 e resa nota in Italia nel 1992, sulla dolorosa questione
dei soldati italiani dell'Armir fatti prigionieri in Unione Sovietica.
A suo tempo, la lettera provocò un giustificato clamore e fu oggetto di una
revisione critica del testo. In effetti, la sostanza reale della lettera di
Togliatti risultò, e risulta, in pratica confermata. Irrilevanti sono le
varianti apportate nella seconda lettura e nella traduzione integrale.
Il contesto fu indiscutibilmente quello di una inaudita violenza contro uomini
inermi e non c'è dettaglio lessicale o formale che possa attenuarne la
gravità. Togliatti-Ercoli si proclamava senza mezzi termini e con vari
argomenti, insensibile alla strage dei prigionieri italiani, anzi
sostenitore di una sorta di pedagogia punitiva nei confronti dell'Italia
entrata in guerra.
Togliatti-Ercoli, fu un testimone e partecipe del Terrore, sia nella Spagna
del 1936 che nell'Unione Sovietica dello stalinismo. In una scheda di un
antifascista italiano, di cui il Kgb proponeva negli anni Trenta la
deportazione in un gulag di efferata crudezza, Ercoli appone esplicitamente
la sua firma convinta e il suo benestare.
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