Cioè , puntualizzo : esistono processi tecnologici di distillazione del carbone per produrre coke , che garantiscano meno di un nanogrammo per M3 ?
Visualizzazione Stampabile
Cioè , puntualizzo : esistono processi tecnologici di distillazione del carbone per produrre coke , che garantiscano meno di un nanogrammo per M3 ?
Non lo so, non sono esperto di tecnologia siderurgica, me la cavo sulla sicurezza degli ambienti di lavoro. Ma stare a 0,3 miliardesimi di grammo fuori da un obiettivo UE non può significare che il problema BaP sia stato sottovalutato o non affrontato. E quello che conta è lo spirito e la lettera della direttiva UE che ho citato.
Adesso che ho quasi finito di analizzare il BaP sto cominciando sulle emissioni di diossina. Il primo elemento che posso citare su questo è che l'Ilva passa da una emissione di diossina (espressa in tossicità equivalente) di circa 800 grammi/anno nel 1994 (quando era ancora Finsider) a una emissione di 14,9 grammi/anno del 2011 (tabella A-I della sentenza del riesame, e perizia chimica), valore che in concentrazione è comunque entro i limiti di legge (è pari 0,389 ngTEQ/Nm3 e quindi inferiore al limite legale di 0,4 ngTEQ/mc) (TEQ = Tossicità EQuivalente)
Anche in questo caso non si può dire che l'azienda non abbia operato e investito per ridurre le emissioni.
Piuttosto se hai qualche riferimento sugli interventi fatti nel tempo mandameli che mi interessa.
Giusto per chiarire per chi non sapesse cos'è una cokeria e come funziona:
Questa è una batteria di forni contingui detta "coke oven plant". Si tratta di una serie di forni uno a fianco all'altro seprati da delle pareti di mattoni refrattari. Ognuno di questi forni è indipendente dall'altro ed ha un suo portello verticale. Solitamente le batterie vanno dai 25 ai 40 forni.
http://2.imimg.com/data2/YP/IC/IMFCP...ge-250x250.jpg
Il carbone viene caricato dall'alto e all'interno dei forni, dove viene distillato ad una temperatura di 1000°c. I gas prodotti vengono aspirati e trattati.
Quando il processo è terminato, si apre la parete del forno ed una macchina, detta "pusher machine".
http://www.greenreport.it/_new/immag...3_17_40_19.jpg
http://www.rag-deutsche-steinkohle.d...1207574053.jpg
Scarica il carbone (coal), ora coke (carbone cotto) in appositi carrelli posti sull'altro lato.
http://www.steel.org/en/Making%20Ste...392&h=237&as=1
Problema:
L'operazione è fatta in atmosfera. Si aprono le porte dei forni e quello che non è stato precedentemente aspirato, esce.
http://www.mecon.co.in/coal2.jpg
Potete vedere la classica operazione, fatta a mano da un omino specializzato, che consiste nel togliere i residui di coke dalle porte del forno.
Qui si vede meglio: la porta del forno è stata aperta, la pusher machine ha spinto fuori il coke e si prepara a muoversi per chiudere il forno.
http://www.vizagsteel.com/images/co_battery.jpg
Come vedete, tutto è fatto in atmosfera. In tutti gli impianti del mondo. Contenere una cokeria all'interno di una struttura chiusa, sarebbe di difficilissima realizzazione, per via dell'ambiente saturo di gas infiammabili che si verrebbe a creare.
La produzione del coke
In effetti , si dice che la tendenza è quella di spostare gli impianti in paesi dove i costi sono minori (leggi : terzo mondo ).
Ma non credo sia una questione di costi di manodopera , ma ambientale....
Però l'ILVA ha deciso di investire in un rinnovo della cockeria a Taranto.....
1) Lo si fa quando viene a mancare, però costa più il trasporto che il coke.
2) Il calore prodotto dalal distillazione del coke, viene recuperato per generare vapore alimentate apposite turbine.
3) caricare il coke ancora caldo aiuta il processo di riduzione nell'altoforno.
Produrselo in loco spesso conviene.