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  1. #1
    Ragionatore Dubitante
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    Predefinito Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    In una recente discussione è emerso che la sovranità di una nazione non appartiene al popolo, ma alle leggi, facendo riferimento agli assunti di Aristotele. Pertanto chiunque il fascismo, ente promanatore delle leggi, è la fonte stessa del diritto. E' una tesi singolare.
    In questo caso il dettato aristotelico di sovranità è stato fraintreso. Esso è limitato ad una prescrizione della necessità di ubbidienza alle leggi, non certo di un asservimento ad esse, in aperta contrapposizione con il governo dei demagoghi dove l'osservanza delle leggi giace in secondo piano rispetto alle decisioni della volontà assembleare che facilmente cade vittima delle adulazioni.
    Del resto il concetto di sacralità della legge ed il suo conseguente asservimento ad esso è un concetto destituito di qualsiasi ragionevolezza. Non si capisce infatti come se la legge è un prodotto dell'intelletto umano sia possibile che gli uomini si asservino ad essa. Sarebbe come se un artigiano si dichiarasse servo ubbidiente del comodino che ha appena costruito. E' un concetto privo di senso.
    Le leggi sono uno strumento dell'uomo e come tale sono al suo servizio e non il contrario. Pertanto le leggi devono e possono essere cambiate dagli uomini Sovrani che le utilizzano. Asserire come fai che le leggi sono Sovrane equivale ad affermare che in linea di principio anche il divano del salotto può divenirlo. Il fatto che anche il Duce e il Re siano soggetti alle leggi non cambia di una virgola il significato della mia critica in quanto i meccanismi di elaborazione ed attuazione di tali leggi sfuggono più o meno direttamente alla volontà del popolo che è Sovrano. Pertanto questo tipo di leggi non sono espressione del popolo che non ha potere su di esse e quindi sono leggi arbitrarie.
    Si può argomentare che all'interno dello Stato fascista il parlamentarismo non fu abolito. L iter parlamentare di approvazione delle leggi in vigore durante il regime ci rimanda al concetto che Mussolini aveva del potere di dissenso:
    "Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire".
    Sia la Camera dei Fasci e delle Corporazioni che il Senato non erano composte da parlamentari eletti, ma nominati. Se si vuole argomentare che i Senatori in quanto nominati dalla Corona possedevano margini di indipendenza dal regime va ricordato che con l'istituzione della Unione dei senatori fascisti si mise in atto una progressiva fascistizzazione del senato i cui membri non schierati finirono per risultare una presenza residuale e insignificante.
    Se a ciò si aggiunge che secondo l'articolo 6 della legge 2263 recita che "Nessun oggetto può essere messo all’ordine del giorno di una delle due camere, senza l’adesione del capo del governo." e che "Il capo del governo ha altresì facoltà di richiedere che una proposta di legge, rigettata da una delle due camere, sia egualmente trasmessa all’altra e da questa esaminata e messa ai voti." si capisce quale fosse stato il reale potere delle camere.
    Per un'approfondimento sul processo di snaturamento autoritario degli iter parlamentari consiglio questo testo interessante:
    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j...YdsR3OghymvPSg
    A chi controbatte argomentando che anche nei regimi liberali il popolo è soggetto alle leggi che vengono fatte rispettare con la forza rispondo che tale meccanismo è perfettamente spiegato dal principio del Contratto Sociale al quale si rifanno gli stati moderni.
    Nel Contratto Sociale è il Sovrano che sceglie le leggi che sono espressione della sua volontà. Non vi è nessuna coercizione nella libera scelta. Si fa spesso confusione fra il Sovrano e le sue parti che sono queste si obbligate al rispetto della Volontà. Un corpo che ha una volontà ne impone i dettami alle sue membra, alle sue gambe e alle sue braccia le quali sono costrette all'ubbidienza.
    In quest'ottica il Governo funge da esecutore della volontà del sovrano. Consideriamolo come il mezzo di locomozione che conduce il Corpo Sociale nella direzione verso la quale egli desidera dirigersi. Si obbietterà che il fascismo in quanto beneficiario di un forte consenso era perfettamente titolato a farsi interprete di quello che viene definito "il bene comune". Qui però siamo di fronte ad una palese operazione di strumentale incoerenza perchè da un lato si riconosce al principio posto in essere dal Contratto Sociale vigente nel Regno d'Italia il ruolo di definizione del Sovrano e di nomina degli interpreti della sua volontà, mentre dall'altro una volta ottenuto l'incarico si disconosce tale diritto e la validità del Contratto stesso disconoscendo pertanto la legittimità del proprio mandato.
    Se il Contratto sociale è una mistificazione, il diritto del fascismo al governo in quanto frutto di tale mistificazione, decade di conseguenza. La palese contraddizione nasce dall'equivoco che il Governo sia interprete della volontà del Sovrano. E' un errore. Il Governo è un mezzo con il quale il Sovrano compie la sua volontà. Non ne è l'interprete. E anche se lo fosse non si capisce secondo quale assunto tale volontà debba essere unica e immutabile nel tempo ed un particolare tipo di Governo debba esserne interprete sine die.
    Un uomo vede una bella bicicletta in una vetrina invitante. L'indomani deve recarsi nel paese vicino quindi decide di comprarsi la bicicletta. Tuttavia Una volta che l'uomo è in sella alla bicicletta questa non soltanto diventa interprete della sua volontà e lo costringerà a recarsi sempre e tutti i giorni nello stesso paese, ma si arrogherà il diritto di rimanere la sua bicicletta per tutta la vita. E' un pensiero davvero singolare.
    Si obbietterà che secondo la concezione fascista di Stato esso coincide con la nazione pertanto la sovranità appartiene indifferentemente alla nazione, intesa come popolo, e allo Stato dato che questi coincidono. E' un concetto che tuttavia non risolve lo regime evidente di contraddizione. Vediamo perchè.
    Se lo Stato coincide con il popolo allora sarebbe logico pensare che anche i cittadini, parti costitutive del popolo, partecipassero alla determinazione della sua Volontà. Tuttavia il fascismo nega tale diritto in virtù di una autoproclamata superiorità morale e spirituale di quella parte dello Stato che coincide con il Governo. Ma chi gli ha fornito la legittimità ad attribuirsi una simile prerogativa ? Le elezioni del 1924 si dirà. Un momento. Le elezioni del 1924 si sono celebrate nel presupposto che il mandato del governo fosse provvisorio e sottoposto al vaglio futuro dell'elettorato. Pertanto la conclusione è che tale superiorità morale lo Stato Fascista se la è auto-attribuita e l'ha imposta con l'uso ampio e generalizzato della forza intimiditrace degli apparati di pubblica repressione.
    Se invece si suppone che lo Stato è sovrano ma costituisce un agente esterno al Popolo si pone ad ogni modo lo stesso problema. E' accettabile che un Corpo Giuridico si sottometta ad un altro Corpo Giuridico senza che tale atto di sottomissione sia volontario ? E' accettabile fintanto che il popolo subisce passivamente tale imposizione, ma al momento che sopravviene la possibilità di liberarsi da giogo non se la lascia scappare.
    Ecco perchè i regimi autoritari o totalitari hanno sempre vita breve.
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  2. #2
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    Predefinito re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    Io ho scritto nel post a cui fai riferimento che secondo il principio aristotelico sono le leggi e non gli uomini ad essere sovrani. Ovviamente il riferimento vale tanto per i singoli individui che fanno parte della comunità politica quanto per chi è chiamato a governarla. Nel contesto della mia frase lo intendevo nella seconda accezione più che nella prima. Il che ovviamente non cancella che la frase abbia un duplice significato.

    Prima di affrontare il tema va fatta una premessa fondamentale: il Fascismo si è dato nel 1932 una dottrina ufficiale ma non ha mai voluto adottare una filosofia già esistente né crearne una propria. S'è dato, col tempo, delle norme orientatrici, ma non ha mai avuto le pretese teoriche del liberalismo, dell'illuminismo, del socialismo e del comunismo.
    Questo significa che il Fascismo non solo ha avuto diverse anime e correnti al suo interno, ma ha avuto anche diversi teorici. Mussolini il 7 agosto 1924 al consiglio nazionale del Partito Nazionale Fascista dichiarò: "Il Fascismo non ha mai avuto tendenze, né le avrà mai. Ognuno di noi ha il suo temperamento, ognuno ha le sue suscettibilità, ognuno ha la sua individuale psicologia, ma c'è un fondo comune sul quale tutto ciò viene livellato. E siccome noi non promettiamo qualche cosa di definito per l'avvenire ma lavoriamo per il presente con tutte le nostre forze, così credo che il Partito Nazionale Fascista non sarà mai tediato, vessato e impoverito dalle interminabili discussioni tendenziali che facevano, una volta, nella piccola Italia d'ieri, il piccolo trastullo della non meno piccola borghesia italiana". A dispetto di tale dichiarazione si può dire che proprio i diversi temperamenti, le diverse psicologie e soprattutto le diverse formazioni filosofiche, culturali e politiche, nonché le esperienze di vita, di coloro che fecero parte del PNF e ne furono esponenti o sostenitori diedero vita a diverse tendenze. Sotto quest'ottica non si può non ammettere che Mussolini avesse sbagliato i suoi calcoli. Ma va detto che correnti organizzate all'interno del Partito Nazionale Fascista mai se ne ebbero ed effettivamente vi era un fondo comune di fronte al quale qualsiasi tendenza chinava il capo non per coercizione ma per convinzione. Le affermazioni del Duce quindi trovarono almeno in parte una conferma nella realtà. Che ciò sia avvenuto in parte non deve far dimenticare tale corrispondenza fu, come s'è detto, solamente parziale.
    Quindi possiamo individuare delle linee di fondo comuni ai diversi teorici del Fascismo, ma più si va in profondità di questi "filosofi" del Fascismo più se ne notano le diversità e i contrasti.
    Innanzitutto, va detto che questi "teorici" furono moltissimi. Ve ne furono di più importanti e di meno importanti, di più influenti e di meno influenti. Dimenticarne qualcuno significherebbe tralasciare un aspetto di quella complessa ed affascinante realtà che fu il Fascismo italiano. Va però detto che per analizzarne uno per uno occorrerebbero tempi e spazi che un forum non credo possa del tutto concederci.
    Il meno considerato è Arnaldo Mussolini, che però, proprio come fratello del Duce, fu colui che, finché fu in vita, ebbe più di tutti l'occasione di operare a stretto contatto con Benito, di consigliarlo, di influenzarlo e, talvolta, quando lo consentiva, di dirigerlo. Il legame tra Arnaldo e Benito era fortissimo e non pochi ignorano che certi passi del Duce, tra cui la Conciliazione del 1929 e la "riconciliazione" del 1931, furono ispirati, quando non vivamente auspicati, da Arnaldo Mussolini. Essendo il meno considerato, non esistono opere di epoca post-fascista che ne trattino con rigore la weltanschauung e la sua peculiare visione del Fascismo. In questo post lo tralascerò, anche perché per averne una visione completa bisognerebbe aver letto i suoi discorsi e - soprattutto - i vari articoli che scrisse, negli anni, per "Il Popolo d'Italia" e che dedicò a diverse tematiche (dalla Conciliazione al corporativismo). Al momento segnalo i due testi postbellici più importanti su Arnaldo Mussolini, che comunque hanno il merito di fornire al lettore una sintesi dei capisaldi della sua visione del Fascismo: "Arnaldo e Benito. Due fratelli" di Marcello Staglieno (edito da Mondadori) e "Arnaldo Mussolini: la rivoluzione restauratrice" di Fausto Belfiori e Luigi Gagliardi (edito da Settimo Sigillo).

    Tra i vari teorici possiamo indicare fra i più importanti: Alfredo Rocco, Giovanni Gentile, Carlo Costamagna, Giuseppe Bottai, Sergio Panunzio, Giorgio Del Vecchio, Francesco Orestano, Ugo Spirito, Armando Carlini e Julius Evola. Vi sono poi tutta una serie di teorici minori che non è il caso di aggiungere a questo già copioso elenco. E' comunque d'uopo fare menzione del giurista Santi Romano che, pur non essendo stato un teorico stricto sensu del Fascismo, ebbe una grande influenza come presidente, dal 1928 al 1944, del Consiglio di Stato e come esponente di primissimo piano dell'istituzionalismo giuridico. La sua teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici venne fatta propria dal regime.

    Questa pluralità di teorici significò nella maggior parte dei casi anche una pluralità di interpretazioni del Fascismo stesso.
    Queste le linee di fondo più o meno comuni: il Fascismo mette al centro i principi della religione, dell'amor di patria, dello Stato, della famiglia e della Tradizione; lo Stato è concepito come sistema di gerarchie ed organizzazione giuridica, politica, economica e morale della nazione e, perciò, lo Stato è organico ed etico; il Partito è la cinghia di trasmissione tra lo Stato e il popolo; il corporativismo e il sindacalismo, nel loro ambito, concorrono ad attuare una più alta giustizia tra le classi sociali per il bene comune della nazione e a rinsaldare la solidarietà tra le categorie sociali e produttive della comunità; l'etica del Fascismo culmina in un senso mistico del dovere, dell'azione, del sacrificio di sé, dell'abnegazione e della rinuncia alla vita comoda come elevazione spirituale dell'individuo; i nemici del Fascismo sono il parlamentarismo liberaldemocratico, il popolarismo democristiano, la massoneria, il socialismo, il comunismo e l'anarchismo.

    I presupposti del "politico" e dello Stato sono quindi diversi a seconda del teorico a cui si fa riferimento.
    Fra tutti, tralasciando per le ragioni già esposte Arnaldo Mussolini, io credo che spicchino due figure, a cui se ne potrebbe aggiungere una terza: Alfredo Rocco, Giovanni Gentile e Carlo Costamagna.
    Alfredo Rocco perché fu, dal 1925 fino al 1932, l'architetto dello Stato fascista, il guardiasigilli della Rivoluzione, colui che più di tutti contribuì all'edificazione dell'imponente costruzione dello Stato fascista nelle sue leggi e nei suoi istituti.
    Giovanni Gentile perché, soprattutto durante gli anni '20, fu il principale filosofo del Fascismo - il che gli consentì di scrivere, pur coadiuvato da Mussolini, la prima parte della Dottrina del Fascismo (1932) - e l'autore della riforma della scuola (una delle riforme più importanti attuate dal governo fascista).
    Carlo Costamagna perché, pur non ricoprendo mai cariche ministeriali, fu il giurista che più di ogni altro procedette ad una teorizzazione sistematica di un diritto integralmente ispirato dai principi del Fascismo-regime.

    Tutti e tre, non casualmente, rifiutano il giusnaturalismo moderno, altrimenti noto come giuscontrattualismo.
    Secondo Alfredo Rocco e Carlo Costamagna lo Stato è la comunità politica organizzata. L'uomo è per natura "animale sociale" e pertanto lo Stato è espressione della naturale socialità e politicità dell'uomo.
    Lo Stato è quindi un dato insito nella natura umana, non è il frutto di un contratto sociale che i singoli individui che compongono la comunità hanno sottoscritto e da cui esso è dipendente. Lo Stato attua, attraverso le sue norme giuridiche, i principi etici connessi alla natura umana in una comunità politica storicamente determinata: la nazione italiana, che va concepita come insieme delle generazioni passate, presenti e future della medesima stirpe.
    Questo non significa che lo Stato non si fondi, a sua volta, sulla volontà di chi lo compone, ma tale volontà etica è l'espressione della naturale socievolezza umana. Il bene dell'individuo, elemento transeunte della comunità, va ordinato al bene comune della nazione. L'interesse individuale privato è subordinato a quello generale dello Stato.
    Il diritto del singolo individuo è la risultante del compimento dei suoi doveri sociali, e per questo naturali, verso la comunità-Stato. Per citare Rocco, "il singolo fa valere [i suoi diritti] come portatore di un interesse proprio e come organo di un interesse sociale con quello convergente" (cfr. "La dottrina politica del Fascismo", 1925). Sebbene Rocco affermi che "i diritti dell'individuo non sono che riflesso dei diritti dello Stato", tuttavia non è corretto, come fece, seppur senza citare direttamente l'ex ministro della Giustizia, La Pira nella sua relazione alla Commissione per la Costituzione, attribuire a Rocco l'adesione alla cosiddetta "teoria dei diritti riflessi". Il diritto dello Stato è il dovere dell'individuo verso la sua comunità di appartenenza, che deriva dalla stessa natura sociale dell'uomo: "Lo sviluppo e la prosperità degli individui di ciascuna generazione, quando siano proporzionati ed armonici, diventano condizioni dello sviluppo e della prosperità di tutta l'unità sociale". Il diritto dell'individuo è quindi riconosciuto dallo Stato non solo nell'esclusivo interesse del singolo ma da "una convergenza tra l'interesse del singolo e l'interesse sociale". Realizzando il suo bene, l'individuo realizza un interesse o, per meglio dire, un bene per lo Stato.

    Secondo Giovanni Gentile, lo Stato etico è invece la sintesi dialettica, a carattere etico, tra famiglia (tesi) e società civile (antitesi). Lo Stato è sostanza etica consapevole di sé, di cui l'individuo è un agente volitivo. Stato e individuo vanno, di fatto, a coincidere interamente, ad identificarsi. E' una posizione integralmente monista, ripresa coerentemente dal filosofo tedesco Hegel. Ciò significa che se lo Stato non è la societas perfecta di Aristotele e San Tommaso d'Aquino, concetto ripreso sia da Alfredo Rocco che da Carlo Costamagna, e quindi un dato naturale, è comunque estraneo a qualsiasi forma di contrattualismo, che implicherebbe la dipendenza dello Stato dalla volontà arbitraria degli individui.

    Per concludere e fermo restando quanto detto a riguardo in precedenza, merita sul tema una citazione del pensiero di A. Mussolini: "i diritti del singolo, come i diritti dei vari raggruppamenti sociali, cessano dove essi possano minacciare o intaccare quelli dello Stato (...)".

    Lo Stato fascista ed il Fascismo stesso non traggono legittimazione esclusivamente in virtù del consenso popolare. Il popolo non è considerato la fonte primaria della sovranità nazionale e statale. La legittimazione deriva dalla loro natura morale. Sono i principi del Fascismo a legittimarlo, in quanto eticamente giusti. Non è un contratto sociale o l'opinione pubblica. Il diritto dello Stato è la concretazione in norme giuridiche positive dei principi morali di cui il Fascismo è custode e portatore.
    Ultima modifica di Giò; 08-02-13 alle 22:24
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  3. #3
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    Predefinito re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    La tua dissertazione è molto interessante. Ma cosa ha a che vedere con il mio ragionamento? Io non contesto la legittimità della filosofia fascista in se. Contesto invece la pretesa auto-attribuita e imposta con la forza della sua assunzione a Verità inconfutabile e irrinunciabile, a modello virtuoso di regime di convivenza che di per se assume il valore del dogma e come tale è incontestabile, pena la scomunica violenta del regime che la applica defraudando gli uomini del loro inalienabile diritto a stabilire di concerto le forme e i modi della convivenza civile (direi che sull'esistenza di questo diritto di natura non ci siano bisogno di dimostrazioni).
    La domanda di fondo è la seguente. Chi ha attribuito al regime fascista la giustificazione morale di una simile auto proclamazione ? Se mi rispondi che la giustificazione morale è l'inganno prima e l'uso della forza in seguito direi che posso ritenermi soddisfatto e per me la discussione nel merito di questo specifico punto può terminare.

    Tu affermi: "La legittimazione deriva dalla loro (il fascismo e lo stato fascista) natura morale". Chi definisce la natura morale del fascismo e dello stato fascista ? Il popolo ? Abbiamo dimostrato che il popolo con le elezioni del 1926 era convinto di esprimere la propria adesione al Contratto Sociale per cui non può essere il popolo ad aver formulato una tale definizione. Quindi chi rimane ? Lo stesso fascismo. Del resto nella tua risposta non hai fatto altro che citarmi un elenco di filosofi ed intellettuali fascisti teorizzanti la natura e la qualità dello stato fascista. Possiamo quindi concludere che il fascismo ha auto definito la propria superiorità morale. Perdonami se mi sovviene l'immagine di Napoleone che si auto incorona a Notre Dame e permettimi di ritenere che tale forma di auto proclamazione del primato di moralità è invece del tutto immorale in quanto presuppone arbitrio ed imposizione.

    Entriamo nel merito della filosofia fascista. Tu affermi: "L'uomo è per natura "animale sociale" e pertanto lo Stato è espressione della naturale socialità e politicità dell'uomo". In seguito affermi: "Lo Stato è quindi un dato insito nella natura umana". Permettimi di obbiettare a questa tesi. L'unico dato risultante dalla tua affermazione è la naturale socialità dell'uomo. Lo stato non è altro che una delle forme per il cui tramite essa si esprime. Se lo Stato inteso come la cultura fascista lo definisce fosse insito nella natura umana esso avrebbe costituito il fulcro di ogni società umana fin dagli albori della specie. Al contrario molteplici e differenziate forme di organizzazione statale si sono sovrapposte nei millenni a testimonianza dell'assunto secondo il quale non tanto un ben determinato e cristallizzato concetto di Stato consegue al comportamento istintivo, quanto la tendenza ad organizzazioni secondo forme di convivenza più o meno complesse. Quale agente è il promotore di tale complessità ? L'evoluzione culturale. In quanto prodotto di una elaborazione culturale il concetto di Stato afferisce pertanto alla sfera della umana determinazione. Se l'indole umana prescrive l'associazione organizzata, l'organizzazione delle interazioni sociali esige come prerequisito fondamentale, l'accordo. Definizione di associazione:"Unione di più persone che si propongono di perseguire uno scopo comune". Ne consegue che la naturale inclinazione del genere umano si esprime non tanto nella espressione vincolata di una particolare e definita categoria qualitativa di interazioni sociali, ma nell'accordo sociale finalizzato alla convivenza mutuamente coadiuvata. Pertanto in conclusione non soltanto è dimostrato che non tanto lo Stato, inteso nella sua accezione fascista, costituisce il nucleo del retaggio istintuale, ma il Contratto Sociale, inteso come libera e partecipata interdipendenza socializzata.
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  4. #4
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    Predefinito Re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    Questo non significa che lo Stato non si fondi, a sua volta, sulla volontà di chi lo compone, ma tale volontà etica è l'espressione della naturale socievolezza umana. Il bene dell'individuo, elemento transeunte della comunità, va ordinato al bene comune della nazione. L'interesse individuale privato è subordinato a quello generale dello Stato.
    Il diritto del singolo individuo è la risultante del compimento dei suoi doveri sociali, e per questo naturali, verso la comunità-Stato. Per citare Rocco, "il singolo fa valere [i suoi diritti] come portatore di un interesse proprio e come organo di un interesse sociale con quello convergente"
    Il rapporto di dipendenza del cittadino dallo stato è uno dei cardini dell'assetto costituzionale liberale. Soltanto che nei regimi liberali tale rapporto assume un carattere di assoluta reciprocità. Nei regimi democratici costruiti sul Contratto Sociale il concetto di Stato è uno dei criteri fondativi e determinanti il corretto funzionamento dei meccanismi civili. Però la domanda che ti pongo ritorna come di consueto. perchè lo stato fascista è l'unico titolato alla salvaguardia di tali meccanismi? E' lecito che lo stato fascista metta in atto una serie complessa di accorgimenti atti a far si che lo stato non possa essere altro che fascista? Il concetto di naturalità dello Stato inteso come tensione ad una organizzazione della compagine sociale non implica una determinazione specifica del grado di intensità e di esclusività con il quale il rapporto fra stato e cittadini deve intrattenersi. Pertanto tale concetto è irrilevante ai fini della determinazione della presunta moralità intesa come immanente necessità del regime fascista in quanto appartiene ad un ambito che non compete alla specificità del fascismo.
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  5. #5
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    Predefinito Re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    Secondo Giovanni Gentile, lo Stato etico è invece la sintesi dialettica, a carattere etico, tra famiglia (tesi) e società civile (antitesi). Lo Stato è sostanza etica consapevole di sé, di cui l'individuo è un agente volitivo. Stato e individuo vanno, di fatto, a coincidere interamente, ad identificarsi. E' una posizione integralmente monista, ripresa coerentemente dal filosofo tedesco Hegel. Ciò significa che se lo Stato non è la societas perfecta di Aristotele e San Tommaso d'Aquino, concetto ripreso sia da Alfredo Rocco che da Carlo Costamagna, e quindi un dato naturale, è comunque estraneo a qualsiasi forma di contrattualismo, che implicherebbe la dipendenza dello Stato dalla volontà arbitraria degli individui.

    Per concludere e fermo restando quanto detto a riguardo in precedenza, merita sul tema una citazione del pensiero di A. Mussolini: "i diritti del singolo, come i diritti dei vari raggruppamenti sociali, cessano dove essi possano minacciare o intaccare quelli dello Stato (...)".

    Lo Stato fascista ed il Fascismo stesso non traggono legittimazione esclusivamente in virtù del consenso popolare. Il popolo non è considerato la fonte primaria della sovranità nazionale e statale. La legittimazione deriva dalla loro natura morale. Sono i principi del Fascismo a legittimarlo, in quanto eticamente giusti. Non è un contratto sociale o l'opinione pubblica. Il diritto dello Stato è la concretazione in norme giuridiche positive dei principi morali di cui il Fascismo è custode e portatore.
    L'equivoco (strumentalmente utilizzato a fini politici dal fascismo, ovviamente) è giocato sulla idealizzazione dello Stato inteso come coscienza spirituale e volontà (essa si) della Nazione che secondo la mistica hegeliana in quanto consistenza spirituale e consapevole assume la qualificazione di eticità. Ma la volontà della nazione non necessariamente è costretta a declinarsi secondo chiavi di lettura fasciste. Ne discende che non necessariamente uno Stato Etico è uno Stato Fascista. Nemmeno la concezione di coincidenza fra l'individuo e lo Stato sbarra la strada a determinazioni della Volontà dissimili dal fascismo. Lo stesso concetto di Contratto Sociale descrive il Corpo Sociale o Sovrano che dir si voglia come un' entità morale avulsa dalle sue parti (gli individui), ma la cui volontà è coincidente con la volontà delle sue parti. Sono interessanti infine la citazione di Mussolini e la tua affermazione secondo la quale: "Il diritto dello Stato è la concretazione in norme giuridiche positive dei principi morali di cui il Fascismo è custode e portatore". Ambedue sono il portato di quella concezione totalitaria secondo la quale lo stato può assumere una ed una soltanto colorazione organizzativa:quella nera fascista. E la premessa sbagliata del vostro erroneo sillogismo sul quale purtroppo si basano tutte le vostre argomentazioni circa la legittimità della concezione fascista del potere. Il postulato assume come base di partenza che lo Stato può essere soltanto uno stato fascista e su di esso postulate una serie di argomentati edifizi dialettici e filosofici che però affondano le radici in un substrato di palese ragionamento tautologico. Il vostro assunto si riassume in una asserzione di questo tenore:

    Lo stato fascista era legittimato dal fatto che, come è universalmente riconosciuto, l'unica forma di organizzazione statale naturale è quella fascista
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  6. #6
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    Predefinito Re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Le leggi sono uno strumento dell'uomo e come tale sono al suo servizio e non il contrario.
    ecco perché l'attuale Costituzione nonostante la sua sacralità è sotto attacco

  7. #7
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    Predefinito Re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    ecco perché l'attuale Costituzione nonostante la sua sacralità è sotto attacco
    Ecco perchè anche la Costituzione come tutte le leggi umane predispone gli strumenti per la sua modifica che presuppongono determinati requisiti, ma che sono ben delineati.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    La tua dissertazione è molto interessante. Ma cosa ha a che vedere con il mio ragionamento? Io non contesto la legittimità della filosofia fascista in se. Contesto invece la pretesa auto-attribuita e imposta con la forza della sua assunzione a Verità inconfutabile e irrinunciabile, a modello virtuoso di regime di convivenza che di per se assume il valore del dogma e come tale è incontestabile, pena la scomunica violenta del regime che la applica defraudando gli uomini del loro inalienabile diritto a stabilire di concerto le forme e i modi della convivenza civile (direi che sull'esistenza di questo diritto di natura non ci siano bisogno di dimostrazioni).
    La domanda di fondo è la seguente. Chi ha attribuito al regime fascista la giustificazione morale di una simile auto proclamazione ? Se mi rispondi che la giustificazione morale è l'inganno prima e l'uso della forza in seguito direi che posso ritenermi soddisfatto e per me la discussione nel merito di questo specifico punto può terminare.

    Tu affermi: "La legittimazione deriva dalla loro (il fascismo e lo stato fascista) natura morale". Chi definisce la natura morale del fascismo e dello stato fascista ? Il popolo ? Abbiamo dimostrato che il popolo con le elezioni del 1926 era convinto di esprimere la propria adesione al Contratto Sociale per cui non può essere il popolo ad aver formulato una tale definizione. Quindi chi rimane ? Lo stesso fascismo. Del resto nella tua risposta non hai fatto altro che citarmi un elenco di filosofi ed intellettuali fascisti teorizzanti la natura e la qualità dello stato fascista. Possiamo quindi concludere che il fascismo ha auto definito la propria superiorità morale. Perdonami se mi sovviene l'immagine di Napoleone che si auto incorona a Notre Dame e permettimi di ritenere che tale forma di auto proclamazione del primato di moralità è invece del tutto immorale in quanto presuppone arbitrio ed imposizione.

    Entriamo nel merito della filosofia fascista. Tu affermi: "L'uomo è per natura "animale sociale" e pertanto lo Stato è espressione della naturale socialità e politicità dell'uomo". In seguito affermi: "Lo Stato è quindi un dato insito nella natura umana". Permettimi di obbiettare a questa tesi. L'unico dato risultante dalla tua affermazione è la naturale socialità dell'uomo. Lo stato non è altro che una delle forme per il cui tramite essa si esprime. Se lo Stato inteso come la cultura fascista lo definisce fosse insito nella natura umana esso avrebbe costituito il fulcro di ogni società umana fin dagli albori della specie. Al contrario molteplici e differenziate forme di organizzazione statale si sono sovrapposte nei millenni a testimonianza dell'assunto secondo il quale non tanto un ben determinato e cristallizzato concetto di Stato consegue al comportamento istintivo, quanto la tendenza ad organizzazioni secondo forme di convivenza più o meno complesse. Quale agente è il promotore di tale complessità ? L'evoluzione culturale. In quanto prodotto di una elaborazione culturale il concetto di Stato afferisce pertanto alla sfera della umana determinazione. Se l'indole umana prescrive l'associazione organizzata, l'organizzazione delle interazioni sociali esige come prerequisito fondamentale, l'accordo. Definizione di associazione:"Unione di più persone che si propongono di perseguire uno scopo comune". Ne consegue che la naturale inclinazione del genere umano si esprime non tanto nella espressione vincolata di una particolare e definita categoria qualitativa di interazioni sociali, ma nell'accordo sociale finalizzato alla convivenza mutuamente coadiuvata. Pertanto in conclusione non soltanto è dimostrato che non tanto lo Stato, inteso nella sua accezione fascista, costituisce il nucleo del retaggio istintuale, ma il Contratto Sociale, inteso come libera e partecipata interdipendenza socializzata.
    Il discorso c'entra con il tuo ragionamento perché è inutile contestare al Fascismo di aver infranto qualcosa, cioè il contratto sociale, che non ritiene esistente nella realtà. Si fa prima a rimproverare al Fascismo di essere stato fascista (sic!).
    Il contratto sociale, secondo la radicale critica fascista, è una finzione introdotta dai filosofi giusnaturalisti (che comunque, torno a ripetere, meglio sarebbe definire 'giuscontrattualisti') come Locke e Hobbes per giustificare, nel primo caso, la limitazione del potere statale o, nel secondo caso, la sua indebita estensione. Secondo la visione fascista di A. Rocco e C. Costamagna, la società esiste perché l'uomo non può fare a meno di vivere con altre persone e solo l'organizzazione sociale dello Stato può consentire la comunione di vita tra le persone nell'ordine temporale. Lo Stato va inteso non esclusivamente come compagine dei pubblici poteri, ma come una realtà morale e spirituale che comprende tutta la nazione. E' vero che esso, nei secoli, ha assunto diverse forme, ma la necessità per l'uomo di vivere in società è sempre esistita. Così si può affermare che lo Stato, indipendentemente dal fatto che comprendesse un insieme di famiglie o di clan o di poleis o meno, è una realtà che esiste da quando esiste l'uomo perché l'uomo non è mai vissuto "da solo", facendo a meno degli altri. Lo Stato moderno è diverso, molto diverso, rispetto allo Stato pre-moderno, ma ciò non toglie che entrambi sono l'espressione della naturale socialità dell'uomo.
    Lo Stato fascista sorge nel momento in cui la civiltà è in crisi perché il giusnaturalismo liberale, il normativismo giuspositivista dello Stato liberal-borghese, il collettivismo socialista e comunista e l'anarchismo hanno contribuito alla disgregazione o all'alterazione dello Stato e dell'essenza della sua autorità, che è di carattere morale e risponde all'esigenza, da parte degli uomini associati spontaneamente (e non per contratto!) nella comunità politica, di una guida.
    E' chiaro che lo Stato non è l'unica forma di comunione di vita tra gli uomini (esiste anche la famiglia), ma è solo in esso che si attua integralmente il bene comune della collettività.
    Il Fascismo, mutatis mutandis, non fa altro che restaurare ciò che le ideologie sovversive hanno gradualmente intaccato. Per questo non c'è bisogno di nessuna investitura popolare perché la giustizia non dipende dall'opinione della maggioranza, ma è un criterio oggettivo di giudizio.
    Il che non significa che il popolo non debba partecipare alla vita dello Stato, ma che non è in esso che risiede la fonte della sovranità perché un criterio di verità non sorge dal consenso, ma dalla sua fondatezza ontologica nella realtà.
    L'obbedienza al Fascismo si giustifica non sull'arbitrio degli uomini ma sulla validità dei suoi principi morali.
    Il diritto non è altro che l'amministrazione della forza da parte dello Stato nell'attuazione dei principi morali, la cui fonte è nella stessa natura umana e in Dio, non nei singoli individui.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Il rapporto di dipendenza del cittadino dallo stato è uno dei cardini dell'assetto costituzionale liberale. Soltanto che nei regimi liberali tale rapporto assume un carattere di assoluta reciprocità. Nei regimi democratici costruiti sul Contratto Sociale il concetto di Stato è uno dei criteri fondativi e determinanti il corretto funzionamento dei meccanismi civili. Però la domanda che ti pongo ritorna come di consueto. perchè lo stato fascista è l'unico titolato alla salvaguardia di tali meccanismi? E' lecito che lo stato fascista metta in atto una serie complessa di accorgimenti atti a far si che lo stato non possa essere altro che fascista? Il concetto di naturalità dello Stato inteso come tensione ad una organizzazione della compagine sociale non implica una determinazione specifica del grado di intensità e di esclusività con il quale il rapporto fra stato e cittadini deve intrattenersi. Pertanto tale concetto è irrilevante ai fini della determinazione della presunta moralità intesa come immanente necessità del regime fascista in quanto appartiene ad un ambito che non compete alla specificità del fascismo.
    Nella dottrina del Fascismo individuo e Stato non sono sullo stesso piano: se è vero che lo Stato è il luogo in cui si attua e si sviluppa integralmente la personalità umana, è altrettanto vero che l'interesse dell'individuo non può mai prevalere su quello generale dello Stato perché così facendo si andrebbe contro il bene comune.
    Lo Stato può anche non essere fascista ed infatti nella storia lo Stato è esistito anche prima del Fascismo. Non è quello il punto. Il Fascismo è sorto, come già detto, per restaurare l'autorità dello Stato, intaccata da forze ed ideologie che o lo hanno indebolito o ne hanno profondamente alterato la funzione. Se esistono altre forze che difendono gli stessi principi che il Fascismo vuole tutelati e protetti, a che pro la divisione in più partiti e fazioni in un momento storico in cui l'unità dello Stato va restaurata e riaffermata?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    L'equivoco (strumentalmente utilizzato a fini politici dal fascismo, ovviamente) è giocato sulla idealizzazione dello Stato inteso come coscienza spirituale e volontà (essa si) della Nazione che secondo la mistica hegeliana in quanto consistenza spirituale e consapevole assume la qualificazione di eticità. Ma la volontà della nazione non necessariamente è costretta a declinarsi secondo chiavi di lettura fasciste. Ne discende che non necessariamente uno Stato Etico è uno Stato Fascista. Nemmeno la concezione di coincidenza fra l'individuo e lo Stato sbarra la strada a determinazioni della Volontà dissimili dal fascismo. Lo stesso concetto di Contratto Sociale descrive il Corpo Sociale o Sovrano che dir si voglia come un' entità morale avulsa dalle sue parti (gli individui), ma la cui volontà è coincidente con la volontà delle sue parti. Sono interessanti infine la citazione di Mussolini e la tua affermazione secondo la quale: "Il diritto dello Stato è la concretazione in norme giuridiche positive dei principi morali di cui il Fascismo è custode e portatore". Ambedue sono il portato di quella concezione totalitaria secondo la quale lo stato può assumere una ed una soltanto colorazione organizzativa:quella nera fascista. E la premessa sbagliata del vostro erroneo sillogismo sul quale purtroppo si basano tutte le vostre argomentazioni circa la legittimità della concezione fascista del potere. Il postulato assume come base di partenza che lo Stato può essere soltanto uno stato fascista e su di esso postulate una serie di argomentati edifizi dialettici e filosofici che però affondano le radici in un substrato di palese ragionamento tautologico. Il vostro assunto si riassume in una asserzione di questo tenore:

    Lo stato fascista era legittimato dal fatto che, come è universalmente riconosciuto, l'unica forma di organizzazione statale naturale è quella fascista
    Fermo restando che io sono anti-hegeliano e ritengo la filosofia di Gentile statolatrica (ma la democrazia, a conti fatti, non è da meno), la legittimazione del Fascismo, così come di qualsiasi idea politica, è la sua adesione a principi di giustizia. Non condividendo la stessa idea di giustizia, giungiamo a conclusioni opposte al riguardo.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #9
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    Predefinito Re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Il discorso c'entra con il tuo ragionamento perché è inutile contestare al Fascismo di aver infranto qualcosa, cioè il contratto sociale, che non ritiene esistente nella realtà. Si fa prima a rimproverare al Fascismo di essere stato fascista (sic!).
    Il contratto sociale, secondo la radicale critica fascista, è una finzione introdotta dai filosofi giusnaturalisti (che comunque, torno a ripetere, meglio sarebbe definire 'giuscontrattualisti') come Locke e Hobbes per giustificare, nel primo caso, la limitazione del potere statale o, nel secondo caso, la sua indebita estensione.
    In realtà non vi è nessun tentativo di siffatta natura nel loro ragionamento, perché il Contratto Sociale non contraddice affatto il principio secondo il quale la tendenza socializzatrice è insita nell'uomo. Anzi valorizza tale tendenza perchè la sviluppa nel quadro di un naturale percorso di libera partecipazione all'evento associativo. Al contrario l'autoritarismo serra un vincolo e impone anche con la forza una unificazione secondo dettami totalizzanti arrogandosi un ben poco naturale diritto alla supremazia morale di una singola parte degli associati

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Secondo la visione fascista di A. Rocco e C. Costamagna, la società esiste perché l'uomo non può fare a meno di vivere con altre persone e solo l'organizzazione sociale dello Stato può consentire la comunione di vita tra le persone nell'ordine temporale. Lo Stato va inteso non esclusivamente come compagine dei pubblici poteri, ma come una realtà morale e spirituale che comprende tutta la nazione. E' vero che esso, nei secoli, ha assunto diverse forme, ma la necessità per l'uomo di vivere in società è sempre esistita. Così si può affermare che lo Stato, indipendentemente dal fatto che comprendesse un insieme di famiglie o di clan o di poleis o meno, è una realtà che esiste da quando esiste l'uomo perché l'uomo non è mai vissuto "da solo", facendo a meno degli altri. Lo Stato moderno è diverso, molto diverso, rispetto allo Stato pre-moderno, ma ciò non toglie che entrambi sono l'espressione della naturale socialità dell'uomo.
    Fin qui niente da accepire. E' un ragionamento che non contraddice la validità del Contratto Sociale per il quale il concetto di stato è ben vivo e presente, ma nasce ed agisce secondo dinamiche ben precise.
    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Lo Stato fascista sorge nel momento in cui la civiltà è in crisi perché il giusnaturalismo liberale, il normativismo giuspositivista dello Stato liberal-borghese, il collettivismo socialista e comunista e l'anarchismo hanno contribuito alla disgregazione o all'alterazione dello Stato e dell'essenza della sua autorità, che è di carattere morale e risponde all'esigenza, da parte degli uomini associati spontaneamente (e non per contratto!) nella comunità politica, di una guida.
    E qui il ragionamento fascista inizia il suo inesorabile declino, perchè nell'esperienza storica vissuta da questo stato fascista esso non è nato tramite associazione spontanea. O meglio è nato tramite associazione spontanea, ma con mandato temporaneo. Il mandato perpetuo se lo è aggiudicato con la forza.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    E' chiaro che lo Stato non è l'unica forma di comunione di vita tra gli uomini (esiste anche la famiglia), ma è solo in esso che si attua integralmente il bene comune della collettività.
    Il Fascismo, mutatis mutandis, non fa altro che restaurare ciò che le ideologie sovversive hanno gradualmente intaccato. Per questo non c'è bisogno di nessuna investitura popolare perché la giustizia non dipende dall'opinione della maggioranza, ma è un criterio oggettivo di giudizio.
    Andiamo, Giò. Per favore. La giustizia può essere oggettivamente soltanto quella del Tribunale Speciale ? Il punto di vista fascista è stato violentemente soggettivo e per nulla oggettivo. Di oggettivo su questa terra esiste ben poco. La morte è certamente oggettiva. L'esistenza di Dio non è oggettiva per quanto il sapido Anselmo d'Aosta con i suoi trucchetti ontologici cerchi di fornircene una dimostrazione oggettiva. Se Dio non è oggettivo puoi star certo che nemmeno la necessità del fascismo lo è. Anche per i bolscevichi la giustizia proletaria era oggettiva. Ma hanno avuto l'oggettivo svantaggio di non possedere la stessa forza repressiva/oppressiva dei fascisti. Vae Victis.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Il che non significa che il popolo non debba partecipare alla vita dello Stato, ma che non è in esso che risiede la fonte della sovranità perché un criterio di verità non sorge dal consenso, ma dalla sua fondatezza ontologica nella realtà.
    L'obbedienza al Fascismo si giustifica non sull'arbitrio degli uomini ma sulla validità dei suoi principi morali.
    Il diritto non è altro che l'amministrazione della forza da parte dello Stato nell'attuazione dei principi morali, la cui fonte è nella stessa natura umana e in Dio, non nei singoli individui.
    Non quadra. I principi morali non sono oggettivi. Su di essi è necessario trovare una summa nella quale la nazione si riconosce. Tale summa non può ricadere dall'alto, ma deve essere il risultato di un percorso di condivisione partecipata. Altrimenti le adesioni ai principi saranno falsate dal vincolo oppressivo che il regime costruisce intorno ad essi. La validità dei principi che tu invochi deve essere riconosciuta spontaneamente altrimenti subentra l'arbitrio. Per quanto riguarda l'ontologia ti rimando ai giochetti di Anselmo d'Aosta citati in precedenza. Formula quindi il principio ontologico della necessità del fascismo sullo stile del buon Anselmo. Ci facciamo due risate.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Nella dottrina del Fascismo individuo e Stato non sono sullo stesso piano: se è vero che lo Stato è il luogo in cui si attua e si sviluppa integralmente la personalità umana, è altrettanto vero che l'interesse dell'individuo non può mai prevalere su quello generale dello Stato perché così facendo si andrebbe contro il bene comune.
    Lo Stato può anche non essere fascista ed infatti nella storia lo Stato è esistito anche prima del Fascismo. Non è quello il punto. Il Fascismo è sorto, come già detto, per restaurare l'autorità dello Stato, intaccata da forze ed ideologie che o lo hanno indebolito o ne hanno profondamente alterato la funzione. Se esistono altre forze che difendono gli stessi principi che il Fascismo vuole tutelati e protetti, a che pro la divisione in più partiti e fazioni in un momento storico in cui l'unità dello Stato va restaurata e riaffermata?
    Il Contratto Sociale in questo senso è più efficiente. Se è vero come è vero per gli autoritarismi che la volontà del singolo non prevarica la volontà generale ciò avviene per scelta del singolo il quale ha scelto di vivere secondo le norme di contratto il quale è perennemente sottoposto a verifica e perfezionamento. Nel regime autoritario il singolo non sceglie. Non ha sovranità. Demanda e ubbidisce sine die perché il Duce sovrano così ha deciso. Non è un cittadino. E' un servo. Per quanto riguarda la tua affermazione successiva, ribadisco che Mussolini aveva ricevuto mandato per risolvere la situazione grave e insurrezionale che si era creata. Però il mandato era a termine. In linea di massima sono anche disposto a riconoscere la validità dell'antico e alto istituto della dittatura romana. I dittatori romani, però, una volta risolto il contingente regime di emergenza rimettevano il mandato nelle mani del senato. Non è che se lo tenevano come quel furbone di Mussolini

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Fermo restando che io sono anti-hegeliano e ritengo la filosofia di Gentile statolatrica (ma la democrazia, a conti fatti, non è da meno), la legittimazione del Fascismo, così come di qualsiasi idea politica, è la sua adesione a principi di giustizia. Non condividendo la stessa idea di giustizia, giungiamo a conclusioni opposte al riguardo.
    Non basta caro Giò. Se la questione si limitasse alla condivisione o meno di certi valori non vi sarebbero questioni da approfondire. Il punto dirimente del tuo ragionamento sta nella tua peregrina convinzione che il tuo punto di vista (quello fascista intendo) è oggettivamente l'unico risolutivo e pertanto si deve imporre ipso facto. Ripeto. Non è tanto la filosofia fascista che contesto. Se fosse abbracciata e perseguita ad infinitum per spontanea adesione non avrei nulla da ridire e nemmeno potrei del resto.
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    - Non ho alcun dubbio !

  10. #10
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    Predefinito Re: Fascismo sovranità. Alcune riflessioni

    Merovingio, temo che questa discussione sia inutile perché tu parti dal presupposto filosofico, a mio avviso inaccettabile, che i principi morali siano relativi, non fondati su una natura oggettiva delle cose e su Dio (la cui esistenza non consideri oggettiva), ma piuttosto sul consenso degli individui. E' per questo che tu consideri l'obbedienza servitù, mentre invece io credo che la libertà dell'uomo possa svolgersi pienamente e correttamente solo nella verità, non nel caos delle opinioni divergenti. Potrei rispondere punto per punto, ma forse la diatriba mi obbligherebbe ad uscire dal tema.


    p.s.: più che a Sant'Anselmo io mi rifaccio a San Tommaso d'Aquino.
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