Storia di un paese fallito...
Un bel giorno un paese decise di abbandonare la propria sovranità monetaria, aderendo al progetto di lobby bancarie e di conventicole di fanatici ideologici del liberoscambismo. Per assicurare la stabilità dei prezzi, si decise di non intaccare la base monetaria evitando l'emissione di moneta aggiuntiva. Lo scopo iniziale di queste misure era di assicurare l'accettazione della moneta nazionale, che durante i periodi di iperinflazione era rifiutata da molti, che preferivano usare altre valute.
Tuttavia questo paese aveva ancora un debito pubblico collocato all'estero da ripagare e per farlo continuava a chiedere nuovi prestiti. Il tasso di cambio fisso rendeva convenienti le importazioni, portava ad una fuoriuscita di capitali dallo stato e causò a un certo punto l'inizio di una insesorabile deindustrializzazione, con conseguente caduta dell'occupazione.
Nel frattempo le spese del governo e la corruzione restavano elevati. Il debito pubblico crebbe velocemente e il paese appariva sempre meno capace di ripagarlo. Si ricorse all'intervento del Fondo Monetario Internazionale che continuava comunque a concedere prestiti e dilazioni di pagamento. Una enorme evasione fiscale unita al riciclaggio di denaro portarono all'evaporazione di una grande quantità di capitali, che si trovavano ora in paradisi fiscali o in paesi più solidi finanziariamente.
Il governo che subentrò al precedente, su cui si ponevano molte speranze, trovò un paese dove la disoccupazione era ormai a livelli critici e gli effetti negativi del tasso di cambio fisso erano ben evidenti. Il pil cadeva a perpendicolo e il paese entrava in una recessione profondissima. La stabilità economica si trasformò in stagnazione (a volte con episodi di deflazione) e le misure economiche prese per contrastarla non facevano nulla per allontanarla; infatti, il governo continuò le politiche economiche restrittive del suo predecessore. La soluzione possibile era l'abbandono del tasso di cambio fisso con una svalutazione volontaria del peso, ma ciò era considerato un suicidio politico e la ricetta perfetta per il disastro economico. Alla fine cominciavano ad emergere valute complementari.
Il paese perse rapidamente la fiducia degli investitori e la fuga di capitali aumentò. La gente iniziò a temere il peggio e a ritirare grosse somme di denaro dai propri conti correnti bancari, convertendo il denaro in valute alternative e mandandoli all'estero. Si scatenò una corsa agli sportelli. Il governo adottò una serie di misure che congelarono effettivamente tutti i conti bancari, permettendo unicamente prelievi di piccole somme di denaro.
Questo limite ai prelievi, unito ai seri problemi che causò, esasperò il popolo che in alcuni casi si riversò nelle strade di importanti città, specialmente la città capitale. Si svilupparono proteste popolari. Molti esercizi commerciali installarono barriere di metallo dato che spesso finestre e vetrine venivano rotte e si appiccavano fuochi alle porte. Gli scontri fra i locali e la polizia divennero una consuetudine così come gli incendi appiccati nelle strade. Essi si conclusero con diversi morti e accelerarono la caduta del governo. Alla fine, il governo ad interim, di fronte all’impossibilità di ripagare il debito, dichiarò lo stato di default sulla maggior parte del debito pubblico, condannando il paese ad anni di sacrifici durissimi e di povertà estrema.
Questa è la storia dell'Argentina. Ma è come se fosse la storia dell'Italia.




Rispondi Citando
