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Cattivo
<< Sono molto felice e veramente orgogliosa del mio Paese >>. Sono state le prime parole pronunciate da Liu Yang uscendo dal "Divino Vascello", Shenzhou-9, la capsula sulla quale era appena tornata dallo spazio. Intorno c'era il panorama vuoto e deserto della Mongolia interna. Liu è un pilota di 33 anni, maggiore dell'aviazione militare, con 1680 ore di volo su svariati aeroplani, senza aver mai avuto un incidente si sottolinea. Venne scelta tra le prime 15 candidate nel 2010 secondo criteri a noi insoliti: dovevano essere nate "in maniera naturale". Quando è decollata, il 16 giugno con il razzo Lunga Marcia IIF dal poligono di Jiuquan, nel deserto del Gobi, in compagnia del veterano Jing Haipeng e dell'esordiente Liu Wang, è diventata il personaggio principale della quarta tappa della conquista cinese dello spazio.
A Liu è stato affidato il compito più critico della spedizione: pilotare la navicella manualmente, staccandola dalla base, e poi ricondurla a un nuovo aggancio per certificare che, se gli automatismi non avessero funzionato, gli stessi astronauti sarebbero intervenuti. Automatismi e manualità sono due volti di una sofisticata tecnologia che ormai i cinesi governano e che ha consentito loro di trasformare il vecchio e segretissimo "progetto 921" del 1999 per fabbricare le prime capsule in un piano di occupazione umana del cosmo riguardante, per adesso, l'orbita terrestre ma presto la Luna e domani Marte. Avevano iniziato dalla tecnologia russa ma il risultato finale è qualcosa di ben più evoluto e avanzato. Ora, anche intorno alla Terra, su orbite diverse, c'è simbolicamente un Occidente e un Oriente, la stazione spaziale internazionale ISS e la Tiangong pechinese. Questa è più piccola certo, ma è solo il primo passo per costruirne una più grande con diverse "stanze" entro il 2020. Lo hanno spiegato in dettaglio nel dicembre scorso i rappresentanti del governo, illustrando per la prima volta pubblicamente il piano spaziale a lungo termine.
Nell'occasione Pechino ha ricordato agli eventuali distratti di aver già spedito intorno alla Luna due sonde battezzate Chang'è, mito lunare della tradizione cinese, le quali hanno mappato il nostro satellite naturale. Poi ha aggiunto che nel 2016 un'altra sonda andrà a prelevare dei campioni e li porterà sulla Terra. Quindi arriverà la grande stazione e, in prospettiva, una colonia lunare, e infine, Marte. Nel 2014, intanto, partirà la prima sonda automatica verso il Pianeta Rosso, altre la seguiranno per arrivare nel 2040 allo sbarco di un astronauta.
Date azzardate? Proprio il lancio di Tiangong e la missione di Liu hanno costretto esperti americani ed europei a un cambio di considerazione per il livello dimostrato. Per tacitare le preoccupazioni, soprattutto statunitensi, che vedono, dietro il crescendo di queste imprese, un inquietante rafforzamento delle capacità militari, il rappresentante cinese alle Nazioni Unite, Cheng Jingye, ha ripetuto che Pechino nello spazio persegue solo obiettivi di pace: desidera collaborare con altre nazioni fornendo ai Paesi in via di sviluppo nelle opportunità sulla loro base cosmica. Ma Pechino ha anche aggiunto, perentorio, che << ogni nazione nel mondo ha eguali diritti di esplorare e utilizzare liberamente lo spazio e i suoi corpi celesti >>. A conferma delle sue intenzioni, nel 2014 la Cina inaugurerà una nuova base spaziale a cui sta lavorando, sull'isola di Hainan, da cui poter lanciare il nuovo razzo vettore più potente, il Lunga Marcia-5, necessario per spedire abitacoli di maggiori dimensioni, come servono alla base orbitale, e per inviare sonde più corpose e complesse verso i pianeti.
Proprio l'intensificarsi delle attività e la preoccupazione manifestata dal Pentagono avevano spinto l'ex presidente George W. Bush a varare, nel 2004, il piano Constellation, attraverso il quale la Nasa sarebbe dovuta tornare sulla Luna per insediare una colonia. Il successore Barack Obama lo ha cancellato, anche se più tardi il Congresso ha ripristinato la fabbricazione del nuovo grande razzo vettore indispensabile per portare voluminosi carichi e garantito il collaudo della capsula Orion per volare oltre l'orbita terrestre, entrambi già avviati. Secondo la politica della Casa Bianca, già impostata da Bush, l'obiettivo è garantire rifornimenti di materiali e dal 2015 anche il cambio degli equipaggi. Altre società, come Orbital Science, Sierra Nevada, stanno lavorando nella stessa direzione, tutte aiutate da incentivi della Nasa, contenuti perché loro stesse devono investire buona parte delle risorse necessarie. Lo scopo generale è fornire dei servizi per cui l'ente spaziale pagherà il trasporto della stazione come oggi si prende un biglietto per un viaggio in aereo. Con questo spirito è nata pure una collaborazione totalmente privata tra il gruppo europeo Eads-Astrium e l'americana Atk per un vettore battezzato Liberty, mettendo insieme la tecnologia dei razzi ausiliari fino a ieri impiegati dallo shuttle ormai in pensione e il cuore del razzo Ariane-5.
Altri privati americani sognano mete ancora più azzardate tanto che alcuni miliardari, tra cui Larry Page, il fondatore di Google, James Cameron, regista di Avatar ed esploratore degli abissi, e l'ex amministratore di Microsoft Charles Simonyi, che da "turista" si è già permesso due viaggi nel cosmo con navicelle russe Soyuz, hanno fondato la società Planetary Resources con l'intento di sfruttare le risorse minerarie degli asteroidi.
E' ancora presto per dire come e se queste ambizioni porteranno al successo. Tuttavia, dopo mezzo secolo di imprese cosmiche, la privatizzazione dei trasporti, sia pure limitata per ora all'orbita terrestre, sembra finalmente concretizzarsi, spingendo la tecnologia a trovare soluzioni più economiche. La via è obbligata per consentire un serio utilizzo delle possibilità offerte dalla "casa spaziale ISS" sulla quale si possono realizzare materiali impossibili da ottenere sulla Terra grazie all'assenza di gravità. Per esempio nuove leghe metalliche autolubrificanti per motori d'auto (eliminando l'olio) oppure nuovi farmaci e nuovi cristalli semiconduttori per l'elettronica. Ma senza un basso costo dei collegamenti queste ricerche diventano impossibili. Non impegnarsi in tal senso sarebbe un errore madornale dopo che la grande architettura cosmica, estesa come un campo di calcio, e abitabile fino al 2028, ha richiesto 100 miliardi di dollari per essere realizzata. Per stimolare l'interesse, la Nasa, l'Agenzia spaziale europea e quella italiana Asi hanno lanciato progetti di ricerca aperti a università ma anche a privati.
L'Asia intanto corre verso lo spazio. Accanto alla Cina, c'è l'India che per il 2015 è impegnata a portare propri astronauti in orbita con una capsula che sta progettando e sperimentando. Nel frattempo la Russia cerca di riconquistare le passate posizioni finanziando in questo periodo un ammodernamento tecnologico in cui ha bisogno per essere più competitiva internazionalmente. Tornano sogni di autonomia prima sopiti, e abbandonati al crollo dell'Unione Sovietica, quando Mosca accettò di condividere assieme a Stati Uniti, Europa, Giappone e Canada la stazione spaziale internazionale. Pensando alla sua futura sostituzione, alcuni politici alla Duma e all'interno dell'agenzia spaziale RosKosmos hanno proposto una stazione spaziale tutta russa. Un interesse questo, sul quale la Russia vuol coinvolgere altre nazioni ipotizzando la costruzione di una colonia. << Oggi sappiamo che esiste acqua nei poli lunari >>, dice Vladimir Popovkin, presidente di RosKosmos, << per questo abbiamo iniziato a discutere con Nasa ed Esa come avviare l'esplorazione della Luna e altre risorse. Con due opzioni raggiungibili tra il 2020 e il 2030: costruire una base permanente nelle regioni polari o lanciare una stazione spaziale intorno alla Luna >>. << Nel cosmo dobbiamo avere una strategia >>, ha aggiunto lo stesso presidente Putin in aprile, approvando il nuovo piano della sua agenzia spaziale. Lo sta già attuando, senza clamori: in Russia il mondo dello spazio è molto legato alla Difesa. Proprio come in Cina.
Si risponde a chi sostiene che l'era spaziale sia finita che non è ancora nemmeno cominciata.