In seguito a un accordo fra i partiti (specie PD e PDL) e Napolitano, si vota a fine gennaio.
La nuova legge elettorale, approvata in fretta e furia all'immediato indomani delle primarie PD, è come previsto il proporzionale con sbarramento (5%), premio di maggioranza del 15% al primo partito, calcolo dei seggi all'interno delle 32 circoscrizioni, voto di preferenza. Il PD ha praticamente mollato su tutto.
Le forze in campo.
-Partito Democratico - Sez.it. Partito Socialista Europeo.
Il solito apparato ha previsto regole stringenti sulle primarie (albo degli elettori fatto prima del voto, e doppio turno): ciò ha scoraggiato molti elettori apolitici e di destra disposti a votare Renzi, che raccoglie così solo il 25% (contro il 59% di Bersani e l'11% di Vendola). Il vice di Bersani è Enrico Rossi dalla Toscana, che ottiene molta visibilità.
La sconfitta di Renzi ha aumentato il peso della sinistra interna (Rifare l'Italia, appoggiata da gran parte dei GD). Così facendo, il PD crea al suo interno la sezione italiana del PSE, seguendo questa formula: chi entra nella sezione non necessariamente fa parte del PD, e chi sta nel PD non necessariamente aderisce al PSE. In questo modo, Vendola e SEL (ma anche il PSI) fanno lista comune col PD, e i popolari (tutti, anche Fioroni) restano al loro posto; nel PD restano ospiti anche i Radicali, e anche molti cittadini indipendenti provenienti dai nuovi Comitati per il PD presieduti (che ve lo dico a fa') da Meg dei 99.
Il programma del PD è (per dirla con Letta) una miscela di "montismo e hollandismo": da un lato il tentativo di mantenere una linea di rigore (ad esempio, sul blocco del turnover della PA); dall'altro il tentativo di mantenere a livelli più alti possibile scuole e servizi pubblici (sanità, acqua, trasporti) con tassazione su spostamenti di capitali e grandi patrimoni, e la difesa dei diritti sindacali (revisione della riforma Fornero su art. 18 ed esodati). Resta il no al nucleare. Bersani continua ad aprire all'UDC.
Ha l'appoggio di CGIL e COOP.
-Unione dei Democratici Cristiani e di Centro.
Continua a nicchiare, ma è quasi certa la sua alleanza col PD-PSE sulla base di maggiori aiuti alle famiglie e dell'elezione di Casini al Quirinale. Non c'è accordo sulle unioni di fatto (che Bersani comunque continua a sostenere) ma ci sono vistosi passi indietro dell'UDC su Marchionne e posizioni molto più caute che in passato sull'art. 18. In generale si è rafforzata la parte sinistra con De Mita e Pezzotta (ed è tornato anche Tabacci).
L'UDC si presenta in Trentino e Val d'Aosta coi simboli di SVP e UV; ospita nelle liste anche alcuni dissidenti del vecchio centro-destra (su tutti, Granata) e il Partito Repubblicano.
Il Vaticano si esprime poco, ma il mondo cattolico (CISL e ACLI, Sant'Egidio, Azione Cattolica, boy-scouts) convintamente appoggia l'UDC (e idem alcuni settori di Confindustria).
-Italia Futura.
Renzi, dopo la sconfitta, è uscito dal PD in malissimo modo e lamentando a gran voce la scelta delle restrizioni sull'albo degli elettori (e i media non gli hanno certo fatto mancare spazio in questa presa di posizione). Montezemolo gli offre allora la possibilità di guidare il suo movimento, in ticket con Oscar Giannino. Candida anche molti politici centristi di lungo corso, di cui molti ex Pdl. C'è anche Fini.
Il programma è moderatamente liberista, prevede la detassazione totale del contratto aziendale e l'ulteriore riforma dei licenziamenti, e il potenziamento dei servizi pubblici (ma anche il forte aumento delle tasse universitarie e l'incentivo alla "sussidiarietà orizzontale", cioè al privato, in sanità e assistenza).
Ha l'appoggio incondizionato di tutto il piccolo lavoro autonomo, delle banche e della FIAT, ma prevede anche di ottenere successi al Sud.
-Partito del Popolo della Libertà.
Ennesimo tentativo di restyling del PDL dove però quasi tutti i politici centristi sono andati con Renzi e molti ex Forza Italia (es. Bondi e Cicchitto) non sono ricandidati. Berlusconi resta ovviamente il padrone, ma chi ha in mano il partito sono gli ex AN ai quali si è aggiunta la Destra di Storace.
Sostiene l'introduzione di un reddito minimo di cittadinanza, ma da finanziare con la privatizzazione della sanità (e vuole l'abolizione di Equitalia); chiede l'uscita dall'Euro e una progressiva chiusura totale all'immigrazione.
Quasi sicura l'alleanza fra PDL e Lega Nord, sempre più controllata da Maroni.
-Movimento 5 Stelle.
La lista di Grillo è stata molto penalizzata dall'effetto-novità di Renzi. Ad ogni modo conserva una forte quota di voto di protesta (specie al Nord) e si prepara anche ad aumentare il suo consenso nell'estrema sinistra (prevista la candidatura di sfondamento di Cremaschi) dopo l'entrata di SEL nel PD.
Chiede da un lato l'abolizione di tutti i costi della politica (compensi, ma anche finanziamento ai partiti), e dall'altro la facilitazione quasi totale dei referendum abrogativi e l'introduzione dei referendum conservativi.
L'Italia dei Valori ha subito l'addio di Donadi e De Magistris, e rischia seriamente di non passare il quorum (ma Di Pietro dovrebbe farcela in Molise, al Senato). A sinistra Ferrero lancia la Lista Anticapitalista.
La destra radicale non si presenta.
I media hanno posizioni differenti ma quasi nessuno appoggia il PD e l'UDC*: il Corriere (e La7) sono per Renzi, Mediaset ovviamente appoggia Berlusconi, il Fatto sostiene Grillo.
All'estero la BCE di Draghi sembra preferire Bersani (che ha avuto l'inaspettato appoggio di Raul Castro), e la Merkel (ma sotto sotto anche la SPD tedesca) Renzi. Gli USA non si espongono.
Media sondaggi a 15 gg. dalle elezioni: PD-PSE 30%; IF 24%; PDL 18%; M5S 16%; UDC 6%; Lega 5%. Affluenza prevista: 75%.
A voi.
*Scalfari, ormai, parla solo di Monti.




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