10/09/2012 - Le politiche monetarie non convenzionale penalizzano chi vuole investire i propri soldi in titoli sicuri secondo Süddeutche Zeitung

di Dario Ferri

La crisi dell’euro sta rendendo più conveniente essere debitori che risparmiatori. La Süddeutche Zeitung illustra i possibili danni degli acquisti della Banca centrale europea sul mercato dei titoli di stato, che penalizza chi non ha più titoli sicuri sui quali investire i propri soldi.

FINE DEL RISPARMIO - Nell’attuale crisi, che ormai perdura da più di quattro anni, si è creata la più grande montagna di debiti del secondo dopoguerra. Secondo un editoriale di Süddeutche Zeitung il vero problema dell’attuale situazione è che il prezzo del denaro non viene più determinato dall’incontro della domanda e dell’offerta, bensì dall’intervento della politica e delle banche centrali. Ecco perché in questo momento sui mercati dei capitali è presente una sorte di economia di mercato pianificata. I risparmiatori si devono adattare a questa situazione, perché quando non arrivano le istituzioni politiche a determinare i prezzi ci pensano le manipolazioni degli istituti privati a falsare le logiche di mercato, come dimostra lo scandalo LIBOR. Secondo la columnist Simone Boehringer esiste inoltre la tendenza di alcuni attori a cercare di correggere gli errori del passato attraverso una politica monetaria non convenzionale, come dimostrano gli interventi delle banche centrali delle due maggiori economie mondiali, prima gli Stati Uniti e ora l’Eurozona.

PROBLEMA BCE - Il nuovo programma di acquisti sul mercato dei bond statali deciso dall’istituto centrale europeo concederà ai paesi in difficoltà di ottenere denaro a condizioni più favorevole. La Germania, che è il paese economico che maggiormente dà garanzie di pagamento ai risparmiatori, non casualmente ha già avuto problemi nel collocare nuovi titoli di stato, visto che un terzo dei bond dell’ultima asta non sono stati collocati. Il motivo per Sz è facilmente spiegabile: visto che si è diffusa la convinzione dell’intervento della Bce sul mercato, i titoli di stato tedeschi sono diventati immediatamente meno attrattivi, a causa del rischio ora associato anche alla Germania. Negli Stati Uniti gli acquisti dei bond e più in generale l’alleggerimento quantitativo della Federal Reserve Bank hanno portato la fatto che il governo americano paghi per i suoi titoli di debito lo stesso rendimento, circa l’uno e mezzo, che sconta l’esecutivo tedesco. Un abbassamento del costo del debito rispetto alla crisi, nonostante la crescita dei problemi economici degli Stati Uniti verificatasi in questi anni.

MINACCE CENTRALI - La Fed, così come la Bce, comprano titoli di stato che in questo momento pochi comprerebbero visto il loro rendimento, ottenuto in modo artificiale. Le conseguenze di questa situazione sono combattute dagli istituti centrali con ulteriori acquisti. Con la conseguenza assurda che i risparmiatori non trovano più titoli sicuri che li possano almeno garantire dall’inflazione, visto che ottengono rendimenti inferiori al due per cento. Un’ulteriore conseguenza di questa politica monetaria è la fuga dei risparmiatori verso altri mercati a causa della paura della svalutazione dei loro investimenti. Le azioni crescono nonostante la recessione, su alcuni mercati immobiliari si sono generate già alcune bolle, anche perché il credito è talvolta più conveniente che prima dello scoppio della crisi. Nonostante il fatto che il mondo si trovi nella più grave crisi di debito della propria storia, per Sz è più conveniente ormai essere un debitore rispetto ad un risparmiatore. La politica monetaria dovrebbe determinare la domanda e l’offerta di denaro, e di credito, attraverso i tassi di interesse, al fine di mantenere stabile il valore della moneta. Ma negli anni della crisi gli istituti centrali hanno perso influenza nella determinazione dei prezzi.

PERCORSO SBAGLIATO - Prima dello scoppio della crisi dei mutui subprime le banche centrali hanno concesso credito a condizioni troppo vantaggiose alle banche d’affari, attraverso il mantenimento di tassi di interesse troppo bassi. Inoltre, tra la politica e l’economia è stato creato sempre più denaro, e gli istituti centrali non hanno provveduto agli adeguati controlli. Ecco perché gli stati del Sud Europa hanno ottenuto soldi in prestito a condizioni molto vantaggiose, visto i numerosi acquisti delle banche. I regolatori hanno evitato che per i titoli di stato ci fossero le garanzie adeguate, a differenza degli altri crediti. La manipolazione della politica ha fatto il resto, creando l’enorme montagna di debito che ha poi scatenato la crisi. Anche negli Stati Uniti si era registrata una simile dinamica, con la spinta del governo verso l’acquisizione di case per le fasce di reddito più povero e la concessione troppo facile di mutui a debitori che non erano in grado di ripagarli. La trasformazione di questi titoli di credito in prodotti finanziari strutturati serviva alle banche per rendere meno rischiosi i cosiddetti mutui subprime, ma quando sui mercati dei capitali è arrivata la stretta creditizia, il tentativo si è rivelato fallimentare, ed si è originata la crisi che poi si è diffusa come un contagio. Gli esempi mostrano, come rimarca Süddeutche Zeitung, che la via facile al credito ora intrapresa della Bce non sia la soluzione adatta per il contrasto della crisi.

Cosa significa per i risparmiatori l’intervento della Bce?