
Originariamente Scritto da
Grifo
Sento che tre "tecnici" (due dell'ARPA e uno non ricordo) stanno definendo le procedure di spegnimento della cosiddetta "area a caldo" di Taranto.
- la cokeria che partendo dal carbon fossile produce il carbon Coke necessario per produrre l'acciaio.
- gli altoforni che utilizzando il carbon Coke producono l'acciaio
Una volta spenti saranno inutilizzabili per sempre, per riattivarli sarebbe necessario demolire tutto e rifarli nuovi.
La cosiddetta "area a freddo" è quella dove partendo dai prodotti di altoforno si arriva agli acciai finiti o semifiniti, e che non ha più ragione di esistere una volta distrutta l'area a caldo.
Insomma si stà coscientemente distruggendo l'acciaieria più grande d'europa, che da sola assicura il 50% del fabbisogno italiano di acciaio, e venerdì suonerà la campana a morto, che verrà condita di belle parole sulla salute e l'ecologia.
Ma senza che siano state pubblicate le perizie sulle quali questa folle decisione viene presa, senza che noi possiamo leggere i numeri e verificarle!
E' possibile che in una sola settimana si privi l'Italia del 50% del suo fabbisogno di acciaio? Che in una settimana si decida di annientare l'economia di Taranto (circa 30.000 posti di lavoro, fra dipendenti, indotto, commercio etc) sulla base di dati così contestabili da non poter essere resi pubblici?
Cui prodest? Chi ci fornirà da venerdì il 50% dell'acciaio nazionale che viene a mancare? (stiamo parlando di circa 1.500.000 di tonnellate anno).
Si è consapevoli che si sta facendo un gigantesco regalo a qualche produttore straniero, a prezzo dell'affossamento di un intero distretto produttivo? O è un modo per dismettere un altro pezzo della siderurgia italiana magari in omaggio a qualcuno che ci si deve comprare un po di TDS ma in cambio ci chiede una allegra contropartita?
Un altro elemento si aggiunge al processo di indebolimento, se non di destrutturazione, della manifattura italiana. Il rischio di dipendere in misura crescente dall'estero nell'approvvigionamento degli acciai e dei metalli da trasformare in semilavorati, in componenti e in prodotti finiti. A causa della cancellazione, o almeno del ridimensionamento, dei poli siderurgici che tanto hanno fatto per la modernizzazione del Paese, l'intera industria italiana potrebbe presto sperimentare questo nuovo particolare vincolo.
La meccanica strumentale. L'impiantistica. L'automotive. I costi industriali della parte poco glamour ma molto redditizia del Made in Italy hanno un fattore rilevante nel prezzo di acquisto degli acciai e degli allumini. E, ora, questi costi industriali potrebbero iniziare a lievitare.
Il rischio di perdere l'acciaio - Il Sole 24 ORE