Giorgio Poidomani, all’epoca presidente del consiglio di amministrazione del Fatto quotidiano, ha preso carta e penna e chiesto al governo di Mario Monti il suo primo finanziamento pubblico ammesso dai diretti interessati: 162 mila euro.
Secondo Franco Bechis, c’è di mezzo una legge dell’esecutivo precedente:
L’opportunità è arrivata da una legge del governo di Silvio Berlusconi, la n. 220 del 13 dicembre 2010 (art. 1, comma 40), che riconosceva a domanda delle imprese editoriali interessate un credito di imposta del 10% sulla carta acquistata e utilizzata. In teoria un finanziamento diretto a tutti. In pratica no: perché in tempi di crisi il plafond a disposizione non basta per tutti, quindi ottiene i soldi solo chi arriva prima degli altri. Il Fatto quotidiano non ha perso tempo, ed è stato fra i primi a fare domanda, anche se in attesa della risposta non ha inserito prudentemente l’importo del finanziamento pubblico in bilancio.
Poi ci sono i dati di vendita, legati anche quelli al Cavaliere. Da quando Berlusconi è andato via da palazzo Chigi sono iniziati problemi economici impensabili anche nella vita de Il Fatto. Che quasi-quasi rimpiange l’era d’oro del Cav:
Da quel giorno infatti i giornali hanno iniziato a perdere il 10% di copie vendute. Per Padellaro e Travaglio è andata decisamente peggio, travolgendo il balzo delle vendite in edicola pure registrato nella media 2011 (71.109 copie, crescita dell’11% sul 2010). «Nei primi tre mesi del 2012», spiega la relazione ancora firmata Poidomani, «le vendite in edicola sono state in media pari a 52.849 copie al giorno, con un decremento del 24% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente». È andata male anche con la pubblicità, e in modo disastroso da marzo in poi. Il 29 marzo infatti Poidomani sembra ancora ottimista su risultati: «la raccolta pubblicitaria, tanto per l’edizione su carta che per quella on line è stata in linea con il budget e in miglioramento rispetto all’esercizio precedente ». Poco più di un mese dopo nel verbale di assemblea è scritto l’esatto opposto: «Giorgio Poidomani mette in evidenza il non soddisfacente risultato che emerge ad aprile, caratterizzato oltre che dalla prevista flessione delle vendite in edicola, anche da una preoccupante contrazione della raccolta pubblicitaria sulla carta: meno 25% rispetto al primo quadrimestre del 2011». Nel frattempo anche gli abbonamenti sono scesi a quota 21.900, di cui il 20% per via postale e l’80% on line in formato pdf. Tutta colpa – dicono al Fatto – dei siti pirati che consentono di scaricare il giornale senza pagare.
“Il Fatto chiede il finanziamento pubblico”