In una recente discussione è emerso che la sovranità di una nazione non appartiene al popolo, ma alle leggi, facendo riferimento agli assunti di Aristotele. Pertanto chiunque il fascismo, ente promanatore delle leggi, è la fonte stessa del diritto. E' una tesi singolare.
In questo caso il dettato aristotelico di sovranità è stato fraintreso. Esso è limitato ad una prescrizione della necessità di ubbidienza alle leggi, non certo di un asservimento ad esse, in aperta contrapposizione con il governo dei demagoghi dove l'osservanza delle leggi giace in secondo piano rispetto alle decisioni della volontà assembleare che facilmente cade vittima delle adulazioni.
Del resto il concetto di sacralità della legge ed il suo conseguente asservimento ad esso è un concetto destituito di qualsiasi ragionevolezza. Non si capisce infatti come se la legge è un prodotto dell'intelletto umano sia possibile che gli uomini si asservino ad essa. Sarebbe come se un artigiano si dichiarasse servo ubbidiente del comodino che ha appena costruito. E' un concetto privo di senso.
Le leggi sono uno strumento dell'uomo e come tale sono al suo servizio e non il contrario. Pertanto le leggi devono e possono essere cambiate dagli uomini Sovrani che le utilizzano. Asserire come fai che le leggi sono Sovrane equivale ad affermare che in linea di principio anche il divano del salotto può divenirlo. Il fatto che anche il Duce e il Re siano soggetti alle leggi non cambia di una virgola il significato della mia critica in quanto i meccanismi di elaborazione ed attuazione di tali leggi sfuggono più o meno direttamente alla volontà del popolo che è Sovrano. Pertanto questo tipo di leggi non sono espressione del popolo che non ha potere su di esse e quindi sono leggi arbitrarie.
Si può argomentare che all'interno dello Stato fascista il parlamentarismo non fu abolito. L iter parlamentare di approvazione delle leggi in vigore durante il regime ci rimanda al concetto che Mussolini aveva del potere di dissenso:
"Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire".
Sia la Camera dei Fasci e delle Corporazioni che il Senato non erano composte da parlamentari eletti, ma nominati. Se si vuole argomentare che i Senatori in quanto nominati dalla Corona possedevano margini di indipendenza dal regime va ricordato che con l'istituzione della Unione dei senatori fascisti si mise in atto una progressiva fascistizzazione del senato i cui membri non schierati finirono per risultare una presenza residuale e insignificante.
Se a ciò si aggiunge che secondo l'articolo 6 della legge 2263 recita che "Nessun oggetto può essere messo all’ordine del giorno di una delle due camere, senza l’adesione del capo del governo." e che "Il capo del governo ha altresì facoltà di richiedere che una proposta di legge, rigettata da una delle due camere, sia egualmente trasmessa all’altra e da questa esaminata e messa ai voti." si capisce quale fosse stato il reale potere delle camere.
Per un'approfondimento sul processo di snaturamento autoritario degli iter parlamentari consiglio questo testo interessante:
https://www.google.it/url?sa=t&rct=j...YdsR3OghymvPSg
A chi controbatte argomentando che anche nei regimi liberali il popolo è soggetto alle leggi che vengono fatte rispettare con la forza rispondo che tale meccanismo è perfettamente spiegato dal principio del Contratto Sociale al quale si rifanno gli stati moderni.
Nel Contratto Sociale è il Sovrano che sceglie le leggi che sono espressione della sua volontà. Non vi è nessuna coercizione nella libera scelta. Si fa spesso confusione fra il Sovrano e le sue parti che sono queste si obbligate al rispetto della Volontà. Un corpo che ha una volontà ne impone i dettami alle sue membra, alle sue gambe e alle sue braccia le quali sono costrette all'ubbidienza.
In quest'ottica il Governo funge da esecutore della volontà del sovrano. Consideriamolo come il mezzo di locomozione che conduce il Corpo Sociale nella direzione verso la quale egli desidera dirigersi. Si obbietterà che il fascismo in quanto beneficiario di un forte consenso era perfettamente titolato a farsi interprete di quello che viene definito "il bene comune". Qui però siamo di fronte ad una palese operazione di strumentale incoerenza perchè da un lato si riconosce al principio posto in essere dal Contratto Sociale vigente nel Regno d'Italia il ruolo di definizione del Sovrano e di nomina degli interpreti della sua volontà, mentre dall'altro una volta ottenuto l'incarico si disconosce tale diritto e la validità del Contratto stesso disconoscendo pertanto la legittimità del proprio mandato.
Se il Contratto sociale è una mistificazione, il diritto del fascismo al governo in quanto frutto di tale mistificazione, decade di conseguenza. La palese contraddizione nasce dall'equivoco che il Governo sia interprete della volontà del Sovrano. E' un errore. Il Governo è un mezzo con il quale il Sovrano compie la sua volontà. Non ne è l'interprete. E anche se lo fosse non si capisce secondo quale assunto tale volontà debba essere unica e immutabile nel tempo ed un particolare tipo di Governo debba esserne interprete sine die.
Un uomo vede una bella bicicletta in una vetrina invitante. L'indomani deve recarsi nel paese vicino quindi decide di comprarsi la bicicletta. Tuttavia Una volta che l'uomo è in sella alla bicicletta questa non soltanto diventa interprete della sua volontà e lo costringerà a recarsi sempre e tutti i giorni nello stesso paese, ma si arrogherà il diritto di rimanere la sua bicicletta per tutta la vita. E' un pensiero davvero singolare.
Si obbietterà che secondo la concezione fascista di Stato esso coincide con la nazione pertanto la sovranità appartiene indifferentemente alla nazione, intesa come popolo, e allo Stato dato che questi coincidono. E' un concetto che tuttavia non risolve lo regime evidente di contraddizione. Vediamo perchè.
Se lo Stato coincide con il popolo allora sarebbe logico pensare che anche i cittadini, parti costitutive del popolo, partecipassero alla determinazione della sua Volontà. Tuttavia il fascismo nega tale diritto in virtù di una autoproclamata superiorità morale e spirituale di quella parte dello Stato che coincide con il Governo. Ma chi gli ha fornito la legittimità ad attribuirsi una simile prerogativa ? Le elezioni del 1924 si dirà. Un momento. Le elezioni del 1924 si sono celebrate nel presupposto che il mandato del governo fosse provvisorio e sottoposto al vaglio futuro dell'elettorato. Pertanto la conclusione è che tale superiorità morale lo Stato Fascista se la è auto-attribuita e l'ha imposta con l'uso ampio e generalizzato della forza intimiditrace degli apparati di pubblica repressione.
Se invece si suppone che lo Stato è sovrano ma costituisce un agente esterno al Popolo si pone ad ogni modo lo stesso problema. E' accettabile che un Corpo Giuridico si sottometta ad un altro Corpo Giuridico senza che tale atto di sottomissione sia volontario ? E' accettabile fintanto che il popolo subisce passivamente tale imposizione, ma al momento che sopravviene la possibilità di liberarsi da giogo non se la lascia scappare.
Ecco perchè i regimi autoritari o totalitari hanno sempre vita breve.




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