







di ninfobolscevico![]()


è dura :gratgrat:
'na bella partigiana?
24 aprile 1945, Milano Niguarda, via Hermada. Automezzi nazisti in fuga forzano il posto di blocco partigiano a raffiche di mitragliatrice. Muore Gina Galeotti Bianchi, mantovana, comunista, staffetta partigiana in bicicletta, attivista dei Gruppi partigiani di difesa della donna col nome di battaglia "Lia". E' il primo caduto partigiano dell'insurrezione. Era incinta di pochi mesi.
Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi


Falerno Elsa Pasqualina
Nata a Torino il 17 aprile 1930, abitante in via Alfieri 19, staffetta partigiana del distaccamento di Vernone - Sciolze, appartenente alla divisione Cittadina delle formazioni Giustizia e Libertà, brigata Nanni Camporese. Nei giorni dell'insurrezione il padre, manovale ferroviere, aveva proibito alla ragazza di uscire di casa, ma essa, «saputo che in piazza Solferino era in transito una macchina di partigiani, saliva al secondo piano della casa, nell'alloggio del coinquilino Celeste De Marchi. Mentre apriva un'imposta del balcone verso via Alfieri venne colpita a morte da un proiettile dum-dum alla fronte», sparato da un gruppo di tedeschi e fascisti di pattuglia in piazza Solferino angolo via Alfieri.
Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi


DONNA PARTIGIANA: VELA PEEVA
Vela Peeva nasce in una famiglia benestante il 16 marzo 1922 a Kameniza, nel sud della Bulgaria. Studia in modo altrettanto proficuo matematica e lettere, storia e geografia, ma dimostra per il suo maggior interesse per le scienze naturali.
Negli studi Vela ottiene sempre il massimo dei voti, sia alle medie nel suo paese nativo, che al ginnasio dove fa amicizia con giovani progressisti e incomincia a leggere la letteratura marxista.
Nel 1939 diventa membro dell’Unione Operaia Giovanile (RMS). Frequenta le riunioni clandestine della RMS, scrive e distribuisce volantini per i quartieri operai di Pazardjik, raccoglie fondi per i detenuti politici, organizza incontri, prepara relazioni del tipo “Come vive la donna nell’URSS?”, “Che cosa è comunismo” ed altro. Si dichiara apertamente contro il regime monarcofascista, insistendo che nel ginnasio al posto del ritratto del Re, fosse appeso il ritratto del suo poeta preferito: Gorki.
Durante le vacanze Vela è sempre assieme ai giovani dell'unione operaia di Kameniza. Partecipa all’attività della biblioteca e dell’associazione esperantista. Organizza serate culturali durane le quali si proiettano i film sovietici “Chapaev”, “ I Tredici” e i “Tre carristi”.
Nell’autunno del 1941 diventa studentessa di pedagogia all’Università di Sofia. Di notte distribuisce volantini, organizza incontri, recluta nuovi militanti. Frequenta regolarmente le lezioni non solo di Pedagogia, ma anche di altre facoltà. L’anno successivo si trasferisce nella facoltà di geografia, con il desiderio di diventare insegnante di geografia.
Vela non risparmia le forze. Organizza e partecipa manifestazioni studentesche di protesta. Rischiando la vita, nasconde compagni clandestini, assicura loro alloggi ed approvvigionamenti. Redige il giornale clandestino “Illuminista”. Nei suoi articoli critica il fascismo bulgaro e s’appella ai giovani della regione di Cepino, in particolare alle donne. La sua attività non passa inosservata alla polizia: è sotto continuo controllo. Dopo il fallimento del sabotaggio di una fabbrica, nell'aprile del '43, assieme ad altri membri dell’Unione operaia giovanile e a sua sorella, Vela passa alla clandestinità. Ghera ha 17 anni, Vela ne ha 21.
Arrivata nel reparto partigiano “Anton Ivanov”, sorprende i partigiani con la sua fermezza e l la sua audacia. I lunghi percorsi, la fame, le difficoltà la temprano maggiormente. E' alla pari con gli uomini nella lotta – si trova là dove è necessario.
Alla fine di marzo del '44, Vela e altri 3 compagni vengono inviati in missione. Si imbattono in un reparto di gendarmi. Due compagni rimangono uccisi, il terzo cade nelle mani del nemico. Vela rimane da sola. Ferita, riesce a scappare. Tenta di ricongiungersi con i partigiani tramite alcune staffette, ma non ci riesce. Si rifugia in montagna, sotto il monte “Arapchal”, nella località Roccia Bianca, dove trascorre 37 giorni in condizioni disperate – neve, vento, freddo e fame.
Il governo offre una taglia enorme per la sua cattura. Il 3 maggio 1944 un traditore conduce il reparto di polizia verso Arapchal. Vela è accerchiata. Sotto una pioggia di proiettili, dopo un’ora l’eroica partigiana muore. I gendarmi si accaniscono contro il suo corpo che è fatto a pezzi ed esposto nella piazza del paesino sottostante. E’ significativa l’osservazione di uno dei suoi boia, condannato successivamente dal Tribunale: nello zaino di Vela hanno trovato solo … dei libri, Botev, Javorov e Smirnenski.
Nel 1948 i paesi Ladjene, Cepino e Kameniza si uniscono in una nuova città, Velingrad, che porta ancora oggi il nome di Vela Peeva.
Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi





